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Il valore della libertà, una conquista da tramandare
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Tra i firmatari le realtà partigiane FIVL, ANPI e FIAP

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane. Attenzione: qui ed ora c'è una minaccia per la democrazia. Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell'odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant'anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali. Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell'est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni. Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un'altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale. Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l'abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi. Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell'attuazione della Costituzione. Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo. Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali. Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione. Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L'esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l'unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni. Nel nostro Paese già un'altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l'avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell'umanità. L'Italia, l'Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

Tra i firmatari: ACLI, ANED, ANPI, Articolo 21, FIAP, FIVL, Libertà e Giustizia.
Firma l’appello

È scomparso lunedì 12 febbraio all’età di 94 anni, Guido De Carli, partigiano e Presidente emerito della Federazione Italiana Volontari della Libertà e già presidente del Raggruppamento Alfredo Di Dio di Busto Arsizio, fazzoletto azzurro sempre in prima linea nel promuovere i valori della Resistenza.
Guido De Carli, nato a Cornaredo nel 1923, trasferito presto a Cuggiono, è uno dei ragazzi di Don Albeni, splendida figura di sacerdote educatore alla libertà, coadiutore dell’oratorio che ha indirizzato allevato una schiera di resistenti: Angelo e Pinetto Spezia, Bruno Bossi, Gianangelo Mauri , Giovani Marcora.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si costituiscono tra Cuggiono e Inveruno e zona i primi gruppi partigiani: tra questi esponenti anche Guido, che sarà un importante figura all’interno delle neonate formazioni, che appena organizzate diventeranno la Gasparotto (e la Ticino per stare solo in zona). Formazioni al piano, di supporto logistico e organizzativo alla Resistenza: salgono i giovani a Pian Cavallo (per indicazione di Nino Chiovini, residente a Cuggiono ma proveniente da là) e poi in Val d’Ossola e Val Toce: frequenti continui scambi anche con Busto, dove Luciano Vignati tiene le redini ed il collegamento di tutta la Resistenza.
E Guido funge da staffetta–coordinatore, in quanto essendo minuto e un po’ cagionevole viene ricoverato nella casa di cura a Miazzina ma deve effettuare analisi e verifiche all’ospedale di Busto Arsizio. Ottiene così un lasciapassare di potersi muovere liberamente dalla Val Grande a Busto. Il suo soprannome partigiano è Ranin (ranetta), ragazzo esile.
L’imprimatur della Resistenza lo porterà ad impegnarsi per tutta la vita a favore degli ideali e dei valori di libertà e di pace. Nel settembre 1963 Albertino Marcora e Luciano Vignati fondano il Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio, per dare seguito all’esperienza nata come movimento militare nel dicembre 1944. E qualche anno dopo la modifica dello statuto del 1987, Guido succede a Cesare Bettini alla presidenza del Raggruppamento. Presidenza che terrà ininterrottamente fino al febbraio 2017. La sede si stabilisce in Via Espinasse dove si raccolgono via via tutte le testimonianze, i libri, i cimeli, le documentazioni della guerra partigiana.
Ma il suo impegno è anche impegno civile: assessore a Cuggiono, poi membro della direzione provinciale scudocrociata, economo all’Ospedale; negli anni ’60 è assessore a Turbigo, dove si è sposato con Agnese Lazzaroni, nella Giunta del sindaco Paratico; nel 1967 è segretario generale dell’ospedale di Bollate: nel 1992 è nell’ufficio di segreteria del presidente della Regione Lombardia Giuseppe Guzzetti.
Alla morte di Marcora nel 1983 saranno i partigiani della Gasparotto a portare il feretro: Guido è in prima fila, e sarà in prima fila per decenni come testimone attivo a tutte le manifestazioni organizzate dal Comune di Inveruno e dal Centro Studi Marcora: i vari premi europei, le ricorrenze degli anniversari, la presentazione di libri, le inaugurazione: lui e i suoi fazzoletti azzurri sempre numerosi e orgogliosi col loro medagliere onusto di riconoscimenti.
Ma il suo impegno era soprattutto rivolto ai giovani, che incontrava nei ricorrenti appuntamenti, sia alle Medie che alle Superiori della zona per ricordare e sottolineare l’importanza del rispetto e della trasmissione dei valori della Resistenza alle nuove generazioni.
Per le ricorrenze natalizie riempiva sempre il salone della sede di Via Espinasse. Dopo la S. Messa in ricordo dei partigiani caduti eseguiva la puntuale commemorazione dei deceduti nell’anno.
Il rapporto coi sindaci e le comunità locali, oltre a quelle di Busto, dell’Alto milanese e della valle Olona, cosi come quelle della Val Grande, della Val d’Ossola, Val Toce, Val Strona, Val Cannobina era una sua costante preoccupazione, per evitare di dimenticare o non presenziare alle varie celebrazioni, da quelle della Repubblica dell’Ossola alla Giornata del Ricordo dell’eccidio di Finero e della morte di Alfredo Di Dio o alle varie adunanze partigiane soprattutto al Boden di Ornavasso.
In occasione del 70° della Liberazione, nel novembre 2015 aveva organizzato una grande cerimonia in Comune a Busto per l’assegnazione delle medaglie ai partigiani e degli attestati a ciascun sindaco dei comuni dell’Alto Milanese, Valle Olona per “il contributo dato alla Resistenza e alla lotta per la Libertà e la Democrazia sul suo territorio”.
Col prefetto Giorgio Zanzi ed il sindaco Gigi Farioli aveva consegnato ancor fermo (per l’occasione aveva abbandonato il bastone che ormai aveva incominciato ad usare) le medaglie e gli attestati. Ma prima ancora, nell’aprile aveva ricevuto a sua volta a Roma dal ministro Pinotti la medaglia d’onore come partigiano e come presidente della FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà ,presidenza che ha tenuto con capacità e competenza per oltre dieci anni, dal 2008. Cosi lo ricorda il nuovo presidente Tessarolo, succedutogli all’inizio del 2017: “Mi ha colpito la sua passione e la sua generosità, unite ad una costanza ed ad un impegno inarrestabili, gli stessi tratti che accomunavano i protagonisti della Resistenza, tutti intransigenti verso se stessi prima che verso gli altri, limpidi e diritti, liberi e intensi come recita la preghiera del Ribelle bel beato Teresio Olivelli”.
Da presidente del Raggruppamento aveva organizzato con un impegno continuo grazie anche all’aiuto del senatore Giampietro Rossi, il trasferimento della sede da Via Espinasse alla Casa del 900,Villa Tovaglieri, ma soprattutto la donazione al Comune di Busto di tutto il patrimonio digitalizzato del Museo Partigiano, ora disponibile su internet, assieme a quello dell’altro museo del Raggruppamento, quello di Ornavasso (val Toce), due pietre miliari per la conservazione della storia della Resistenza .
In accordo con Mario Colombo aveva informato di tutte le iniziative, soprattutto quelle del 70°, gli amici della missione statunitense Chrysler Mangosteen, in particolare il tenente Icardi, il capitano Corvo e sottotenente Daddario e tutta l’OSS (Organisation Strategic Service) con una pergamena di ringraziamento (autunno 2016) che diceva “I’m glad to transmit you a Thanking Parchment in memory of the help received in the Liberation of Italy-cooperating with our Resistenza”.
Negli ultimi tempi non riusciva più a tornare a Busto e dall’alto della casa sulla punta di una collinetta del comune di Premeno che spaziava su tutto il lago Maggiore ci incoraggiava comunque; voleva essere informato di tutte le iniziative e non si stancava di dare suggerimenti, con la voce sempre più incerta.
In giugno 2017 una rappresentanza del Raggruppamento, composta dal presidente e vice presidenti (Mainini, Vignati, Tosi, Mariani) gli aveva recapitato in una semplice cerimonia un attestato di ringraziamento “in riconoscimento del contributo offerto alla lotta partigiana di cui ha condiviso i rischi e gli impegni diventando esempio di autentica educazione alla libertà e alla democrazia. E per la sua lunga appassionata, competente testimonianza dei valori della Resistenza alla guida per tanti anni fecondi del Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio e della FIVL-Federazione Italiana Volontari della Libertà”.

Con lui se ne va un pezzo di storia, della nostra storia comune.

Cari amici,
con dolore e commozione salutiamo Guido De Carli, partigiano e Presidente Emerito della nostra Federazione.
Il nostro più forte abbraccio ai figli, Anna e Paolo, ai famigliari tutti e agli amici dell’Associazione Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo di Dio, di cui a lungo Guido è stato presidente.
I funerali si svolgeranno mercoledì 14 febbraio, alle ore 11.00, nella Chiesa di Pollino, frazione di Premeno.
Vogliamo ricordare Guido, emozionato e sorridente, mentre riceve la Medaglia della Liberazione dalle mani del Ministro Pinotti nel 70.mo della Liberazione, e con le parole del nostro Presidente, Francesco Tessarolo.

In ricordo di Guido De Carli, Presidente emerito della Federazione Italiana Volontari della Libertà

A nome della Federazione Italiana Volontari della Libertà e mio personale, voglio esprimere profondo cordoglio per la scomparsa del nostro Presidente emerito, Guido De Carli.
Ho potuto conoscerlo personalmente solo qualche anno fa e mi hanno subito colpito la sua passione e generosità, unite a una costanza e a un impegno inarrestabili, gli stessi tratti che accomunavano i protagonisti della Resistenza, tutti intransigenti verso se stessi prima che verso gli altri, “limpidi e diritti, liberi ed intensi” come recita la “Preghiera del Ribelle” del beato Teresio Olivelli.
Anche per questo la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma il suo esempio e i suoi insegnamenti, uniti a quelli dei Presidenti che lo hanno preceduto alla guida della F.I.V.L., costituiscono le forti radici della nostra Federazione e ci spronano a guardare con fiducia al futuro pur nei tempi difficili in cui viviamo, per continuare a far crescere un’Italia libera, pacifica e democratica.

La FIVL e l'Associazione Partigiani Osoppo-Friuli invitano a partecipare alla commemorazione del 73° anniversario dell'eccidio della Malghe di Porzus.
Venerdì 9 febbraio alle ore 20,45 presso il Centro culturale delle Grazie a Udine si terrà la lettura scenica su testo di Giannino Angeli dal titolo "Il Diario di Bolla". Regia di Claudio Mezzelani.
Domenica 11 febbraio alle ore 10 a Faedis in piazza 1° maggio dopo l'onore ai Caduti intervento del sindaco di Faedis, Claudio Zani e saluto del Presidente dell'APO, Cesare Marzona.
Alle 11 a Canebola Santa Messa concelebrata da don Gianni Arduini e don Federico Saracino.
Alle 11,45 interventi dei rappresentanti delle istituzioni e relazione ufficiale del Presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà FIVL Francesco Tessarolo.

Mai più fascismi: firma l’appello nazionale

Tra i firmatari le realtà partigiane FIVL, ANPI e FIAP

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane.

Attenzione: qui ed ora c'è una minaccia per la democrazia.

Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell'odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant'anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell'est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un'altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l'abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell'attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L'esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l'unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Nel nostro Paese già un'altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l'avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell'umanità. L'Italia, l'Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

3 gennaio 2018

Tra i firmatari: ACLI, ANED, ANPI, Articolo 21, FIAP, FIVL, Libertà e Giustizia.

Firma l’appello:

https://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale

Nell’incontro, in cui verrà anche presentata una guida sulla Resistenza in montagna, saranno celebrate le figure dei due partigiani, l’uno medico e l’altro sacerdote, scomparsi 45 e 40 anni fa

(Villa Minozzo, 21 ottobre 2017). “Nell’occasione vogliamo celebrare due straordinari personaggi della Resistenza nel periodo del secondo conflitto mondiale, l’onorevole e medico Pasquale Marconi, ‘Franceschini’, e don Domenico Orlandini, ‘Carlo’, di cui quest’anno ricorrono il quarantacinquesimo e il quarantesimo della scomparsa”: così Elio Ivo Sassi, vicepresidente dell’Associazione liberi partigiani italiani - partigiani cristiani (Alpi-Apc) di Reggio Emilia, annuncia l’incontro sul tema della Resistenza in montagna, in programma per sabato pomeriggio (28 ottobre) a Minozzo, nel salone della casa mezzadrile dell’antica Pieve.

“Il ritrovo - spiega Sassi che, oltre ad essere responsabile dell’organizzazione, dirigerà e presiederà l’evento - è previsto per le 14.30, con accoglienza nel piazzale antistante la chiesa, mentre dalle 15 inizieranno ufficialmente i lavori con i saluti del sindaco Luigi Fiocchi e dell’onorevole Danilo Morini, presidente provinciale di Alpi-Apc. L’iniziativa della nostra associazione è patrocinata dal Comune di Villa Minozzo e dall’Unione dei Comuni, con l’adesione degli altri territori del comprensorio, Castelnovo ne’ Monti, Carpineti, Casina, Toano, Vetto e Ventasso, e la collaborazione della Federazione italiana volontari della libertà, del gruppo Alpini di Villa Minozzo, della locale Croce verde, dell’Arcipretura, del Centro studi Fiamme verdi e degli Usi civici di Minozzo, nonché dell’Associazione carabinieri di Villa e Toano”.
Dopo l’intervento introduttivo di Elio Ivo Sassi, il professor Paolo Gandini, il dottor Tarcisio Zobbi e il capogruppo degli Alpini, Marco Zobbi, presenteranno in anteprima la guida “La via delle Fiamme Verdi”. Si tratta di una pubblicazione “che - sottolinea il vicepresidente dell’associazione Alpi-Apc - ricalca i luoghi e i percorsi che hanno caratterizzato le azioni della 284.a Brigata ‘Italo’, appartenente alle formazioni partigiane di ispirazione cattolica impegnate nella guerra di Liberazione, fondata da don ‘Carlo’ nell’estate del 1944, con proiezioni di immagini relative a questo progetto editoriale”.
Seguiranno le relazioni del professor Giuseppe Giovanelli e di monsignor Giovanni Costi, che parleranno in modo approfondito dei partigiani Pasquale Marconi e della sua “azione nella Resistenza” e di Domenico Orlandini, “prete e comandante nelle Fiamme Verdi”. Conclude il vicepresidente Alpi-Apc Sassi: “L’incontro avrà termine col dibattito e un momento conviviale. Sarà anche possibile ammirare diversi cimeli della seconda guerra mondiale, messi cortesemente a disposizione da alcuni privati. Crediamo che quello di sabato prossimo sia un appuntamento davvero significativo per approfondire, fra l’altro, le figure di due protagonisti della Liberazione nell’Appennino reggiano, ma non solo, il cui ruolo non è stato ancora svelato in tutta la propria grandezza”.

L'assurda proposta di effettuare una manifestazione nella capitale, a ricordo della famigerata marcia su Roma del 28 ottobre 1922, che tanti lutti e sofferenze portò all'Italia, ha suscitato ampio sdegno e riprovazione. Lo scorso 29 settembre, l’esigenza di contrastare adeguatamente l’insorgente tendenza a dimenticare cosa fu il ventennio fascista ha riunito a Roma le maggiori associazioni partigiane, ANPI, FIVL e FIAP, le forze sindacali e politiche ed il mondo dell’associazionismo e tutti sono stati concordi nel denunciare la gravità della cosa e la necessità di assumere iniziative adeguate; tra queste, il ripetuto invito al ministro degli Interni a vietare ogni manifestazione a ricordo della marcia su Roma ed un incontro nazionale antifascista, che si terrà in Campidoglio il prossimo 28 ottobre, con l’introduzione del presidente dell’ANPI, Carlo Smuraglia, ed i saluti della sindaca di Roma, Virginia Raggi, e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; seguiranno gli interventi di una storica, la prof.ssa Giulia Albanese, e della vicepresidente del Senato, Rosa Maria Di Giorgi, mentre le conclusioni saranno affidate al presidente federale della FIVL, Francesco Tessarolo, a dimostrazione di quello spirito unitario e paritario che guidò le formazioni partigiane nel corso degli ultimi, terribili venti mesi del Secondo Conflitto Mondiale e che deve essere concordemente riaffermato anche oggi.

Giornata del ricordo con la commemorazione del settantatreesimo anniversario dell'eccidio dei comandanti partigiani Alfredo Di Dio e Attilio Moneta, vittime dell’imboscata attuata dai nazifascisti il 12 ottobre 1944 a Cursolo, con la ricorrenza che si è articolata in quattro momenti distinti: prima le soste ai cimiteri di Malesco e di Finero, quindi la commemorazione al Sasso di Finero e infine un ultimo momento al monumento ai Caduti di Cursolo. “Questa di oggi è la giornata di ricordo ma anche della riconoscenza” ha evidenziato Emanuele Rossi, presidente della Casa Museo Partigiano Alfredo Di Dio di Ornavasso. Tanti i gagliardetti presenti tra i quali delli dell’Anpi di Villa Cortese, del Comune di Inveruno e della Città di Busto Arsizio. Presenti alla commemorazione i partigiani Riccardo Zerba di Villa Cortese e Mario Parmigiani di Ornavasso, poi le autorità vigezzine rappresentate dai sindaci di Malesco (Enrico Barbazza),Craveggia (Paolo Giovanola),Toceno (Tiziano Ferraris) e Villette (Pierangelo Adorna) ed esponenti della Valle Cannobina. “Giornate come queste valgono come, e forse anche di più, della lettura di tanti libri di storia – ha affermato il sindaco di Cursolo Orasso, Alberto Bergamaschi -. Infatti lo spirito e la realtà degli eventi si percepiscono meglio a contatto diretto con i luoghi, le vicende personali e le narrazioni di chi ha lottato anche a costo della propria vita, per la libertà, la dignità e la democrazia; la loro drammatica esperienza si fissa ben più facilmente indelebile nella memoria di chi oggi usufruisce dei vantaggi conseguenti al loro sacrificio”. Questo in fondo l’obiettivo della giornata: memoria e riconoscenza anche nei confronti dei tanti anonimi partigiani che hanno condiviso con Moneta e Di Dio ideali e obiettivi concreti. La lotta partigiana in montagna “ma anche al piano” ha puntualizzato Gianni Manini, presidente del Raggruppamento Patrioti Divisione Di Dio: “non si può dimenticare anche l’importanza che rivestirono le staffette nel portare informazioni e rifornimenti”. “Questa giornata deve essere di ricordo ma anche stimolo e impegno per l’avvenire”. Profonda e toccante l’orazione ufficiale di Paolo Crosa Lenz, storico e scrittore: “Oggi sui luoghi degli eccidi e fucilazioni, spesso c’è una lapide che ricorda ragazzi morti, a volte pochi hanno un nome e una fotografia, molti solo una scritta di sei lettere: “ignoto”. Non sappiamo chi fossero, ma conosciamo cosa li spinse a combattere su queste montagna; sappiamo che in un mattino di inizio estate, con il fieno alto che profumava l’aria, oppure in una nebbiosa giornata d’autunno i loro sogni furono infranti e i loro ideali raccolti da altri. Cosa rimane oggi di quelle esperienze? Certo, istituzioni democratiche consolidate, un’Italia repubblicana, una Costituzione di nobili principi. Una domanda tuttavia ricorre: cosa e come trasmettere ai nostri giovani quei valori? La risposta non c’è, ma va comunque cercata”. E proprio due giovani, le studentesse dell’Einaudi di Domodossola, Sonia Bottinelli e Rebecca Sotta, hanno letto la Preghiera del Ribelle. Tante, si diceva le autorità giunte anche dalle province di Varese e Milano, terre che diedero un importante contributo alla lotta partigiana e rappresentate tra gli altri dai sindaci di Inveruno (Sonia Bettinelli),di Magnago (Carla Picco),di Castano Primo (Giuseppe Pignatiello) e dall’assessore di Villa Cortese Luigi Lamera e dal presidente del consiglio comunale di Busto Arsizio Valerio Mariani. Tra gli ossolani erano anche presenti il capogruppo di maggioranza di Villadossola, Carlo Squizzi e l’assessore di Domodossola Antonella Ferraris. La commemorazione si è conclusa con un pensiero religioso a cura di don Pierino Lietta e il pranzo partigiano al Circolo Arci.

Questo il testo integrale dell'orazione dello storico Paolo Crosa Lenz

Cittadini
Donne e uomini delle terre verbanesi, ossolane, cusiane
Tra il settembre 1943 e l’aprile 1945 il Verbano Cusio Ossola visse pagine importanti nella storia della Resistenza italiana. La vicinanza con la Svizzera, terra di rifugio per perseguitati politici e razziali, il rilievo economico delle centrali idroelettriche e la presenza di industrie belliche “sfollate” fecero di questa terra di confine un luogo strategico nello scacchiere della Lotta di Liberazione. Subito dopo l’8 settembre 1943 si costituirono sui nostri monti formazioni partigiane nate con differenti motivazioni, ma accomunate dalla lotta al fascismo e all’occupazione nazista. I partigiani, protetti e nutriti dalla montagna, scrissero pagine alte e di limpido valore morale nel grande libro della Resistenza. L’esperienza liberatoria e salvifica della Repubblica dell’Ossola fu momento costitutivo del riscatto e di una nuova identità nazionale.

La Val Cannobina, per la sua posizione a ridosso del confine svizzero, fino al rastrellamento del giugno 1944 non vide grosse azioni militari delle formazioni partigiane. Questo perché la valle venne utilizzata dai partigiani come un corridoio che doveva rimanere tranquillo per permettere il passaggio di perseguitati politici e razziali, militari alleati fuggiti dai campi di prigionia, ufficiali e soldati italiani che avevano rifiutano l’arruolamento coatto nell’esercito della RSI. Di questo si occupò la “Cesare Battisti”, collegata ad un’apposita organizzazione clandestina dipendente dal CLN di Milano.

Tra l’estate e l’autunno 1944 due avvenimenti epocali segnarono la storia di questi monti e delle genti che vi vivevano: il grande rastrellamento di giugno e la Repubblica dell’Ossola.

Il rastrellamento della Val Grande rimane ancora oggi impresso nella memoria storica delle popolazioni locali come uno degli eventi più tragici della Resistenza. Dall’11 giugno al 1° luglio 1944 l’operazione, coordinata dal comando SS di Milano, è tesa ad annientare le formazioni partigiane attestate sui monti di Verbania (il “Valdossola” di Dionigi Superti, la “Cesare Battisti” e la “Giovane Italia”). Per venti giorni parecchie migliaia di soldati tedeschi e fascisti (con l’appoggio di aerei, blindati e artiglieria pesante) braccano meno di 500 partigiani laceri e affamati, molti dei quali disarmati. Il rastrellamento vede atti di estrema ferocia da parte dei reparti speciali antiguerriglia delle SS con torture, fucilazioni sommarie di civili, partigiani gettati vivi dai dirupi. Alla fine del rastrellamento si contano circa 300 partigiani morti, 208 baite e stalle incendiate in Val Grande e Val Pogallo.

Il 23 giugno 1944, contro il muro del cimitero di Finero, vengono fucilati, senza motivo di rappresaglia, 15 partigiani catturati durante il rastrellamento in Val Cannobina e Vigezzo, dopo essere state tenuti prigionieri e torturati nell’asilo di Malesco trasformato in carcere. Un sedicesimo prigioniero, un ragazzo di 16 anni, viene salvato dall’energico intervento del parroco di Finero dopo un’allucinante permanenza nel carcere di Malesco, dove gli vengono strappate le unghie delle mani e dei piedi.

Nonostante il duro colpo inferto al movimento partigiano, due mesi dopo la fine del rastrellamento il “Valdossola” di Dionigi Superti con la “Valtoce” di Alfredo Di Dio liberano Domodossola e danno vita alla libera Repubblica dell’Ossola. Vittime del rastrellamento non sono solo le formazioni partigiane, ma anche pastori e alpigiani che pagano con la vita e la distruzione di stalle e alpeggi l’appoggio dato alla Resistenza.

I “Quaranta giorni di libertà” della Repubblica dell’Ossola (10 settembre - 14 ottobre 1944 con ulteriori giorni di resistenza estrema nelle vallate verso i confini) rappresentarono una prima esperienza di governo democratico in un territorio liberato. Quella ossolana fu l’esperienza più significativa delle 18 “zone libere” che i partigiani conquistarono momentaneamente durante l’occupazione tedesca. Comprendeva un vasto territorio dai laghi ai confini svizzeri. La Giunta Provvisoria di Governo, retta dal socialista Ettore Tibaldi, rifletteva la composizione politica delle forze resistenziali; si occupò di finanze, giustizia, trasporti, assistenza, istruzione, garantì la libertà di stampa e l'espressione democratica, assicurando lo svolgimento di una regolare vita civile ed amministrativa, sotto la pressione delle vicende militari, mentre i nazifascisti preparavano la riconquista di Domodossola ed in Europa imperversava la guerra, ponendo le basi della futura Costituzione Italiana.

Durante quella breve e intensa stagione di libertà, la Val Cannobina a Ponte Falmenta e la Val d’Ossola a Ornavasso-Mergozzo costituirono il “confine” tra la zona libera e la Repubblica di Salò. Durante le operazioni di rioccupazione dell’Ossola l’11-12 ottobre ’44 i nazifascisti attaccarono la Val Cannobina difesa dalla Divisione partigiana “Piave”. I partigiani resistettero due giorni poi il fronte si sfaldò e i tedeschi risalirono la valle.

La mattina del 12 ottobre Alfredo Di Dio, comandante della “Valtoce” e il colonnello Attilio Moneta, comandante della Guardia Nazionale della Repubblica dell’Ossola, lasciarono Malesco su due automobili assistiti dalla squadra-comando per recarsi in Val Cannobina a verificare la situazione. Poco prima del Sasso di Finero caddero in un’imboscata venendo colpiti da raffiche di mitragliatrici sparate dalle avanguardie tedesche appostate sopra l’imbocco della galleria. Un partigiano e un militare canadese, il maggiore Patterson, vennero catturati, Moneta morì sul colpo, Di Dio venne lasciato morire dissanguato, gli altri partigiani riuscirono a fuggire gettandosi in un canalone. Il pomeriggio del 14 ottobre tedeschi e fascisti entrarono in Domodossola.

Di quell’esperienza, scrisse nel 1989 Gianfranco Contini, che fu membro del C.L.N. ossolano: La Resistenza Ossolana è stata un movimento di popolo, sia nei momenti della clandestinità, sia in quello palese di collaborazione al Governo provvisorio. La misura della partecipazione pubblica, in cui ognuno ebbe qualcosa da pagare o da perdere (e poi da non reclamare) fu un fatto civile di rara e non abbastanza sottolineata rilevanza.

Oggi sui luoghi di eccidi e fucilazioni, spesso c’è una lapide che ricorda ragazzi morti, a volte pochi hanno un nome e una fotografia, molti solo una scritta di sei lettere: “ignoto”. Non sappiamo chi fossero, ma conosciamo cosa li spinse a combattere su queste montagne; sappiamo che in un mattino di inizio estate, con il fieno alto che profumava l’aria, oppure in una nebbiosa giornata d’autunno i loro sogni furono infranti e i loro ideali raccolti da altri.

Cosa rimane oggi di quelle esperienze? Certo, istituzioni democratiche consolidate, un’Italia repubblicana, una Costituzione di nobili principi. Una domanda tuttavia ricorre: cosa e come trasmettere ai nostri giovani quei valori? La risposta non c’è, ma va comunque cercata.

Oggi quella montagna “della Resistenza” non è più quella di prima, in conseguenza di profondi mutamenti economici e sociali ma anche di repentine vicende storiche. Storicamente le Alpi hanno avuto un ruolo produttivo (erba e legna, pietre e minerali),oggi hanno un prevalente ruolo ricreativo e sono un’enorme riserva di biodiversità preziosa da tutelare e conservare. Sono anche un grande giacimento di memoria e di valori etici, altrettanto preziosi per la società contemporanea. L’Europa, dilaniata da nuovi conflitti, ha bisogno della memoria delle Alpi.

Le tre componenti dell’escursionismo moderno (azione, contemplazione e conoscenza) trovano sui nostri monti compiuta possibilità di espressione. Oggi, camminare sui sentieri dei partigiani non è solo occasione di recupero di una memoria che racconta atti di eroismo e giorni di dolore, quanto occasione per confermare valori etici assoluti (la tolleranza, la solidarietà, il rispetto dell’uomo). Le Alpi oggi ci dicono che, al ritorno da una gita appagante e serena con gli amici, quei valori li dobbiamo vivere quotidianamente. E’ la nuova etica della montagna.

Paolo Crosa Lenz

Fonte:ossolanews.it

Di seguito potete trovare un video dove a parlare è il Partigiano Riccardo Zebra Video

Benvenuti nel nuovo sito web di FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Il progetto nasce dall’esigenza di creare momenti di interazione generazionale, nella quale trasferire il valore storico esistenziale delle esperienze vissute. Trasferire significa fare in modo che quei sentimenti, quelle esperienze, che hanno motivato l’azione e il sacrificio di molti, siano sentite dalle nuove generazioni non come vissuto dagli antenati, bensì come realtà concreta del proprio presente valoriale.

Lo strumento si orienta perciò alla diffusione degli ideali, alla condivisione, diffusione e fruibilità di documenti e testimonianze, attraverso il contributo e l’interazione delle associazioni confederate.

Un cammino ideale verso una concreta manifestazione di come la testimonianza possa costituire un patrimonio valoriale, tangibile e tramandabile, per le generazioni di oggi e quelle che verranno.

Rassegna stampa APPUNTAMENTI

In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’