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Rassegna Stampa Teresio Oliveli

Non è giusto raffigurare la vita di Teresio Olivelli con lo schema usato per santi come Paolo e Francesco. Quindi una fase iniziale dell'esistenza che potremmo definire poco luminosa (l'adesione convinta al fascismo ai tempi del collegio universitario Ghisleri a Pavia nella seconda metà degli anni Menta) e una seconda segnata dalla conversione all'antifascismo e dalla morte in un lager nazista. Non è la chiave giusta per capire la statura e l'attualità dell'autore della bellissima preghiera dei ribelli per amore che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre 1943, beatificato a Vigevano lo scorso 3 febbraio, come spiega Anselmo Palini nell'ultima, completa biografia del beato pubblicata da Ave. Olivelli è sì beatificato per il gesto che lo ha condannato: venne picchiato a morte in odium fidei a soli 29 anni nel lager nazista di Hersbruck nel gennaio 1945 per aver difeso un compagno. Aveva già deciso di offrire la sua vita per il prossimo anche negli altri campi italiani e tedeschi dove era stato detenuto. Ma fu fin dall'infanzia credente autentico e trascinatore, militante della Fuci e dell'Azione cattolica eppure al tempo stesso nonostante i problemi che poteva creargli l'adesione all'associazionismo cattolico convinto sostenitore del regime che vedeva come mezzo per arrivare a una società compiutamente cristiana. Nella biografia, uscita a distanza di mesi dalla beatificazione, Palini ricorda che Olivelli non si ribellò ad esempio alle leggi razziali e all'antisemitismo perché ritenne che alla fine il buon senso avrebbe prevalso nella prassi e si arruolò volontario per la campagna di Russia. Al tempo stesso l'autore cita chi fece scelte diverse, ovvero i martiri della non violenza e dell'obiezione alla guerra per la propria fede (alcuni beatificati) uccisi negli stessi anni per essersi rifiutati di indossare una divisa o giurare fedeltà al nazifascismo come l'altoatesino Josef MayrNusser o il gruppo tedesco della Rosa Bianca. E ricorda gli altri cattolici italiani antifascisti che contribuirono alla resistenza e alla nascita delle brigate partigiane cattoliche delle Fiamme verdi tra Brescia e Milano. spesso pagando con la vita: i più noti sono don Mazzolari, il beato Focherini e gli scout delle Aquile randagie di don Giovanni Barbareschi, ma la lista è lunga e ancora da completare. Ma non si può giudicare quel tempo e i suoi protagonisti con gli occhi di chi è nato e cresciuto con la democrazia. Per Palini la fede ingenua di Olivelli nel fascismo è tipica di molti della sua generazione, indottrinati fin dall'infanzia dalla propaganda e sviati da cattivi maestri. Ai quali occorrerà la discesa negli inferi della guerra di Russia per capire gli errori e la vera natura del fascismo. Dopo l'arresto del Duce e l'armistizio tanti giovani cattolici come Olivelli, per la prima volta lasciati liberi di scegliere, optano per la Resistenza o, quantomeno, per la renitenza alla leva repubblichina e si battono per la libertà e la democrazia. Ribelli veramente per amore, insomma. Gli ultimi due anni di vita del giovane, che diventa una delle figure più nobili dell'antifascismo, sono trascorsi in clandestinità con le Fiamme verdi, delle quali diventa esponente di spicco, tra Brescia, la montagna e Milano fino alla cattura e alla detenzione. E nel libro sono descritte come compimento di un cammino spirituale ed esistenziale che lo porta a praticare la carità cristiana anche in condizioni estreme e disumane fino alla morte, lasciandoci una testimonianza di amore per l'uomo, la libertà e la giustizia più che mai attuale.