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Il valore della libertà, una conquista da tramandare
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Si è svolta sabato 26 maggio l’annuale celebrazione in onore dei partigiani caduti per la Guerra di Liberazione presso il Sacrario Partigiano di Bastia Mondovì, che ricorda i circa mille caduti del I Gruppo Divisione Alpina del celebre comandante Enrico Martini “Mauri”.

La cerimonia, seguita da numerosi partecipanti, nonché da molte autorità civili e militari, è stata presieduta dal sindaco di Bastia Mondovì, Paolo Crosetti, dai membri dell’Avl Piemonte (Associazione volontari della libertà – organo della Fivl) e dai vertici della Fivl (Federazione Italiana Volontari della Libertà), rappresentati dal presidente Francesco Tessarolo, che – intervenendo di fronte a una folla in rispettoso silenzio di fronte a un luogo tanto suggestivo – ha detto: «Si è cercato e si cerca tutt’ora di dare alla guerra partigiana un significato angustamente politico, anzi partitico, ma va ricordato con forza che quella di chi decise di salire in montagna imbracciando le armi fu innanzi tutto una scelta di Libertà».

A seguire, dopo l’alza bandiera, c’è stata l’esibizione del Coro dei bambini della scuola primaria di Bastia Mondovì e la premiazione per il concorso annuale indetto in questa occasione, che ha visto gli alunni della scuola primaria di Bastia Mondovì, la quinta elementare di Clavesano e la terza media di Carrù, ricevere premi in denaro per le proprie attività.

Tra le molte autorità civili che hanno presenziato indossando la fascia tricolore, il vice sindaco di Farigliano, Ivano Airaldi; Angela Boetti, consigliere comunale di Mondovì; Ornella Grotto, consigliere di Clavesana; Luigi Ferrua, sindaco di Roccacigliè; Martino Belligero, assessore di Dogliani; Sandro Scotto, vice sindaco di Piozzo; Giovanni Sciolla, sindaco di Cigliè; Tommaso Rosso, assessore di Villanova Mondovì; Pierino Musso, vice sindaco di Marsaglia e Benedetto Angelo, sindaco di Niella Tanaro.

Per la Regione Piemonte presente l’assessore Alberto Valmaggia, che ha portato i saluti del presidente.

Una ventina le sigle presenti, giunte da tutta la provincia di Cuneo, nonché i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, sezione del Monregalese, l’Associazione Nazionale Carabinieri di Mondovì e l’Associazione Nazionale Arma Aeronautica della sezione Mondovì e diversi rappresentanti delle sezioni dell’Associazione Nazionale Alpini.

Di fronte tutti loro, il presidente Fivl Tessarolo ha concluso il suo intenso intervento con un: «Viva l’Italia, Viva la Resistenza, Viva la Repubblica».

Ma la celebrazione di quest’anno si arricchisce di un’ulteriore novità: per rinsaldare un rapporto che per troppo tempo era rimasto allentato e segnare così il concreto riavvio di una stagione di profondo rinnovamento, la Fivl, l’Avl Piemonte e il Comune di Bastia Mondovì hanno elaborato un protocollo d’intesa (che sarà perfezionato e firmato nelle prossime settimane) per la valorizzazione del Sacrario Partigiano e della Biblioteca della Resistenza di Bastia Mondovì, dove – tra le migliaia di volumi – si trova l’archivio donato nel 2005 da Giuseppe Anacar, partigiano combattente e membro di spicco dell’Avl Piemontese, la cui memoria e il cui lascito viene oggi conservato nella biblioteca della resistenza della comunità di Bastia Mondovì per la quale il fratello, Mario Anacar, insieme al sindaco Paolo Crosetti, al presidente Fivl Francesco Tessarolo e al segretario nazionale Roberto Volpetti si sono trovati d’accordo per trovare il modo migliore al fine di rendere il giusto merito a una memoria preziosa, che costituisce un vero e proprio patrimonio non solamente per il Comune o per la Regione Piemonte, ma per tutta la Storia nazionale della Resistenza.

A poche settimane dalla scomparsa di Cesare Marzona, presidente della Associazione Partigiani Osoppo, è mancato un altro protagonista della Resistenza osovana: domenica 3 giugno è morto infatti Mario Toros, 95 anni, protagonista di una storia straordinaria.
Nato nel 1922 da una umile famiglia, a 14 anni va a lavorare in ferriera che fu per lui una grande scuola di vita. La guerra lo porterà in Liguria, nell’Arma aereonautica, da dove rientrerà in Friuli dopo l’8 settembre. Il ritorno al suo paese di Feletto Umberto alle porte di Udine, lo porterà a prendere contatto con la resistenza osovana, alla quale partecipò con il nome di battaglia di “Abba” e distinguendosi con le sue doti di propagandista, in questo incoraggiato dal suo parroco che aveva apprezzato le sue doti di umanità oltre che oratorie.
Nel dopoguerra Toros assunse via via ruoli sempre più importanti nel mondo sociale e politico di quegli anni, carichi di fermenti e di tensioni: fu fra i protagonisti del sindacato cristiano dei lavoratori, prima nella ACLI e poi nella Cisl di cui fu nel 1948 uno dei fondatori. Seguì l’impegno nella politica: nel 1958 fu eletto per la prima volta alla Camera, cui seguirono altre sei legislature, fino al 1987. Nei difficili anni che vanno dal 1974 al 1976 fu chiamato a ricoprire la carica di ministro, prima del lavoro e poi delle Regioni, dimostrando impensabili capacità di mediazione, conducendo estenuanti trattative che spesso si trascinavano per intere nottate ed in cui era indispensabile possedere speciali doti di resistenza.
Finita la responsabilità parlamentare e governativa si dedicò in particolare al mondo della Emigrazione che in Friuli è una realtà particolarmente viva: sono milioni infatti i friulani e i loro discendenti sparsi nei cinque continenti. Toros assunse la presidenza dell’Ente Friuli nel mondo, e divenne ambasciatore della Regione nei paesi dove si trovano la comunità friulane più numerose: Argentina, Australia, Canada, Brasile, Stati Uniti, e i paesi Europei, incontrando quelle comunità così desiderose di mantenere un contatto con i loro paesi di origine.
Negli ultimi anni Mario Toros si è dedicato con particolare impegno alla Associazione Partigiani Osoppo, formalmente rivestendo il compito di presiedere il Collegio dei Probiviri (collegio che non ha mai avuto peraltro necessità di riunirsi…); in realtà egli fu un ascoltato consigliere soprattutto nei momenti più difficili che l’APO ha vissuto in questi anni: anni difficili ma anche densi di soddisfazioni, come la visita del Presidente Napolitano a Faedis per rendere omaggio ai caduti di Porzus. In tale occasione fu determinante il rapporto personale e di amicizia che Toros intratteneva con Napolitano. Così come fu essenziale il suo sostegno nella decisione di invitare per la prima volta dal 1945 la delegazione dell’ANPI a partecipare alla cerimonia di Porzus.
Mario Toros ci ha lasciato una straordinaria eredità: anzitutto di uomo capace di ascoltare la gente soprattutto quella più umile. Lo si poteva constatare ogni qualvolta partecipava a qualche occasione di incontro: ogni volta qualcuno si avvicinava a lui ringraziandolo per un favore, un aiuto e un sostegno, avuto chissà quando e che aveva risolto chissà quanti problemi. Una eredità anche di uomo politico, capace di indicare i gesti e le modalità importanti, come quando ci ricordava che “Noi dell’Apo dobbiamo sempre stare con i sindaci, perché il sindaco rappresenta la gente, la nostra gente e quindi ad essi va il massimo rispetto.”

Udine, 4 giugno 2018

n occasione del 72° anniversario della proclamazione della Repubblica, in una fase delicata e complessa della storia nazionale, segnata dalla crescente frammentazione e da visioni sempre più ristrette e pericolosamente miopi, riteniamo fondamentale non solo rievocare le vicende tragiche che hanno permesso la nascita della Repubblica italiana, ma anche riaffermare con forza la spinta ideale che, negli ultimi venti mesi della Seconda Guerra Mondiale, mise insieme persone di ogni posizione sociale e di ogni colore politico; una spinta ideale che, nello sfacelo generale seguito all’armistizio dell’8 settembre, permise allora di comprendere come, prima del dibattito democratico, segnato da inevitabili e necessarie divergenze, occorresse rinsaldare i vincoli, tanto preziosi quanto fragili, del bene comune, quei vincoli che il comandante piemontese Enrico Martini Mauri così riassumeva: “Certo, durante i periodi di relativa quiete sui monti, erano sempre i progetti di un'Italia più bella, quelli che occupavano le menti dei partigiani”. L’idea che ci sia un bene comune che deve prevalere, al quale tutti dobbiamo contribuire, responsabilmente e consapevolmente, deve continuare ad essere tenuta in grande evidenza soprattutto oggi, in momenti particolarmente segnati dall’inasprirsi dello scontro istituzionale e della tensione politica. Per queste ragioni morali ed ideali, esprimendo piena solidarietà al Presidente Mattarella, la Federazione Italiana Volontari della Libertà auspica con forza il ritorno al pieno rispetto dei metodi regolati dalla Costituzione, primo indispensabile passo per dare attuazione ai valori su cui si fondala nostra Repubblica, ai diritti che essa sancisce ed ai doveri che essa prescrive, ma, soprattutto, il passo necessario per onorare coloro che, per quei valori, diritti e doveri hanno dato la vita.

Sono stati festeggiati a Milano tra il 27 e il 28 aprile i 70 anni dalla fondazione della FIVL la Federazione italiana volontari della libertà, che nel 1948 riunì i partigiani cattolici e autonomi. Un evento importante, festeggiato in due luoghi di forte valenza simbolica con il patrocinio del Ministero della Difesa, del Comune di Milano e con il patronato della Regione Lombardia e che ha visto riunite le 28 associazioni che compongono la federazione.
L’apertura ufficiale delle celebrazioni si è tenuta presso la sala dedicata alla memoria di don Aldo Geranzani nel prestigioso Collegio San Carlo. Luogo simbolo per la storia della Fivl, perché è proprio qui che nel 1948 venne firmato l’atto di fondazione della Federazione. Sempre qui nacque l’OSCAR (Organizzazione Soccorsi Cattolici Antifascisti Ricercati), la rete organizzata dal gruppo scout “Aquile randagie” per far fuggire in Svizzera ebrei, renitenti alla leva della RSI e chi in generale fosse ricercato da tedeschi o fascisti, e il giornale clandestino “Il Ribelle”, attraverso il quale venivano diffuse idee antifasciste.
A fare gli onori di casa, il presidente della FIVL Francesco Tessarolo, affiancato dal vicepresidente dell’Istituto Toniolo di Treviso, Marco Zabotti. Presenti le delegazioni delle 28 associazioni e, in rappresentanza delle istituzioni nella prima giornata, il sottosegretario alla Difesa, Generale Domenico Rossi.
Il rettore dell’Istituto, don Alberto Torriani, ha aperto i lavori parlando dell’importanza delle Memoria, soprattutto quella memoria che, per una sorta di pudore, è stata sussurrata per molto tempo, rischiando di andare dispersa. La memoria di chi scelse una resistenza non armata, di chi scelse di salvare vite, ma anche di chi le armi le prese, ma senza aderire necessariamente a un’idea di partito, mosso semplicemente dalla propria coscienza, per il bene dei propri cari e della propria nazione.
Una memoria che oggi, più che mai, ha bisogno di essere riscoperta: «Perché è preoccupante quello che sta avvenendo - ha affermato nel suo intervento l’On. Domenico Rossi - Le cose che sono successe tanti anni fa, la guerra, la dittatura, i morti, sono stati frutto dell’indifferenza. E oggi quell’indifferenza sta tornando. Bisogna lavorare sui giovani, bisogna trasmettere a loro quello che i nostri padri e i nostri nonni hanno trasmesso a noi. Questo – ha proseguito – è nuovamente il tempo delle scelte, dell’impegno sociale. Vorrei fare una provocazione: vorrei che le federazioni principali che rappresentano la Resistenza, un giorno, davanti a una platea di giovani, provassero a spiegare qual è oggi la differenza di chi rappresenta la Resistenza di una volta. La provocazione sta nel fatto che io credo che non ci riuscirete. Mi auguro, invece, che possa uscire una voce unica, perché se c’è una cosa di cui la gioventù italiana oggi ha bisogno è di guardare alla Resistenza come a un unico luogo dove è nata la Repubblica italiana».
A rispondere alla “provocazione” dell’On. Rossi è intervenuto Mario Artali, presidente della FIAP, l’altra associazione di ex partigiani (fondata nel 1949 da Ferruccio Parri) che, insieme all’ANPI, completa il quadro delle realtà italiane partigiane. «Sono d’accordo con le parole dell’On. Rossi – ha detto Artali – ma sarebbe ipocrita e antistorico, oggi, guardare alla Resistenza come a un blocco unico e incolore. Certamente c’è bisogno di unità d’intenti, soprattutto contro l’indifferenza e contro il nuovo, preoccupante dilagare delle spinte neofasciste e xenofobe sia in Italia che nel resto d’Europa, ma questa unità si può raggiungere nella piena consapevolezza che la Resistenza è stata un arcobaleno. Negare oggi quelle che sono state le diverse anime della lotta al nazifascismo sarebbe un falso storico. Quindi ben venga la collaborazione, basta con le divisioni, ma ciascuno sia consapevole delle proprie peculiarità».
Tante le testimonianze che si sono succedute sul palco dell’Aula don Aldo Geranzani. Tra queste, la lettura della lettera della nipote di Enrico Mattei, che fu uno dei fondatori della FIVL.
La prima giornata di celebrazioni si è poi conclusa alle 20.30 con il concerto del Corpo Bandistico “Verde Azzurra Città di Galliate”, una realtà che è diretta emanazione della cooperativa “Verde Azzurra” che festeggia a sua volta i 70 anni dalla fondazione. «La musica – ha ricordato il presidente Tessarolo – è sempre stata una delle più alte espressioni dell’uomo. Anche la Resistenza ha avuto i suoi canti e le sue melodie. Tanti gruppi di resistenti hanno poi raccolto il repertorio dei semplici canti popolari che venivano cantati nelle lunghe e fredde serate sui monti. A questi ragazzi di oltre settant’anni fa vogliamo dedicare questo concerto».
La seconda giornata delle celebrazioni della FIVL si è aperta alle 9 presso la Cappella del Sacro Cuore dell’Università Cattolica, dove è stata celebrata una Santa Messa in ricordo dei caduti. «Signore, facci liberi»; nella chiesa gremita hanno risuonato le parole toccanti di quella che è conosciuta come “Preghiera del ribelle”, di Teresio Olivelli, fondatore del giornale clandestino (“Esce come quando può” si leggeva sulla testata) “Il Ribelle” insieme a Carlo Bianchi, Claudio Sartori e Giovanni Barbareschi, al quale collaborarono Laura Bianchini, Alberto Caracciolo, Romeo Crippa e molti altri.
«Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare» parole che ancora oggi trasmettono il senso di sacrificio che mosse i volontari della Libertà. «[…] Veglia tu sulle nostre famiglie. Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni noi ti preghiamo». Uomini di diversa estrazione sociale, provenienti da luoghi diversi, ma ugualmente mossi da un viscerale e istintivo amore per la libertà.
Terminata la Santa Messa, ha avuto inizio il convegno presso la Cripta dell’Aula Magna dell’Università Cattolica, altro luogo simbolico per aver contribuito a formare negli anni la classe dirigente che guidò la ricostruzione economica e sociale del Paese nell’immediato dopoguerra.
Relatori in questa occasione, il Prof. Alfredo Canavero, ordinario di Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano, il Prof. Massimo de Leonardis, ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni internazionali, Storia dei Trattati e Politica Internazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l’Ambasciatore Sergio Romano, storico e diplomatico.
Temi affrontati la partecipazione dei cattolici alla Resistenza e la consistenza delle formazioni autonome durante la Lotta di Liberazione.
Per le istituzioni erano presenti e sono intervenuti in apertura dei lavori il consigliere Fabio Pizzul, delegato dal Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, e l’Assessore Marco Granelli, in rappresentanza del Comune di Milano.
È intervenuto anche Roberto Cenati, presidente dell’ANPI di Milano e provincia in rappresentanza dell’ANPI nazionale che, nel suo intervento, ha parlato della necessità di superare quelle divisioni che ormai non hanno più ragion d’essere, soprattutto in un momento storico come questo, che ha bisogno di guardare alla Resistenza come alla “parte giusta” e di riconoscersi nei suoi valori fondamentali, a prescindere dalle diverse associazioni e dai diversi colori che ovviamente hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare il panorama resistenziale.
Una due giorni, quella svolta a Milano, che segna un importante spartiacque per la FIVL, che sotto la guida di Francesco Tessarolo cerca nuovi interlocutori, che non intende chiudersi in sé stessa in una sterile rievocazione dei tempi passati, ma che vuole tornare a parlare una lingua comprensibile a tutti, soprattutto ai giovani, partendo proprio dal messaggio di uomini come Teresio Olivelli e i tanti patrioti che lottarono per una società migliore.

La realtà che riunisce dal 1948 le formazioni partigiane autonome e cattoliche che combatterono per la libertà e la democrazia, celebrerà il Settantesimo dalla fondazione in una due giorni di incontri e commemorazioni, che si terrà a Milano il 27 e 28 aprile 2018.
L’evento si aprirà venerdì 27 aprile alle ore 14,30 in Piazza dei Mercanti con l’omaggio ai Caduti della Libertà, nel luogo simbolo della lotta di Liberazione della Città di Milano, Medaglia d’Oro della Resistenza.
Alle ore 16 presso il Collegio San Carlo si terrà l’apertura ufficiale delle celebrazioni con i saluti del Rettore del Collegio San Carlo, Don Alberto Torriani, e del Presidente della FIVL, Francesco Tessarolo.
A seguire sono previsti gli interventi delle Associazioni federate e la proiezione dei documentari “Bisagno” di Marco Gandolfo e “Scelte di Libertà” di Pai Dusi.
Alle 20,30 si terrà un concerto a cura del Corpo Bandistico “Verde Azzurra Città di Galliate”.
Sabato 28 aprile le celebrazioni si spostano all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Alle 9 S. Messa in ricordo dei Caduti per la Libertà.
Alle 10 presso la Cripta dell’Aula Magna si aprirà un convegno. Dopo i saluti delle autorità verrà proiettato il documentario “Scelte di Libertà. I valori della Resistenza nel 70° Anniversario della Federazione Italiana Volontari della Libertà”.
Alle 10,45 relazione del Prof. Massimo de Leonardis (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) sul tema “Gli alleati e le Formazioni Autonome della Resistenza italiana”; a seguire relazione del Prof. Alberto Canavero (Università degli Studi di Milano) dal titolo “I cattolici e la Resistenza”.
Alle 12,15 intervento di Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera.

Nella serata di domenica, inattesa è giunta all’Associazione Partigiani Osoppo la notizia della scomparsa del suo Presidente dott. Cesare Marzona di quasi 94 anni, ma sino a qualche giorno fa pienamente partecipe alla vita associativa, pur dalla sua casa di Valvasone.
Piero II°, questo il suo nome di battaglia assunto in onore del fratello Giancarlo, Piero, che era stato fucilato dall’occupante tedesco al bivio Morena di Tricesimo, era uno dei pochi partigiani combattenti ancora in vita, uno degli ultimi testimoni della stagione di libertà in cui i fazzoletti verdi furono dei protagonisti.
Cesare Marzona, di famiglia originaria di Venzone che si era poi trasferita a Valvasone, aveva vissuto anche a Udine, frequentando il Liceo “Stellini”, e a Treppo Piccolo, seguendo il padre Nicolò anche nella professione notarile che già aveva esercitato il nonno Carlo.
Dopo la nomina a S. Pietro al Natisone, Cesare Marzona aveva ottenuto la sede notarile di Spilimbergo in cui ha esercitato per 40 anni stimato e apprezzato per la grande capacità professionale e la disponibilità verso tutti.
Nella città aveva conosciuto la moglie Ebe Poli dei conti di Spilimbergo da cui aveva avuto i figli Nicoletta, Elena e Lorenzo.
Di animo nobile e di grande cultura, era ancora studente quando, assieme ai fratelli Giancarlo e Caterina, aveva scelto di resistere contro i nazisti entrando sin dagli inizi nelle prime formazioni dell’Osoppo, salendo con i suoi giovani amici alla casera Palamajor di Clauzetto.
Gentiluomo di altri tempi, con rare capacità di aperture al nuovo, amante dello sport, ha vissuto l’avventura partigiana con pieno e puro spirito patriottico, alieno da fanatismi e odi. Dopo alcune coraggiose azioni, venne catturato e rinchiuso nel carcere udinese di via Spalato per essere processato dalla SD di via Cairoli assieme ad altri patrioti e quindi subendo la condanna a morte, mai revocata, ma sospesa per l’intervento dell’Arcivescovo di Udine mons. Giuseppe Nogara.

Nel giorno anniversario della liberazione della città di Massa dal nazifascismo, questa Associazione vuole esprimere una memoria riassuntiva delle vicende di quegli anni difficili col sottolineare il sacrificio di Arnaldo Pegollo, ultimo partigiano caduto, in quel giorno di festa per la riconquista della libertà.

Ed insieme, fulgida e dolente immagine di una comunità che si apprestava a ricominciare a vivere, così ben descritta da Emilio Palla nell' inedito "La resistenza in Italia ed in Apuania".

"" Il 10 Aprile 1945, quando le truppe americane e le piccole ma attive forze partigiane cacciarono i tedeschi in precipitosa fuga, Massa distrutta dopo sei mesi di martirio e resistenza, riprese a vivere. Fra le macerie gli abitanti cercavano con fiducia qualche cosa che servisse per cominciare la ricostruzione della loro città""

Nel corso dei decenni si sono perduti molti significati dei sacrifici e delle speranze di quei giorni. Sarebbe perciò auspicabile una loro riconsiderazione insieme alla ricerca di una pacificazione intorno a quei valori, per il bene del Paese e per il miglior funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Massa 10 Aprile 1945 / 10 Aprile 2018

Erano presenti anche il segretario nazionale della FIVL Roberto Volpetti e una delegazione della AVL di Mondovì guidata da Romolo Garavagno, alla cerimonia di commemorazione del 74° anniversario della strage delle Fosse Ardeatine a Roma. L’evento, al quale è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è svolto al Mausoleo Ardeatino alla presenza della Ministra della Difesa, Roberta Pinotti. Il presidente ha deposto una corona sulla lapide dedicata ai 335 Caduti nell'eccidio del 24 marzo 1944. Nel corso della cerimonia, dopo il saluto di Rosina Stame, Presidente dell'ANFIM, gli attori Cesare Bocci e Sandra Collodel hanno letto alcuni estratti delle ultime lettere dal carcere delle vittime delle Fosse Ardeatine e alcune testimonianze dei familiari delle vittime e il Segretario Generale dell'ANFIM, Aladino Lombardi, ha letto i nomi dei Caduti. La commemorazione è proseguita con la preghiera cattolica recitata dall'Ordinario Militare, Mons. Santo Marcianò e con la preghiera ebraica officiata dal Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma, Rav. Riccardo Di Segni. Al termine il Presidente Mattarella ha reso omaggio alle vittime dell'eccidio all'interno del Mausoleo Ardeatino. Presenti, tra gli altri, i Presidenti di Senato, Camera e Corte Costituzionale, il Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Benvenuti nel nuovo sito web di FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Il progetto nasce dall’esigenza di creare momenti di interazione generazionale, nella quale trasferire il valore storico esistenziale delle esperienze vissute. Trasferire significa fare in modo che quei sentimenti, quelle esperienze, che hanno motivato l’azione e il sacrificio di molti, siano sentite dalle nuove generazioni non come vissuto dagli antenati, bensì come realtà concreta del proprio presente valoriale.

Lo strumento si orienta perciò alla diffusione degli ideali, alla condivisione, diffusione e fruibilità di documenti e testimonianze, attraverso il contributo e l’interazione delle associazioni confederate.

Un cammino ideale verso una concreta manifestazione di come la testimonianza possa costituire un patrimonio valoriale, tangibile e tramandabile, per le generazioni di oggi e quelle che verranno.

Rassegna stampa APPUNTAMENTI

In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’