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Il valore della libertà, una conquista da tramandare
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In occasione della commemorazione del Giorno della Memoria l’Associazione Toscana Volontari della Libertà (ATVL) in collaborazione con ISI “Pertini” e con il patrocinio del Comune di Lucca, venerdì 1 febbraio alle ore 10,30 presso l’auditorium di San Micheletto organizza un incontro con le scuole.

Ospite Barbara Rosenberg e la storia del nonno vittima della persecuzione, prima nazista e poi italiana. Un ebreo costretto a fuggire dalla Germania, perdendo ogni avere, per ritrovarsi costretto a doversi nascondere per via delle Leggi Razziali in Italia. Negli anni ’80 poi un viaggio in auto con la nipotina per “raccontargli” una storia; la storia. Le vicende personali e della famiglia e l’odio antisemita del quale egli è stato vittima.

Durante l’evento sarà proiettato il docufilm “Le rose di Ravensbuck” la storia del campo di sterminio dedicato solamente alle donne. Coordina l’evento la Prof.ssa gemma Giannini.

Saluti di Ilaria Vietina (ass. comune di lucca), Simonetta Simonetti presidente di ATVL e di Walter Ramaciotti della FIAP.

Venerdì 30 novembre alle ore 17 presso il Palazzo delle Esposizioni (Fondazione Banca del Monte di Lucca) con la collaborazione dell’Associazione Toscana Volontari della libertà (ATVL) in piazza San Martino è stato presentato il saggio di Simonetta Simonetti “Onore e sacrificio. Lucca, le donne, la Guerra del ’15-’18. La vita giorno per giorno”. L’autrice, Oriano Landucci, presidente della Fondazione BML, Ilaria Vietina, assessore al Comune di Lucca e Andrea Giannasi.
Quando la guerra sembrava non finire più, quando l’assenza degli uomini di casa era ormai solo un doloroso ricordo e la difficoltà di trovare qualcosa da mettere sulla tavola diventava una sfida quotidiana e quando ormai le donne si erano più o meno adeguate allo stravolgimento dei ruoli sociali e familiari imposti dai tempi, lo Stato richiese loro ancora sacrificio, resistenza, comprensione.
A Lucca come in tutto il paese nacquero il Comitato Femminile Pro Patria, il Comitato di Azione Civile Lucchese, il Fascio Femminile e le donne si fecero crocerossine o allestirono laboratori per cucire uniformi o confezionare scaldarancio da consegnare ai soldati al fronte. Ma la divisione fu netta tra la nobiltà e l’alta borghesia che, elevata in una posizione dominante, organizzava raccolte e riunioni, mentre dall’altra parte le operaie e le contadine lottavano contro i rincari del prezzo del pane e con la penuria di prodotti alimentari.
Anche nelle città lontano dal fronte si combattevano guerre, ma non per conquistare le patrie terre irredenti, bensì diritti. Le donne si trovarono asse della bilancia perché in assenza degli uomini richiamati “lassù”, furono loro ad entrare in fabbrica ed assumersi nuove responsabilità. Uscire di casa per iniziare un nuovo cammino di emancipazione che terminò solo alla fine del Secondo conflitto mondiale.
Le donne italiane furono al centro di una continua e pressante propaganda e dopo i figli a loro venne chiesto di donare anche i pochi beni – per chi era povero, ovvero la stragrande maggioranza – che rappresentavano l’ultima risorsa per sopravvivere.
Questo è uno dei tanti bandi patriottici che richiamava all’ordine proprie loro che a casa resistevano proprio come i mariti o i figli al fronte: «Donne d’Italia! La Madre immortale che è la patria, ieri vi chiese i figli, oggi vi domanda l’oro, i figli belli, operosi, gagliardi, per combattere il nemico duro della stirpe, l’oro per forgiare le armi a difesa dei figli ad offesa dello straniero. Donne d’Italia, aiutate i Reggimenti a vincere. Con l’oro è tessuta la lana, battuto il ferro, temprato il buon metallo dei cannoni. Date a piene mani, senza rimpianto, l’oro delle eredità care e dei doni di ricordanza. I doni di ricordanza migliore saranno le parole scritte dai figli sopra un campo di battaglia, in una giornata di vittoria. Negli scrigni delle oreficerie custodite le lettere che vengono dal campo, le medaglie che il valore conquistò. Donne d’Italia date ali d’oro alla Vittoria.
Per la Patria in pericolo, pel dolore che c’incombe, per la memoria di tanti martiri nostri, sacrifichiamo tutto quello che è umanamente possibile sacrificare! E prima di tutto sacrifichiamo il lusso, gli svaghi, le inutili spese, gli abiti sfarzosi, i cappelli di alta moda, le calzature costose. Che importa tutto ciò? La moda oggi non esiste, non deve esistere; che ognuna di noi sacrifichi la sua ambizione, la sua vanità, la sua suscettibilità. Tutte, e specialmente quelle largamente provviste di ricchezze, devono per prime, dar esempio di sacrificio e di modestia. Non un centesimo spendere per i vostri abiti, per i vostri acconciamenti; pensate che tanti lutti, tante lacrime e tante angosce sono intorno a noi! Pensate che tante madri dolenti ci guarderanno con orrore se, nella nostra persona, ritroveranno ancora la leggerezza e la vanità di un tempo».

La Giunta Esecutiva della Federazione Italiana Volontari della Libertà ha approvato il Programma annuale di interventi sulla base del finanziamento accordato dal Ministero della Difesa: numerosi i progetti che possono così essere portati a termine da parte della Federazione ma soprattutto da parte delle Associazioni aderenti.
In particolare sono numerosi gli interventi di conservazione e valorizzazione di monumenti, sacrari e cimiteri partigiani, con l’obiettivo di salvaguardare concretamente il bene comune della Memoria: la sistemazione generale dell’area Votiva del Monte Penice (Pavia), il ripristino delle lapidi presso il Sacrario Partigiano di Bastia Mondovì (Cuneo), la sistemazione del cimitero partigiano di Valle Pesio, (Cuneo), la realizzazione della struttura permanente sulla storia della Divisione Acqui a Cefalonia, gli interventi migliorativi del monumento nazionale delle Malghe di Porzus (Udine) e la sistemazione del sacello di Granezza, in provincia di Vicenza.
Un altro settore di intervento sono stati i progetti legati alla valorizzazione di strutture museali: la realizzazione di una area espositiva presso la sede nazionale della FIVL a Voghera, la realizzazione di pannelli presso la sala Museo dell’isola di Corfù, interventi di ammodernamento presso il Museo Storico della Liberazione di Lucca e l’installazione dei dispositivi anti intrusione presso il museo della Divisione Patrioti Alfredo Di Dio a Busto Arsizio. Da ultimo il sostegno dei progetti di carattere formativo nelle scuole di Brescia, Cuneo, Voghera e Vicenza.
“Anzitutto mi sembra giusto sottolineare – commenta il presidente della FIVL Francesco Tessarolo – il grande lavoro che abbiamo svolto in questi ultimi anni, impostando dei progetti che prevedono una forte integrazione fra la Federazione e le associazioni territoriali. La Federazione si fa carico di impostare il progetto e di portarne poi avanti il coordinamento, assumendo a proprio carico una parte delle azioni e degli oneri e lasciando poi alle singole Associazioni l’effettiva gestione ed attuazione sui singoli territori. E’ una formula che ha trovato un notevole apprezzamento da parte delle nostre Associazioni e che sta riscontrando risultati inattesi e molto positivi, tanto che il programma ha ottenuto l’approvazione unanime da parte della Giunta Esecutiva, anche se abbiamo inevitabilmente dovuto apportare delle riduzioni rispetto al programma iniziale.”
“Mi preme sottolineare un fatto importante –prosegue Tessarolo – ovvero che la nostra Federazione sta facendo il suo dovere in questi frangenti non facili per il nostro Paese: le risorse che il Ministero ci trasferisce ogni anno vengono utilizzate al meglio per ottimizzare il loro effetto. Ma non solo: accanto a questi fondi del Ministero, noi riusciamo a sommare fondi provenienti dalle nostre Associazioni, dalle Fondazioni Bancarie del territorio, da privati e da altri enti pubblici. Va sottolineato anche il fatto che molte iniziative nascono da apposite convenzioni stipulate con le Amministrazioni locali, che si trovano ad avere sempre meno risorse per realizzare anche gli interventi più urgenti di manutenzione: queste forme di collaborazione consentono di valorizzare adeguatamente strutture e patrimoni archivistici a favore dei cittadini e delle comunità. Siamo fieri di compiere in tal modo il nostro dovere, realizzando progetti con finalità educative, che certamente aiutano la coesione sociale e al tempo stesso mettono in moto cantieri oppure incarichi a ricercatori e operatori culturali, perlopiù giovani spesso sotto occupati.”
“Ringraziamo il Ministro della Difesa – conclude Tessarolo – per la fiducia che ha ritenuto di accordarci e confidiamo che negli anni prossimi prosegua questo importante canale di finanziamento, i cui effetti sono indubbiamente positivi, sotto tanti punti di vista.”
Voghera, 3 dicembre 2018

Il 12 dicembre l’AVL Piemonte – con il presidente Mario Anacar - ha portato la bandiera della F.I.V.L. presso la caserma “Morelli di Popolo”, dove il Comune di Torino aveva invitato le associazioni Combattentistiche e della guerra di Liberazione alla commemorazione del 75o anniversario della battaglia di Mignano Monte Lungo (CE). La manifestazione ricorda i combattimenti che consentirono l’avanzata verso il Lazio delle truppe alleate di Liberazione.

Nella densa omelia del sacerdote, e nella lucida e toccante rievocazione da parte di un anziano ufficiale che partecipò a quella battaglia, sono stati messi in risalto i valori etici universali il cui adempimento continuativo, a costo del pericolo e del sacrificio personale, garantiscono che la vita civile possa essere tutelata nel rispetto di ogni cittadino.

Nella 2a parte della cerimonia sul piazzale della caserma, tra le bandiere ai due lati innalzate, è stata deposta da parte della Regione Piemonte e del Comune di Torino una corona al cippo dei caduti di quella battaglia.

L’età non mi ha consentito di vivere il tempo della Resistenza e di conoscere direttamente i fatti e i personaggi, come Vico che oggi ricordiamo. Non ho avuto l’occasione di partecipare direttamente alle vicende resistenziali, ma l’inizio dei momenti tragici che sarebbero seguiti ebbe a cadere addosso alla mia famiglia quel 9 di settembre 1943. Quando una delle cannonate sparate sulla stazione ferroviaria di Massa, dove sostava un convoglio tedesco, cadde in Via San Remigio di Sotto nel punto in cui si trovava a quel giorno e in quel momento la mia sfortunata sorella undicenne. Fu la prima vittima civile di quelle giornate nella città di Massa. Esse furono anche l’inizio del riscatto, morale e politico degli Italiani, e insieme dolorose e indimenticabili per me e per la mia famiglia.
Il nome del comandante Vico che oggi ricordiamo mi riporta adesso a quei giorni e alle Poste, sede di lavoro di Vico al cui interno lui iniziò la sua attività di partigiano. Perché la sede delle Poste mi ricorda anche che fu lì dove si produsse l’episodio del soldato italiano brutalmente disarmato da un militare della Wermacht, per cui nacque il moto di reazione che indusse Alberto Bondielli ad accendere il fuoco della Resistenza a Massa e che si estese in tutta la provincia.
Noi della seconda generazione, quei fatti li abbiano sentiti raccontare dalla viva voce di chi li visse e abbiamo partecipare alle loro emozioni. Mentre coloro ai quali noi li ripetiamo hanno bisogno di qualcosa in più delle nostre parole, perché sono necessari esempi vissuti, offerti dai narratori e da quanti celebrano le vicende partigiane.
Occorre dimostrare coi fatti che le sofferenze di quel periodo non sono rimaste vane. Che esse hanno contagiato la nostra vita e ci hanno insegnato a dover rispondere con comportamenti di onestà e di fraterna intesa e solidarietà, come quella che vissero i Resistenti e che costò loro sacrifici e sangue.
In questi giorni abbiamo ricordato il centenario della fine della guerra del 15 – 18 e della sua vittoriosa conclusione. L’Italia quella guerra la vinse, guidata da un governo democratico. Una democrazia certamente incompleta: nella quale mancava il suffragio universale e dove quasi metà degli elettori era semianalfabeta o analfabeta del tutto E tuttavia la guerra fu vinta. L’Italia unita allora in solo Stato divenne anche una sola nazione.
L’Italia sotto il Fascismo, privata delle libertà politiche e imprigionata in un regime autoritario e isolazionista, fu portata a decidere e a condurre un'altra guerra, quella degli anni quaranta. Una guerra che divenne mondiale per il numero degli Stati, degli uomini e delle popolazioni coinvolte. E quella guerra fascista l’Italia la perse. I costi e le conseguenze non sono ancora completamente scontati.
Mettiamo anche questa tra le ragioni del nostro antifascismo, quando contrastiamo provocazioni, gesti e rivendicazioni di ancora troppi nostalgici; spesso del tutto inconsapevoli di quello che furono il fascismo e i suoi lasciti negativi.

Giancarlo Rivieri

Si è svolta sabato 24 novembre a Pordenone la cerimonia per ricordare la figura di Franco Martelli, nome di battaglia “Ferrini” patriota della Brigata Osoppo, fucilato dai tedeschi nel novembre del 1944 e insignito della medaglia d’oro al valor militare.
Nato a Catania nel 1911 Franco Martelli era ufficiale dell’Arma di Cavalleria. Nel 1941 partecipò alle operazioni belliche in Slovenia, come capitano del Reggimento "Cavalleggeri di Saluzzo". Nei giorni seguenti all'armistizio Franco Martelli, rientrato il Friuli, si dedicò all'organizzazione della Brigata Osoppo nella zona di Pordenone assumendo, per oltre un anno, il ruolo di Capo di stato maggiore della formazione "Ippolito Nievo", una formazione mista osovana e garibaldina. Nel novembre del 1944, catturato dai nazifascisti, resistette per giorni alle più atroci torture, finché il 27 novembre fu fucilato nel cortile della Caserma Umberto I° a Pordenone.
Prima di morire Franco Martelli ebbe modo di scrivere al tenente Michele Galati, di Belcastro (Catanzaro), per raccomandargli i suoi quattro figli in tenera età. Galati li adottò ed oggi i discendenti dell'eroe della Resistenza portano il cognome Martelli Galati.
La città di Pordenone fin dall’immediato dopoguerra ha voluto tributare al maggiore Franco Martelli un doveroso omaggio, ricordando così la sua straordinaria figura di patriota: non solo intitolandogli uno dei principali viali di accesso alla città, ma anche ponendo una lapide al cimitero presso il quale è sepolto. Infine da alcuni anni le Associazioni partigiane hanno voluto realizzare un monumento nel cortile interno della Caserma Umberto I° (che nel dopoguerra cambiò nome diventando Caserma movm Franco Martelli) sul luogo ove venne fucilato.
Anche quest’anno la cerimonia dedicata al suo ricordo è stata organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo, dall’Associazione Arma di Cavalleria e dal Comune di Udine. Dopo la Santa Messa presso la Chiesa di San Francesco in via Cappuccini, è seguito l’omaggio alla tomba del maggiore Martelli, con la posa della corona e alcuni interventi di commemorazione della medaglia d’oro da parte delle Associazioni e delle Autorità.
E’ seguita la cerimonia presso il cortile della ex Caserma ove è stato realizzato il monumento che ricorda il luogo della fucilazione. Dopo la deposizione della corona vi sono gli interventi dell’Autorità Comunale,del presidente dell’Anpi di Pordenone Loris Parpinel e dell’esponente dell’Apo Riccardo Tomè. E’ intervenuta la signora Ludovica Martelli Galati, nipote di Franco Martelli e la medaglia d’oro Paola Del Din, presidente emerito della Fivl.

Nel febbraio del 1918 a Montecatini, dopo la fuga precipitosa dei genitori nei giorni di Caporetto, nasceva Giovanni Battista Berghinz, medaglia d’oro al valor militare, partigiano nelle fila della Brigata Osoppo, torturato e ucciso nella Risiera di San Sabba.
L’Associazione Partigiani Osoppo nella caserma di via San Rocco in Udine che gli ne è dedicata ricorderà assieme ai militari del III Guastatori l’eroe in una significativa cerimonia che si terrà giovedì 6 dicembre alle ore 15,30.
Giovanni Battista Berghinz, figlio di una delle più illustri famiglie udinesi, dopo gli studi classici brillanti ed aver incominciato la frequenza universitaria, all’approssimarsi della seconda guerra mondiale si iscrive alla scuola allievi ufficiali di artiglieria, ma ben presto come molti giovani d’allora affascinati dal volo, non potendo diventare pilota studia da osservatore aereo. Dall’alto degli aeroplani guida le batterie degli artiglieri e, una volta entrata l’Italia in guerra, svolge la sua missione in vari fronti dai Balcani alla Libia sino in Francia. Ed è proprio nel sud della Francia che lo coglie l’8 settembre 1943. I tedeschi circondano il campo di volo e costringono i giovani ad aderire alla Repubblica di Salò. Berghinz dopo essersi rifiutato riesce a fuggire dal luogo in cui è prigioniero e con un viaggio avventuroso riesce a ritornare a Udine.
Riprende gli studi e si laurea in giurisprudenza, ma nei primi mesi del 1944 è di nuovo impegnato nelle attività clandestine della resistenza osovana in Udine, addetto alla sorveglianza delle truppe di occupazione ed al rifornimento dei fazzoletti verdi che combattono in montagna.
Per un periodo riesce ad evitare il peggio, ma una o più spie lo segnalano alla polizia germanica che tenta di coglierlo nel sonno. Riesce a fuggire attraverso i tetti, ma dalla casa del fascio lo vedono e viene catturato. Portato nella sede della SD in via Cairoli è più volte sottoposto a dolorose torture ma non apre bocca, non tradisce gli amici. Trasferito alle Carceri del Coroneo a Trieste subisce orribili violenze da Odilo Globocnick in persona, il capo della polizia del Litorale Adriatico. Moribondo viene prelevato da una “macchina nera” e portato alla Risiera, di nuovo torturato e poi non si è saputo più nulla, scomparso nel forno crematorio.
L’Osoppo lo ricorda con gratitudine e per questo dopo una breve preghiera del parroco di San Rocco ci saranno alcune brevi commemorazioni da parte delle autorità civili e militari presenti e del Presidente dell’APO Roberto Volpetti. La relazione ufficiale sarà tenuta da Roberto Tirelli autore di un libretto biografico su Berghinz –nome di battaglia Barni edito in questa occasione dall’Osoppo. Saranno presenti alla cerimonia la nipote di Giovanni Battista, la signora Alessandra Bernabò Munno e il cugino Alessandro Berghinz.

Benvenuti nel nuovo sito web di FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Il progetto nasce dall’esigenza di creare momenti di interazione generazionale, nella quale trasferire il valore storico esistenziale delle esperienze vissute. Trasferire significa fare in modo che quei sentimenti, quelle esperienze, che hanno motivato l’azione e il sacrificio di molti, siano sentite dalle nuove generazioni non come vissuto dagli antenati, bensì come realtà concreta del proprio presente valoriale.

Lo strumento si orienta perciò alla diffusione degli ideali, alla condivisione, diffusione e fruibilità di documenti e testimonianze, attraverso il contributo e l’interazione delle associazioni confederate.

Un cammino ideale verso una concreta manifestazione di come la testimonianza possa costituire un patrimonio valoriale, tangibile e tramandabile, per le generazioni di oggi e quelle che verranno.

Rassegna stampa APPUNTAMENTI

In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’