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Nell’incontro, in cui verrà anche presentata una guida sulla Resistenza in montagna, saranno celebrate le figure dei due partigiani, l’uno medico e l’altro sacerdote, scomparsi 45 e 40 anni fa

(Villa Minozzo, 21 ottobre 2017). “Nell’occasione vogliamo celebrare due straordinari personaggi della Resistenza nel periodo del secondo conflitto mondiale, l’onorevole e medico Pasquale Marconi, ‘Franceschini’, e don Domenico Orlandini, ‘Carlo’, di cui quest’anno ricorrono il quarantacinquesimo e il quarantesimo della scomparsa”: così Elio Ivo Sassi, vicepresidente dell’Associazione liberi partigiani italiani - partigiani cristiani (Alpi-Apc) di Reggio Emilia, annuncia l’incontro sul tema della Resistenza in montagna, in programma per sabato pomeriggio (28 ottobre) a Minozzo, nel salone della casa mezzadrile dell’antica Pieve.

“Il ritrovo - spiega Sassi che, oltre ad essere responsabile dell’organizzazione, dirigerà e presiederà l’evento - è previsto per le 14.30, con accoglienza nel piazzale antistante la chiesa, mentre dalle 15 inizieranno ufficialmente i lavori con i saluti del sindaco Luigi Fiocchi e dell’onorevole Danilo Morini, presidente provinciale di Alpi-Apc. L’iniziativa della nostra associazione è patrocinata dal Comune di Villa Minozzo e dall’Unione dei Comuni, con l’adesione degli altri territori del comprensorio, Castelnovo ne’ Monti, Carpineti, Casina, Toano, Vetto e Ventasso, e la collaborazione della Federazione italiana volontari della libertà, del gruppo Alpini di Villa Minozzo, della locale Croce verde, dell’Arcipretura, del Centro studi Fiamme verdi e degli Usi civici di Minozzo, nonché dell’Associazione carabinieri di Villa e Toano”.
Dopo l’intervento introduttivo di Elio Ivo Sassi, il professor Paolo Gandini, il dottor Tarcisio Zobbi e il capogruppo degli Alpini, Marco Zobbi, presenteranno in anteprima la guida “La via delle Fiamme Verdi”. Si tratta di una pubblicazione “che - sottolinea il vicepresidente dell’associazione Alpi-Apc - ricalca i luoghi e i percorsi che hanno caratterizzato le azioni della 284.a Brigata ‘Italo’, appartenente alle formazioni partigiane di ispirazione cattolica impegnate nella guerra di Liberazione, fondata da don ‘Carlo’ nell’estate del 1944, con proiezioni di immagini relative a questo progetto editoriale”.
Seguiranno le relazioni del professor Giuseppe Giovanelli e di monsignor Giovanni Costi, che parleranno in modo approfondito dei partigiani Pasquale Marconi e della sua “azione nella Resistenza” e di Domenico Orlandini, “prete e comandante nelle Fiamme Verdi”. Conclude il vicepresidente Alpi-Apc Sassi: “L’incontro avrà termine col dibattito e un momento conviviale. Sarà anche possibile ammirare diversi cimeli della seconda guerra mondiale, messi cortesemente a disposizione da alcuni privati. Crediamo che quello di sabato prossimo sia un appuntamento davvero significativo per approfondire, fra l’altro, le figure di due protagonisti della Liberazione nell’Appennino reggiano, ma non solo, il cui ruolo non è stato ancora svelato in tutta la propria grandezza”.

L'assurda proposta di effettuare una manifestazione nella capitale, a ricordo della famigerata marcia su Roma del 28 ottobre 1922, che tanti lutti e sofferenze portò all'Italia, ha suscitato ampio sdegno e riprovazione. Lo scorso 29 settembre, l’esigenza di contrastare adeguatamente l’insorgente tendenza a dimenticare cosa fu il ventennio fascista ha riunito a Roma le maggiori associazioni partigiane, ANPI, FIVL e FIAP, le forze sindacali e politiche ed il mondo dell’associazionismo e tutti sono stati concordi nel denunciare la gravità della cosa e la necessità di assumere iniziative adeguate; tra queste, il ripetuto invito al ministro degli Interni a vietare ogni manifestazione a ricordo della marcia su Roma ed un incontro nazionale antifascista, che si terrà in Campidoglio il prossimo 28 ottobre, con l’introduzione del presidente dell’ANPI, Carlo Smuraglia, ed i saluti della sindaca di Roma, Virginia Raggi, e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; seguiranno gli interventi di una storica, la prof.ssa Giulia Albanese, e della vicepresidente del Senato, Rosa Maria Di Giorgi, mentre le conclusioni saranno affidate al presidente federale della FIVL, Francesco Tessarolo, a dimostrazione di quello spirito unitario e paritario che guidò le formazioni partigiane nel corso degli ultimi, terribili venti mesi del Secondo Conflitto Mondiale e che deve essere concordemente riaffermato anche oggi.

Giornata del ricordo con la commemorazione del settantatreesimo anniversario dell'eccidio dei comandanti partigiani Alfredo Di Dio e Attilio Moneta, vittime dell’imboscata attuata dai nazifascisti il 12 ottobre 1944 a Cursolo, con la ricorrenza che si è articolata in quattro momenti distinti: prima le soste ai cimiteri di Malesco e di Finero, quindi la commemorazione al Sasso di Finero e infine un ultimo momento al monumento ai Caduti di Cursolo. “Questa di oggi è la giornata di ricordo ma anche della riconoscenza” ha evidenziato Emanuele Rossi, presidente della Casa Museo Partigiano Alfredo Di Dio di Ornavasso. Tanti i gagliardetti presenti tra i quali delli dell’Anpi di Villa Cortese, del Comune di Inveruno e della Città di Busto Arsizio. Presenti alla commemorazione i partigiani Riccardo Zerba di Villa Cortese e Mario Parmigiani di Ornavasso, poi le autorità vigezzine rappresentate dai sindaci di Malesco (Enrico Barbazza),Craveggia (Paolo Giovanola),Toceno (Tiziano Ferraris) e Villette (Pierangelo Adorna) ed esponenti della Valle Cannobina. “Giornate come queste valgono come, e forse anche di più, della lettura di tanti libri di storia – ha affermato il sindaco di Cursolo Orasso, Alberto Bergamaschi -. Infatti lo spirito e la realtà degli eventi si percepiscono meglio a contatto diretto con i luoghi, le vicende personali e le narrazioni di chi ha lottato anche a costo della propria vita, per la libertà, la dignità e la democrazia; la loro drammatica esperienza si fissa ben più facilmente indelebile nella memoria di chi oggi usufruisce dei vantaggi conseguenti al loro sacrificio”. Questo in fondo l’obiettivo della giornata: memoria e riconoscenza anche nei confronti dei tanti anonimi partigiani che hanno condiviso con Moneta e Di Dio ideali e obiettivi concreti. La lotta partigiana in montagna “ma anche al piano” ha puntualizzato Gianni Manini, presidente del Raggruppamento Patrioti Divisione Di Dio: “non si può dimenticare anche l’importanza che rivestirono le staffette nel portare informazioni e rifornimenti”. “Questa giornata deve essere di ricordo ma anche stimolo e impegno per l’avvenire”. Profonda e toccante l’orazione ufficiale di Paolo Crosa Lenz, storico e scrittore: “Oggi sui luoghi degli eccidi e fucilazioni, spesso c’è una lapide che ricorda ragazzi morti, a volte pochi hanno un nome e una fotografia, molti solo una scritta di sei lettere: “ignoto”. Non sappiamo chi fossero, ma conosciamo cosa li spinse a combattere su queste montagna; sappiamo che in un mattino di inizio estate, con il fieno alto che profumava l’aria, oppure in una nebbiosa giornata d’autunno i loro sogni furono infranti e i loro ideali raccolti da altri. Cosa rimane oggi di quelle esperienze? Certo, istituzioni democratiche consolidate, un’Italia repubblicana, una Costituzione di nobili principi. Una domanda tuttavia ricorre: cosa e come trasmettere ai nostri giovani quei valori? La risposta non c’è, ma va comunque cercata”. E proprio due giovani, le studentesse dell’Einaudi di Domodossola, Sonia Bottinelli e Rebecca Sotta, hanno letto la Preghiera del Ribelle. Tante, si diceva le autorità giunte anche dalle province di Varese e Milano, terre che diedero un importante contributo alla lotta partigiana e rappresentate tra gli altri dai sindaci di Inveruno (Sonia Bettinelli),di Magnago (Carla Picco),di Castano Primo (Giuseppe Pignatiello) e dall’assessore di Villa Cortese Luigi Lamera e dal presidente del consiglio comunale di Busto Arsizio Valerio Mariani. Tra gli ossolani erano anche presenti il capogruppo di maggioranza di Villadossola, Carlo Squizzi e l’assessore di Domodossola Antonella Ferraris. La commemorazione si è conclusa con un pensiero religioso a cura di don Pierino Lietta e il pranzo partigiano al Circolo Arci.

Questo il testo integrale dell'orazione dello storico Paolo Crosa Lenz

Cittadini
Donne e uomini delle terre verbanesi, ossolane, cusiane
Tra il settembre 1943 e l’aprile 1945 il Verbano Cusio Ossola visse pagine importanti nella storia della Resistenza italiana. La vicinanza con la Svizzera, terra di rifugio per perseguitati politici e razziali, il rilievo economico delle centrali idroelettriche e la presenza di industrie belliche “sfollate” fecero di questa terra di confine un luogo strategico nello scacchiere della Lotta di Liberazione. Subito dopo l’8 settembre 1943 si costituirono sui nostri monti formazioni partigiane nate con differenti motivazioni, ma accomunate dalla lotta al fascismo e all’occupazione nazista. I partigiani, protetti e nutriti dalla montagna, scrissero pagine alte e di limpido valore morale nel grande libro della Resistenza. L’esperienza liberatoria e salvifica della Repubblica dell’Ossola fu momento costitutivo del riscatto e di una nuova identità nazionale.

La Val Cannobina, per la sua posizione a ridosso del confine svizzero, fino al rastrellamento del giugno 1944 non vide grosse azioni militari delle formazioni partigiane. Questo perché la valle venne utilizzata dai partigiani come un corridoio che doveva rimanere tranquillo per permettere il passaggio di perseguitati politici e razziali, militari alleati fuggiti dai campi di prigionia, ufficiali e soldati italiani che avevano rifiutano l’arruolamento coatto nell’esercito della RSI. Di questo si occupò la “Cesare Battisti”, collegata ad un’apposita organizzazione clandestina dipendente dal CLN di Milano.

Tra l’estate e l’autunno 1944 due avvenimenti epocali segnarono la storia di questi monti e delle genti che vi vivevano: il grande rastrellamento di giugno e la Repubblica dell’Ossola.

Il rastrellamento della Val Grande rimane ancora oggi impresso nella memoria storica delle popolazioni locali come uno degli eventi più tragici della Resistenza. Dall’11 giugno al 1° luglio 1944 l’operazione, coordinata dal comando SS di Milano, è tesa ad annientare le formazioni partigiane attestate sui monti di Verbania (il “Valdossola” di Dionigi Superti, la “Cesare Battisti” e la “Giovane Italia”). Per venti giorni parecchie migliaia di soldati tedeschi e fascisti (con l’appoggio di aerei, blindati e artiglieria pesante) braccano meno di 500 partigiani laceri e affamati, molti dei quali disarmati. Il rastrellamento vede atti di estrema ferocia da parte dei reparti speciali antiguerriglia delle SS con torture, fucilazioni sommarie di civili, partigiani gettati vivi dai dirupi. Alla fine del rastrellamento si contano circa 300 partigiani morti, 208 baite e stalle incendiate in Val Grande e Val Pogallo.

Il 23 giugno 1944, contro il muro del cimitero di Finero, vengono fucilati, senza motivo di rappresaglia, 15 partigiani catturati durante il rastrellamento in Val Cannobina e Vigezzo, dopo essere state tenuti prigionieri e torturati nell’asilo di Malesco trasformato in carcere. Un sedicesimo prigioniero, un ragazzo di 16 anni, viene salvato dall’energico intervento del parroco di Finero dopo un’allucinante permanenza nel carcere di Malesco, dove gli vengono strappate le unghie delle mani e dei piedi.

Nonostante il duro colpo inferto al movimento partigiano, due mesi dopo la fine del rastrellamento il “Valdossola” di Dionigi Superti con la “Valtoce” di Alfredo Di Dio liberano Domodossola e danno vita alla libera Repubblica dell’Ossola. Vittime del rastrellamento non sono solo le formazioni partigiane, ma anche pastori e alpigiani che pagano con la vita e la distruzione di stalle e alpeggi l’appoggio dato alla Resistenza.

I “Quaranta giorni di libertà” della Repubblica dell’Ossola (10 settembre - 14 ottobre 1944 con ulteriori giorni di resistenza estrema nelle vallate verso i confini) rappresentarono una prima esperienza di governo democratico in un territorio liberato. Quella ossolana fu l’esperienza più significativa delle 18 “zone libere” che i partigiani conquistarono momentaneamente durante l’occupazione tedesca. Comprendeva un vasto territorio dai laghi ai confini svizzeri. La Giunta Provvisoria di Governo, retta dal socialista Ettore Tibaldi, rifletteva la composizione politica delle forze resistenziali; si occupò di finanze, giustizia, trasporti, assistenza, istruzione, garantì la libertà di stampa e l'espressione democratica, assicurando lo svolgimento di una regolare vita civile ed amministrativa, sotto la pressione delle vicende militari, mentre i nazifascisti preparavano la riconquista di Domodossola ed in Europa imperversava la guerra, ponendo le basi della futura Costituzione Italiana.

Durante quella breve e intensa stagione di libertà, la Val Cannobina a Ponte Falmenta e la Val d’Ossola a Ornavasso-Mergozzo costituirono il “confine” tra la zona libera e la Repubblica di Salò. Durante le operazioni di rioccupazione dell’Ossola l’11-12 ottobre ’44 i nazifascisti attaccarono la Val Cannobina difesa dalla Divisione partigiana “Piave”. I partigiani resistettero due giorni poi il fronte si sfaldò e i tedeschi risalirono la valle.

La mattina del 12 ottobre Alfredo Di Dio, comandante della “Valtoce” e il colonnello Attilio Moneta, comandante della Guardia Nazionale della Repubblica dell’Ossola, lasciarono Malesco su due automobili assistiti dalla squadra-comando per recarsi in Val Cannobina a verificare la situazione. Poco prima del Sasso di Finero caddero in un’imboscata venendo colpiti da raffiche di mitragliatrici sparate dalle avanguardie tedesche appostate sopra l’imbocco della galleria. Un partigiano e un militare canadese, il maggiore Patterson, vennero catturati, Moneta morì sul colpo, Di Dio venne lasciato morire dissanguato, gli altri partigiani riuscirono a fuggire gettandosi in un canalone. Il pomeriggio del 14 ottobre tedeschi e fascisti entrarono in Domodossola.

Di quell’esperienza, scrisse nel 1989 Gianfranco Contini, che fu membro del C.L.N. ossolano: La Resistenza Ossolana è stata un movimento di popolo, sia nei momenti della clandestinità, sia in quello palese di collaborazione al Governo provvisorio. La misura della partecipazione pubblica, in cui ognuno ebbe qualcosa da pagare o da perdere (e poi da non reclamare) fu un fatto civile di rara e non abbastanza sottolineata rilevanza.

Oggi sui luoghi di eccidi e fucilazioni, spesso c’è una lapide che ricorda ragazzi morti, a volte pochi hanno un nome e una fotografia, molti solo una scritta di sei lettere: “ignoto”. Non sappiamo chi fossero, ma conosciamo cosa li spinse a combattere su queste montagne; sappiamo che in un mattino di inizio estate, con il fieno alto che profumava l’aria, oppure in una nebbiosa giornata d’autunno i loro sogni furono infranti e i loro ideali raccolti da altri.

Cosa rimane oggi di quelle esperienze? Certo, istituzioni democratiche consolidate, un’Italia repubblicana, una Costituzione di nobili principi. Una domanda tuttavia ricorre: cosa e come trasmettere ai nostri giovani quei valori? La risposta non c’è, ma va comunque cercata.

Oggi quella montagna “della Resistenza” non è più quella di prima, in conseguenza di profondi mutamenti economici e sociali ma anche di repentine vicende storiche. Storicamente le Alpi hanno avuto un ruolo produttivo (erba e legna, pietre e minerali),oggi hanno un prevalente ruolo ricreativo e sono un’enorme riserva di biodiversità preziosa da tutelare e conservare. Sono anche un grande giacimento di memoria e di valori etici, altrettanto preziosi per la società contemporanea. L’Europa, dilaniata da nuovi conflitti, ha bisogno della memoria delle Alpi.

Le tre componenti dell’escursionismo moderno (azione, contemplazione e conoscenza) trovano sui nostri monti compiuta possibilità di espressione. Oggi, camminare sui sentieri dei partigiani non è solo occasione di recupero di una memoria che racconta atti di eroismo e giorni di dolore, quanto occasione per confermare valori etici assoluti (la tolleranza, la solidarietà, il rispetto dell’uomo). Le Alpi oggi ci dicono che, al ritorno da una gita appagante e serena con gli amici, quei valori li dobbiamo vivere quotidianamente. E’ la nuova etica della montagna.

Paolo Crosa Lenz

Fonte:ossolanews.it

Di seguito potete trovare un video dove a parlare è il Partigiano Riccardo Zebra Video

Dopo molti anni Lucca si appresta ad accogliere sabato 30 settembre dalle ore 11 al Museo della Liberazione di Lucca a Palazzo Guinigi, la giunta federale della Federazione Italiana Volontari della Libertà. Ovvero la realtà che dal 1948 raccoglie le anime della Resistenza autonoma e cattolica fondata dal Gen. Raffaele Cadorna (a capo dal 1944 del Corpo volontari della libertà il braccio militare della Resistenza con vice Longo e Parri, coordinò la strategia militare della resistenza e ordinò l'insurrezione del 25 aprile), da Enrico Mattei, dai comandanti partigiani Mario Argenton, Aurelio Ferrando, Paolo Emilio Taviani. A ricevere i consiglieri provenienti da tutta Italia il presidente dell’Associazione Volontari della Libertà Lucca Andrea Giannasi, che siede nel consesso più importante della F.I.V.L. da due anni, e il vicepresidente di A.V.L. Lucca, Giuseppe Francesconi.

Assume un significato molto forte in questo momento storico la presenza a Lucca dei rappresentanti dei patrioti che combatterono per la nostra libertà. In città arriveranno i rappresentanti delle realtà che storicamente raccolgono e custodiscono i valori resistenziali e che tra il 1943 e il 1945 combatterono il nazifascismo, e che oggi mantenendo fede a quello storico impegno, lavorano alla difesa dei valori resistenziali quali la lotta per l’eguaglianza, la giustizia, la difesa della democrazia. Tra questi i Partigiani della Osoppo (tristemente legati al massacro da parte dei partigiani comunisti a Porzus); l’Associazione della Divisione “Acqui” massacrata a Cefalonia da tedeschi; e poi ancora i Volontari della Libertà di Savona, Le Brigate del Popolo, I patrioti “Alfredo di Dio”, i partigiani di Vicenza, Parma e naturalmente la rappresentanza dei Patrioti Autonomi dell’XI Zona di Manrico Ducceschi “Pippo”, del Gruppo “Valanga” di Leandro Puccetti e dei gruppi di azione patriottica.

A Lucca saranno presenti il presidente Francesco Tessarolo (A.V.L. Vicenza), i vicepresidenti Carlo Scotti (Raggruppamento Autonomo Padano), Roberto Tagliani (Fiamme Verdi Brescia) – che sarà in collegamento skype -, il segretario nazionale Roberto Volpetti (Associazione Partigiani Osoppo).

Con loro i membri di giunta Paolo Rossetti (Raggruppamento Divisioni Patrioti “Alfredo Di Dio”), Lino Pogliani (Brigate del Popolo), Francesco Binotto (A.V.L. Vicenza), Claudio Toninel (Associazione nazionale divisione “Acqui”), Attilio Ubaldi (Associazione liberi Partigiani Parma), Gianfranco Cagnasso (A.V.L. Savona).

I rappresentanti della F.I.V.L. visiteranno il Museo della Liberazione, nato nel 1989 sotto l‘egida del consesso nazionale, accompagnati dal direttore tecnico Franco Lombardi e guidati dagli studenti dell’Istituto Turistico “Pertini”, con la loro insegnante Gemma Giannini, da tre anni legati alla struttura da progetti di alternanza scuola-lavoro.

A salutare i rappresentanti dei patrioti autonomi e cattolici italiani anche Simonetta Simonetti – responsabile A.V.L. Lucca per i rapporti con le scuole – e Walter Ramacciotti, delegato F.I.A.P. a Lucca e membro dagli anni sessanta prima del C.E.D. e poi di A.V.L. Lucca.

Settant'anni fa, nel 1947, un gruppo di partigiani combattenti nelle file dell'Osoppo, decise di fondare una associazione autonoma che conservasse i veri valori della guerra di liberazione. Nacque allora la Associazione Partigiani Osoppo che il 16 e 17 settembre ha ricordato questo significativo anniversario con una serie di eventi. Sabato 16 nel pomeriggio delegazioni dell'A.P.O hanno visitato i luoghi e i cimiteri del Friuli per rendere omaggio ai caduti ed ai comandanti osovani. Alla sera in Faedis si è tenuto un concerto bandistico con inni patriottici e folkloristici della Banda verde azzurra di Galliate (Novara) espressione della cooperativa partigiana fondata da uno dei più illustri comandanti di unità combattenti di ispirazione cattolica, il futuro ministro Marcora. L'esecuzione è stata di alto valore musicale ed ha rafforzato l'amicizia fra le due formazioni entrambe aderenti alla FIVL.
Domenica 17 un commovente omaggio ai caduti nelle malghe di Porzus ha iniziato la giornata con l'intervento di numerose autorità, sindaci e tante persone. In malga per la prima volta un corpo bandistico vi è salito eseguendovi l'inno nazionale ed è stata proprio la formazione verde azzurra di Galliate.
Nella chiesa parrocchiale di Attimis don Claudio Snidero, parroco di Madone di Mont in Argentina, ha concelebrato la S. Messa ricordando i partigiani emigrati all'estero dopo la guerra e la figura di don Vito Ferini, già parroco di Attimis come don Zani fondatore dell'Osoppo. Dopo il sacro rito ha porto il saluto del Presidente dell'Associazione Cesare Marzona, il figlio Lorenzo che ha riferito ai presenti il messaggio del padre impossibilitato ad intervenire a causa degli acciacchi dell'età. Il vice Presidente Volpetti ha poi percorso l'itinerario storico delle celebrazioni.
Ha preso di seguito la parola il sindaco di Attimis con un considerevole intervento sui valori della resistenza e del ricordo che deve permanere anche oggi. Sono intervenuti a portare il loro saluto la vicesindaco di Galliate, che ha ricordato la figura di Guido Pasolini, il sindaco di Udine Honsell, e l'onorevole Gigli. Per la Provincia è intervenuto il vice Presidente Franco Mattiussi, presente con il consigliere Dri.
Ha chiuso con il saluto della Regione il Presidente del Consiglio Regionale Franco Jacop, anche a nome del vice Presidente Cargnelutti, che in particolare ha ricordato l'accordo con l'APO per la gestione delle malghe di Porzus e la figura di Marino Silvestri, comandante della Julio. Al termine della giornata è stata scoperta una lapide commemorativa di uno del fondatori della Osoppo Friuli, Manlio Cencig (nome di battaglia Mario) per merito del quale Attimis può essere a tutti gli effetti considerata sin dall'autunno 1943, a patria dell'Osoppo. A scoprire la targa il figlio ed il nipote.
Alle varie cerimonie erano presenti il questore Cracovia, il Presidente dell'AVL di Treviso Giorgio Prati con i rappresentanti di alcune sezioni con le loro bandiere, sindaci, rappresentanti delle istituzioni.

OMEGNA-14-09-2017- E’ scomparso all’età di 91 anni Sergio Cerri, l’ultimo partigiano del Raggruppamento divisioni patrioti Alfredo Di Dio. Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, omegnese, a soli 17 anni era entrato nella Brigata Valtoce. Fu promotore del Sentiero Di Dio e “voce” della Casa museo partigiano Alfredo Di Dio di Ornavasso dove spesso accompagnava gli studenti per visite guidate. Fu per anni dipendente presso la ditta Valsecchi e figura di riferimento per molti operai dell’azienda per la sua professionalità e correttezza. Era membro dell’associazione raggruppamento divisioni Patrioti Alfredo Di Dio.

E’ scomparso il Col. Fausto Viola presidente di A.V.L. Lucca Il cordoglio della F.I.V.L. nelle parole del presidente Tessarolo

Il Colonnello Fausto Viola, presidente dell’Associazione Volontari della Libertà Lucca, da anni impegnato nei percorsi di memoria della lotta di Liberazione degli uomini e donne della lucchesia, è scomparso il 28 luglio a Lucca. Aveva 84 anni ed era nato a Roma.
Il presidente di AVL Lucca dopo aver raccolto l’eredità morale che si animava nella storica sede dei patrioti autonomi e cristiani a Palazzo Guinigi in via S. Andrea 43, Viola ha saputo ridare forza e vigore al Museo della Liberazione. Nel suo incessante lavoro ha salvaguardato non solo gli oggetti e i cimeli che ricordano il sacrificio di sacerdoti come Don Aldo Mei, ma anche tutto l’archivio che fin dal 1950 certifica l’incessante lavoro di coloro che vissero gli orrori della guerra.
Il presidente della F.I.V.L. Francesco Tessarolo ha inviato a Lucca il seguente messaggio: “Cari amici, avuta notizia della scomparsa del colonnello Fausto Viola, Presidente della Vostra Associazione, voglio esprimere tutto il cordoglio della Federazione Italiana Volontari della Libertà, a Voi ed alla sua famiglia. Nel corso di quest’anno di presidenza, non ho avuto modo di venire a Lucca, né di conoscere personalmente il Vostro Presidente, come avrei voluto, ma sono certo che il suo esempio di intransigenza morale ed impegno civile, sempre illuminati dall’ideale della libertà, continueranno a brillare nelle iniziative del Museo della Liberazione e nel Vostro impegno nel coinvolgere giovani e scuole e nel ricordare efficacemente i valori e gli ideali della Resistenza, che portarono alla Liberazione e alla Repubblica Democratica. È lo stesso impegno che illumina la F.I.V.L. e tutte le Associazioni che vi fanno parte e che, in circostanze amare come questa, abbiamo il dovere di confermare e rilanciare con forza”.
Il presidente Viola ha saputo riannodare il filo che legava le storie di Manrico Ducceschi, Leandro Puccetti e tanti altri che sacrificarono le loro giovani esistenze per i valori democratici della patria, alla Federazione Italiana Volontari della Libertà (FIVL). Il suo impegno nel lanciare progetti con le scuole e collaborazioni con il provveditorato agli studi, hanno permesso dal 2014 ad oggi di poter accogliere al Museo centinaia di studenti e docenti. Il consigliere Walter Ramacciotti delegato della FIAP e membro attivo dell’AVL e il consiglio direttivo dell’Associazione Volontari della Libertà Lucca, rappresentato dal presidente vicario Andrea Giannasi, e il direttore tecnico del Museo Franco Lombardi, esprimono le più sentite e profonde condoglianze alla famiglia del Presidente Col. Fausto Viola.