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Il valore della libertà, una conquista da tramandare
Rassegna stampa | Social

LA STORIA HA UN FUTURO (La Prealpina di Domenica 29 Gennaio 2017) 22 Gennaio 2017, Casa del Novecento (Villa Ottolini Tovaglieri), Busto Arsizio Nella nuova sede del Raggruppamento Alfredo di Dio, viene presentato il nuovo archivio digitale www.museopartigiano.it

In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’

Il TGR del TG Friuli Venezia Giulia ha aperto l’edizione del 5 febbraio 2017, dando risalto all’evento di Canebola, alle toccanti parole di Paola Del Din e a tutta la significativa Cerimonia di Porzus, impeccabilmente organizzata dall'Associazione Partigiani Osoppo. Guarda il TGR a questo link
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5c36b479-5420-4fa1-a929-b59ecfea72be.html#p=0

FAEDIS (UDINE) - Una ferita che si rimargina dopo 72 anni: è quella dell'eccidio di malga Porzus - al confine orientale del Paese - dove tra il 7 e il 18 febbraio del 1945 i Gruppi di azione patriottica (Gap) di Mario Toffanin (1912-1999), detto "Giacca", organici al IX Corpus di Tito, arrestarono e trucidarono senza processo 17 partigiani della Brigata Osoppo, i cosiddetti "fazzoletti verdi", guidati da Francesco De Gregori (Bolla), zio del cantautore, e dei quali faceva parte anche Guido Pasolini (Ermes), fratello del poeta e regista Pier Paolo.

A chiudere quella ferita è stata una cerimonia alla quale ha partecipato, in maniera ufficiale per la prima volta, una delegazione dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), guidata dal presidente regionale, Dino Spanghero. A sottolineare la portata storica dell'evento c'erano il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, e il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop.

"La Resistenza al confine orientale è stata ancora più dura - ha ricordato Spanghero - poiché all'aspetto della liberazione dal nazifascismo si erano aggiunti i temi legati all'italianità di queste terre". Lo stesso Giorgio Napolitano, quando era Presidente della Repubblica, parlò di Porzus come di "una zona d'ombra del movimento di liberazione".

Parole richiamate oggi da Rossi che ha sottolineato che, "senza nascondere una realtà storica che esiste, tutta la Resistenza racchiude in sé i valori fondamentali della nostra Costituzione, gli stessi valori che sono di riferimento al Paese". "Valori - ha aggiunto Iacop - che sono oggi ancora attuali e dei quali la cerimonia di Porzus rappresenta un momento di sintesi". "Una giornata storica", ha detto Serracchiani per "un gesto che assume - ha sottolineato - un significato di pace e di riconciliazione".

Erano stati don Redento Bello (Candido), padre spirituale dei partigiani "osovani", e Giovanni Padoan (Vanni), già comandante della divisione Garibaldi-Natisone, nel 2001-2003, ad aprire la strada della riappacificazione o, per lo meno, della condivisione dell'immane tragedia che condizionò non poco la vita politica di queste terre fino a qualche decennio fa. Ma il loro abbraccio e la loro "preghiera comune" a Porzus non venne raccolta dai dirigenti dei due sodalizi - l'Associazione Partigiani Osoppo e l'Associazione nazionale partigiani d'Italia - che rimasero abbastanza freddi e sulle rispettive posizioni quanto alle responsabilità dell'eccidio. Oggi la presenza dell'Anpi ha messo la parola "fine" a una delle pagine più buie e tristi della Guerra di liberazione nazionale.

"La democrazia non è un dono, ma una conquista", ha detto il sindaco di Faedis, Claudio Zani, nella cerimonia durante la quale Rossi ha consegnato medaglie della Resistenza a quattro partigiani: Fioravate Bucco, di Forni di Sopra; Alessandro Dorigo, di Roveredo di Varmo (alla memoria); Bruno Moretti e Guido Ravenna, di Treviso.

Fonte

La Federazione Italiana Volontari della Libertu00e0 u2013 Centro XXV Aprile
Con il patrocinio di:

  • Comune di Albissola Marina
  • Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Comitato Prov.le di Savona
  • Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona

In occasione:

  • della celebrazione del “10 febbraio – Giorno del Ricordo”, istituito con la legge nazionale 30 marzo 2004 n. 92 per conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale» e previsto dalla legge regionale 24 dicembre 2004 n. 29
  • del 70° anniversario del Trattato di Parigi, del 10 febbraio 1947

Presso il MuDA Centro Esposizioni, in Via dell'Oratorio, 2 Albissola Marina, domenica 5 febbraio 2017 alle ore 16, promuove l'evento: "IL GIORNO DEL RICORDO" con il seguente programma:

Domenica 5 febbraio 2017 alle ore 16 Inaugurazione della Mostra: “I COLORI DI UN RICORDO” con opere degli artisti soci FIVL: Ennio Bianchi, Giovanna Crescini, Caterina Galleano, Valter Mellano, Beppe Ricci, Mariella Tissone, Claudio Zunino. A cura di: Federico Marzinot.

Sabato 11 febbraio 2017 alle ore 16 Evento conclusivo: Saluti delle Autorità e dei Rappresentanti di Associazioni ed evocazione del “Giorno del Ricordo” Presentazione del Volume: “OMBRE E COLORI” di Antonio Rossello, Ed. “Divinafollia”, Caravaggio (BG), intervengono: Sergio Giuliani e Giorgio Siri

"Le opere in mostra intendono evocare stati d’animo, situazioni ed avvenimenti vissuti in vari momenti dai protagonisti delle vicende dell’esodo giuliano-dalmata, epilogo di guerre e di altri eventi del Novecento, caratterizzati da spinte nazionalistiche e da contrastanti ideologie politiche. Nel libro si ritrovano echi di episodi e di problematiche presenti pure nei fatti che hanno dato vita all’esodo giuliano-dalmata e alla sua commemorazione con il “Giorno del Ricordo"

La S.V. u00e8 invitata a parteciparern

Sabato 7 gennaio, nel Duomo di Savona, la società civile, il mondo sportivo, tantissima gente, provenienti dalla Provincia di Savona e da altre parti d’Italia, stretti intorno alla famiglia, agli amici e ai collaboratori, per porgere l’estremo saluto al Cav. Di Gran Croce Lelio Speranza, Vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà (FIVL) e per decenni Presidente del Coni savonese, figura emblematica a livello nazionale nell’impegno civile e sportivo.

In questo triste momento non è facile trovare le parole per ricordare un amico – lo scorso ottobre avevamo festeggiato i 90 anni – con cui ho condiviso un lungo periodo di comunanza intellettuale e di impegno pubblico, per testimoniare insieme gli Ideali di Libertà e Patria, all’insegna del motto, attribuito a Marco Tullio Cicerone, Ubi libertas, ibi patria, Dove c'è libertà, là è la mia patria.
Lo faccio anche a nome di tanti amici, pure loro compagni di viaggio di Lelio, partecipi con lui di innumerevoli e memorabili iniziative svolte negli anni con le associazioni. Alcuni di essi fanno oggi parte del “Centro XXV Aprile”, che ho l’onore di presiedere, la cui fondazione avvenne sotto gli auspici di Speranza, che ne ha rivestito la carica di presidente onorario. Il “Centro XXV Aprile”, in seno alla F.I.V.L., si propone di tenere viva la memoria storica e civile dei valori della Resistenza e della Liberazione, in particolare dell’Ideale di Libertà, anche attraverso la Cultura e l’Arte quali libere espressioni dello Spirito, rivolgendosi con un linguaggio attuale alle persone comuni e, in particolare, ai giovani che, ormai, sono lontani da quegli avvenimenti.
Mi sento di farlo, riconoscente, perché Lui, ancora vivente, mi concesse la libertà di scrivere il volume “La Fiamma che arde nel cuore”. Un testo che avrebbe potuto rappresentare la sua biografia ma che, proprio Lui, Uomo lontano dai clamori e dall’autoreferenzialità, volle si trasformasse in un’opera che cerca di tracciare in forma originale una cornice di avvenimenti, e relativi protagonisti, che contribuirono a segnare la storia più recente di Savona e Provincia, ma non solo. Lelio Speranza, fungendo da cicerone attraverso le pagine più rilevanti del testo, fu autore di vari commenti e fonte preziosa di particolari spesso inediti. Un libro che spero possa ancora rappresentare lo spirito con cui Speranza partecipò a tanti manifestazioni patriottiche e sportive, portando la sua parola appassionata.
Ci sono state molte cose per cui ho sentito Lelio un Uomo a me affine, una persona con cui mi sono sempre inteso al volo.
Devo l’amor di Patria a mio nonno Gio Batta, classe 1898, Carabiniere durante la Grande Guerra e fino al 1920, all’epoca di moti socialisti e anarchici. Il 25 luglio 1943, alla notizia della caduta di Mussolini, la fede antifascista lo fece salire su una scala per svellere il fascio littorio dal fronte de “La Casa della Madre e del Bambino” di Savona, di cui era custode. Dopo l’8 settembre, denunciato all’autorità della R.S.I., evitò la deportazione in Germania, soltanto per via di quattro figli piccoli. Trasfuse per primo in me, bambino, gli ideali dell’Arma, di Patria e di Libertà.
Non potrò mai rinnegare motivazioni che appartengono a una stagione della mia vita, né lontana, né archiviata, tanto che ancora, al punto cruciale dei cinquant’anni, sentendo di dover andare oltre, non senza difficoltà, cerco di seguire il suo esempio. Per vicissitudini di servizio militare, anche se talvolta ai non avveduti pare strano, ho l’orgoglio e il titolo legittimo di rivestire i duplici panni di Alpino e Carabiniere e talora nelle cerimonie alterno la bustina con la fiamma e il cappello con la penna. Proprio militando nelle Associazioni d’Arma savonesi ebbi la fortuna e l’onore di conoscere direttamente l’Uomo, in una stagione della vita che per me segnava la maturità, per lui la saggezza. Lo avevo già rasentato negli anni ottanta, quando, studente universitario, mi addentrai negli ambienti del sociale, in cui molti sostenevano che, se solo ne avesse avuto voglia, avrebbe potuto benissimo essere eletto in Parlamento.
Le cronache cittadine scrivevano spesso di Lui, che pertanto appariva ai miei occhi un autorevole “personaggio”, arrivato e inarrivabile. Destino volle che lo incrociassi casualmente una domenica mattina d’inverno di una ventina di anni fa. Non c’è da stupirsi. Sono casi che possono capitare. La vita è piena di incontri casuali, circostanze fortuite, persone perdute e ritrovate, fatti marginali o suggestioni che possono mutare il corso degli avvenimenti. Passeggiavo per Corso Italia, con Balduino Astengo, l’allora Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC); discutevamo di una manifestazione di cui io stavo curando i preparativi. Astengo lo scorse e si avvicinò al vecchio amico, con il quale condivideva memorie della Resistenza e di suo zio Cristoforo, noto avvocato savonese, fucilato dai fascisti il 27 dicembre 1943 presso il Forte della Madonna degli Angeli. Bastarono pochi accenni ai nostri propositi per incuriosirlo e coinvolgerlo, cosa che, non nascondo, mi procurò lì per lì qualche dubbio e preoccupazione. Mi stavo sbagliando perché, nonostante fosse di quasi quarant’anni più anziano, e molto più esperto di me, il Comandante non stravolse, anzi assecondò i miei intenti, valorizzandoli, fornendomi concreto aiuto e preziosi consigli, come Lui sapeva ben fare, quando credeva in qualcosa o in qualcuno. Presero così forma e furono realizzati alcuni significativi impegni dell’ANC di Savona, di cui nel frattempo divenni il più giovane Presidente.
In tale veste, fu per me un privilegio indimenticabile consegnare a Lelio, visibilmente commosso, l’attestato di socio benemerito del Sodalizio, durante un raduno interprovinciale, nel 2005 ad Albissola. Quasi sempre presso il suo studio nella sede del CONI, durante lunghe conversazioni, tra immancabili divagazioni sulle sue vicende passate, furono ideate altre importanti iniziative. In questo modo potei sviluppare la mia personale conoscenza di Lelio, del suo carattere, delle sue idee e della sua storia. Rivisitando la Sua vita, vidi in Lui uno di quegli Italiani, forti di temperamento, duri di carattere, semplici nei costumi e nelle tradizioni, che cercano forza, onore e fratellanza nell’amicizia e nei vincoli di unione.
Uomini, la cui memoria è d’esempio alle nostre più fortunate generazioni, che possono godere, anche grazie a loro, dell’impareggiabile dono della Pace e della Libertà. Tutto ciò si è tradotto nello slancio con cui, guidando molti altri con carisma, per oltre settant’anni si sono perpetuati i tre piani sintomatici del carattere dinamico ed evolutivo della vita di Speranza: uno nella dimensione privata (l’Uomo) e due in quella pubblica (il Patriota e lo Sportivo). La sua storia racchiude il fascino di un’ispirazione vera, spontanea e incontaminata. Sorprendente appare l’ampiezza dei suoi interessi e del suo operato. Perché Speranza non è mai stato, pienamente definibile; in lui c’era più di quanto non lasciasse trasparire. Non solo l’impegno civile e sportivo, ma anche il sociale, in senso lato, la cultura, la politica e la religione.
Si ha difficoltà a districarsi nella ragnatela che Lui ha intessuto, nella parabola di una vita intensa, intelligentemente vissuta. Ecco come in me nacque l’idea del libro a lui dedicato: la “Fiamma che arde nel Cuore”. Lelio ha mantenuto alta la medesima “Fiamma” da sportivo e da patriota. Così, la “Fiamma Olimpica“, allo stesso modo di quella del fregio del copricapo dei Carabinieri, è vivida luce che rischiara gli oscuri meandri del sotterfugio e delle scorciatoie immorali. Negli anni il mio rapporto con Lui si rafforzò ulteriormente. La consegna da parte Sua della medaglia d’argento della Federazione Italiana Volontari della Libertà, in memoria del gesto compiuto da mio nonno, fu l’atto che sancì il mio ingresso nella famiglia della FIVL, di cui Speranza è stato storico animatore. Un’Associazione che completamente rispecchia le mie passioni, per la testimonianza dei valori propugnati dalla Resistenza, tanto nelle commemorazioni patriottiche quanto nell’attualità di iniziative artistiche e culturali espressione della Libertà creativa dell’individuo. Un impegno non semplice ma entusiasmante, che con la nascita del “Centro XXV Aprile” –FIVL ha superato i limiti della Provincia di Savona, ampliandosi al Basso Piemonte e al Genovesato, grazie a opportunità e legami umani nel tempo creatisi. Un disegno sempre da Lui puntualmente condiviso e approvato, con l’attenzione che poteva avere un Uomo attento sempre ai problemi del prossimo, sempre pronto a dare il Suo aiuto, il Suo consiglio, la parola giusta, il Suo rimprovero ove necessario ma anche, nobile: Il Suo perdono a chi lo ha meritato. Dietro il difetto di rischiare lo smarrimento nel labirinto della Sua vita complessa, si cela, infatti, un vantaggio irripetibile, non solo per quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di condividere con lui un cammino: attraverso Speranza, e le sue vicende, ci è permesso rivivere il punto centrale della storia savonese contemporanea. In tal senso, fedeli ad un Amico sincero, diventa oggi una responsabilità concretizzare il suo insegnamento nel quadro di un cambiamento generazionale e delle complesse evoluzioni della società.
Ma proseguiremo in nome del binomio Libertà e Patria, gli Ideali che abbiamo condiviso e testimoniato con Lelio Speranza.

Antonio Rossello Presidente Centro XXV Aprile – FIVL 7 gennaio 17

Fonte

Di seguito potrete trovare un articolo sulle esequie di Lelio Speranza con rassegna fotografica tratto da Trucioli - Blog della Liguria e Basso Piemonte
Link all articolo

Sarà presentato giovedì 19 gennaio presso la Biblioteca F.lli Rosselli, presso la Villa Groppallo, in via Aurelia 72 a Vado Ligure, il libro “La fiamma che arde nel cuore”, un volume scritto da Antonio Rossello che ripercorre la vita e l’intensa attività nella realtà sportiva savonese di Lelio Speranza, storico presidente del Coni scomparso lo scorso 4 gennaio. La presentazione inizierà alle ore 16.00 e sarà condotta dal giornalista Giorgio Siri; oltre all’autore saranno inoltre presenti gli artisti Ennio Bianchi e Mariella Tissone.

L’Associazione Raggruppamento Divisione Patrioti Alfredo di Dio è lieta di annunciare la presentazione del nuovo portale web www.museopartigiano.it che permetterà la consultazione documentale delle sedi di Busto Arsizio e Ornavasso, grazie alla digitalizzazione. Sono invitati i soci, le amministrazioni comunali e la cittadinanza sabato 28 gennaio 2017, alle ore 11 presso la nuova sede di Busto Arsizio, presso Villa Tovaglieri di Via Alessandro Volta, 11.

Benvenuti nel nuovo sito web di FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Il progetto nasce dall’esigenza di creare momenti di interazione generazionale, nella quale trasferire il valore storico esistenziale delle esperienze vissute. Trasferire significa fare in modo che quei sentimenti, quelle esperienze, che hanno motivato l’azione e il sacrificio di molti, siano sentite dalle nuove generazioni non come vissuto dagli antenati, bensì come realtà concreta del proprio presente valoriale.

Lo strumento si orienta perciò alla diffusione degli ideali, alla condivisione, diffusione e fruibilità di documenti e testimonianze, attraverso il contributo e l’interazione delle associazioni confederate.

Un cammino ideale verso una concreta manifestazione di come la testimonianza possa costituire un patrimonio valoriale, tangibile e tramandabile, per le generazioni di oggi e quelle che verranno.

Rassegna stampa APPUNTAMENTI

In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’