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Il valore della libertà, una conquista da tramandare
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L’età non mi ha consentito di vivere il tempo della Resistenza e di conoscere direttamente i fatti e i personaggi, come Vico che oggi ricordiamo. Non ho avuto l’occasione di partecipare direttamente alle vicende resistenziali, ma l’inizio dei momenti tragici che sarebbero seguiti ebbe a cadere addosso alla mia famiglia quel 9 di settembre 1943. Quando una delle cannonate sparate sulla stazione ferroviaria di Massa, dove sostava un convoglio tedesco, cadde in Via San Remigio di Sotto nel punto in cui si trovava a quel giorno e in quel momento la mia sfortunata sorella undicenne. Fu la prima vittima civile di quelle giornate nella città di Massa. Esse furono anche l’inizio del riscatto, morale e politico degli Italiani, e insieme dolorose e indimenticabili per me e per la mia famiglia.
Il nome del comandante Vico che oggi ricordiamo mi riporta adesso a quei giorni e alle Poste, sede di lavoro di Vico al cui interno lui iniziò la sua attività di partigiano. Perché la sede delle Poste mi ricorda anche che fu lì dove si produsse l’episodio del soldato italiano brutalmente disarmato da un militare della Wermacht, per cui nacque il moto di reazione che indusse Alberto Bondielli ad accendere il fuoco della Resistenza a Massa e che si estese in tutta la provincia.
Noi della seconda generazione, quei fatti li abbiano sentiti raccontare dalla viva voce di chi li visse e abbiamo partecipare alle loro emozioni. Mentre coloro ai quali noi li ripetiamo hanno bisogno di qualcosa in più delle nostre parole, perché sono necessari esempi vissuti, offerti dai narratori e da quanti celebrano le vicende partigiane.
Occorre dimostrare coi fatti che le sofferenze di quel periodo non sono rimaste vane. Che esse hanno contagiato la nostra vita e ci hanno insegnato a dover rispondere con comportamenti di onestà e di fraterna intesa e solidarietà, come quella che vissero i Resistenti e che costò loro sacrifici e sangue.
In questi giorni abbiamo ricordato il centenario della fine della guerra del 15 – 18 e della sua vittoriosa conclusione. L’Italia quella guerra la vinse, guidata da un governo democratico. Una democrazia certamente incompleta: nella quale mancava il suffragio universale e dove quasi metà degli elettori era semianalfabeta o analfabeta del tutto E tuttavia la guerra fu vinta. L’Italia unita allora in solo Stato divenne anche una sola nazione.
L’Italia sotto il Fascismo, privata delle libertà politiche e imprigionata in un regime autoritario e isolazionista, fu portata a decidere e a condurre un'altra guerra, quella degli anni quaranta. Una guerra che divenne mondiale per il numero degli Stati, degli uomini e delle popolazioni coinvolte. E quella guerra fascista l’Italia la perse. I costi e le conseguenze non sono ancora completamente scontati.
Mettiamo anche questa tra le ragioni del nostro antifascismo, quando contrastiamo provocazioni, gesti e rivendicazioni di ancora troppi nostalgici; spesso del tutto inconsapevoli di quello che furono il fascismo e i suoi lasciti negativi.

Giancarlo Rivieri

Si è svolta sabato 24 novembre a Pordenone la cerimonia per ricordare la figura di Franco Martelli, nome di battaglia “Ferrini” patriota della Brigata Osoppo, fucilato dai tedeschi nel novembre del 1944 e insignito della medaglia d’oro al valor militare.
Nato a Catania nel 1911 Franco Martelli era ufficiale dell’Arma di Cavalleria. Nel 1941 partecipò alle operazioni belliche in Slovenia, come capitano del Reggimento "Cavalleggeri di Saluzzo". Nei giorni seguenti all'armistizio Franco Martelli, rientrato il Friuli, si dedicò all'organizzazione della Brigata Osoppo nella zona di Pordenone assumendo, per oltre un anno, il ruolo di Capo di stato maggiore della formazione "Ippolito Nievo", una formazione mista osovana e garibaldina. Nel novembre del 1944, catturato dai nazifascisti, resistette per giorni alle più atroci torture, finché il 27 novembre fu fucilato nel cortile della Caserma Umberto I° a Pordenone.
Prima di morire Franco Martelli ebbe modo di scrivere al tenente Michele Galati, di Belcastro (Catanzaro), per raccomandargli i suoi quattro figli in tenera età. Galati li adottò ed oggi i discendenti dell'eroe della Resistenza portano il cognome Martelli Galati.
La città di Pordenone fin dall’immediato dopoguerra ha voluto tributare al maggiore Franco Martelli un doveroso omaggio, ricordando così la sua straordinaria figura di patriota: non solo intitolandogli uno dei principali viali di accesso alla città, ma anche ponendo una lapide al cimitero presso il quale è sepolto. Infine da alcuni anni le Associazioni partigiane hanno voluto realizzare un monumento nel cortile interno della Caserma Umberto I° (che nel dopoguerra cambiò nome diventando Caserma movm Franco Martelli) sul luogo ove venne fucilato.
Anche quest’anno la cerimonia dedicata al suo ricordo è stata organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo, dall’Associazione Arma di Cavalleria e dal Comune di Udine. Dopo la Santa Messa presso la Chiesa di San Francesco in via Cappuccini, è seguito l’omaggio alla tomba del maggiore Martelli, con la posa della corona e alcuni interventi di commemorazione della medaglia d’oro da parte delle Associazioni e delle Autorità.
E’ seguita la cerimonia presso il cortile della ex Caserma ove è stato realizzato il monumento che ricorda il luogo della fucilazione. Dopo la deposizione della corona vi sono gli interventi dell’Autorità Comunale,del presidente dell’Anpi di Pordenone Loris Parpinel e dell’esponente dell’Apo Riccardo Tomè. E’ intervenuta la signora Ludovica Martelli Galati, nipote di Franco Martelli e la medaglia d’oro Paola Del Din, presidente emerito della Fivl.

Nel febbraio del 1918 a Montecatini, dopo la fuga precipitosa dei genitori nei giorni di Caporetto, nasceva Giovanni Battista Berghinz, medaglia d’oro al valor militare, partigiano nelle fila della Brigata Osoppo, torturato e ucciso nella Risiera di San Sabba.
L’Associazione Partigiani Osoppo nella caserma di via San Rocco in Udine che gli ne è dedicata ricorderà assieme ai militari del III Guastatori l’eroe in una significativa cerimonia che si terrà giovedì 6 dicembre alle ore 15,30.
Giovanni Battista Berghinz, figlio di una delle più illustri famiglie udinesi, dopo gli studi classici brillanti ed aver incominciato la frequenza universitaria, all’approssimarsi della seconda guerra mondiale si iscrive alla scuola allievi ufficiali di artiglieria, ma ben presto come molti giovani d’allora affascinati dal volo, non potendo diventare pilota studia da osservatore aereo. Dall’alto degli aeroplani guida le batterie degli artiglieri e, una volta entrata l’Italia in guerra, svolge la sua missione in vari fronti dai Balcani alla Libia sino in Francia. Ed è proprio nel sud della Francia che lo coglie l’8 settembre 1943. I tedeschi circondano il campo di volo e costringono i giovani ad aderire alla Repubblica di Salò. Berghinz dopo essersi rifiutato riesce a fuggire dal luogo in cui è prigioniero e con un viaggio avventuroso riesce a ritornare a Udine.
Riprende gli studi e si laurea in giurisprudenza, ma nei primi mesi del 1944 è di nuovo impegnato nelle attività clandestine della resistenza osovana in Udine, addetto alla sorveglianza delle truppe di occupazione ed al rifornimento dei fazzoletti verdi che combattono in montagna.
Per un periodo riesce ad evitare il peggio, ma una o più spie lo segnalano alla polizia germanica che tenta di coglierlo nel sonno. Riesce a fuggire attraverso i tetti, ma dalla casa del fascio lo vedono e viene catturato. Portato nella sede della SD in via Cairoli è più volte sottoposto a dolorose torture ma non apre bocca, non tradisce gli amici. Trasferito alle Carceri del Coroneo a Trieste subisce orribili violenze da Odilo Globocnick in persona, il capo della polizia del Litorale Adriatico. Moribondo viene prelevato da una “macchina nera” e portato alla Risiera, di nuovo torturato e poi non si è saputo più nulla, scomparso nel forno crematorio.
L’Osoppo lo ricorda con gratitudine e per questo dopo una breve preghiera del parroco di San Rocco ci saranno alcune brevi commemorazioni da parte delle autorità civili e militari presenti e del Presidente dell’APO Roberto Volpetti. La relazione ufficiale sarà tenuta da Roberto Tirelli autore di un libretto biografico su Berghinz –nome di battaglia Barni edito in questa occasione dall’Osoppo. Saranno presenti alla cerimonia la nipote di Giovanni Battista, la signora Alessandra Bernabò Munno e il cugino Alessandro Berghinz.

Non è giusto raffigurare la vita di Teresio Olivelli con lo schema usato per santi come Paolo e Francesco. Quindi una fase iniziale dell'esistenza che potremmo definire poco luminosa (l'adesione convinta al fascismo ai tempi del collegio universitario Ghisleri a Pavia nella seconda metà degli anni Menta) e una seconda segnata dalla conversione all'antifascismo e dalla morte in un lager nazista. Non è la chiave giusta per capire la statura e l'attualità dell'autore della bellissima preghiera dei ribelli per amore che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre 1943, beatificato a Vigevano lo scorso 3 febbraio, come spiega Anselmo Palini nell'ultima, completa biografia del beato pubblicata da Ave. Olivelli è sì beatificato per il gesto che lo ha condannato: venne picchiato a morte in odium fidei a soli 29 anni nel lager nazista di Hersbruck nel gennaio 1945 per aver difeso un compagno. Aveva già deciso di offrire la sua vita per il prossimo anche negli altri campi italiani e tedeschi dove era stato detenuto. Ma fu fin dall'infanzia credente autentico e trascinatore, militante della Fuci e dell'Azione cattolica eppure al tempo stesso nonostante i problemi che poteva creargli l'adesione all'associazionismo cattolico convinto sostenitore del regime che vedeva come mezzo per arrivare a una società compiutamente cristiana. Nella biografia, uscita a distanza di mesi dalla beatificazione, Palini ricorda che Olivelli non si ribellò ad esempio alle leggi razziali e all'antisemitismo perché ritenne che alla fine il buon senso avrebbe prevalso nella prassi e si arruolò volontario per la campagna di Russia. Al tempo stesso l'autore cita chi fece scelte diverse, ovvero i martiri della non violenza e dell'obiezione alla guerra per la propria fede (alcuni beatificati) uccisi negli stessi anni per essersi rifiutati di indossare una divisa o giurare fedeltà al nazifascismo come l'altoatesino Josef MayrNusser o il gruppo tedesco della Rosa Bianca. E ricorda gli altri cattolici italiani antifascisti che contribuirono alla resistenza e alla nascita delle brigate partigiane cattoliche delle Fiamme verdi tra Brescia e Milano. spesso pagando con la vita: i più noti sono don Mazzolari, il beato Focherini e gli scout delle Aquile randagie di don Giovanni Barbareschi, ma la lista è lunga e ancora da completare. Ma non si può giudicare quel tempo e i suoi protagonisti con gli occhi di chi è nato e cresciuto con la democrazia. Per Palini la fede ingenua di Olivelli nel fascismo è tipica di molti della sua generazione, indottrinati fin dall'infanzia dalla propaganda e sviati da cattivi maestri. Ai quali occorrerà la discesa negli inferi della guerra di Russia per capire gli errori e la vera natura del fascismo. Dopo l'arresto del Duce e l'armistizio tanti giovani cattolici come Olivelli, per la prima volta lasciati liberi di scegliere, optano per la Resistenza o, quantomeno, per la renitenza alla leva repubblichina e si battono per la libertà e la democrazia. Ribelli veramente per amore, insomma. Gli ultimi due anni di vita del giovane, che diventa una delle figure più nobili dell'antifascismo, sono trascorsi in clandestinità con le Fiamme verdi, delle quali diventa esponente di spicco, tra Brescia, la montagna e Milano fino alla cattura e alla detenzione. E nel libro sono descritte come compimento di un cammino spirituale ed esistenziale che lo porta a praticare la carità cristiana anche in condizioni estreme e disumane fino alla morte, lasciandoci una testimonianza di amore per l'uomo, la libertà e la giustizia più che mai attuale.

Gian Paolo Danesin è stato eletto presidente della Associazione Volontari della Libertà di Venezia, l’Associazione che raccoglie coloro che condividono gli ideali delle formazioni partigiane di ispirazione patriottica.
Gian Paolo Danesin, conosciuto anche come “Marco”, (il nome di copertura utilizzato nel periodo della clandestinità), veneziano, classe 1926, ha partecipato alla Resistenza nella Quinta Brigata Osoppo Friuli, che ha operato nella Pedemontana pordenonese, in particolare sul Piancavallo e in Val Cellina. Nel dopoguerra ha avviato una importante azienda nel settore della consulenza del lavoro, oggi condotta dal figlio.
“Quando mi hanno proposto di diventare presidente – esordisce “Marco” Danesin – la mia mente è tornata, non senza commozione, a quei giorni del maggio 1944, all’inizio di quella avventura che ha segnato tutta la mia vita. Quando ho deciso di andare nella Brigata Osoppo, sono partito in treno da Venezia e sono arrivato in stazione a Pinzano e da lì a piedi fino a Pielungo, in Val d’Arzino, dove si trovava il comando della Brigata. Alcuni giorni dopo il mio arrivo, il 27 maggio, compivo diciotto anni: per festeggiare l’avvenimento i miei compagni erano riusciti a recuperare una damigianetta di vino. Avevamo però un solo bicchiere e così ci toccò bere a turno.”
“Non ho mai dimenticato quei giorni – prosegue Danesin – e non mi sono mai pentito dei sacrifici che abbiamo patito e di ciò che abbiamo fatto anzi mi sento ancora lo spirito di quelle giornate. Certo ho detto agli amici che mi hanno proposto come presidente, che non potrò fare grandi cose, ma sono qui a dare il mio sostegno e il mio contributo.”
Vice presidente della Associazione è stato eletto Ferdinando Ranzato, architetto molto conosciuto a Venezia in quanto ha ricoperto in passato varie ed importanti cariche pubbliche.
“La mia famiglia - dice Ferdinando Ranzato – ha vissuto, come moltissime altre, drammaticamente gli anni della Guerra e della Resistenza: mio padre infatti fu internato nei campi di concentramento e per noi figli fu naturale aderire alla Associazione che radunava gli ex internati e ai Volontari della Libertà.”
“In questi ultimi mesi – prosegue Ranzato – abbiamo radunato parecchie persone che condividono gli ideali di libertà espressi dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà alla quale la AVL Veneziana aderisce. Sembrava che questa pagina di storia veneziana fosse ormai conclusa, invece possiamo ripartire con entusiasmo.”
“Nelle prossime settimane – conclude il vice presidente Ranzato – faremo un programma di attività per prossimi mesi e che contiamo di poter realizzare con il sostegno della FIVL.”

Nell'Ottantesimo anniversario dello scioglimento delle Brigate Internazionali che combatterono in Spagna per la Repubblica contro i franchisti - sostenuti dall'Italia fascista e dalla Germania nazista - si terrà a Lucca sabato 10 novembre alle ore 17,30 un incontro presso la sala “Corsi” del Centro culturale Agorà. Promotori dell’evento l’Associazione Toscana Volontari della Libertà, l’associazione Historica Lucense e Tralerighe libri.
L’evento affronterà il ruolo della donna durante il conflitto ricordando le immani violenze compiute nei loro confronti da entrambi gli schieramenti. I lavori saranno introdotti dalla relazione di Simonetta Simonetti dal titolo “Donne in guerra”, seguito poi dall’intervento di Bruno Giannoni autore del libro "Le stelle su Madrid", presentato da Marco Vignolo Gargini. Letture di alcune pagine dal libro saranno a cura dell'attrice Sandra Tedeschi. Coordinerà Andrea Giannasi.
Solamente durante la guerra civile spagnola, combattuta tra il 1936 e il 1939, gli uomini e le donne da ogni paese del mondo seppero fare fronte comune al fascismo. Le Brigate Internazionali non erano solamente unità di combattimento, ma veri laboratori politici, sociali, culturali. In questo contesto storico Bruno Giannoni ambienta il libro “Le stelle su Madrid”, un vero e proprio percorso durante il quale il protagonista “sceglie” di essere un cittadino del mondo, pronto a lottare contro le ingiustizie e le sopraffazioni, scoprendo che la guerra civile spagnola fu guerra combattuta da moltissime donne.
Con altri andrà in Spagna perché lì, il 17 luglio 1936, iniziò realmente il Secondo conflitto mondiale. Ernest, l’ingles, combatte i Falangisti di Franco sostenuti dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, e lo fa mettendo in campo tutto se stesso, insieme a Maria.
Insieme ad anarchici, comunisti, socialisti, trotskisti, uomini e donne sognano un mondo migliore, più giusto innamorandosi della libertà. Saranno alla fine le stelle e le barricate di Madrid i testimoni della storia di Ernest, l'ingles e di Maria, uniti come molti altri da una guerra civile che fece migliaia di morti in entrambi i campi e che fu solo il primo grande terribile palcoscenico della tragedia che in pochi anni sconvolse l’Europa intera.

Una cerimonia semplice presso il municipio di Bastia Mondovì per la sottoscrizione del protocollo d’intesa fra lo stesso Comune in provincia di Cuneo e l’Associazione Volontari della Libertà del Piemonte e la Federazione Italiana Volontari della Libertà. Si tratta di una forma esemplare di collaborazione fra pubblico e privato per la valorizzazione dei beni culturali.

Lasciamo parlare i protagonisti, innanzitutto Paolo Crosetti, sindaco del piccolo comune piemontese che ha creduto fin da subito alla proposta di collaborazione fra la sua amministrazione e le due storiche associazioni della Resistenza autonoma.

“La storia della comunità di Bastia – esordisce Crosetti - è strettamente legata a quella delle formazioni autonome: qui dalla primavera del 1944 fino all’aprile del 1945 operarono le formazioni che facevano capo a Enrico Martini Mauri, il mitico comandante della Prima Divisione Alpina, e che nel dopoguerra decise di realizzare qui il Sacrario destinato a ricordare il sacrificio degli oltre mille giovani caduti nella lotta di Liberazione.”

“Il ricordo di questa presenza partigiana è continuato fra la nostra gente anche in anni più vicini – continua Crosetti – infatti nel 2006 un esponente storico della resistenza autonoma, Giuseppe Anacar, decise di donare al nostro comune il suo cospicuo archivio-biblioteca, e tale precisa volontà venne assecondata dal sindaco di allora, Giuseppe Ferrua che non solo decise di accettare la donazione, ma anche si adoperò per realizzare una degna sede di tale prezioso materiale, realizzando la nuova biblioteca.”

“I sindaci che si sono succeduti a Giuseppe Ferrua – continua ancora Crosetti – hanno sostenuto e valorizzato questi due importanti beni culturali, il Sacrario e la Biblioteca, ma oggi diamo un importante cambio di passo, che ritengo sarà determinante per valorizzare in particolare l’archivio, mai ancora studiato e che indubbiamente contiene documenti fondamentali per comprendere non solo i difficili lunghi mesi della Resistenza, ma anche i complicati anni del dopoguerra, quando i contrasti non mancavano e che furono determinanti per l’avvio della nuova democrazia.”

Commosso il ricordo del presidente della Associazione Volontari della Libertà, Mario Anacar: “Con soddisfazione vedo oggi realizzarsi la volontà e il sogno di mio fratello Giuseppe, che per anni ha raccolto la documentazione delle formazioni autonome del Piemonte e poi anche quella dell’intera Federazione. Ringrazio il Comune di Bastia e la Federazione che in questi mesi si sono adoperati per far convergere le rispettive volontà volte a valorizzare il Sacrario e la Biblioteca/archivio.”

Gli fa eco la storica segretaria dei Volontari della Libertà piemontesi, Maria Beccaria: “Per noi è un momento di grande soddisfazione: crediamo che possiamo trovare un forte impulso per i tanti amici che hanno vedono nella esperienza delle formazioni autonome un grande esempio cui guardare con attenzione anche oggi.”

Infine Carlo Scotti, che ha sottoscritto il protocollo d’intesa a nome della Federazione Italiana Volontari della Libertà, di cui ricopre la carica di vice presidente: “Vogliamo dare un forte impulso – esordisce Scotti – alla ricerca sulle radici che costituiscono la storia della Federazione. La documentazione conservata nell’archivio di Bastia costituisce un importante completamento del nostro archivio che è conservato a Voghera e che proprio dallo scorso anno abbiamo iniziato a riordinare.”

“L’intenzione – conclude Scotti – è quella di completare il riordino e la inventariazione di entrambi gli archivi e se sarà necessario procedere alla digitalizzazione al fine di consentire a studiosi e ricercatori di fare le opportune ricerche su documentazione mai prima analizzata e studiata. Ci stiamo avvalendo di una Commissione di indirizzo di cui fanno parte uno storico affermato come il professor Paolo Pezzino e di una validissima esperta archivista come la dottoressa Natalia Stocchi. La firma di questo protocollo d’intesa è un ulteriore passo per procedere in questa direzione.”

In questi giorni in cui si rende onore alle Forze Armate e si festeggia il Giorno dell’Unità Nazionale, l’APO ha ricordato i tanti uomini e donne delle Brigate Osoppo che hanno dimostrato con il proprio sacrificio personale di aver amato la Patria: varie delegazioni si sono recate nei tanti luoghi dove sono sepolti coloro che hanno combattuto per la difesa dei propri “Fogolars” come dice il motto osovano.
Sono così stati ricordati uomini e donne straordinari cui è toccato vivere momenti tragici della nostra storia ma che hanno saputo affrontare con coraggio situazioni drammatiche.
“Abbiamo reso omaggio – afferma il presidente dell’APO Roberto Volpetti - alle tombe dei nostri uomini: alle tante medaglie d’oro fra i quali ricordiamo Renato Del Din, Giovanni Battista Berghinz, Aldo Zamorani e Giuseppe De Monte, ai comandanti osovani come Candido Grassi, Manlio Cencig e Marino Silvestri, altri come Giorgio Zardi, Pietro Pascoli, Federico Tacoli e Cesare Marzona che per lunghi anni sono stati presidenti dell’APO. Non abbiamo dimenticato le grandi figure di sacerdoti che ci hanno accompagnato come don Emilio de Roia, don Redento Bello e don Ascanio de Luca. Un ringraziamento al Comune di Udine che provvede a ricordare Gastone Valente, osovano ucciso alle malghe di Porzus, e cittadino benemerito della nostra città.”
“Un fiore - continua Volpetti - è stato portato ai monumenti funebri ove sono sepolti assieme partigiani della Osoppo: quelli di Udine, di Attimis, di Gemona del Friuli e al sacello che sul muro del Cimitero udinese ricorda i fucilati del febbraio 1945.”
“Rendere onore alle Forze Armate – conclude Volpetti – e ricordare coloro che hanno perso la vita per la Patria costituisce il doveroso gesto che dobbiamo compiere, anche se ci rendiamo conto che ciò non basta. Per questo auspichiamo che questo gesto di onore e di rispetto venga compiuto davanti a tutti i nostri ragazzi in quanto è a loro che dobbiamo rivolgere il nostro appello a non dimenticare e a onorare queste persone: in loro dobbiamo riporre la speranza e trasmettere un messaggio di pace per conservare la memoria di quanto è stato. Occorre sempre ribadire che se siamo qui con le nostre libertà lo dobbiamo anche a quegli straordinari giovani che hanno perso la vita per difendere la Patria.”

Associazione Partigiani Osoppo – Friuli

Benvenuti nel nuovo sito web di FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Il progetto nasce dall’esigenza di creare momenti di interazione generazionale, nella quale trasferire il valore storico esistenziale delle esperienze vissute. Trasferire significa fare in modo che quei sentimenti, quelle esperienze, che hanno motivato l’azione e il sacrificio di molti, siano sentite dalle nuove generazioni non come vissuto dagli antenati, bensì come realtà concreta del proprio presente valoriale.

Lo strumento si orienta perciò alla diffusione degli ideali, alla condivisione, diffusione e fruibilità di documenti e testimonianze, attraverso il contributo e l’interazione delle associazioni confederate.

Un cammino ideale verso una concreta manifestazione di come la testimonianza possa costituire un patrimonio valoriale, tangibile e tramandabile, per le generazioni di oggi e quelle che verranno.

Rassegna stampa APPUNTAMENTI

In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’