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Il valore della libertà, una conquista da tramandare
Rassegna stampa | Social

Sabato 9 marzo 2019, nella splendida cornice dell’Eremo dei Santi Pietro e Paolo di Bienno si è svolta l’Assemblea programmatica e organizzativa provinciale dell’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia. Un’occasione importantissima, che ha permesso al folto numero di partecipanti di riflettere sul ruolo e sull’impegno per il futuro dell’Associazione, da sempre impegnata nella testimonianza della memoria storica della Resistenza bresciana e nella difesa dei valori che da essa sono scaturiti, e che la situazione nazionale e internazionale vede sempre più minacciati e negletti.

Nei numerosi interventi è stato dato grande rilievo al tema di riflessione scelto per l’anno associativo 2019: Guardando all’Italia e all’Europa con gli occhi dei nostri Padri. Si è sottolineata l’importanza dell’esperienza europea, che ha contribuito a costruire un mondo aperto, solidale e plurale e ha garantito la più lunga stagione di pace in Europa dai tempi dell’Impero romano di Augusto.

I valori di libertà, giustizia, democrazia, partecipazione, promozione e difesa della dignità e dell’integrità della persona umana, fratellanza e solidarietà tra i popoli, responsabilità dell’uomo nei confronti dei suoi simili su cui si è formata la Nuova Europa, sorta dalle macerie del secondo conflitto mondiale, sono tra le più straordinarie eredità che la Resistenza europea ha consegnato alle generazioni successive, e che oggi rischiano di essere obliterate da un dilagante egoismo.

L’Associazione ha deciso di concentrare sempre più la propria attenzione e il proprio impegno in primo luogo verso il mondo dei giovani e della scuola, che oggi è investito da stimoli e sollecitazioni – soprattutto provenienti dai social media – pericolosamente “fascisti”, inneggianti alla violenza, al razzismo, al suprematismo, al desiderio di semplificazione e alla ricerca dell’uomo forte. Sempre più si riutilizzano simboli, parole e messaggi del fascismo storico: siamo di fronte a quella che Laura Bianchini, più di settant’anni fa, chiamava la “tentazione fascista” della società postbellica, che mette in pericolo l’idea stessa di democrazia e di convivenza pacifica dell’Italia e dell’Europa.

Di fronte a questo pericolo, l’Associazione mette a disposizione le sue numerosissime e preziosissime risorse umane, fatte di impegno e di convinzione, per sostenere e difendere i valori della Resistenza, della Costituzione e dell’Europa cercando sempre più uno stretto dialogo con i giovani, vicini e lontani all’esperienza e alla storia delle Fiamme Verdi, per aiutare la società del nuovo millennio a camminare nel solco dei valori che sono costati tante vite umane più di settant’anni or sono.

Nel corso dell’Assemblea, a norma di Statuto, si è proceduto per acclamazione al rinnovo delle cariche sociali. Confermata nel ruolo di Presidente onoraria la staffetta partigiana Agape Nulli Quilleri e in quello di cappellano mons. Tino Clementi; nuovo presidente provinciale è stato eletto Alvaro Peli, che già ricopriva il ruolo di coordinatore provinciale.

Confermata anche larga parte della compagine del Consiglio Provinciale uscente, che risulta composto da Giovanni Boccacci, Pietro Ghetti, Gianantonio Girelli, Gianbattista Guerra, Ezio Gulberti, Mauro Leonesio, Luigi Mastaglia, Enrica Peli, Michele Porretti, Roberto Ravelli Damioli, Roberto Tagliani.

L’Associazione Apuana Volontari della Libertà di Massa Carrara, annuncia la scomparsa del dDott. Carlo Pierotti, di anni 103, che fu politico, amministratore, cattolico impegnato nei movimenti ecclesiali, dirigente dell’Associazione dei Laureati Ccattolici, a lungo membro della consulta diocesana e della parrocchia del Duomo.

Socio fondatore delle ACLI provinciali, ha partecipato alla nascita della CISL ed è stato anche un attivo componente del comitato per la ripresa della Zona Industriale, distrutta dopo gli eventi bellici.
Esempio di senso di responsabilità, onestà e amicizia, caratteristica figura della Resistenza, venne fatto prigioniero a Pantelleria ed internato del campo di prigionia a Marrakesh, dove collaborò con gli alleati e, nel far ciò, comprese il valore della Libertà e delle libere istituzioni nella lotta contro le dittature nazifasciste, ottenendo il comando di due compagnie di prigionieri italiani. A seguito di tale attività di collaborazione con le forze alleate, divenne socio fondatore di questa Associazione e, nel novembre 2015, ricevette la Medaglia della Liberazione.
L’ Associazione Apuana Volontari della Libertà ne piange la perdita e si associa al cordoglio della famiglia e di tutti coloro che lo hanno avuto come amico e rappresentante politico. Accompagnati dal suo esempio, l'Associazione Apuana Volontari della Libertà di Massa Carrara farà tesoro del suo insegnamento e delle sue esortazioni.

Sabato 9 marzo 2019, a partire dalle ore 14:30, presso l’Eremo dei SS. Pietro e Paolo di Bienno, Località San Pietro, 25040 – Bienno (BS) si svolgerà l’Assemblea programmatica e organizzativa provinciale: un’occasione importantissima per riflettere sull’impegno della nostra Associazione nella testimonianza e nella difesa dei valori della Resistenza e della Costituzione, minacciati da più parti in questo momento storico.

Nel corso dell’Assemblea si procederà anche, a norma di Statuto, al rinnovo delle cariche sociali.

Al termine dell’Assemblea, il cappellano don Tino Clementi, che ci ospita a Bienno, celebrerà insieme con i partecipanti la Santa Messa per i Caduti per la Libertà; la giornata si concluderà con una sobria cena fraterna, che rappresenterà un’ulteriore occasione di incontro e di festa.

Tra poche settimane Lucca avrà il Museo della Memoria. Il 15 febbraio infatti la presidente dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà, prof.ssa Simonetta Simonetti, e il presidente dell’Associazione Amici del Museo Storico della Liberazione, Geom. Franco Lombardi, alla presenza del segretario nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà, Dott. Roberto Volpetti, hanno raggiunto un comune accordo per la pronta riapertura del Museo della Memoria presso le storiche sale di via S. Andrea 43. Il Museo vive nell’eredità del partigianato autonomo e cattolico che proprio nelle sale di Palazzo Guinigi ha visto fin dagli ’50 del Novecento riunirsi prima il Comitato Patrioti Lucchesi poi l’Associazione Toscana Volontari della Libertà legata alla Federazione Italiana Volontari della Libertà.
Tutto il mondo della Resistenza lucchese dal comandante “Pippo” Manrico Ducceschi ai patrioti del Gruppo “Valanga” di Leandro Puccetti, dai sacerdoti martiri come Don Aldo Mei ai certosini della Farneta, dai rastrellati alle donne che seppero portare il peso della guerra, vive da oltre 70 anni nella storica sede di via S. Andrea 43.
Luogo che più di ogni altro è legato alla memoria e per questo può e deve entrare a far parte del progetto “Liberation Route” appena siglato dalle amministrazioni del territorio.
L’eredità del partigianato cattolico e autonomo portata avanti da uomini come Augusto Mancini, Carlo Gabrielli Rosi, Col. Fausto Viola, Nuska Hoffman, Carlo Mariani, e sostenuta per anni dalle personalità lucchesi più vicine a questa parte attiva del mondo resistenziale – tra queste l’On. Maria Eeletta Martini – è pronta dunque ad offrire alla società il “Museo della memoria”, che oltre ad offrire un percorso, sarà luogo per la didattica delle scuole.

L’amministrazione comunale di Barga, in collaborazione con l’Istituto Superiore d’Istruzione, ATVL Lucca, ANPI Barga, Unitre Barga e Tralerighe libri, promuove presso l’aula magna dell’ISI un incontro per il Giorno del Ricordo. Il titolo dell’incontro è “Le foibe e la storia: una vicenda complessa”.
Sabato 9 febbraio alle ore 11 incontro con lo storico Andrea Giannasi che ricostruirà la complessa vicenda che ha portato alle foibe. La tragica storia di terre soggette ad un feroce processo di slavizzazione in chiave nazionalista, condotto dai partigiani titini. Grazie anche alle testimonianza video di Graziano Udovisi, il maestro che riuscì ad uscire dalla foiba, Claudio Smareggia e Elsa Crevatin, sarà possibile comprendere le ragioni di una vera e propria bonifica politica ed etnica condotta dai vertici politici e militari jugoslavi ai danni della comunità italiana in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia.
Le stragi compiute dopo l’8 settembre 1943 e poi nel maggio del 1945 furono il frutto di una serie di eventi coincidenti che portarono all’esodo di 350.000 italiani, ma anche migliaia di sloveni, croati, tedeschi e ungheresi cacciati dal nuovo regime. Le ragioni delle foibe furono l’insieme delle scelte asburgiche dalla metà del 1800 in chiave di germanizzazione di quelle regioni; del fascismo con l’opera di italianizzazione forzata iniziata fin dal 1919 (dal feroce squadrismo di frontiera) che limitò le libertà degli sloveni e dei croati; la riforma Gentile della scuola nel 1923; l’apertura del Tribunale speciale del regime fascista che portò alla sbarra centinaia di oppositori slavi. E poi l’occupazione militare italiana e tedesca nel 1941 e dopo l’8 settembre ’43 la sanguinosa guerra tra nazisti, fascisti della Repubblica Sociale Italiana e partigiani jugoslavi. E ancora a rendere più complesso il quadro la presenza nella penisola balcanica dei cetnici di Draža Mihailović, dei partigiani comunisti di Tito e degli ùstascia di Ante Pavelić.
Le foibe furono dunque il risultato di una vera e propria pulizia etnica ai danni prima di coloro che era parte integrante del regime fascista e poi di tutti coloro che essendo italiani rappresentavano un problema da estirpare. Nelle foibe finirono anche oppositori sloveni e croati che non riconoscevano le scelte imposte da Tito. Anche le minoranze tedesca e ungherese presenti nel nuovo stato jugoslavo furono costrette ad abbandonare il paese.
Quella della tragedia delle foibe è una pagina della storia molto complessa che deve essere studiata e affrontata non più in chiave ideologica o settaria, ma leggendo i fatti e le scelte prese sul campo dalle diverse realtà in lotta, fino al trionfo del nazionalismo slavo; senza tacere della terribile e sanguinosa dittatura fascista e dei massacri indiscriminati dei nazifascisti, dei cetnici, dei partigiani comunisti di Tito e degli ùstascia.
Partecipano all’incontro il Sindaco Marco Bonini, l’Assessore alla Cultura Giovanna Stefani, la Dirigente Scolastica Catia Gonnella, Paola Stefani, Massimo Talini, Mauro Campani e Vincenzo Cardone.

Giovedì 24 gennaio presso il palazzo del Quirinale a Roma si è svolta, con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la celebrazione del “Giorno della Memoria”. All’evento, oltre che le più importanti cariche dello stato, erano presenti anche i rappresentanti delle associazioni partigiane ANPI, FIVL e FIAP. Il Presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà, Prof. Francesco Tessarolo, ha rappresentato tutte le realtà federate alla cerimonia aperta dalla proiezione del filmato "Le donne nella Shoah", realizzato da RaiStoria, e dai saluti del vice Presidente del Memoriale della Shoah, Milena Santerini, della Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni e del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti.
Questo importante evento ha dato la possibilità al Capo dello Stato di consegnare la medaglia d'onore a Peppino Gagliardi e Livio Pedron, italiani deportati ed internati nei lager nazisti.
La cerimonia si è conclusa con il discorso del Presidente della Repubblica che ancora una volta ha sottolineato l’urgenza del lavoro sulla memoria.
Il Presidente Mattarella ha affermato: “Sono passati settantaquattro anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Eppure, nonostante il tanto tempo trascorso, l’orrore indicibile che si spalancò davanti agli occhi dei testimoni è tuttora presente davanti a noi, con il suo terribile impatto. Ci interroga e ci sgomenta ancora oggi. Perché Auschwitz non è soltanto lo sbocco inesorabile di un’ideologia folle e criminale e di un sistema di governo a essa ispirato. Auschwitz, evento drammaticamente reale, rimane, oltre la storia e il suo tempo, simbolo del male assoluto. Quel male che alberga nascosto, come un virus micidiale, nei bassifondi della società, nelle pieghe occulte di ideologie, nel buio accecante degli stereotipi e dei pregiudizi. Pronto a risvegliarsi, a colpire, a contagiare, appena se ne ripresentino le condizioni. Una società senza diversi: ecco, in sintesi estrema, il mito fondante e l’obiettivo perseguito dai nazisti. Diversi, innanzitutto, gli ebrei. Colpevoli e condannati come popolo, come gruppo, come ‘razza’ a parte.”
Il Presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà, Prof. Francesco Tessarolo, intende estendere un saluto e un augurio di buon lavoro a tutte le associazioni federate che da anni lavorano con incontri e progetti nelle scuole, affinché il messaggio che emerge dal Giorno della Memoria, sia sempre costante riferimento morale e culturale.

2 febbraio 2019

In occasione della cerimonia di commemorazione del 74° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà ha deciso di convocare per sabato 2 febbraio 2019, ad Udine, la prossima riunione della Giunta, partecipando anche con una folta delegazione alla cerimonia che si svolgerà a Faedis e Canebola (in provincia di Udine) il giorno successivo.

Domenica 3 febbraio si svolgerà a Faedis e Canebola la commemorazione del 74° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus: è un appuntamento a cui la Brigata Osoppo ha sempre mantenuto fede a partire dal primo anniversario, il 7 febbraio 1946, di cui peraltro esiste un eccezionale servizio fotografico. Sono foto che documentano la straordinaria partecipazione di popolo per ricordare i patrioti della Osoppo, uccisi su quei monti. Allora non c’erano ancora stati i processi che negli anni Cinquanta avrebbero condannato i responsabili di quell’eccidio, ma già era chiaro il contesto in cui si erano svolti i fatti, chi ne erano i responsabili e i mandanti.
Nei decenni successivi si tentò in ogni modo di far dimenticare quella pagina tragica della Resistenza: le malghe di Topli Uorch (questo è il nome della località nella parlata slava locale), divennero inaccessibili, complice anche l’abbandono di queste zone montane e il rapido avanzamento del bosco a scapito delle zone a pascolo. Con il terremoto del 1976, i fabbricati erano crollati e si erano perse le tracce dei sentieri che portavano sul luogo dell’eccidio: sembrava quasi che la natura e gli uomini volessero cancellare ogni ricordo di quell’assassinio…
Invece le cose presero un corso diverso: ci fu qualcuno che, a sue spese, fece arrivare gli operai e le ruspe fino ai margini del bosco, facendosi largo fra la vegetazione e, seguendo il vecchio sentiero, realizzò la nuova strada che portava fino alla malga dell’eccidio. Non fu una operazione semplice anche perché ci fu il proprietario di un terreno dove passava il tracciato che ritenne di essere stato danneggiato e quindi pensò bene di denunciare chi stava realizzando i lavori: si avviò il processo, ma tutti capirono che alla base della azione legale c’erano interessi politici. Si andò avanti per anni, fra udienze e perizie, alla fine tutto si chiuse con un nulla di fatto, a seguito della morte del proprietario che aveva promosso la causa.
Le malghe, di nuovo accessibili, furono poi acquisite dalla Provincia di Udine che nel corso degli anni successivi, grazie al finanziamento della Regione, realizzò notevoli lavori di sistemazione.
La caduta del Muro nel 1989, scosse anche i silenzi sui monti del Friuli: nel 1997 irruppe al Festival del Cinema di Venezia il film “Porzus” di Martinelli, suscitando polemiche fortissime. Alzò la voce anche Mario Toffanin “Giacca”, il comandante dei Gap, il capo degli assassini: nel dopoguerra era scappato in Slovenia, a Capodistria, dove si godeva la pensione che l’Italia gli aveva generosamente riconosciuto. Interpellato dai giornalisti disse: “Tornerei a fare tutto quello che ho fatto”.
Le polemiche però sembravano non intaccare il muro del silenzio, un “silenzio più triste della morte” come ripetevano gli osovani: chi avesse consultato Wikipedia ancora nel 2008, avrebbe trovato sull’eccidio poche righe, incomprensibili, che parlavano di questa strage in cui erano stati uccisi i partigiani della Brigata Osoppo, gravemente sospettati di collusioni e di contatti con i fascisti, i nazisti, la X^ Mas. Sì ammetteva che l’eccidio c’era stato ma la Brigata Osoppo se l’era andata a cercare….
Poi nel 2009 un colpo di scena: alcuni deputati, di varie forze politiche, anche di opposizione, presentarono una mozione affinché le malghe fossero riconosciute come monumento nazionale. La proposta passò in Commissione cultura della Camera all’unanimità e quindi nel 2010 il Ministro dei Beni culturali autorizzò il Decreto: le malghe diventano un bene di interesse culturale per tutta la nazione.
Non basta ancora: nel 2010 l’APO organizzò un convegno a Udine per parlare della violenza al Confine Orientale, portando storici di fama nazionale: emerse quello che tutti gli osovani andavano dicendo da decenni… finalmente lo dissero anche studiosi e docenti universitari che avevano colto l’essenza di quello che accadde a Topli Uorch: c’era chi aveva venduto questo pezzo dell’Italia all’ideologia comunista rappresentata da Tito e dalla Resistenza jugoslava. L’Osoppo poté dire “Ce l’hanno detto gli studiosi: lo abbiamo sempre sostenuto, ma ora ce lo dice chi ha letto le carte, i documenti, ha letto i fenomeni su scala europea.”
Gli atti del Convegno vennero raccolti nel volume “Porzus. Violenza e resistenza sul confine orientale”. Il libro suscitò attenzione, tanto che agli inizi del 2012, giunse a casa di Mario Toros, in gioventù patriota della Brigata Osoppo, poi parlamentare e ministro democristiano, una inattesa telefonata: “Sono Giorgio Napolitano,, ho letto il libro che è uscito sulla Resistenza osovana e su Porzus. Vorrei venire in Friuli per rendere omaggio a quei ragazzi uccisi dall’odio. Cosa ne pensi, cosa mi consigli? di te mi fido”. Mario Toros e Giorgio Napolitano si erano trovati su fronti contrapposti, ma si stimavano. Quello che si dissero i due non è noto, fatto sta che il Presidente della Repubblica in maggio venne in Friuli e, accompagnato da Mario Toros, andò a Faedis (le malghe sono situate in quel comune): davanti agli osovani disse parole importanti e coraggiose che resero un definitivo omaggio a quei poveri giovani che hanno reso la propria vita.
Nel giro di pochi anni quindi ciò che sembrava destinato all’oblio è tornato di attualità divenendo un argomento di cui si può parlare e che ha trovato un interesse sorprendentemente vivace: coloro che dopo il 2012 sono andati a cercare su Wikipedia la voce sull’eccidio, hanno trovato un dossier di decine di pagine con centinaia di note e citazioni…
Nel 2017 altri due fatti importanti: la Regione Friuli Venezia Giulia, proprietaria del monumento ha stabilito che le malghe siano date in concessione d’uso all’APO con lo scopo di custodirle e valorizzarle. In quei giorni l’APO decide di invitare l’ANPI a partecipare in forma ufficiale alla cerimonia: è la prima volta dopo 71 anni. Ne parlano i giornali di tutta Italia.
L’APO sottolinea ancora oggi i messaggi importanti che scaturiscono da Porzus: la Repubblica ha finalmente riconosciuto, senza se e senza ma, il ruolo che ebbero le Brigate Osoppo che, al pari di tutte le formazioni partigiane autonome, misero in primo piano la difesa della Patria e della Libertà, contro ogni dittatura.
Le malghe di Porzus rappresentano un luogo simbolo di inestimabile valore, in cui si materializza questa concezione della persona, della comunità e della Patria. Senza questo non vi è nemmeno speranza per il nostro futuro.
Le malghe di Porzus quindi non appartengono all’Osoppo: appartengono a tutti coloro che hanno a cuore la Resistenza e desiderano rendere omaggio a chi, come i martiri di Porzus, è caduto per difendere i confini del paese e la libertà di tutti contro ogni genere di totalitarismo.

Associazione Partigiani Osoppo - Friuli

In occasione della cerimonia di commemorazione del 74° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà ha deciso di convocare per sabato 1 febbraio 2019, ad Udine, la prossima riunione della Giunta, partecipando anche con una folta delegazione alla cerimonia che si svolgerà a Faedis e Canebola (in provincia di Udine) il giorno successivo.

Benvenuti nel nuovo sito web di FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Il progetto nasce dall’esigenza di creare momenti di interazione generazionale, nella quale trasferire il valore storico esistenziale delle esperienze vissute. Trasferire significa fare in modo che quei sentimenti, quelle esperienze, che hanno motivato l’azione e il sacrificio di molti, siano sentite dalle nuove generazioni non come vissuto dagli antenati, bensì come realtà concreta del proprio presente valoriale.

Lo strumento si orienta perciò alla diffusione degli ideali, alla condivisione, diffusione e fruibilità di documenti e testimonianze, attraverso il contributo e l’interazione delle associazioni confederate.

Un cammino ideale verso una concreta manifestazione di come la testimonianza possa costituire un patrimonio valoriale, tangibile e tramandabile, per le generazioni di oggi e quelle che verranno.

Rassegna stampa APPUNTAMENTI

Sabato 9 marzo 2019, nella splendida cornice dell’Eremo dei Santi Pietro e Paolo di Bienno si è svolta l’Assemblea programmatica e organizzativa provinciale dell’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia. Un’occasione importantissima, che ha permesso al folto numero di partecipanti di riflettere sul ruolo e sull’impegno per il futuro dell’Associazione, da sempre impegnata nella testimonianza della memoria storica della Resistenza bresciana e nella difesa dei valori che da essa sono scaturiti, e che la situazione nazionale e internazionale vede sempre più minacciati e negletti.

Nei numerosi interventi è stato dato grande rilievo al tema di riflessione scelto per l’anno associativo 2019: Guardando all’Italia e all’Europa con gli occhi dei nostri Padri. Si è sottolineata l’importanza dell’esperienza europea, che ha contribuito a costruire un mondo aperto, solidale e plurale e ha garantito la più lunga stagione di pace in Europa dai tempi dell’Impero romano di Augusto.

I valori di libertà, giustizia, democrazia, partecipazione, promozione e difesa della dignità e dell’integrità della persona umana, fratellanza e solidarietà tra i popoli, responsabilità dell’uomo nei confronti dei suoi simili su cui si è formata la Nuova Europa, sorta dalle macerie del secondo conflitto mondiale, sono tra le più straordinarie eredità che la Resistenza europea ha consegnato alle generazioni successive, e che oggi rischiano di essere obliterate da un dilagante egoismo.

L’Associazione ha deciso di concentrare sempre più la propria attenzione e il proprio impegno in primo luogo verso il mondo dei giovani e della scuola, che oggi è investito da stimoli e sollecitazioni – soprattutto provenienti dai social media – pericolosamente “fascisti”, inneggianti alla violenza, al razzismo, al suprematismo, al desiderio di semplificazione e alla ricerca dell’uomo forte. Sempre più si riutilizzano simboli, parole e messaggi del fascismo storico: siamo di fronte a quella che Laura Bianchini, più di settant’anni fa, chiamava la “tentazione fascista” della società postbellica, che mette in pericolo l’idea stessa di democrazia e di convivenza pacifica dell’Italia e dell’Europa.

Di fronte a questo pericolo, l’Associazione mette a disposizione le sue numerosissime e preziosissime risorse umane, fatte di impegno e di convinzione, per sostenere e difendere i valori della Resistenza, della Costituzione e dell’Europa cercando sempre più uno stretto dialogo con i giovani, vicini e lontani all’esperienza e alla storia delle Fiamme Verdi, per aiutare la società del nuovo millennio a camminare nel solco dei valori che sono costati tante vite umane più di settant’anni or sono.

Nel corso dell’Assemblea, a norma di Statuto, si è proceduto per acclamazione al rinnovo delle cariche sociali. Confermata nel ruolo di Presidente onoraria la staffetta partigiana Agape Nulli Quilleri e in quello di cappellano mons. Tino Clementi; nuovo presidente provinciale è stato eletto Alvaro Peli, che già ricopriva il ruolo di coordinatore provinciale.

Confermata anche larga parte della compagine del Consiglio Provinciale uscente, che risulta composto da Giovanni Boccacci, Pietro Ghetti, Gianantonio Girelli, Gianbattista Guerra, Ezio Gulberti, Mauro Leonesio, Luigi Mastaglia, Enrica Peli, Michele Porretti, Roberto Ravelli Damioli, Roberto Tagliani.