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Il valore della libertà, una conquista da tramandare
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Nell'Ottantesimo anniversario dello scioglimento delle Brigate Internazionali che combatterono in Spagna per la Repubblica contro i franchisti - sostenuti dall'Italia fascista e dalla Germania nazista - si terrà a Lucca sabato 10 novembre alle ore 17,30 un incontro presso la sala “Corsi” del Centro culturale Agorà. Promotori dell’evento l’Associazione Toscana Volontari della Libertà, l’associazione Historica Lucense e Tralerighe libri.
L’evento affronterà il ruolo della donna durante il conflitto ricordando le immani violenze compiute nei loro confronti da entrambi gli schieramenti. I lavori saranno introdotti dalla relazione di Simonetta Simonetti dal titolo “Donne in guerra”, seguito poi dall’intervento di Bruno Giannoni autore del libro "Le stelle su Madrid", presentato da Marco Vignolo Gargini. Letture di alcune pagine dal libro saranno a cura dell'attrice Sandra Tedeschi. Coordinerà Andrea Giannasi.
Solamente durante la guerra civile spagnola, combattuta tra il 1936 e il 1939, gli uomini e le donne da ogni paese del mondo seppero fare fronte comune al fascismo. Le Brigate Internazionali non erano solamente unità di combattimento, ma veri laboratori politici, sociali, culturali. In questo contesto storico Bruno Giannoni ambienta il libro “Le stelle su Madrid”, un vero e proprio percorso durante il quale il protagonista “sceglie” di essere un cittadino del mondo, pronto a lottare contro le ingiustizie e le sopraffazioni, scoprendo che la guerra civile spagnola fu guerra combattuta da moltissime donne.
Con altri andrà in Spagna perché lì, il 17 luglio 1936, iniziò realmente il Secondo conflitto mondiale. Ernest, l’ingles, combatte i Falangisti di Franco sostenuti dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, e lo fa mettendo in campo tutto se stesso, insieme a Maria.
Insieme ad anarchici, comunisti, socialisti, trotskisti, uomini e donne sognano un mondo migliore, più giusto innamorandosi della libertà. Saranno alla fine le stelle e le barricate di Madrid i testimoni della storia di Ernest, l'ingles e di Maria, uniti come molti altri da una guerra civile che fece migliaia di morti in entrambi i campi e che fu solo il primo grande terribile palcoscenico della tragedia che in pochi anni sconvolse l’Europa intera.

Una cerimonia semplice presso il municipio di Bastia Mondovì per la sottoscrizione del protocollo d’intesa fra lo stesso Comune in provincia di Cuneo e l’Associazione Volontari della Libertà del Piemonte e la Federazione Italiana Volontari della Libertà. Si tratta di una forma esemplare di collaborazione fra pubblico e privato per la valorizzazione dei beni culturali.

Lasciamo parlare i protagonisti, innanzitutto Paolo Crosetti, sindaco del piccolo comune piemontese che ha creduto fin da subito alla proposta di collaborazione fra la sua amministrazione e le due storiche associazioni della Resistenza autonoma.

“La storia della comunità di Bastia – esordisce Crosetti - è strettamente legata a quella delle formazioni autonome: qui dalla primavera del 1944 fino all’aprile del 1945 operarono le formazioni che facevano capo a Enrico Martini Mauri, il mitico comandante della Prima Divisione Alpina, e che nel dopoguerra decise di realizzare qui il Sacrario destinato a ricordare il sacrificio degli oltre mille giovani caduti nella lotta di Liberazione.”

“Il ricordo di questa presenza partigiana è continuato fra la nostra gente anche in anni più vicini – continua Crosetti – infatti nel 2006 un esponente storico della resistenza autonoma, Giuseppe Anacar, decise di donare al nostro comune il suo cospicuo archivio-biblioteca, e tale precisa volontà venne assecondata dal sindaco di allora, Giuseppe Ferrua che non solo decise di accettare la donazione, ma anche si adoperò per realizzare una degna sede di tale prezioso materiale, realizzando la nuova biblioteca.”

“I sindaci che si sono succeduti a Giuseppe Ferrua – continua ancora Crosetti – hanno sostenuto e valorizzato questi due importanti beni culturali, il Sacrario e la Biblioteca, ma oggi diamo un importante cambio di passo, che ritengo sarà determinante per valorizzare in particolare l’archivio, mai ancora studiato e che indubbiamente contiene documenti fondamentali per comprendere non solo i difficili lunghi mesi della Resistenza, ma anche i complicati anni del dopoguerra, quando i contrasti non mancavano e che furono determinanti per l’avvio della nuova democrazia.”

Commosso il ricordo del presidente della Associazione Volontari della Libertà, Mario Anacar: “Con soddisfazione vedo oggi realizzarsi la volontà e il sogno di mio fratello Giuseppe, che per anni ha raccolto la documentazione delle formazioni autonome del Piemonte e poi anche quella dell’intera Federazione. Ringrazio il Comune di Bastia e la Federazione che in questi mesi si sono adoperati per far convergere le rispettive volontà volte a valorizzare il Sacrario e la Biblioteca/archivio.”

Gli fa eco la storica segretaria dei Volontari della Libertà piemontesi, Maria Beccaria: “Per noi è un momento di grande soddisfazione: crediamo che possiamo trovare un forte impulso per i tanti amici che hanno vedono nella esperienza delle formazioni autonome un grande esempio cui guardare con attenzione anche oggi.”

Infine Carlo Scotti, che ha sottoscritto il protocollo d’intesa a nome della Federazione Italiana Volontari della Libertà, di cui ricopre la carica di vice presidente: “Vogliamo dare un forte impulso – esordisce Scotti – alla ricerca sulle radici che costituiscono la storia della Federazione. La documentazione conservata nell’archivio di Bastia costituisce un importante completamento del nostro archivio che è conservato a Voghera e che proprio dallo scorso anno abbiamo iniziato a riordinare.”

“L’intenzione – conclude Scotti – è quella di completare il riordino e la inventariazione di entrambi gli archivi e se sarà necessario procedere alla digitalizzazione al fine di consentire a studiosi e ricercatori di fare le opportune ricerche su documentazione mai prima analizzata e studiata. Ci stiamo avvalendo di una Commissione di indirizzo di cui fanno parte uno storico affermato come il professor Paolo Pezzino e di una validissima esperta archivista come la dottoressa Natalia Stocchi. La firma di questo protocollo d’intesa è un ulteriore passo per procedere in questa direzione.”

In questi giorni in cui si rende onore alle Forze Armate e si festeggia il Giorno dell’Unità Nazionale, l’APO ha ricordato i tanti uomini e donne delle Brigate Osoppo che hanno dimostrato con il proprio sacrificio personale di aver amato la Patria: varie delegazioni si sono recate nei tanti luoghi dove sono sepolti coloro che hanno combattuto per la difesa dei propri “Fogolars” come dice il motto osovano.
Sono così stati ricordati uomini e donne straordinari cui è toccato vivere momenti tragici della nostra storia ma che hanno saputo affrontare con coraggio situazioni drammatiche.
“Abbiamo reso omaggio – afferma il presidente dell’APO Roberto Volpetti - alle tombe dei nostri uomini: alle tante medaglie d’oro fra i quali ricordiamo Renato Del Din, Giovanni Battista Berghinz, Aldo Zamorani e Giuseppe De Monte, ai comandanti osovani come Candido Grassi, Manlio Cencig e Marino Silvestri, altri come Giorgio Zardi, Pietro Pascoli, Federico Tacoli e Cesare Marzona che per lunghi anni sono stati presidenti dell’APO. Non abbiamo dimenticato le grandi figure di sacerdoti che ci hanno accompagnato come don Emilio de Roia, don Redento Bello e don Ascanio de Luca. Un ringraziamento al Comune di Udine che provvede a ricordare Gastone Valente, osovano ucciso alle malghe di Porzus, e cittadino benemerito della nostra città.”
“Un fiore - continua Volpetti - è stato portato ai monumenti funebri ove sono sepolti assieme partigiani della Osoppo: quelli di Udine, di Attimis, di Gemona del Friuli e al sacello che sul muro del Cimitero udinese ricorda i fucilati del febbraio 1945.”
“Rendere onore alle Forze Armate – conclude Volpetti – e ricordare coloro che hanno perso la vita per la Patria costituisce il doveroso gesto che dobbiamo compiere, anche se ci rendiamo conto che ciò non basta. Per questo auspichiamo che questo gesto di onore e di rispetto venga compiuto davanti a tutti i nostri ragazzi in quanto è a loro che dobbiamo rivolgere il nostro appello a non dimenticare e a onorare queste persone: in loro dobbiamo riporre la speranza e trasmettere un messaggio di pace per conservare la memoria di quanto è stato. Occorre sempre ribadire che se siamo qui con le nostre libertà lo dobbiamo anche a quegli straordinari giovani che hanno perso la vita per difendere la Patria.”

Associazione Partigiani Osoppo – Friuli

È morto a Carrara il partigiano cuneese Aldo Sacchetti, 97 anni, Medaglia d’Argento al valor militare, grande protagonista della Resistenza e della liberazione di Cuneo dai nazi-fascisti.
Originario di Roma, l’8 settembre del 1943 si unì alla banda “Italia Libera” di Duccio Galimberti e nel 1944, in valle Pesio con il capitano Piero Cosa, assunse il comando della brigata, poi della III Divisione Alpi, divenendo anche capo collegiale del “Servizio X” (servizi segreti) con l’avvocato Dino Giacosa. La mattina del 27 aprile 1945, da giovane luogotenente, alla testa della sua colonna attraversò sotto il fuoco nemico il ponte sul torrente Gesso e guidò i propri uomini in piazza Torino, liberando la prefettura e la caserma “Mussolini” dai fascisti. “Per questo avrebbe meritato la cittadinanza onoraria di Cuneo” ricorda lo storico cuneese Sergio Costagli, che ebbe modo di conoscere e instaurare una profonda amicizia con il partigiano.
Sacchetti fu membro della prima giunta della Federazione Italiana Volontari della Libertà.

n questi giorni in cui si rende onore alle Forze Armate e si festeggia il Giorno dell’Unità Nazionale, la Federazione Italiana Volontari della Libertà ha ricordato i tanti uomini e donne delle formazioni partigiane autonome che hanno dimostrato con il proprio sacrificio personale di aver amato la Patria: varie delegazioni si sono recate nei tanti luoghi dove sono sepolti coloro che hanno combattuto per la difesa della libertà del nostro Paese. Sono così stati ricordati uomini e donne straordinari cui è toccato vivere momenti tragici della nostra storia ma che hanno saputo affrontare con coraggio situazioni drammatiche.
“Abbiamo reso omaggio – afferma il presidente della Federazione Francesco Tessarolo - alle tombe dei nostri uomini: alle tante medaglie d’oro, ai comandanti delle varie formazioni e che poi nel dopoguerra guidarono la FIVL come Raffaele Cadorna, Enrico Mattei, Mario Argenton, Aurelio Ferrando, Paolo Emilio Taviani e poi ancora i presidenti degli ultimi anni, Ermes Gatti e Guido De Carli. Non abbiamo dimenticato le grandi figure di sacerdoti che ci hanno accompagnato come don Barbareschi che ci ha lasciato di recente. Un pensiero ai tanti che sono rimasti privi di una tomba su cui poter portare un fiore. Non voglio dimenticare il partigiano Aldo Sacchetti, protagonista della liberazione di Cuneo e scomparso proprio in questi giorni.”
“Rendere onore alle Forze Armate – conclude Tessarolo – e ricordare coloro che hanno perso la vita per la Patria costituisce il doveroso gesto che dobbiamo compiere, anche se ci rendiamo conto che ciò non basta. Per questo auspichiamo che questo gesto di onore e di rispetto venga compiuto davanti a tutti i nostri ragazzi in quanto è a loro che dobbiamo rivolgere il nostro appello a non dimenticare e a onorare queste persone: in loro dobbiamo riporre la speranza e trasmettere un messaggio di pace per conservare la memoria di quanto è stato. Occorre sempre ribadire che se siamo qui con le nostre libertà lo dobbiamo anche a quegli straordinari giovani che hanno perso la vita per difendere la Patria.

Voghera, 2 novembre 2018
Ufficio Stampa Federazione Italiana Volontari della Libertà.

IL CNL (Comitato di liberazione nazionale) a Fosdinovo si era costituito già nell'estate del 1944, proprio nel periodo in cui un reparto di SS del tenente Alberth Fischer aveva preso possesso del locale Castello Malaspina. Fra i suoi componenti spiccava il nome del giovane viceparroco, don Florindo Bonomi (nella foto), originario di Fivizzano, che pure durante le sue prediche non nascondeva il suo orientamento antifascista. All'inizio di agosto, con l'accusa di essere in combutta con i partigiani, don Florindo venne fermato dalle Brigate Nere di Carrara: interrogato per giorni, venne poi rilasciato dietro richiesta pressante del vescovo Sismondo, con la promessa che non si sarebbe allontanato dalla sede vescovile di Pontremoli. In realtà, il giovane vicecurato della parrocchia di San Remigio non smise mai di operare a favore della Resistenza. In quel periodo, fra l'altro, i nazisti si erano scatenati in una sanguinosa caccia all'uomo culminata nelle stragi di San Terenzo Monti, Vinca e Marciaso, costata la vita a centinaia di civili e la distruzione di quelle borgate. Agli inizi di settembre don Bonomi fu prelevato dalle SS nella canonica di Fosdinovo e detenuto nel loro comando per lungo tempo; fu torturato e infine, trasportato su un mezzo militare lungo la carrozzabile nei pressi di Gragnola (Fivizzano), scaraventato in strada e ucciso con una scarica di mitra. Aveva 26 anni. Per ricordare la memoria di questo giovane sacerdote, al quale sono intitolate le locali scuole medie, l'amministrazione di Fosdinovo sabato alle 15,30 inaugurerà un altare marmoreo all'interno del cimitero. Sul marmo, donato dal Laboratorio Mazzucchelli di Carrara, è scritto: «A don Florindo (1918-1944), prete nella Resistenza, membro fondatore del Cln di Fosdinovo». Roberto Oligeri

Il Convegno di Matelica è stato organizzato dalla Associazione Geopolitica Enrico Mattei, (AGEM) in occasione dell’anniversario della scomparsa del Presidente dell’ENI, caduto con il suo aereo il 28 ottobre 1962 ed ha visto la partecipazione di personalità illustri, allo scopo proprio di ricordare le sue straordinarie capacità, che hanno profondamente segnato la storia italiana dagli anni della Resistenza fino ai primi anni Sessanta.
Alla presenza del Sindaco di Matelica Alessandro Delpriori e di un folto pubblico di studenti, lo hanno ricordato l’arch. Marco Miconi, segretario della Associazione Partigiani Cristiani, il prof. Claudio Pettinari, Rettore della Università degli studi di Camerino, il dottore Riccardo Strano, già dirigente della Regione Marche, il dottor Paolo Quercia, studioso di geopolitica e l’ambasciatore Paolo Foresti.
Ognuno di loro ha voluto ricordare la straordinaria personalità di Mattei, connotata innanzitutto da una eccezionale capacità di intuire le prospettive di lavoro e di sviluppo per l’Italia e che lo portava a costruire e tenere contatti con quasi tutto il mondo. L’unico scopo era quello di creare opportunità di lavoro, visto come unica forma di riscatto per il nostro paese, povero di risorse energetiche ma così straordinariamente ricco di creatività ed energie umane ed intellettuali e che portavano i nostri operai e i nostri tecnici a primeggiare nei confronti di chiunque.
Mattei era conscio di queste caratteristiche della nostra gente, che aveva imparato a conoscere nella sua Matelica, poi a Milano come imprenditore, e poi ancora (e forse fu la esperienza più importante…) come comandante della Resistenza cattolica.
Questa affermazione potrà sembrare strana, ma al convegno lo ha ricordato alla conclusione Roberto Volpetti, segretario della Federazione Italiana Volontari della Libertà. Volpetti, friulano, ha ricordato il fortissimo legame di Mattei con i partigiani: il 25 aprile 1962 egli era a Udine con oltre 20.000 partigiani della FIVL e in quella occasione fece proprio un memorabile intervento, in cui espresse il meglio di sé. Ricordò le radici della nostra storia, rinnovando le grandi pagine della storia antica e ricordò i grandi condizionamenti della storia recente, con un paese prostrato dalla carenza di risorse naturali, di lavoro, di unità politica e poi dalla dittatura. Gli italiani con la Resistenza vollero cambiare pagina, ed era quindi suonata l’ora del riscatto, che Mattei intravvedeva proprio nella grande possibilità offerta dalle risorse messe a disposizione dall’ENI in Italia e soprattutto all’estero. E poi una grande fiducia nella Provvidenza che, come egli sosteneva, “assiste sempre tutti ed assiste il nostro Paese che fiorisce e si rinnova”.
Mattei quindi considerava quindi la Resistenza come l’inizio del grande riscatto del proprio Paese, quell’Italia da lui tanto amata e percorsa in lungo ed in largo per attivare sempre nuove iniziative.
Un convegno importante quindi perché rivolto a mettere nella giusta luce il ruolo di questo grande protagonista della nostra storia, e bene ha fatto quindi l’Associazione Geopolitica Enrico Mattei, presieduta da Aroldo Curzi Mattei, ad organizzarlo, in una cornice significativa come quella di Matelica, ma soprattutto alla presenza di tanti giovani.

Ufficio Stampa Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Non è giusto raffigurare la vita di Teresio Olivelli con lo schema usato per santi come Paolo e Francesco. Quindi una fase iniziale dell'esistenza che potremmo definire poco luminosa (l'adesione convinta al fascismo ai tempi del collegio universitario Ghisleri a Pavia nella seconda metà degli anni Menta) e una seconda segnata dalla conversione all'antifascismo e dalla morte in un lager nazista. Non è la chiave giusta per capire la statura e l'attualità dell'autore della bellissima preghiera dei ribelli per amore che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre 1943, beatificato a Vigevano lo scorso 3 febbraio, come spiega Anselmo Palini nell'ultima, completa biografia del beato pubblicata da Ave. Olivelli è sì beatificato per il gesto che lo ha condannato: venne picchiato a morte in odium fidei a soli 29 anni nel lager nazista di Hersbruck nel gennaio 1945 per aver difeso un compagno. Aveva già deciso di offrire la sua vita per il prossimo anche negli altri campi italiani e tedeschi dove era stato detenuto. Ma fu fin dall'infanzia credente autentico e trascinatore, militante della Fuci e dell'Azione cattolica eppure al tempo stesso nonostante i problemi che poteva creargli l'adesione all'associazionismo cattolico convinto sostenitore del regime che vedeva come mezzo per arrivare a una società compiutamente cristiana. Nella biografia, uscita a distanza di mesi dalla beatificazione, Palini ricorda che Olivelli non si ribellò ad esempio alle leggi razziali e all'antisemitismo perché ritenne che alla fine il buon senso avrebbe prevalso nella prassi e si arruolò volontario per la campagna di Russia. Al tempo stesso l'autore cita chi fece scelte diverse, ovvero i martiri della non violenza e dell'obiezione alla guerra per la propria fede (alcuni beatificati) uccisi negli stessi anni per essersi rifiutati di indossare una divisa o giurare fedeltà al nazifascismo come l'altoatesino Josef MayrNusser o il gruppo tedesco della Rosa Bianca. E ricorda gli altri cattolici italiani antifascisti che contribuirono alla resistenza e alla nascita delle brigate partigiane cattoliche delle Fiamme verdi tra Brescia e Milano. spesso pagando con la vita: i più noti sono don Mazzolari, il beato Focherini e gli scout delle Aquile randagie di don Giovanni Barbareschi, ma la lista è lunga e ancora da completare. Ma non si può giudicare quel tempo e i suoi protagonisti con gli occhi di chi è nato e cresciuto con la democrazia. Per Palini la fede ingenua di Olivelli nel fascismo è tipica di molti della sua generazione, indottrinati fin dall'infanzia dalla propaganda e sviati da cattivi maestri. Ai quali occorrerà la discesa negli inferi della guerra di Russia per capire gli errori e la vera natura del fascismo. Dopo l'arresto del Duce e l'armistizio tanti giovani cattolici come Olivelli, per la prima volta lasciati liberi di scegliere, optano per la Resistenza o, quantomeno, per la renitenza alla leva repubblichina e si battono per la libertà e la democrazia. Ribelli veramente per amore, insomma. Gli ultimi due anni di vita del giovane, che diventa una delle figure più nobili dell'antifascismo, sono trascorsi in clandestinità con le Fiamme verdi, delle quali diventa esponente di spicco, tra Brescia, la montagna e Milano fino alla cattura e alla detenzione. E nel libro sono descritte come compimento di un cammino spirituale ed esistenziale che lo porta a praticare la carità cristiana anche in condizioni estreme e disumane fino alla morte, lasciandoci una testimonianza di amore per l'uomo, la libertà e la giustizia più che mai attuale.

Benvenuti nel nuovo sito web di FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Il progetto nasce dall’esigenza di creare momenti di interazione generazionale, nella quale trasferire il valore storico esistenziale delle esperienze vissute. Trasferire significa fare in modo che quei sentimenti, quelle esperienze, che hanno motivato l’azione e il sacrificio di molti, siano sentite dalle nuove generazioni non come vissuto dagli antenati, bensì come realtà concreta del proprio presente valoriale.

Lo strumento si orienta perciò alla diffusione degli ideali, alla condivisione, diffusione e fruibilità di documenti e testimonianze, attraverso il contributo e l’interazione delle associazioni confederate.

Un cammino ideale verso una concreta manifestazione di come la testimonianza possa costituire un patrimonio valoriale, tangibile e tramandabile, per le generazioni di oggi e quelle che verranno.

Rassegna stampa APPUNTAMENTI

In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’