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Rassegna stampa

In occasione del 72° della Liberazione , con la tradizionale fiaccolata al SACRARIO PARTIGIANO DI CERTOSA DI PESIO, martedì 25 aprile ore 21.00, l'ASSOCIAZIONE PARTIGIANA IGNAZIO VIAN DI CUNEO apporrà , provvisoriamente in attesa del nulla-osta definitivo, la LAPIDE-TARGA RICORDO del suo PRESIDENTE, don ALDO BENEVELLI, prete partigiano, responsabile zona Q circondario di Cuneo SERVIZIO X Formazioni "R" Rinnovamento. L'Associazione Partigiana Ignazio Vian porterà la propria riflessione sull'anniversario della Liberazione attraverso il Presidente del proprio CENTRO CULTURALE intitolato l'8 marzo scorso a don ALDO BENEVELLI. L'intervento farà anche ricordo con una breve biografia dEL PRETE PARTIGIANO e della medaglia d'oro , IGNAZIO VIAN, in occasione del CENTENARIO DELLA NASCITA. Saranno presenti Partigiani che hanno combattuto per la Libertà e la Democrazia in Valle Pesio, i soci, gli amici dell'Associazione Partigiana Ignazio Vian e i parenti della MEDAGLIA D'ORO cui é intitolata l'Associazione. Mercoledì 26 aprile alle ore 9 l'ASSOCIAZIONE PARTIGIANA IGNAZIO VIAN incontrerà gli studenti della SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO di Chiusa di Pesio per ricordare quanti hanno speso i loro anni migliori e spesso hanno pagato con la vita per liberare l'Italia dalla dittatura e dall'invasore e restituirla a Democrazia. Ci si soffermerà in particolare sulla figura del Presidente dell'Associazione partigiana don ALDO BENEVELLI e sulla Medaglia d'oro IGNAZIO VIAN. A tutti gli studenti sarà consegnata dal Centro Culturale "don Aldo Benevelli" una copia del libro "ORA E SEMPRE RESISTENZA" sulla storia del Novecento e, in particolare, della guera di Liberazione.


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FAEDIS (UDINE) - Una ferita che si rimargina dopo 72 anni: è quella dell'eccidio di malga Porzus - al confine orientale del Paese - dove tra il 7 e il 18 febbraio del 1945 i Gruppi di azione patriottica (Gap) di Mario Toffanin (1912-1999), detto "Giacca", organici al IX Corpus di Tito, arrestarono e trucidarono senza processo 17 partigiani della Brigata Osoppo, i cosiddetti "fazzoletti verdi", guidati da Francesco De Gregori (Bolla), zio del cantautore, e dei quali faceva parte anche Guido Pasolini (Ermes), fratello del poeta e regista Pier Paolo.

A chiudere quella ferita è stata una cerimonia alla quale ha partecipato, in maniera ufficiale per la prima volta, una delegazione dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), guidata dal presidente regionale, Dino Spanghero. A sottolineare la portata storica dell'evento c'erano il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, e il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop.

"La Resistenza al confine orientale è stata ancora più dura - ha ricordato Spanghero - poiché all'aspetto della liberazione dal nazifascismo si erano aggiunti i temi legati all'italianità di queste terre". Lo stesso Giorgio Napolitano, quando era Presidente della Repubblica, parlò di Porzus come di "una zona d'ombra del movimento di liberazione".

Parole richiamate oggi da Rossi che ha sottolineato che, "senza nascondere una realtà storica che esiste, tutta la Resistenza racchiude in sé i valori fondamentali della nostra Costituzione, gli stessi valori che sono di riferimento al Paese". "Valori - ha aggiunto Iacop - che sono oggi ancora attuali e dei quali la cerimonia di Porzus rappresenta un momento di sintesi". "Una giornata storica", ha detto Serracchiani per "un gesto che assume - ha sottolineato - un significato di pace e di riconciliazione".

Erano stati don Redento Bello (Candido), padre spirituale dei partigiani "osovani", e Giovanni Padoan (Vanni), già comandante della divisione Garibaldi-Natisone, nel 2001-2003, ad aprire la strada della riappacificazione o, per lo meno, della condivisione dell'immane tragedia che condizionò non poco la vita politica di queste terre fino a qualche decennio fa. Ma il loro abbraccio e la loro "preghiera comune" a Porzus non venne raccolta dai dirigenti dei due sodalizi - l'Associazione Partigiani Osoppo e l'Associazione nazionale partigiani d'Italia - che rimasero abbastanza freddi e sulle rispettive posizioni quanto alle responsabilità dell'eccidio. Oggi la presenza dell'Anpi ha messo la parola "fine" a una delle pagine più buie e tristi della Guerra di liberazione nazionale.

"La democrazia non è un dono, ma una conquista", ha detto il sindaco di Faedis, Claudio Zani, nella cerimonia durante la quale Rossi ha consegnato medaglie della Resistenza a quattro partigiani: Fioravate Bucco, di Forni di Sopra; Alessandro Dorigo, di Roveredo di Varmo (alla memoria); Bruno Moretti e Guido Ravenna, di Treviso.

Fonte


Il TGR del TG Friuli Venezia Giulia ha aperto l’edizione del 5 febbraio 2017, dando risalto all’evento di Canebola, alle toccanti parole di Paola Del Din e a tutta la significativa Cerimonia di Porzus, impeccabilmente organizzata dall'Associazione Partigiani Osoppo. Guarda il TGR a questo link
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5c36b479-5420-4fa1-a929-b59ecfea72be.html#p=0


In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’


LA STORIA HA UN FUTURO (La Prealpina di Domenica 29 Gennaio 2017) 22 Gennaio 2017, Casa del Novecento (Villa Ottolini Tovaglieri), Busto Arsizio Nella nuova sede del Raggruppamento Alfredo di Dio, viene presentato il nuovo archivio digitale www.museopartigiano.it


Le esequie di Don Aldo si terranno MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO ALLE ORE 14.00 IN MUNICIPIO A CUNEO, DOVE SI TERRA’ LA COMMEMORAZIONE CIVILE, AL TERMINE DELLA QUALE IL CORTEO FUNEBRE RAGGIUNGERA’ IL DUOMO PER LA MESSA, OFFICIATA DAL VESCOVO DI CUNEO E FOSSANO, MONS. PIERO DELBOSCO. La camera ardente sarà aperta da domani alle ore 15.00 nel Salone D’Onore del Municipio. Di seguito trascrivo il ricordo di Don Aldo del Presidente Francesco Tessarolo.

Questo è il il ricordo di Don Aldo del Presidente Francesco Tessarolo:
Solo recentemente ho avuto la fortuna di conoscere don Aldo Benevelli, nell'ambito della Federazione Italiana Volontari della Libertà, e non ho mai osato chiedergli che cosa spinse dei giovani, cresciuti come lui durante il fascismo e frastornati dall’incessante propaganda di regime, a fare una scelta di campo così netta ed impegnativa dopo l'8 settembre 1943. Ho presente, però, le parole che, proprio in quei giorni, il vicentino Mario Dal Pra scriveva sul “Giornale di Vicenza”:

Quello che altri chiamò fin qui ordine era l'uniformità di una maschera che tutti ci ricopriva e tutti ci umiliava in un volto solo, senza palpiti e senza passioni. Si trattava di un ordine apparente e di un disordine sostanziale. Oggi ognuno si trova impegnato di fronte alla propria coscienza, di fronte al proprio dovere: non si sente più servo ma libero e quindi obbligato nell'interiorità. Avremo a schifo i compromessi, deploreremo le mezze misure, avremo così cari i nostri ideali che non tollereremo più di vivere fuori della loro luce”.

Sono convinto che da una consapevolezza e un'intransigenza simili, anche per don Aldo Benevelli, derivarono allora l'impegno quotidiano ad assumere le proprie responsabilità, combattendo attivamente e coerentemente per i propri ideali, la necessità di rompere ogni accettazione passiva di una realtà sempre più drammatica e la totale avversione alla facile indifferenza e al comodo attendismo individualistico. Dopo la Liberazione, sia nel suo modo di vivere la vocazione sacerdotale che nelle molteplici iniziative avviate, egli ha sempre saputo mantenere e diffondere la stessa tenacia di allora, la stessa inflessibilità morale, lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno quotidiani: è questo il testimone che egli lascia nelle mani di tutti noi.
Francesco Tessarolo

Per approfondire la vita di Don Aldo Benevelli potete scaricare la sua biografia.


Lo scorso 7 marzo, si è tenuto un importante incontro tra il sen. Luciano Guerzoni, Vice Presidente Vicario Nazionale dell’ANPI, Italo Pattarini della FIAP, un rappresentante della ANRP ed il Presidente della FIVL Francesco Tessarolo, in rappresentanza delle maggiori associazioni partigiane, e l’on. Flavia Piccoli Nardelli, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Nel corso della proficua riunione, si è esaminato lo stato di realizzazione del progetto di digitalizzazione delle oltre 700.000 schede relative alle domande di riconoscimento della qualifica di partigiani o patrioti, rimaste in giacenza per anni presso i presidi militari periferici e solo recentemente versate dal Ministero della Difesa all’Archivio Centrale dello Stato di Roma. In merito al progetto, l’on. Nardelli ha affermato che è stato individuato nel dott. Gino Famiglietti il responsabile operativo del programma di attuazione: il direttore della Direzione Generale Archivi, nell’ambito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, definirà a breve l’articolazione operativa del progetto, curando anche il reperimento dei fondi necessari. Su opportuna proposta del sen. Guerzoni, la Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati si è fatta carico di indire una specifica conferenza stampa, che possa illustrare le finalità e le modalità di realizzazione del progetto, utile anche il suggerimento del prof. Tessarolo, volto a collocare in prossimità del prossimo 25 aprile la data di convocazione della conferenza stampa, in modo da caricarla di ulteriore significato e risalto.

Nella seconda parte dell’incontro, l’on. Nardelli ha illustrato ai presenti la problematica degli “archivi privati di interesse nazionale”, sui quali si sta soffermando l’attenzione della Commissione da lei presieduta; in tale ambito, ha suggerito, potrebbe rientrare anche la valorizzazione degli archivi delle nostre associazioni, da realizzarsi attraverso un’indagine conoscitiva, la diffusione di “buone pratiche” ed interventi specifici di riordino e tutela, d’intesa anche con le Sovrintendenze alle Belle Arti e con gli Istituti Storici per la Resistenza. In tale ambito, l’onorevole trentina si è detta particolarmente favorevole ad un’auspicabile funzione di raccordo e di sinergia tra le associazioni partigiane e la Commissione stessa, per “mettere a sistema” le diverse esigenze ed evitare dispersione e spontaneismi. L’on. Nardelli, a tal proposito, ha auspicato infine un possibile incontro tra Commissione ed associazioni partigiane; la proposta è stata favorevolmente accolta da tutti i presenti.


A Roma, presso la storica sede della Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra, si è tenuta lo scorso 8 marzo la Conferenza dei Presidenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, convocata dal presidente dell’ANMIG, prof. Claudio Betti. Erano presenti i rappresentanti di 17 associazioni sulle 21 facenti parte della Confederazione.

In apertura di riunione, il prof. Betti ha sottolineato l’importanza di rafforzare l’identità della Confederazione, affermando che “dobbiamo andare oltre la questione dei finanziamenti ed essere presenti e forti anche in vicende politiche difficili: siamo discendenti o eredi di una storia che deve ancora insegnare molto alle giovani generazioni”. Concordi tutti i presenti su tale impostazione, si è deciso di prorogare il rinnovo delle cariche della Confederazione, previsto all’O.d.G., per dar vita ad un gruppo di lavoro, che raccolga riflessioni ed elabori proposte per arrivare ad uno Statuto della Confederazione. Nell’ampio dibattito successivo, è emerso come, 43 anni fa, la Confederazione sia sorta dotandosi solo di un Regolamento e non di uno Statuto, a fronte delle differenti sensibilità ed approcci delle singole Associazioni, tutt’ora esistenti e riconoscibili; nel suo intervento, invece, il presidente della FIVL, prof . Tessarolo, ha insistito sulla doverosità di arrivare ad uno Statuto condiviso, che esprima la comunanza di valori, principi e storia tra le varie Associazioni, particolarmente emblematica in tempi, come quelli attuali, segnati da frammentarietà ed individualismi esasperati.

A conclusione dell’incontro, è stata quindi approvata la costituzione del gruppo di lavoro, ristretto a 5 componenti qualificati; in una prossima Conferenza dei Presidenti, da convocare a breve, esso porterà valutazioni e proposte in merito allo Statuto.


Vasto cordoglio ha suscitato la scomparsa, a 90 anni, del savonese Lelio Speranza, per lunghi anni dirigente dell’AGIP, stretto collaboratore del Presidente Enrico Mattei e noto dirigente nel mondo sportivo, avendo ricoperto per molti decenni il ruolo di Presidente del CONI di Savona.
Ma Lelio Speranza era conosciuto ed apprezzato soprattutto quale esponente della Resistenza: era infatti Presidente dell’Associazione Partigiani Autonomi della Liguria e vice presidente Nazionale della FIVL. E’ stato anche presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Savona di cui era tutt’ora consigliere. Giovane studente, partecipò fin dall’autunno 1943 alla lotta armata contro tedeschi e fascisti nella città di Savona. Insieme ad altri giovani, già il 9 settembre entrò nella caserma cittadina del Prolungamento a mare e, da quel momento, iniziò il suo impegno nella Resistenza, con le prime azioni di sabotaggio e di cattura di armi e munizioni.
La sua attività si sviluppò fra la Liguria ed il Piemonte, dove ebbe uno speciale rapporto con il comandante delle Divisioni Alpine Autonome, Enrico Martini Mauri, medaglia d’oro al V.M. che gli consegnò in custodia la bandiera di combattimento della Divisione “Fumagalli”. Quei mesi tremendi lo videro in più occasioni protagonista di azioni importanti: arrestato dai tedeschi, fu sottoposto a estenuanti interrogatori, riuscì ad evadere, partecipando infine nell’aprile del 1945 alla liberazione della Città di Savona. Malgrado la sua giovane età, venne decorato della Croce di Guerra al V.M.
Dopo la guerra Lelio Speranza seppe mantenere i rapporti e le amicizie che si erano create nel corso della Resistenza: nel 1948 fu tra i fondatori della Federazione Italiana Volontari della Libertà (F.I.V.L.), a fianco di Raffaele Cadorna, Paolo Emilio Taviani, Enrico Martini Mauri, Enrico Mattei. Negli anni che seguirono fu chiamato a responsabilità sempre maggiori, diventando Vice Presidente vicario della Federazione, carica che ha ricoperto fino ad oggi.
Dice di lui il Presidente F.I.V.L. Francesco Tessarolo: «Lelio è stato il protagonista indiscusso del cambio generazionale avvenuto nella Federazione, qualche mese fa: con la sua capacità di vedere il futuro ci ha incoraggiato ad assumere la responsabilità che lui e i suoi coetanei non potevano più sostenere. È stato particolarmente commovente – continua Tessarolo – alla riunione della Giunta Federale dello scorso dicembre. Lelio non stava bene, e quindi non ha potuto presenziare alla riunione a Milano, ma ha fatto in modo di potersi collegare via interent: ci ha salutati tutti, uno per uno, contento perché aveva visto che la FIVL aveva imboccato la strada giusta del rinnovamento e della condivisione».
Particolarmente commosso il ricordo di Gianfranco Cagnasso, da oltre 60 anni amico e collaboratore di Lelio Speranza: «Intendo portare avanti la sua eredità etico-politica, perché Speranza e il suo nobile impegno meritano di essere proseguiti. La F.I.V.L. deve continuare a vivere e operare nel solco del suo insegnamento.»
I funerali solenni si terranno sabato 7 dicembre alle 10 nel duomo di Savona. Lo ricorderà il Prof. Pier Franco Quaglieni, Presidente della sezione di Alassio della F.I.V.L. e direttore del Centro “Mario Pannunzio”. La bara sarà ricoperta dalla bandiera di combattimento della Divisione partigiana “Fumagalli” e da quella del CONI.

Savona, 5 gennaio 2017


Martedì 8 novembre, si è tenuta un'importante riunione all'Archivio Centrale dello Stato a Roma, alla quale hanno partecipato i vertici nazionali dell'A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), della F.I.A.P. (Federazione Italiana Associazioni Partigiane), dell'A.N.P.C. (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani), dell'Associazione Nazionale Combattenti Liberazione e Forze Armate, dell'Associazione Nazionale Reduci Prigionia, Internamento e Guerra di Liberazione, oltre al presidente nazionale della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane ed a cinque parlamentari di diversi gruppi; per la F.I.V.L. erano presenti Francesco Tessarolo e Paolo Rossetti.

Scopo dell'incontro era valutare la consistenza, le caratteristiche e la qualità di un enorme fondo archivistico, composto da circa 4.500 faldoni e 700.000 fascicoli riguardanti le domande di riconoscimento della qualifica di partigiani o patrioti, previste dalle varie normative di legge, introdotte a più riprese negli anni successivi al conflitto. Tali importanti documenti sono stati in giacenza per anni presso presidi militari periferici e sono stati recentemente versati dal Ministero della Difesa all’Archivio Centrale. Nel corso della visita, organizzata non senza difficoltà dal senatore Luciano Guerzoni, vice presidente vicario dell'A.N.P.I., e guidata dal dott. Carlo Fiorentino, sono emersi numerosi elementi di grande interesse:
- tutta la documentazione parte dalla domanda di riconoscimento e dalla successiva istruttoria, fino all'attribuzione della qualifica; da precisare che la domanda, utile per motivi pensionistici o di carriera, era su base volontaria e personale, pertanto essa non risulta presentata da tutti i partigiani combattenti; importante puntualizzare anche che, mentre non figurano richieste da parte degli Internati Militari Italiani, la domanda è stata presentata anche da civili rastrellati e da parenti delle vittime delle stragi nazifasciste; si spiega in tal modo l'enorme consistenza del fondo
- gli uffici che dovevano accogliere le domande di riconoscimento ed attuare i relativi procedimenti, che hanno funzionato fino al 1994, erano organizzati in dieci Commissioni Regionali, corrispondenti alle regioni del Centro ed al Nord d'Italia;
- il fondo è organizzato per schede, ordinate alfabeticamente; ognuna di esse riassume sinteticamente i dati del richiedente e l'esito dell'istruttoria; purtroppo la situazione delle singole aree regionali è molto difforme, per qualità ed organizzazione della documentazione: si va dal Triveneto, con 108 schedari, ciascuno con circa 200 schede che rimandano a singoli fascicoli personali, alla Lombardia, con un numero corrispondente di schede, che tuttavia non trovano riscontro nei numerosi fascicoli personali, pur presenti, che richiederebbero quindi un nuovo e complesso lavoro di catalogazione; - oltre alle schede, il fondo raccoglie anche dei fascicoli con le relazioni delle formazioni partigiane, redatte alla fine del conflitto; nel caso del Triveneto, queste sono almeno una decina; - il ricco materiale disponibile non è ancora completamente catalogato; il lungo lavoro è appena iniziato.

Al termine dell'incontro, tutti i presenti hanno concordato sull'opportunità di arrivare, in tempi brevi, a disporre di una banca dati digitalizzata almeno delle schede, in modo da dar vita ad un auspicabile Archivio Nazionale della Resistenza. Il senatore Guerzoni, d'intesa con gli altri parlamentari presenti, si è impegnato a verificare con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali le possibilità di attuazione del progetto. Una prossima riunione dei rappresentanti delle varie associazioni presenti, da organizzare al più presto, permetterà di fare il punto della situazione e di definire ulteriormente il progetto.


Conferenza Stampa - Gruppo Pd Camera Oggi, martedì 6 dicembre, ore 11.30 - Sala Stampa di Montecitorio con Andrea De Maria e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, partigiane e del comune di Marzabotto.

In occasione della discussione alla Camera della mozione che impegna il governo ad adoperarsi perché sia assicurata l'esecuzione anche in Germania delle sentenze di condanna dei criminali tedeschi, emesse dai tribunali italiani per le stragi del 1943-45, e assunte iniziative volte alla ricostruzione di una memoria storica condivisa e alla riparazione morale per le vittime, si terrà una conferenza stampa con il deputato Dem Andrea De Maria, primo firmatario della mozione e componente della segreteria nazionale del Pd, e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, partigiane e del comune di Marzabotto.
All'incontro, che si svolgerà domani martedì 6 dicembre alle ore 11,30 nella Sala Stampa di Montecitorio, parteciperanno: per l'Anpi, il senatore e vice presidente vicario nazionale Luciano Gurzoni, l'on. Claudio Maderloni del Comitato Nazionale, il senatore Gianfranco Pagliarulo del Comitato Nazionale e direttore di Patria indipendente, Sergio Sinchetto del Comitato Romano e Natalia Marino; per la Confederazione e l'Anmig, il presidente Claudio Betti; per l'Anrp, il presidente Enzo Orlanducci e il vicepresidente Lauro Rossi; per l'Anpc, il segretario Maurizio Gentilini; per l'Anvcg, il segretario Roberto Serio e il vicepresidente Aurelio Frulli; per la Fivl, il presidente Francesco Tessarolo e il consigliere Paolo Rossetti; per la Fiap, Bianca Lami Cimiotta e Italo Pattarini; per l'Associazione Vittime Divisione "Acqui" (Cefalonia), il vicepresidente Claudio Toninel; per il comune di Marzabotto, il sindaco Romano Franchi, Walter Cardi e Gian Luca Luccarini.
Al termine della conferenza stampa, alle ore 12, i partecipanti saranno ricevuti dalla vicepresidente della Camera, Maria Sereni. La discussione della mozione è prevista a partire dalle ore 10, il voto sarà poi nel pomeriggio.

È possibile scaricare la mozione


Nella notte di lunedì 31 ottobre 2016, è mancata Tina Anselmi, figura di spicco della Repubblica, prima donna a ricoprire la carica di ministro e presidente della commissione d'inchiesta sulla loggia massonica P2. Il suo impegno politico e la sua coscienza civile hanno però origine nelle vicende legate alla Resistenza, alle formazioni autonome ed al Monte Grappa.
Nel 1944, Tina, al centro nella foto, è una giovane studentessa dell'Istituto Magistrale “Sacro Cuore” di Bassano del Grappa, diretto da don Ferdinando dal Maso; quest'ultimo, era anche insegnante di francese e curato al duomo della città: le sue omelie domenicali e le sue esplicite prese di posizione contro il regime erano sempre molto seguite.
Dopo l'8 settembre, Lino, studente di medicina, teneva i contatti con altri amici antifascisti, con i quali scambiava notizie e giornali clandestini; nell'estate 1944 era andato in Grappa con i partigiani, a combattere contro i nazisti ed i fascisti in nome della libertà e della democrazia.
Nei giorni del terribile rastrellamento del Grappa, iniziato il 21 settembre 1944, le soverchianti forze nazifasciste ebbero rapidamente la meglio sulle sparute, disorganizzate e male armate formazioni partigiane. Lino Camonico, che aveva cercato di evitare il rastrellamento fuggendo verso il Bellunese, venne presto fatto prigioniero e fu condotto ad Arten, una frazione di Fonzaso, per essere sottoposto ad un “processo”. “Non appena insediato - raccontano le cronache -, il tribunale di guerra ordinò al parroco del paese, don Luigi Spadaretto, di riunire in piazza tutta la popolazione. Uno degli arrestati fu immediatamente impiccato al cancello di casa Zampieri. La lunga fila degli uomini arrestati sul Grappa fu costretta a sfilare davanti al cadavere, a “titolo di esempio ed ammonimento”. Successivamente il tribunale si trasferì nei locali dell'osteria di Marcellina Cesiotto, dove ebbero luogo gli interrogatori, che si svolsero tutti con orrende sevizie. Il “processo” si concluse con la condanna a morte di sei persone. Don Spadaretto riferì che gli venne impedito di somministrare i conforti religiosi ai condannati”. Era il 25 settembre e Lino Camonico era tra loro.
Il giorno successivo, il 26 settembre 1944, quattordici giovani furono fucilati nel cortile a sud della caserma Reatto ed altri trentuno furono impiccati a Bassano del Grappa e lasciati appesi agli alberi di Viale Venezia, Via Brigata Basilicata e Via XX settembre, oggi Viale dei Martiri.
La mattina dopo, tutti gli alunni delle scuole bassanesi furono obbligati a vedere il barbaro epilogo del rastrellamento, che avrebbe dovuto servire da monito a tutta la popolazione e stroncare per sempre ogni forma di Resistenza. Quella mattina, Francesca, la sorella di Lino Camonico, aveva già confidato a Tina Anselmi della terribile sorte del fratello Lino: tornate in classe, ci fu un'aspra discussione, fino ad accapigliarsi, con una loro compagna, appartenente ad una famiglia bene di Bassano, che aveva ripetuto le frasi “Se la sono cercata” e “La loro fine è stata una cosa giusta”. Come più volte ebbe a raccontare, da quella terribile vicenda Tina Anselmi imparò che bisognava andare oltre l'indignazione temporanea o la comoda attesa: “Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci”. Con il nome di battaglia di «Gabriella», diventò staffetta della brigata Cesare Battisti, che operava nella zona di Castelfranco Veneto con un'impronta autonoma e tendenzialmente cattolica; la comandava Gino Sartor, che aveva dato vita alle prime formazioni di pianura e, nel dopoguerra, divenne deputato e più volte sindaco di Castelfranco. Quanto a Tina Anselmi, passò in seguito al Comando Regionale Veneto del Corpo Volontari della Libertà e, nel dicembre del 1944, s’iscrisse alla Democrazia Cristiana, partecipando attivamente alla vita del partito. È l’inizio della sua lunga carriera politica.

La Federazione Italiana Volontari della Libertà (F.I.V.L.), costituita in Ente Morale con D.P.R. del 16 aprile 1948 n. 430, che raccoglie, a livello nazionale, un ampio numero di Associazioni Partigiane autonome di varia ispirazione culturale e politica operanti durante la Guerra di Liberazione 1943-1945 ed ancor oggi attive sul territorio nazionale:

CONSIDERATA
la prossima indizione di un referendum costituzionale confermativo della Riforma istituzionale approvata dal Parlamento in via definitiva il 12 aprile 2016, che sarà convocato ai sensi dell’art. 138 della Costituzione Italiana;

RICORDATA
la propria natura federale, rappresentativa di organismi plurali, che ha tra i propri compiti irrinunciabili la preservazione e la promozione della memoria dei Caduti per la Libertà, oltre alla promozione della memoria e della ricerca storica intorno ai fatti, agli eventi e ai protagonisti della guerra di liberazione 1943-1945, nonché di promuovere la diffusione e la tutela i valori della Resistenza italiana ed europea, esperienza per sua intima natura plurale, democratica e contraddistinta dall’autonomia e dalla responsabilità dei singoli e dei gruppi aderenti alla comune lotta per la Libertà del popolo italiano;

VALUTATA
la specificità delle questioni sottoposte al vaglio del corpo elettorale;

RITENUTO
che l’espressione di una posizione ufficiale in merito non appartenga alle proprie finalità statutarie di associazione combattentistica e partigiana, che non ha tra i propri compiti istituzionali la determinazione di fatti elettorali;

DICHIARA
che non si esprimerà con una posizione ufficiale a favore o contro una delle due proposizioni sottoposte al vaglio degli elettori, né promuoverà presso i suoi iscritti o presso la società civile e politica italiana l’adesione all’una o all’altra opzione. Conseguentemente, inibisce l’utilizzo del proprio nome, simbolo e sigla in manifestazioni, eventi e pubblicazioni organizzate singolarmente o in concorso con altre organizzazioni, a sostegno di una delle due posizioni sottoposte al voto.

RACCOMANDA
a tutti i cittadini e le cittadine italiane di esercitare il diritto costituzionale del voto, esprimendosi in piena coscienza secondo il diritto individuale alla libertà di giudizio ed onorando in tal modo l’eredità democratica che i Partigiani e le Partigiane hanno donato agli italiani con il sacrificio delle loro giovani vite.


Milano, 17 settembre 2016


Con il volume “La fiamma che arde nel cuore”, pubblicato dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Savona. Nella sala delle conferenze del Collegio San Giuseppe, a Torino, si è la cerimonia delle premiazioni del Concorso pluridisciplinare “Mario Pannunzio” – 2015.

Il Concorso, rivolto a personalità italiane della cultura, del giornalismo e dell’arte che si siano distinte per il loro spirito libero, è giunto alla XXXVII edizione ed è organizzato Centro “Pannunzio”, un’associazione fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, che, secondo la tradizione del “Mondo” di Mario Pannunzio, propugna una visione non élitaria della cultura.

Fra i finalisti un savonese, l’ingegner Antonio Rossello, con il volume “La fiamma che arde nel cuore”, pubblicato dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà ( http://trucioli.it/2014/12/16/savona-la-fiamma-che-arde-nel-cuore/ ), nella Sezione E – opere di poesia, narrativa, saggistica e giornalismo dedicate alla Grande guerra (1914-1918), alla II Guerra Mondiale (1939-1945) ed alla Resistenza. Anche nel 2013 Rossello si era classificato al Concorso “Pannunzio” con il romanzo “Ombre e colori” edito da Divinafollia (http://www.ibs.it/code/9788898486052/rossello-antonio/ombre-colori.html ).
La giuria è stata presieduta dal Prof. Pier Franco Quaglieni, storico contemporaneista.


Rassegna “Dal Mare alle Langhe” e presentazione del libro di Gianluca Valpondi.

La mattina di domenica 8 ottobre, dopo il ritrovo presso il Divinbacco.it di Bubbio, con la presentazione dei partecipanti e del programma della giornata, hanno avuto inizio gli “stati generali” della FIVL delle Albissole e Bubbio nell’ambito della rassegna “Dal mare alle Langhe”.
Subito la delegazione degli ospiti, una trentina di persone, si è recata in visita all’Oratorio della Confraternita dei Battuti in Bubbio con l’illustrazione della storia dell’edificio e dei suoi possibili utilizzi da parte del dott. Federico Marzinot, giornalista e scrittore, e con la possibilità di ammirare anche le opere ivi esposte.
Ha poi avuto luogo, nei locali della biblioteca Novello, il resoconto delle passate edizioni della rassegna “Dal mare alle Langhe” tra Bubbio, Albissola, Savona e Altare, nella sinergia tra artisti, scrittori, giornalisti, associazioni e pubblici amministratori alla ricerca di un’identità radicata nel territorio e aperta all’universalità dei valori.
Antonio Rossello ed Elisa Gallo, presidenti FIVL rispettivamente delle Albissole e di Bubbio, hanno provveduto alla presentazione ufficiale del logo e della carta d’intenti della prossima edizione di “Dal mare alle Langhe”, all’insegna dell’ideale della libertà e della dignità della persona umana contro ogni forma di “pensiero unico” omologante. E’ stato illustrato altresì il wokflow dell’iniziativa. Sono seguiti alcuni interventi e domande. Le tesi esposte hanno ricevuto al termine l’acclamazione dell’assemblea.
Dopo il pranzo conviviale all’agriturismo MondoArancio, tra l’altro allietato dalle toccanti parole della scrittrice prof.ssa Maria Scarfì Cirone (vicepresidente della Casa delle Arti di Albisola), che presenterà il suo trentesimo libro “Il Garofano di Sabbia” il 28 novembre 2015 alle 16.00 presso la Sala Rossa del Savona, si sono ripresi i lavori sempre presso la biblioteca Novello, con i riconoscimenti attribuiti ufficialmente dalla presidenza nazionale FIVL: attestato di benemerenza a Elisa Gallo; fazzoletto azzurro e distintivo del 70°: all’artista Ettore Gambaretto (presidente della Casa delle Arti di Albisola) e allo scrittore Gianluca Valpondi, che, dopo l’introduzione di Rossello e con la moderazione di Marzinot, ha illustrato, partendo idealmente dalla figura del servo di Dio e martire della carità nonché eroe della Resistenza italiana Teresio Olivelli, i contenuti del suo libro “Libera teocrazia. Verso la civiltà dell’amore”, aprendo poi ad un animato dibattito. La giornata si è conclusa con la visita al museo a cielo aperto di Denice, accompagnati dal maestro Gambaretto e accolti dal sindaco Nicola Cosma Papa, che ha consegnato ai convenuti i cataloghi dell’originale esposizione di ceramica contemporanea, invitando anche alla mostra di presepi e alla rassegna di poesia dialettale che sempre a Denice ha luogo nei giorni prossimi al Natale.

Logo, carta d’intenti e workflow di “Dal mare alle Langhe” sono scaricabili.


Già in tanti si sono scagliati contro l'idea di Francesco Attolini (Fra-telli d'Italia) di abolire i festeggiamenti del 25 aprile, in ricordo della Resistenza e della Liberazione.
Al coro di no alla sua provocatoria idea non potevano certo mancare quanti hanno partecipato a quella lotta intensa contro il nazifascismo, una lotta che ha portato all'Italia democratica del dopoguerra. A scrivere a Prealpina rimarcando la propria posizione sono la Federazione Italiana volontari della Libertà e il Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio, entrambi presiedu-ti dal bustese Guido De Carli.

Potrete trovare l'articolo nell'allegato


Le comunità piemontesi della Langa astigiana, Comune di Bubbio e dintorni, incontrano la cultura e le arti dell’area savonese e albisolese.

Racchiusi in un’elisse dell'inconfondibile azzurro, che costituisce la livrea della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl), da sinistra, s’intravedono la coccarda tricolore, quindi il sole e il mare della Riviera, nell’abbraccio con le colline e i vigneti delle Langhe. Questo è il motivo grafico creato per la rassegna “Dal Mare alle Langhe”. La denominazione dell’iniziativa è riportata in epigrafe sul disegno. Sullo scudo grigio usato come sfondo, nella parte superiore campeggia l’acronimo del Sodalizio, mentre in esergo l’indicazione dell’anno che accompagnerà le varie edizioni successive. Le Sezioni promotrici della Fivl - “Albissole” e “Aeroporto Excelsior – Bubbio” - sono anch’esse citate in alto e in basso. Ispirandosi alla filosofia alla base del progetto, lo scudo protegge e conserva due essenze: i colori della bandiera italiana, cui le donne e gli uomini che credono nell’Ideale della Libertà si affidano con la prospettiva di tramandare incessantemente, di generazione in generazione, i valori della Patria, in quanto Nazione, e la solennità della sua storia; gli elementi naturali dei due territori, un chiaro richiamo al senso antropologico dell’orgoglio d’appartenenza e di popolo. Caratteristiche che ne fanno un’icona non solo estremamente declinabile, ma anche fortemente memorabile. Tutto si fonde nella creatività, quella di un gesto realizzativo, sintetizzata dallo sviluppo temporale e spaziale del simbolo nella sua unitarietà, nell’intenzione di rappresentare due valori spesso antitetici: quello della modernità e quello della tradizione. Il logo, al tempo stesso, simboleggia pertanto la Carta di Intenti che dichiara le finalità, gli obiettivi e le azioni da perseguire. La Volontà di un’Associazione custode di un glorioso passato, che affonda le proprie radici nella Lotta di Liberazione, di rimanere all’avanguardia, attraverso la reinterpretazione, in chiave moderna, attraverso un processo di stilizzazione paradigmatica, di una realtà che corrisponda ai nuovi bisogni. Questo accade perché il mondo va sempre più spesso incontro a processi di perdita delle libertà a causa dell’omologazione culturale. L’individuo nella società moderna è dunque spersonalizzato e sente così il bisogno riappropriarsi delle proprie radici. Con la mediazione fra tradizione e innovazione, si viene a creare una nuova cultura che comprende sia la memoria sia il mutamento. Questi i propositi da cui è nata “Dal Mare alle Langhe”, con eventi, spesso collegati a periodi dell’anno, che favoriscono l’incontro collettivo per affermare i valori dello spirito, la natura e il territorio. E’ una serie di manifestazioni, con il patrocinio di Enti e Amministrazioni competenti per territorio, e il supporto di altre Associazioni, al fine di far conoscere alle comunità piemontesi della Langa astigiana, Comune di Bubbio e dintorni, la cultura e le arti dell’area savonese e albisolese. I due territori limitrofi sono contrassegnati da storici legami, culminati, nel periodo della Resistenza, con la vicenda del campo d’aviazione “Excelsior” di Vesime, costruito grazie al grande apporto di gente proveniente dalla Riviera. Le passate edizioni dell’iniziativa si sono svolte, con ampia partecipazione di artisti e successo di pubblico, nelle annate 2013 e 2014.
Sezioni della Fivl delle “Albissole” e “Aeroporto Excelsior – Bubbio”


14/09/2015

Albisola. Albisola ha ricordato il sacrificio degli Ufficiali, dei Sottufficiali e dei Soldati della Divisione Acqui, in occasione del 72° anniversario dell’eccidio, avvenuto nel settembre 1943, a Cefalonia e Corfù. Il 14 settembre 1943, il comandante Gen. Gandin, a seguito di un referendum avvenuto fra le truppe, notificò la volontà da parte della Divisione Acqui di non arrendersi ai Tedeschi. Furono giornate eroiche in cui, con il sacrificio di una delle più gloriose unità delle nostre Forze Armate, fu scritta una delle pagine più sanguinose della Resistenza.

Potrete trovare l' articolo completo nell'allegato.


Quella di Aldo Gastaldi, nome di battaglia “Bisagno”, è una storia luminosa, tragica ed edificante insieme.
A Genova è considerato, come dice la targa della via cittadina a lui dedicata, «primo partigiano d’Italia», ma nel resto del Paese è poco conosciuto. Troppo poco. È vero, Giorgio Bocca lo cita di sfuggita nella sua Storia dell’Italia partigiana del 1966, giusto per mettere in luce che era uno dei primi leader partigiani, ma “borghese” e non comunista. Giampaolo Pansa ne parla invece in diversi suoi libri, soprattutto in Bella ciao, soffermandosi soprattutto sulla sua morte repentina e sospetta dopo la Liberazione. «Un ragazzo dell’oratorio con lo Sten», lo definisce. Luciano Garibaldi lo mette fra I giusti del 25 aprile, come dice il titolo di un suo libro.


Nel link sottostante potete scaricare il modulo necessario per richiedere la Medaglia della Liberazione, destinata ai partigiani e alle partigiane italiani, segno di gratitudine delle Istituzioni repubblicane ai patrioti e ribelli che settant'anni fa hanno combattuto per liberare l'Italia dalla dittatura nazifascista.

Da inoltrare al più presto all’indirizzo: info@fivl.eu oppure al fax: 02.93661806


ROMA - Mercoledì 22 aprile, nella splendida cornice del Salone di Alta Rappresentanza del Ministero della Difesa di Palazzo Barberini, si è celebrata la prima cerimonia nazionale di conferimento della Medaglia della Liberazione ai partigiani e alle partigiane italiani, segno di gratitudine delle Istituzioni repubblicane ai patrioti e ribelli che settant'anni fa hanno combattuto per liberare l'Italia dalla dittatura nazifascista.
Tra i sessanta insigniti dell'altro riconoscimento, un fiero e sorridente presidente Guido De Carli, classe 1923, accompagnato da una delegazione della Giunta federale e dalla figlia Anna. Gli altri insigniti con la medaglia della Liberazione sono stati: Agape Nulli, nata a Iseo il 16 marzo 1926 (rappresentata alla cerimonia dal delegato provinciale delle FFVV Roberto Tagliani) Guerino Berneri, nato a Corteno (BS) il 13 giugno 1927 Cerri Sergio, nato a Rovasenda VC il 18-06-26 Tizzoni Giuseppe, nato a Voghera il 18/07/1933 Lelio Speranza, nato a Savona il 18/10/1926 ing. Giovanni Battista Comacchio (Rino) nato il 25 febbraio 1922 MARCHETTI FRANCESCO DALLE TEZZE GIROLAMO Aldo Tognana nato il 12/03/1920 Treviso FRANCO BRAVI nato il 24 novembre del 1926 Partigiano combattente della Brigata Garibaldi Lunense.
Nel consegnare la medaglia, il Ministro ha espresso la gratitudine di tutte le Istituzioni repubblicane, e non solo del Governo: un grazie a questi uomini e donne di ieri, guide e modelli per le giovani generazioni. La Pinotti ha detto loro: «Non stancatevi di parlate con i giovani; raccontate loro cosa è stato, fateli appassionare alla storia della Resistenza, la più bella espressione della storia italiana; parlate della paura e della forza, dell'incoscienza e del coraggio generoso per cui oggi siamo qui, a settant'anni di distanza, a dirvi solennemente: grazie!» Nell'emozionante attesa, fatta di strette di mano, abbracci, qualche lacrima di commozione e tanta, tanta fierezza, tutte le Associazioni partigiane nazionali hanno ribadito la necessità di una narrazione corale e attenta ai valori condivisi e inalienabili della Resistenza e della Costituzione: da difendere senza strumentalizzazioni, tanto oggi che si celebrano gli eroi, quanto domani, e ogni giorno: perché quella Storia ci riguarda e ci fa riconoscere come italiani.


Domenica 19 aprile sono apparse sul quotidiano "Avvenire" le due interviste raccolte dal giornalista Angelo Picariello: la prima è dell’onorevole Luciano Violate, mentre la seconda è dello storico Francesco Perfetti.

Per leggere le interviste scarica gli allegati


Carissimi amici,

è ormai consuetudine e tradizione incontrare gli associati della Divisione Di Dio nell'imminenza delle festività natalizie presso il Museo della Resistenza di Ornavasso.

Quest'anno avremo un motivo in più per ritrovarci insieme a scambiare gli auguri: la Vostra recente nomina a Dama e Cavaliere della Repubblica è per tutti noi motivo di orgoglio e stima, che intendiamo ricordare insieme a tutti gli amici della Valtoce.

Vi aspettiamo quindi sabato 20 dicembre alle ore 14.30, presso il Museo della Resistenza di Ornavasso.

Un cordiale saluto, e un arrivederci a presto!


Venerdì 12 dicembre 2014 si è tenuta presso la sede del Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio (Busto Arsizio, Varese) la cerimonia per la consegna della medaglia di Cavaliere della Repubblica al partigiano cav. Sergio Cerri.


Savona, Esce il nuovo libro di Antonio Rossello “La fiamma che arde nel cuore….”


Un anno dopo il precedente romanzo “Ombre e colori” (Ediz. DivinaFollia, Caravaggio BG), classificatosi finalista al Premio Mario Pannunzio 2013 - XXXVII Edizione, esce l’ultimo libro di Antonio Rossello che ha per titolo “La fiamma che arde nel cuore….”, edito dalla FIVL per i tipi della Coop Tipograf di Savona.

Nell’ambito del progetto intitolato “La letteratura italiana e la Resistenza”, l’autore è stato incaricato dalla FIVL-Associazione Partigiani Autonomi Liguria, di cui è il Presidente della Sezione delle Albissole, di scrivere questo volume divulgativo, mediante la raccolta di notizie riguardanti alcuni fra gli innumerevoli avvenimenti e personaggi che hanno segnato un contesto particolare, come è stata la nostra comunità dagli anni intorno al secondo conflitto mondiale per arrivare ai nostri giorni.
Lelio Speranza, che funge da cicerone attraverso le pagine più rilevanti del testo, è autore di vari commenti e fonte preziosa di particolari spesso inediti. Quest’opera cerca di tracciare in forma originale una cornice di avvenimenti, e relativi protagonisti, che hanno contribuito a segnare la storia più recente di Savona e Provincia.
Il punto di vista che si vuole offrire è contemporaneamente storico, sociale, culturale e sportivo. I ricordi e le esperienze ci rendono ciò che siamo. Spesso le nostre esperienze, ossia gli innumerevoli fili che tessono e cuciono la nostra storia, possono essere testimonianze e ricordi attraverso forti nodi oppure possono slegarsi e sciogliersi, per lasciare libere le risorse di ognuno di noi. Ritagliare uno spazio creativo e dare forma alle emozioni può far sì che ogni esperienza, come un filo, possa attraversare la nostra vita per essere trasformato. Nelle fasi di stesura, durate alcuni anni, l’autore, Lelio Speranza e, a vario titolo, esponenti locali del sodalizio promotore hanno realizzato un lavoro collegiale, con l’idea di porre in essere obiettivi che sottendessero un orizzonte non solo immediato ma di lungo periodo.

Antonio Rossello, è nato a Savona nel 1964 e vive ad Albisola Superiore (SV). Si è laureato in Ingegneria meccanica. Dopo il Corso Allievi Ufficiali di Complemento presso la Scuola Militare Alpina di Aosta, ha prestato servizio militare, nell'Arma dei Carabinieri come Ufficiale. In congedo con il grado di Tenente. Lavora alle dipendenze di una grande azienda elettromeccanica genovese, per cui è’ stato in trasferta in vari Paesi europei, del Medio Oriente, dell’Africa del Nord e dell’Asia.
Ha retto diversi importanti incarichi civili e associativi. E’ insignito dell’Onorificenza di Cavaliere della Repubblica (O.M.R.I.), dell’Attestato di Benemerenza dell’U.N.U.C.I e della Benemerenza Rossa A.V.I.S. E’ stato coinvolto, come coautore, nell’Antologia “Alpini e Carabinieri al servizio dell’Italia” pubblicata da ANC ed ANA nel settembre 2002. Nel 2012, ha supportato la stesura, a cura di Luigi Pesenti, di “1911-2011, Centenario della costituzione della Sezione di Savona”, opera storico-celebrativa che illustra nel dettaglio la storia dell'Associazione Nazionale Carabinieri di Savona. Nel 2012 ha ancora ricevuto la consegna della medaglia d’argento della FIVL. E’ Web Editor dei siti ufficiali di alcuni artisti e autori locali e Rappresentante per le "Albissole" della FIVL. Nel 2013, ha pubblicato il romanzo “Ombre e colori” (Ediz. DivinaFollia, Caravaggio (BG) - ISBN: 9788898486052, che si è classificato come finalista al Premio Mario Pannunzio 2013 - XXXVII Edizione. Collabora assiduamente con propri pezzi a vari siti, in particolare con: “Trucioli - Blog della Liguria e Basso Piemonte” e ” L'ECO – il giornale di Savona e provincia”, anche nella versione cartacea.


Lelio Speranza vice presidente nazionale della Fivl, ci fa meditare sul nostro Destino. Dall'ammirazione delle bellezze e dell' ordine della Natura, discendenti dalla Creazione, dalla constatazione di un Assoluto oltri confini dello spazio e del tempo, egli ritiene l' Uomo capace di attuare tutte le sue potenzialità, di ordinarsi liberamente, e creativamente, e disciplinarsi verso il bene, il quale induce una mutazione più alta verso la pienezza dell'essere.


Lo scontro avvenne il 17 settembre 1944 ed è uno dei più importanti della Resistenza a Verona.

Domenica 21 settembre, dalle 9.30, è stato celebrato il 70° anniversario di un tragico scontro, tra i più importanti della Resistenza veronese, in cui morirono cinque giovani: l'ebrea Rita Rosani, medaglia d'oro al valore militare, Dino Degani medaglia d'argento, e tre partigiani, ricordati solo con il loro nome di battaglia (Selva, Gallo e Orso)


Nella Resistenza, ormai, non c'è più tempo di discussioni perchè si avvicinava il momento della liberazione del Paese dai tedeschi incalzati dagli eserciti alleati. Diversi tentativi furono provati da varie parti - politiche, militari, ecclesiastiche - per trattare la resa con i tedeschi e i fascisti.
Si voleva evitare l'insurrezione popolare e la vittoria politica e militare delle brigate partigiane, con il pericolo sempre paventato delle forze moderate e degli alleati dell' affermazione di un potere delle forze di sinistra sostenuto da un largo consenso popolare. Ma su questo punto, di grande rilievo politico , i comandi militari della Resistenza e le direzioni dei partiti antifascisti erano decisi a portare a compimento la lotta per la riconquista della libertà e dell'indipendenza nazionale, condotta da un vasto schieramento in cui avevano combattuto uomini e donne, sopratutto giovani, di diverso orientamento ideale e politico e, per la prima volta in Italia, di ogni classe sociale, dai borghesi agli operai e ai contadini. Sul finire dell'aprile 1945 le insurrezioni popolari e le brigate partigiane (comuniste, azioniste, democristiane, autonome) liberavano le principali città del Nord prima dell' arrivo delle truppe alleate.

L'Italia era di nuovo unita; la lotta partigiana aveva dato un contributo essenziale alla riunificazione del Paese dopo la disfatta del '43.


Il presidente fondatore del Centro Pannunzio, presidente della Fivl (Federazione volontari della liberazione) di Alessio e Laigueglia e presidente del premio letterario "Albigaunum" si è recato a Firenze per ritirare il riconoscimento, assegnatogli con la seguente motivazione "Docente, storico, giornalista che, attraverso la cattedra, i giornali e la promozione della cultura, ha impartito una grande lezione di libertà e coerenza civile".
Il riconiscimento ottenuto da Quaglieni rappresenta modivo di orgoglio per tutto il Centro Pannunzio, come ha spiegato il portavoce Stefano Morelli "é un premo all' uomo di cultura Quaglieni che pur restando uno storico rigoroso, è sempre aperto a nuove esperienze culturali, come dimostrano il Premio letterario ingauno e le tante iniziative da lui promosse o a cui ha partecipato nel corso degli anni. È anche un riconiscimento al Centro Pannunzio per la realizzazione di una cultura a 360 gradi in cui si mescolano umanesimo e scienza in una visione aperta".


Marcello Bellacicco, 55 anni, savonese, terzo da sinistra Generale della divisione degli Alpini, è stato ospite a Ellera su iniziativa di Giovanna Rolandi, assessore comunale alla Cultura di Abisola Superiore e Antonio Rossello, presidente Fivl delle Abissole. Bellacicco, già al comando del contingente multinazionale in Afghanistan, della brigata Taurinese e Julia, oggi è vice dei Corpi alleati di redazione rapida Nato in Inghilterra. Il Generale ha potuto ammirare i pannelli della "Galleria all' aperto della ceramica d' arte".


Erano molti alla commemorazione partigiana "Ivanca" Cleria Corradini, fucilata dai nazifascisti il 24 agosto 1944. Organizzata dall' Alpi di Vado, alla cerimoniazione del 70° anniversario dall' uccisione della partigiana, erano presenti tutte le sezioni Anpi della provincia, autorità cittadine e sindaci dei comuni vicini. È intervenuto Giorgio Preteni (partigiano Fernando), presidente della sezione Anpi e Sergio Leti (partigiano Gin) figlio di Cleira Corradini, mentre Fulvia Veirana, segretario Cgil di Savona ha tenuto l'orazione ufficiale.


Su iniziativa dell’A.V.L. di Treviso è stata organizzata una cerimonia presso il Sacrario di Nervesa della Battaglia (TV) per commemorare i 100 anni della 1^ guerra mondiale, i 70 della seconda e i 20 mesi della Resistenza.

Sono state invitate le autorità civili e militari, le Associazioni d’Arma e combattentistiche, tutti i 98 comuni della Marca Trevigiana. La cerimonia con la S. Messa di un delegato del Vescovo di Treviso è stata accompagnata da un coro che ha cantato inni nazionali e dalla banda di Nervesa che ha suonato il Silenzio e altri brani.
E’ seguita la deposizione di una corona di alloro, poi i saluti del Sindaco di Nervesa e del dr. Menzato per il Presidente F.I.V.L. e del dr. Tirelli per la Osoppo.

Erano presenti i labari delle medaglie d’oro e le bandiere dei comuni che facevano da cornice sul grande scalone.
Il commento di tutti i presenti è stato unanime : una cerimonia ben organizzata, commovente, di grande valore patriottico.


E' stato pubblicato sul web il sito ufficiale dell'Associazione "Fiamme Verdi" di Brescia: è consultabile all'indirizzo www.fiammeverdibrescia.it .

L’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia, attiva con oltre 30 sezioni sul territorio di Brescia e provincia, è stata fondata nel 1945, all’indomani dello scioglimento delle Divisioni partigiane “Fiamme Verdi” operanti a Brescia e provincia durante la Guerra di Liberazione (1943-1945). Fin dal 1948 aderisce alla Federazione Italiana Volontari della Libertà (F.I.V.L.). Ha sede a Brescia in Via Volturno, 46. Per informazioni: segreteria@fiammeverdibrescia.it


L’associazione “Fiamme Verdi” di Brescia ha partecipato alla Route Nazionale dell’Agesci 2014 con tre laboratori sulla Resistenza, dal titolo "Fedeli e Ribelli".

In collaborazione con la Comunità Capi di Agesci Brescia le FF.VV. hanno presentato le storie di coraggio della Resistenza bresciana ai ragazzi e alle ragazze dai 16 ai 21 anni che si sono raccolti a San Rossore, Pisa, l'8 e il 9 agosto 2014.

Circa duecento Rover e Scolte hanno partecipato al laboratorio, dedicato al “coraggio di essere cittadini", guidato da Alberto Manzoni (Agesci), Roberto Tagliani e Pietro Ghetti (FF.VV.). Un'esperienza che ha toccato il cuore, e che ha spinto i ragazzi a riflettere sul bisogno di impegno sociale nella comunità italiana.


Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è giunto alle 9.30 al Vittoriano per la cerimonia del 25 aprile. Ad accogliere il Capo dello Stato c'erano il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Napolitano ha deposto una corona d'alloro sull'Altare della Patria. Napolitano: "Onore ai marò, ingiustamente detenuti" - Durante le celebrazioni per il 25 aprile, Napolitano ha ricordato anche la vicenda dei marò, Massimiliano Latorre, e Salvatore Girone. Il Capo dello Stato ha sottolineato come i due fucilieri si trovino tuttora lontano "dalla Patria e dalla loro famiglia: onore ai marò, ingiustamente detenuti", ha quindi aggiunto.

Napolitano: "Valori della Resistenza sono incancellabili" - Napolitano ha sottolineato come i valori della Resistenza siano "incancellabili, al di là di ogni retorica. La Resistenza, l'impegno per riconquistare all'Italia libertà e indipendenza fu un grande moto civile ed ideale, ma soprattutto fu un popolo in armi, una mobilitazione coraggiosa di cittadini giovani e giovanissimi che si ribellavano allo straniero".

Napolitano: "Per la resistenza fondamentale apporto delle donne" - Il presidente della Repubblica ha quindi ricordato l'impegno "degli italiani che uscivano dalle dure vicende della guerra fascista e riprendevano le armi per liberare l'Italia". "E non mancò l'apporto delle donne - ha quindi sottolineato -. Furono uniti dallo stesso fondamentale obiettivo di futuro di pace per il quale serviva la mobilitazione armata. Non c'era spazio per una mobilitazione inerme alla pace. La scelta combattente risultò decisiva per restituire dignità all'Italia".

Napolitano: "Forze Armate devono essere razionalizzate" - Parlando del futuro delle Forze Armate, Napolitano ha spiegato come vadano razionalizzate e riformate per "soddisfare esigenze di rigore", ma sul capitolo delle spese per la Difesa non bisogna "indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo" e alimentare "vecchie e nuove pulsioni antimilitariste". Lo ha detto il presidente Napolitano in occasione del 25 aprile.


Palazzo del Quirinale, 25/04/2014 Anche quest'anno, l'incontro con le rappresentanze delle associazioni partigiane, combattentistiche e d'Arma, e insieme della Confederazione italiana tra le associazioni combattentistiche e partigiane, costituisce la cornice più degna e significativa per la celebrazione del 25 aprile, festa della Liberazione. Per una celebrazione che veda uniti, nella persona del Capo dello Stato le massime istituzioni della Repubblica, e in tutti voi quel mondo associativo che racchiude in sé l'universo dei valori storici del patriottismo, della lealtà verso la nazione e della combattiva difesa dei suoi interessi, della sua dignità, della sua sicurezza.

Nel celebrare, nel 2010 e 2011, il Centocinquantenario dell'Unità d'Italia, abbiamo potuto verificare, con profonda soddisfazione, come sia rimasta viva e operante quella riscoperta del senso della patria che, dopo la rovina del nazionalismo fascista, fu un frutto prezioso della Resistenza, in un rinnovato legame con la tradizione del Risorgimento. Un senso della patria che venne riscoperto in uno col valore della libertà, divenendo sostrato essenziale della costruzione - a partire dal 25 aprile 1945 - della nuova Italia democratica, repubblicana, costituzionale.

I valori e i meriti della Resistenza, del movimento partigiano, dei militari schieratisi nelle file della lotta di Liberazione e delle risorte forze Armate italiane, restano incancellabili, al di fuori di ogni retorica mitizzazione e nel rifiuto di ogni faziosa denigrazione : e a voi, alle vostre associazioni, tocca portare avanti una meritoria opera di trasmissione di quei valori e di quella complessa e drammatica esperienza in un rapporto che va sempre ristabilito con le generazioni più giovani.

La Resistenza, l'impegno per riconquistare all'Italia libertà e indipendenza, fu nel suo insieme un grande moto civile e ideale, cui parteciparono in vario modo le popolazioni delle regioni occupate dalle forze della Germania nazista. Ma fu innanzitutto - non sembri superfluo sottolinearlo - popolo in armi, mobilitazione coraggiosa di cittadini, giovani e giovanissimi, che si ribellavano all'oppressione straniera, di italiani che uscivano dalle dure vicende della guerra fascista e riprendevano le armi per la causa della liberazione dell'Italia e dell'Europa dal totalitarismo e dal dominio tedesco. E non mancò l'apporto delle donne che nel '44 si costituirono nelle regioni del Nord in "Gruppi di difesa delle donne".

Lo stesso fondamentale obbiettivo di un futuro di pace esigeva una mobilitazione armata, che si avvalesse delle nostre migliori tradizioni militari. Non c'era spazio per un'aspirazione inerme alla pace ; l'alternativa era tra un'equivoca passività e una scelta combattente. Fu quest'ultima che risultò decisiva per restituire dignità nazionale all'Italia. Esitazioni e ambiguità furono spazzate via con la dichiarazione di guerra alla Germania, il 13 ottobre 1943, da parte del nuovo governo italiano ; e il conseguente riconoscimento del pur anomalo status di paese cobelligerante, di fatto partecipe dell'alleanza antifascista, consentì all'Italia di prendere il suo posto nel futuro dell'Europa e dell'intero mondo democratico.

Il 6 giugno prossimo avrò l'onore di rappresentare l'Italia - su invito del Presidente della Repubblica francese - alle solenni celebrazioni in Normandia del settantesimo anniversario del grandioso e decisivo sbarco alleato. E vi parteciperò in nome di un popolo che aveva rotto nel 1943 con il fascismo e con l'asservimento alla Germania hitleriana, e in nome delle nostre nuove forze armate nazionali che allora già combattevano in Italia insieme con le forze anglo-americane. Due giorni prima dello sbarco in Normandia, il 4 giugno del 1944, le forze alleate entrarono in Roma come liberatrici anche grazie all'eroico contributo della Resistenza romana.

Sono, questi, dei decisivi momenti che vanno sempre ricordati insieme a tanti altri che segnarono il cruciale periodo tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Momenti di umiliazione dapprima e quindi di riscossa ; momenti di lotta vittoriosa e di terribile sacrificio. Il sacrificio, sopra ogni altro, di quanti pagarono il prezzo di feroci e vili ritorsioni : saluto i molti nostri ospiti che rappresentano oggi qui tante tappe di quel duro e doloroso cammino. Saluto in primo luogo - perché meritano una riparazione per l'aver lasciato, tutti noi, troppo a lungo in ombra quella dolorosissima esperienza - i famigliari dei 103 ufficiali del decimo Reggimento "Regina", che nell'isola greca di Kos nell'ottobre del 1943 furono sommariamente processati e barbaramente trucidati per non essersi piegati alle pretese germaniche di sopraffazione e alle minacce di brutale ritorsione. La grande maggioranza di essi aveva meno di 30 anni. Al loro consapevole e coraggioso comportamento deve andare oggi il nostro omaggio, additandolo come esempio di fedeltà a valori essenziali di coerenza, fierezza e amor di patria. E insieme auspico che le spoglie dei trentasette ufficiali che ancora giacciono in luogo ignoto dell'isola possano presto trovare una degna e onorevole sepoltura, confortata dalla riconoscenza e dalla pietà di noi tutti.

Saluto nello stesso spirito tutti i Sindaci e rappresentanti delle città-martiri delle orrende indiscriminate reazioni di rabbia sanguinaria da parte delle forze di occupazione contro gli italiani che davano prova di fierezza e di amore per la libertà. Parlo delle stragi naziste, dalle più note a tutte le altre, di cui voi, cari invitati, portate testimonianza. D'altronde ho io stesso ripercorso nelle scorse settimane alcuni di quei luoghi e rivissuto alcune di quelle vicende di violenza e di distruzione: da Cassino e Montecassino alle Fosse Ardeatine, vero e proprio sacrario delle vittime di un bestiale antisemitismo.

In questo giorno il mio pensiero va anche alle prove dolorose che seppero affrontare con grande coraggio e spirito di fedeltà alla Nazione i numerosissimi militari italiani che vennero internati in Germania e che non cedettero ad alcuna lusinga, ma scrissero le loro pagine nella storia della Resistenza.

Ma è giusto, a proposito di stragi e massacri nazisti, citare le alte espressioni di omaggio, in chiave non solo di riflessione autocritica ma di nobile manifestazione di un senso di colpa collettivo che sono venute anni fa e ancora di recente da rappresentanti di grande autorità istituzionale e morale della Repubblica federale tedesca : da ultimo, la visita ispirata e commovente a Sant'Anna di Stazzema e l'incontro con la gente del Presidente Gauck, l'abbraccio con cui noi Capi di Stato di due paesi che poi hanno dato molto alla costruzione di un'Europa unita, ci riconoscemmo in valori comuni di libertà e solidarietà.

Purtroppo l'Europa e le sue istituzioni hanno dovuto negli ultimi anni affrontare una crisi finanziaria, economica e sociale da cui ancora faticano a uscire, e una conseguente crisi di fiducia che mette a rischio il lungimirante processo di integrazione avviato all'indomani della seconda guerra mondiale. E invece di un ulteriore sviluppo del processo d'integrazione, anche in senso politico, abbiamo più che mai bisogno per parlare da Europei con una voce sola, per far pesare nei nuovi equilibri globali quelle tradizioni e quelle potenzialità che possiamo ormai esprimere solo unendo i nostri sforzi.

Unendo le nostre forze anche nel campo della difesa e della sicurezza, dinanzi ai molteplici focolai di tensione e di conflitto che si sono venuti accendendo non lontano dai confini dell'Unione Europea. L'Italia e l'Europa sono chiamate a concorrere al superamento di qualsiasi contrapposizione - specialmente, oggi, nell'area del partenariato orientale coltivato dalle istituzioni dell'Unione - ricorrendo a tutte le risorse della diplomazia, attraverso negoziati da condurre con realismo e moderazione. Ma certo non possiamo sottovalutare la necessità di essere in grado di dare un concreto apporto, dove sia necessario - come già lo è stato in varii teatri di crisi - sul piano militare.

Nessuna delle missioni europee e internazionali che sono risultate efficaci - dal Kossovo al Libano - per produrre effetti di stabilizzazione e di salvaguardia della pace, sarebbe stata possibile senza il supporto delle Forze Armate dei nostri paesi.

Dobbiamo dunque procedere nella piena, consapevole valorizzazione delle Forze Armate che continuano a fare onore all'Italia. E desidero non far mancare una parola per come fanno onore all'Italia i nostri due Marò a lungo ingiustamente trattenuti lontano dalle loro famiglie e dalla loro Patria. Dobbiamo procedere in un serio impegno di rinnovamento e di riforma dello strumento militare, razionalizzando le nostre strutture e i nostri mezzi, come si è iniziato a fare con la legge in corso di attuazione, e sollecitando il massimo avanzamento di processi di integrazione al livello europeo. Potremo così soddisfare esigenze di rigore e di crescente produttività nella spesa per la Difesa, senza indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo e perfino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni demagogiche antimilitariste.

In questo impegno, e nella riflessione che lo sostiene, attingiamo certamente alla lezione e all'esempio della Resistenza, dando anche questo senso profondamente attuale all'odierna celebrazione del 25 aprile.


Sabato 12 aprile alle ore 17, nella Sala convegni dell’Hotel dei Fiori ad Bandiera Italiana 01Alassio, le Medaglie d’Oro al Valor Militare Maggiore degli Alpini, Enrico Martini Mauri – Comandante delle Divisioni Alpine Autonome – e il Capitano di Artiglieria Franco Balbis, che studiò al “Don Bosco” di Alassio, fucilato 70 anni fa dai fascisti al Poligono del Martinetto a Torino, verranno ricordate dallo storico Pier Franco Quaglieni, presidente della Sezione F.I.V.L. di Alassio e Laigueglia.

Interverrà il Gen. B. Francesco Patrone, Comandante del Comando Militare Esercito “Liguria”. Coordinerà l’incontro il Dr. Lelio Speranza, vice presidente nazionale della F.I.V.L. Porterà un saluto il Sindaco di Alassio, Enzo Canepa. Sarà presente il nipote del Comandante Mauri Enrico Martini Mauri. Organizzano l’evento l’Associazione Ligure Volontari della Libertà e la sezione di Alassio e Laigueglia della F.I.V.L. Verrà esposta la bandiera di combattimento del Comandante Mauri, donata personalmente dal Maggiore Martini Mauri a Lelio Speranza negli Anni 50.

Il Presidente della Sezione alassina della F.I.V.L. Quaglieni dichiara: «Vogliamo rendere omaggio a due patrioti che diedero un forte contributo alla Guerra di Liberazione. Tra l’altro gli uomini del Comandante Mauri furono tra i liberatori di Savona, mentre il capitano Balbis ebbe la sua formazione scolastica al “Don Bosco” di Alassio e fino al momento della fucilazione, avvenuta 70 anni, mantenne coerentemente fede all’insegnamento cristiano appreso nell’istituto alassino».

L’attrice Beatrice Astegiano leggerà le due motivazioni delle Medaglie d’oro, passi del libro “Partigiani penne nere” di Mauri, il testamento spirituale di Balbis e un documento del 1944, di fonte garibaldina, sulla figura di Mauri.

«La manifestazione si pone l’intento di far conoscere figure finora meno note della Guerra di Liberazione che contribuirono, insieme a tutte le altre forze, alla Liberazione dell’Italia nel 1945. Dalla Segreteria del Consiglio Supremo di Difesa presieduto dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano sono giunte parole di “apprezzamento per la meritoria iniziativa tesa a rendere omaggio alle figure dei due valorosi ufficiali, affinché soprattutto le giovani generazioni sappiano far tesoro degli alti ideali che hanno animato e sorretto quanti hanno contribuito con il proprio operato alla liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista”.


In evidenza

In occasione del 72° della Liberazione , con la tradizionale fiaccolata al SACRARIO PARTIGIANO DI CERTOSA DI PESIO, martedì 25 aprile ore 21.00, l'ASSOCIAZIONE PARTIGIANA IGNAZIO VIAN DI CUNEO apporrà , provvisoriamente in attesa del nulla-osta definitivo, la LAPIDE-TARGA RICORDO del suo PRESIDENTE, don ALDO BENEVELLI, prete partigiano, responsabile zona Q circondario di Cuneo SERVIZIO X Formazioni "R" Rinnovamento. L'Associazione Partigiana Ignazio Vian porterà la propria riflessione sull'anniversario della Liberazione attraverso il Presidente del proprio CENTRO CULTURALE intitolato l'8 marzo scorso a don ALDO BENEVELLI. L'intervento farà anche ricordo con una breve biografia dEL PRETE PARTIGIANO e della medaglia d'oro , IGNAZIO VIAN, in occasione del CENTENARIO DELLA NASCITA. Saranno presenti Partigiani che hanno combattuto per la Libertà e la Democrazia in Valle Pesio, i soci, gli amici dell'Associazione Partigiana Ignazio Vian e i parenti della MEDAGLIA D'ORO cui é intitolata l'Associazione. Mercoledì 26 aprile alle ore 9 l'ASSOCIAZIONE PARTIGIANA IGNAZIO VIAN incontrerà gli studenti della SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO di Chiusa di Pesio per ricordare quanti hanno speso i loro anni migliori e spesso hanno pagato con la vita per liberare l'Italia dalla dittatura e dall'invasore e restituirla a Democrazia. Ci si soffermerà in particolare sulla figura del Presidente dell'Associazione partigiana don ALDO BENEVELLI e sulla Medaglia d'oro IGNAZIO VIAN. A tutti gli studenti sarà consegnata dal Centro Culturale "don Aldo Benevelli" una copia del libro "ORA E SEMPRE RESISTENZA" sulla storia del Novecento e, in particolare, della guera di Liberazione.

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Mercoledì 19 aprile è stato presentato alla Casa della Memoria di Milano il libro di Matteo Forte, “Porzus e la resistenza patriottica”: ospiti d’eccezione l’ex sindaco Giuliano Pisapia, Stefano Parisi e Roberto Volpetti della Associazione Partigiani Osoppo e della Federazione Italiana Volontari della Libertà.
Come hanno raccontato Forte e Volpetti, l’eccidio di Porzûs ha una storia complicata ed è ancora oggi oggetto di controversie. Le divergenze tra le formazioni osovane di ispirazione patriottica e il IX° Korpus (l’esercito di liberazione jugoslavo comandato da Tito) divennero sempre più profonde, tra accuse di tradimento e collaborazionismo con i tedeschi, finché la tensione culminò nella strage di Porzus: i comunisti, guidati dal comandante Toffanin, uccisero in tutto diciassette membri del gruppo rivale, tra cui una donna tenuta prigioniera dalle Osoppo. Tra le vittime ci furono anche Francesco De Gregori, zio del cantautore, e Guido Pasolini, fratello minore dello scrittore e regista. Non si è mai scoperto chi fossero i mandanti della strage. Toffanin fu condannato all’ergastolo, ma fuggì dall’Italia e morì in Slovenia.
Prendendo spunto da questa vicenda, Giuliano Pisapia ha sviluppato una riflessione sulla necessità di riscoprire la natura multiforme della resistenza e il contributo alla liberazione da parte di gruppi diversi, non solo comunisti. Come racconta Forte nel suo libro, le Brigate Osoppo utilizzavano metodi non condivisi da altre formazioni partigiane: promuovevano lo scambio di prigionieri con la mediazione della Curia, ricorrevano alla violenza solo come estrema ratio e progettavano una democrazia in cui ci fosse spazio per ogni formazione.
Basandosi sul confronto con il passato, secondo Stefano Parisi oggi la politica è degenerata perché non è stata in grado di traslare i valori della resistenza partigiana in un progetto di pacificazione nazionale: il nostro panorama politico è molto frammentato, diviso tra fazioni che si combattono a vicenda delegittimando l’avversario, avendo perso il senso civico e il rispetto verso le istituzioni. Guardare alla vicenda di Porzûs deve servire a ricordare la necessità di superare le divergenze perché gli strumenti possono essere diversi, ma l’obiettivo finale deve essere condiviso da tutti. Soprattutto in un momento storico in cui c’è bisogno di un solido senso d’identità nazionale che non si pieghi ai nuovi emergenti movimenti estremisti.

"Il ricordo di Pietro Maset, l’indimenticato “Maso” si è mantenuto ininterrotto fino dagli anni del dopoguerra, quando gli uomini che egli aveva comandato sui monti del Friuli, vollero continuare a mantenere fedelmente la sua memoria.” Sono le parole di Cesare Marzona, presidente della Associazione Partigiani Osoppo di Udine per presentare l’incontro che si terrà domenica 23 aprile a Scomigo di Conegliano, organizzato assieme al Comune di Conegliano e alla Associazione Volontari della Libertà di Treviso.
Così continua Cesare Marzona: “Maso è una figura straordinariamente attuale: come tutti i ragazzi visse intensamente gli anni della gioventù, ma gli toccò presto fare i conti con la realtà della guerra: prima l’Albania, poi la Grecia poi ancora la Russia con i suoi terribili momenti che affrontò con straordinario coraggio. Un ragazzo che potrebbe essere uno dei giovani di oggi come dimostra un passo tratto dal suo epistolario con la fidanzata dove esprime l’indignazione contro coloro che cercano il proprio benessere non capaci di sacrificarsi un poco per gli altri”.
“Maso poi - continua Marzona - diede il meglio di se sul Piancavallo e in Valcellina dove comandò la Quinta Brigata della Osoppo fino quasi alla fine della guerra, quando il 12 aprile del 1945, morì nel corso di uno scontro con i tedeschi. I suoi uomini lo adoravano per la sua capacità di comandare unita a una grande umanità. Il legame di quella amicizia con Maso e con i compagni che facevano parte di quella brigata rimase sempre intenso.
Quel gruppo di amici rimase sempre legato anche quando le vicende della vita li portarono per strade diverse: ogni anno mantennero l’impegno di ritrovarsi a Scomigo di Conegliano
dove è sepolto il loro comandante Maso e all’ultima domenica di giugno a Malga Ciamp in comune di Budoia”.
“Fu commovente per noi e per loro – ricorda ancora Cesare Marzona– quando qualche anno fa abbiamo festeggiato a Scomigo questo gruppetto di fedelissimi: Luigi Baldassar, scomparso alcune settimane fa, Giampaolo Danesin, Antonio Facchin e Guido Ravenna.
Questi amici hanno visto con piacere che dopo anni in cui il loro sacrificio sembrava quasi dimenticato, ora sempre più gente si riuniva attorno a loro per ricordare e far rivivere quella esperienza”.

All’incontro di domenica 23 che si svolgerà come da programma allegato, saranno presenti il sindaco di Conegliano, Floriano Zambon, l’ing. Giorgio Prati presidente dell’Associazione Volontari della Libertà di Treviso e il presidente della Federazione Volontari della Libertà Francesco Tessarolo che terrà la commemorazione.

A Roma, presso la storica sede della Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra, si è tenuta lo scorso 8 marzo la Conferenza dei Presidenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, convocata dal presidente dell’ANMIG, prof. Claudio Betti. Erano presenti i rappresentanti di 17 associazioni sulle 21 facenti parte della Confederazione.

In apertura di riunione, il prof. Betti ha sottolineato l’importanza di rafforzare l’identità della Confederazione, affermando che “dobbiamo andare oltre la questione dei finanziamenti ed essere presenti e forti anche in vicende politiche difficili: siamo discendenti o eredi di una storia che deve ancora insegnare molto alle giovani generazioni”. Concordi tutti i presenti su tale impostazione, si è deciso di prorogare il rinnovo delle cariche della Confederazione, previsto all’O.d.G., per dar vita ad un gruppo di lavoro, che raccolga riflessioni ed elabori proposte per arrivare ad uno Statuto della Confederazione. Nell’ampio dibattito successivo, è emerso come, 43 anni fa, la Confederazione sia sorta dotandosi solo di un Regolamento e non di uno Statuto, a fronte delle differenti sensibilità ed approcci delle singole Associazioni, tutt’ora esistenti e riconoscibili; nel suo intervento, invece, il presidente della FIVL, prof . Tessarolo, ha insistito sulla doverosità di arrivare ad uno Statuto condiviso, che esprima la comunanza di valori, principi e storia tra le varie Associazioni, particolarmente emblematica in tempi, come quelli attuali, segnati da frammentarietà ed individualismi esasperati.

A conclusione dell’incontro, è stata quindi approvata la costituzione del gruppo di lavoro, ristretto a 5 componenti qualificati; in una prossima Conferenza dei Presidenti, da convocare a breve, esso porterà valutazioni e proposte in merito allo Statuto.

Lo scorso 7 marzo, si è tenuto un importante incontro tra il sen. Luciano Guerzoni, Vice Presidente Vicario Nazionale dell’ANPI, Italo Pattarini della FIAP, un rappresentante della ANRP ed il Presidente della FIVL Francesco Tessarolo, in rappresentanza delle maggiori associazioni partigiane, e l’on. Flavia Piccoli Nardelli, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Nel corso della proficua riunione, si è esaminato lo stato di realizzazione del progetto di digitalizzazione delle oltre 700.000 schede relative alle domande di riconoscimento della qualifica di partigiani o patrioti, rimaste in giacenza per anni presso i presidi militari periferici e solo recentemente versate dal Ministero della Difesa all’Archivio Centrale dello Stato di Roma. In merito al progetto, l’on. Nardelli ha affermato che è stato individuato nel dott. Gino Famiglietti il responsabile operativo del programma di attuazione: il direttore della Direzione Generale Archivi, nell’ambito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, definirà a breve l’articolazione operativa del progetto, curando anche il reperimento dei fondi necessari. Su opportuna proposta del sen. Guerzoni, la Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati si è fatta carico di indire una specifica conferenza stampa, che possa illustrare le finalità e le modalità di realizzazione del progetto, utile anche il suggerimento del prof. Tessarolo, volto a collocare in prossimità del prossimo 25 aprile la data di convocazione della conferenza stampa, in modo da caricarla di ulteriore significato e risalto.

Nella seconda parte dell’incontro, l’on. Nardelli ha illustrato ai presenti la problematica degli “archivi privati di interesse nazionale”, sui quali si sta soffermando l’attenzione della Commissione da lei presieduta; in tale ambito, ha suggerito, potrebbe rientrare anche la valorizzazione degli archivi delle nostre associazioni, da realizzarsi attraverso un’indagine conoscitiva, la diffusione di “buone pratiche” ed interventi specifici di riordino e tutela, d’intesa anche con le Sovrintendenze alle Belle Arti e con gli Istituti Storici per la Resistenza. In tale ambito, l’onorevole trentina si è detta particolarmente favorevole ad un’auspicabile funzione di raccordo e di sinergia tra le associazioni partigiane e la Commissione stessa, per “mettere a sistema” le diverse esigenze ed evitare dispersione e spontaneismi. L’on. Nardelli, a tal proposito, ha auspicato infine un possibile incontro tra Commissione ed associazioni partigiane; la proposta è stata favorevolmente accolta da tutti i presenti.