Care amiche, cari amici,
Oggi è il 27 gennaio, Giorno della Memoria.
In questa data, che ricorda l’abbattimento dei cancelli del lager di Auschwitz nel freddo inverno del 1945, ricordiamo lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, e tutti coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Una data che non è un banale rito da rinnovare “perché si deve”, ma un esercizio di lucidità. La memoria non è un museo, né un monumento: è una domanda costante che interroga il nostro passato e il nostro presente.
Questo un giorno che ci consegna molti compiti. Ne voglio ricordare almeno tre, molto concreti.
Il primo compito è vigilare sul linguaggio. Ogni volta che sentiamo parole che riducono una persona a una categoria – “parassiti”, “invasori”, “subumani”, “problematici” – dobbiamo ricordare che la disumanizzazione è sempre l’anticamera della violenza.
Il secondo compito è difendere gli spazi della coscienza: scuola, cultura, associazioni, informazione e tutti gli ambienti in cui si costruisce il pensiero critico. Quando questi spazi vengono controllati, addomesticati, intimiditi, la democrazia si indebolisce.
Il terzo compito è coltivare la responsabilità personale e collettiva. Non per vivere nel senso di colpa o nella paura, ma per riconoscere che la storia non si fa solo sui campi di battaglia o nei palazzi del potere: si costruisce ogni giorno, con l’impegno quotidiano a incontrare l’altro, riconoscendolo fratello. Sempre, non solo il 27 gennaio.
Roberto Tagliani
Presidente Nazionale FIVL
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Nei molti pensieri e nelle altrettante emozioni di questa giornata, facciamoci guidare dalle parole sapienti e ispirate di Primo Levi, sopravvissuto e poeta:
