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Rassegna stampa

n occasione del 72° anniversario della proclamazione della Repubblica, in una fase delicata e complessa della storia nazionale, segnata dalla crescente frammentazione e da visioni sempre più ristrette e pericolosamente miopi, riteniamo fondamentale non solo rievocare le vicende tragiche che hanno permesso la nascita della Repubblica italiana, ma anche riaffermare con forza la spinta ideale che, negli ultimi venti mesi della Seconda Guerra Mondiale, mise insieme persone di ogni posizione sociale e di ogni colore politico; una spinta ideale che, nello sfacelo generale seguito all’armistizio dell’8 settembre, permise allora di comprendere come, prima del dibattito democratico, segnato da inevitabili e necessarie divergenze, occorresse rinsaldare i vincoli, tanto preziosi quanto fragili, del bene comune, quei vincoli che il comandante piemontese Enrico Martini Mauri così riassumeva: “Certo, durante i periodi di relativa quiete sui monti, erano sempre i progetti di un'Italia più bella, quelli che occupavano le menti dei partigiani”. L’idea che ci sia un bene comune che deve prevalere, al quale tutti dobbiamo contribuire, responsabilmente e consapevolmente, deve continuare ad essere tenuta in grande evidenza soprattutto oggi, in momenti particolarmente segnati dall’inasprirsi dello scontro istituzionale e della tensione politica. Per queste ragioni morali ed ideali, esprimendo piena solidarietà al Presidente Mattarella, la Federazione Italiana Volontari della Libertà auspica con forza il ritorno al pieno rispetto dei metodi regolati dalla Costituzione, primo indispensabile passo per dare attuazione ai valori su cui si fondala nostra Repubblica, ai diritti che essa sancisce ed ai doveri che essa prescrive, ma, soprattutto, il passo necessario per onorare coloro che, per quei valori, diritti e doveri hanno dato la vita.


Si è svolta sabato 26 maggio l’annuale celebrazione in onore dei partigiani caduti per la Guerra di Liberazione presso il Sacrario Partigiano di Bastia Mondovì, che ricorda i circa mille caduti del I Gruppo Divisione Alpina del celebre comandante Enrico Martini “Mauri”.

La cerimonia, seguita da numerosi partecipanti, nonché da molte autorità civili e militari, è stata presieduta dal sindaco di Bastia Mondovì, Paolo Crosetti, dai membri dell’Avl Piemonte (Associazione volontari della libertà – organo della Fivl) e dai vertici della Fivl (Federazione Italiana Volontari della Libertà), rappresentati dal presidente Francesco Tessarolo, che – intervenendo di fronte a una folla in rispettoso silenzio di fronte a un luogo tanto suggestivo – ha detto: «Si è cercato e si cerca tutt’ora di dare alla guerra partigiana un significato angustamente politico, anzi partitico, ma va ricordato con forza che quella di chi decise di salire in montagna imbracciando le armi fu innanzi tutto una scelta di Libertà».

A seguire, dopo l’alza bandiera, c’è stata l’esibizione del Coro dei bambini della scuola primaria di Bastia Mondovì e la premiazione per il concorso annuale indetto in questa occasione, che ha visto gli alunni della scuola primaria di Bastia Mondovì, la quinta elementare di Clavesano e la terza media di Carrù, ricevere premi in denaro per le proprie attività.

Tra le molte autorità civili che hanno presenziato indossando la fascia tricolore, il vice sindaco di Farigliano, Ivano Airaldi; Angela Boetti, consigliere comunale di Mondovì; Ornella Grotto, consigliere di Clavesana; Luigi Ferrua, sindaco di Roccacigliè; Martino Belligero, assessore di Dogliani; Sandro Scotto, vice sindaco di Piozzo; Giovanni Sciolla, sindaco di Cigliè; Tommaso Rosso, assessore di Villanova Mondovì; Pierino Musso, vice sindaco di Marsaglia e Benedetto Angelo, sindaco di Niella Tanaro.

Per la Regione Piemonte presente l’assessore Alberto Valmaggia, che ha portato i saluti del presidente.

Una ventina le sigle presenti, giunte da tutta la provincia di Cuneo, nonché i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, sezione del Monregalese, l’Associazione Nazionale Carabinieri di Mondovì e l’Associazione Nazionale Arma Aeronautica della sezione Mondovì e diversi rappresentanti delle sezioni dell’Associazione Nazionale Alpini.

Di fronte tutti loro, il presidente Fivl Tessarolo ha concluso il suo intenso intervento con un: «Viva l’Italia, Viva la Resistenza, Viva la Repubblica».

Ma la celebrazione di quest’anno si arricchisce di un’ulteriore novità: per rinsaldare un rapporto che per troppo tempo era rimasto allentato e segnare così il concreto riavvio di una stagione di profondo rinnovamento, la Fivl, l’Avl Piemonte e il Comune di Bastia Mondovì hanno elaborato un protocollo d’intesa (che sarà perfezionato e firmato nelle prossime settimane) per la valorizzazione del Sacrario Partigiano e della Biblioteca della Resistenza di Bastia Mondovì, dove – tra le migliaia di volumi – si trova l’archivio donato nel 2005 da Giuseppe Anacar, partigiano combattente e membro di spicco dell’Avl Piemontese, la cui memoria e il cui lascito viene oggi conservato nella biblioteca della resistenza della comunità di Bastia Mondovì per la quale il fratello, Mario Anacar, insieme al sindaco Paolo Crosetti, al presidente Fivl Francesco Tessarolo e al segretario nazionale Roberto Volpetti si sono trovati d’accordo per trovare il modo migliore al fine di rendere il giusto merito a una memoria preziosa, che costituisce un vero e proprio patrimonio non solamente per il Comune o per la Regione Piemonte, ma per tutta la Storia nazionale della Resistenza.


Alessandro Canestrari coordinò la Resistenza nella brigata partigiana Luciano Manara (come attesta il certificato su carta azzurrina) che guidò.
Venne catturato e torturato ma non rivelò i nomi degli altri combattenti per la libertà.
Finì nel lager di Bolzano con il numero di matricola 9586 e il triangolo rosso dei prigionieri politici.
Fu caricato per tre giorni su un treno con destinazione il campo di Dachau che non partì mai a causa del bombardamento alleato della linea del Brennero.

In allegato potrete trovare l'articolo completo.


Venerdì 26 ottobre per ricordare il 56°anniversario della scomparsa di Enrico Mattei, si terrà presso il Teatro Piermarini di Matelica alle ore 11,30 un Convegno - organizzato dalla nipote Rosy Mattei, Alessandro Curzi e Aroldo Curzi Mattei - dal titolo significativo "Per non dimenticare" .
E’ esattamente il monito a tutti e alle nuove generazioni perché seguano l'esempio di un uomo straordinario che fu ucciso per difendere il sacrosanto diritto dell'Italia al progresso socio-economico.
Parteciperanno al convegno il Dott. Marco Miconi, Segretario Nazionale dell'A.P.C. (Associazione Partigiani Cristiani) fondata nel lontano 1947 da Enrico Mattei con altri amici, e il Segretario della F.I.V.L. (Federazione Italiana Volontari della Libertà) il Dott.Roberto Volpetti.

Ti seguito potrete scaricare il programma.


Il 74° anniversario della battaglia del Monte Rest è stato ricordato presso il cippo che al Passo ricorda i caduti in quel mese di ottobre del 1944.
Il sindaco di Tramonti di Sopra Giacomo Urban ha voluto esprimere la propria soddisfazione nel constatare che la manifestazione sia sempre più sentita come testimoniato dalla presenza di una folta rappresentanza di associazioni e di semplici cittadini, così come dei ragazzi delle scuole della vallata accompagnati dai loro insegnanti e da alcuni genitori.
La cerimonia è stata aperta con il momento della riflessione e della preghiera del rappresentante della Chiesa Evangelica Valdese e del parroco di Tramonti, cui è seguito il saluto del sindaco Urban, del presidente dell’APO Roberto Volpetti, del rappresentante dell’ANPI di Maniago e del consigliere regionale Giampaolo Bidoli.
E’ seguito poi l’intervento dell’avvocato Riccardo Tomè il quale ha ricordato gli esempi che ancora oggi per noi sono quei ragazzi che persero la vita nella battaglia di Passo Rest, che vide i patrioti osovani contrapporsi ai reparti tedeschi e cosacchi.
Sono seguiti poi gli interventi dei bambini delle scuole elementari che hanno espresso con i canti e le poesie i sentimenti di libertà e di pace che la memoria portava a rinnovare.
Molto apprezzata la Coral Risultive di Fontanafredda che ha accompagnato l’intera cerimonia con il repertorio dei canti osovani, alcuni appositamente armonizzati per l’occasione.


Nei giorni scorsi, il sito della Presidenza della Repubblica ha pubblicato le motivazioni delle due Medaglie d’oro al Valor Militare recentemente conferite ai comuni di Roma e Varzi (Pavia); la lettura delle rispettive motivazioni ci porta ai drammatici eventi che hanno contrassegnato la storia italiana nel corso degli ultimi venti mesi del Secondo Conflitto Mondiale, ma anche a riflettere sul senso morale e civile dell’onorificenza attribuita.

In primo luogo, occorre riandare alla situazione che si era determinata in Italia all’indomani dell’8 settembre, giorno in cui venne comunicato l’armistizio: il Sovrano ed il governo Badoglio non avevano esitato a lasciare la capitale ai tedeschi ed il paese nel caos; l’Esercito e l’Aviazione erano allo sbando, disorientati da un capovolgimento di fronte non preparato e da ordini equivoci, talvolta contraddittori; la Marina si trovò costretta a raggiungere i porti dello stesso nemico contro cui aveva combattuto fino al giorno prima; la popolazione, in un primo momento ignara e festante, convinta dell’agognata fine della guerra, poi smarrita, disorientata, sconvolta. In questo vuoto di disposizioni, certezze, riferimenti, iniziò la Resistenza, nelle grandi città come nei piccoli paesi, esprimendosi poi nella strenua resistenza di civili e militari a Porta San Paolo, nei tragici rastrellamenti degli ebrei e del Quadraro, nel martirio delle Fosse Ardeatine e di Forte Bravetta, nelle temerarie azioni di guerriglia partigiana, nella stoica sopportazione delle più atroci torture nelle carceri di via Tasso e delle più indiscriminate esecuzioni, nelle gravissime distruzioni subite, come avvenne nella capitale, e nelle epiche battaglie combattute nel luglio e nel settembre 1944 contro il nemico nazifascista dalla fiera popolazione di Varzi. Fu una Resistenza dalle molteplici forme, con la popolazione civile che aiutava i partigiani e nascondeva ricercati, ebrei e prigionieri alleati, con gli internati militari italiani che, a più riprese, rifiutarono il cibo e le condizioni migliori proposte dai tedeschi, con i tanti giovani che, con armamento insufficiente ed in situazioni difficili, seppero infliggere gravi colpi alla stessa Wehrmacht. Fu una Resistenza che sorse spontanea contro la dura occupazione straniera ed il progetto nazista del “nuovo ordine europeo”, un progetto basato sull’oppressione e sulla schiavitù, sull’odio razziale e su un conformismo forzato e profondamente illiberale; un progetto esplicitamente condiviso dai fascisti della cosiddetta “repubblica sociale”, che, dopo le prime settimane di smarrimento, si schierarono accanto ai tedeschi.

È indubbio che la Resistenza armata abbia avuto un ruolo importante nella vittoria alleata, tuttavia, a distanza di oltre settant’anni dalle stragi, dai rastrellamenti, dalle rappresaglie che segnarono la guerra di Liberazione, oltre che agli aspetti militari, credo sia giunto il momento di dare il giusto rilievo proprio alla dimensione morale ed ideale della Resistenza italiana, la dimensione che accomunò tutte le diverse e colorate culture politiche delle formazioni partigiane: sia quelle comuniste, che quelle socialiste e quelle ispirate al partito d’Azione, sia quelle liberali, che le formazioni autonome, apartitiche o cattoliche: pur tra mille difficoltà, tutte le formazioni partigiane avevano ben compreso come prima del dibattito democratico, segnato da inevitabili e necessarie divergenze, occorresse rinsaldare i vincoli, tanto preziosi quanto fragili, del bene comune, quei vincoli che il comandante piemontese Enrico Martini Mauri così riassumeva: “Certo, durante i periodi di relativa quiete sui monti, erano sempre i progetti di un’Italia più bella, quelli che occupavano le menti dei partigiani”; quei vincoli che Nino Bressan, figura di spicco della Resistenza cattolica vicentina, ebbe a ricordare in questi termini: “Nelle soste della lotta si parlava ai contadini e agli operai del diritto alla terra ed al lavoro, ai ragazzi del diritto allo studio, alle donne del diritto di voto, a tutti si parlava di sanità, di libertà, di giustizia sociale. Anche per questo avemmo il massimo appoggio da parte di tutta la popolazione”.

Le due Medaglie d’oro al Valor Militare recentemente conferite ai comuni di Roma e Varzi ci portano quindi a riflettere sull’idea che ci sia un bene comune che deve prevalere, al quale tutti dobbiamo contribuire, responsabilmente e consapevolmente, come singoli e come comunità; un’idea che deve continuare ad essere tenuta in grande evidenza anche oggi: in momenti nei quali appare difficile, se non impossibile, andare oltre all’individualismo esasperato ed al tornaconto immediato assunti come unici criteri di riferimento, in una fase delicata e complessa della storia dell’Italia repubblicana, segnata dalla crescente frammentazione e da visioni sempre più ristrette e miopi, sorrette solo dalla ricerca esasperata di un facile ed immediato consenso. Riflettere sulle Medaglia d’oro conferite alla capitale e ad una piccola cittadina dell’Oltrepò pavese, rievocare oggi le vicende tragiche che hanno permesso la nascita della Repubblica italiana, significa uscire delle paludi pericolose dell’indifferenza, del fatalismo e della rassegnazione, significa capire lo stretto intreccio che sempre intercorre tra le scelte collettive e quelle individuali, significa ritrovare il coraggio di riaffermare e tutelare sempre quella dimensione etica ed ideale, quel futuro comune e condiviso che portò alla nascita della Repubblica e fu la causa cui tanti italiani dedicarono il loro impegno e la loro vita.


Non è giusto raffigurare la vita di Teresio Olivelli con lo schema usato per santi come Paolo e Francesco. Quindi una fase iniziale dell'esistenza che potremmo definire poco luminosa (l'adesione convinta al fascismo ai tempi del collegio universitario Ghisleri a Pavia nella seconda metà degli anni Menta) e una seconda segnata dalla conversione all'antifascismo e dalla morte in un lager nazista. Non è la chiave giusta per capire la statura e l'attualità dell'autore della bellissima preghiera dei ribelli per amore che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre 1943, beatificato a Vigevano lo scorso 3 febbraio, come spiega Anselmo Palini nell'ultima, completa biografia del beato pubblicata da Ave. Olivelli è sì beatificato per il gesto che lo ha condannato: venne picchiato a morte in odium fidei a soli 29 anni nel lager nazista di Hersbruck nel gennaio 1945 per aver difeso un compagno. Aveva già deciso di offrire la sua vita per il prossimo anche negli altri campi italiani e tedeschi dove era stato detenuto. Ma fu fin dall'infanzia credente autentico e trascinatore, militante della Fuci e dell'Azione cattolica eppure al tempo stesso nonostante i problemi che poteva creargli l'adesione all'associazionismo cattolico convinto sostenitore del regime che vedeva come mezzo per arrivare a una società compiutamente cristiana. Nella biografia, uscita a distanza di mesi dalla beatificazione, Palini ricorda che Olivelli non si ribellò ad esempio alle leggi razziali e all'antisemitismo perché ritenne che alla fine il buon senso avrebbe prevalso nella prassi e si arruolò volontario per la campagna di Russia. Al tempo stesso l'autore cita chi fece scelte diverse, ovvero i martiri della non violenza e dell'obiezione alla guerra per la propria fede (alcuni beatificati) uccisi negli stessi anni per essersi rifiutati di indossare una divisa o giurare fedeltà al nazifascismo come l'altoatesino Josef MayrNusser o il gruppo tedesco della Rosa Bianca. E ricorda gli altri cattolici italiani antifascisti che contribuirono alla resistenza e alla nascita delle brigate partigiane cattoliche delle Fiamme verdi tra Brescia e Milano. spesso pagando con la vita: i più noti sono don Mazzolari, il beato Focherini e gli scout delle Aquile randagie di don Giovanni Barbareschi, ma la lista è lunga e ancora da completare. Ma non si può giudicare quel tempo e i suoi protagonisti con gli occhi di chi è nato e cresciuto con la democrazia. Per Palini la fede ingenua di Olivelli nel fascismo è tipica di molti della sua generazione, indottrinati fin dall'infanzia dalla propaganda e sviati da cattivi maestri. Ai quali occorrerà la discesa negli inferi della guerra di Russia per capire gli errori e la vera natura del fascismo. Dopo l'arresto del Duce e l'armistizio tanti giovani cattolici come Olivelli, per la prima volta lasciati liberi di scegliere, optano per la Resistenza o, quantomeno, per la renitenza alla leva repubblichina e si battono per la libertà e la democrazia. Ribelli veramente per amore, insomma. Gli ultimi due anni di vita del giovane, che diventa una delle figure più nobili dell'antifascismo, sono trascorsi in clandestinità con le Fiamme verdi, delle quali diventa esponente di spicco, tra Brescia, la montagna e Milano fino alla cattura e alla detenzione. E nel libro sono descritte come compimento di un cammino spirituale ed esistenziale che lo porta a praticare la carità cristiana anche in condizioni estreme e disumane fino alla morte, lasciandoci una testimonianza di amore per l'uomo, la libertà e la giustizia più che mai attuale.


Il Convegno di Matelica è stato organizzato dalla Associazione Geopolitica Enrico Mattei, (AGEM) in occasione dell’anniversario della scomparsa del Presidente dell’ENI, caduto con il suo aereo il 28 ottobre 1962 ed ha visto la partecipazione di personalità illustri, allo scopo proprio di ricordare le sue straordinarie capacità, che hanno profondamente segnato la storia italiana dagli anni della Resistenza fino ai primi anni Sessanta.
Alla presenza del Sindaco di Matelica Alessandro Delpriori e di un folto pubblico di studenti, lo hanno ricordato l’arch. Marco Miconi, segretario della Associazione Partigiani Cristiani, il prof. Claudio Pettinari, Rettore della Università degli studi di Camerino, il dottore Riccardo Strano, già dirigente della Regione Marche, il dottor Paolo Quercia, studioso di geopolitica e l’ambasciatore Paolo Foresti.
Ognuno di loro ha voluto ricordare la straordinaria personalità di Mattei, connotata innanzitutto da una eccezionale capacità di intuire le prospettive di lavoro e di sviluppo per l’Italia e che lo portava a costruire e tenere contatti con quasi tutto il mondo. L’unico scopo era quello di creare opportunità di lavoro, visto come unica forma di riscatto per il nostro paese, povero di risorse energetiche ma così straordinariamente ricco di creatività ed energie umane ed intellettuali e che portavano i nostri operai e i nostri tecnici a primeggiare nei confronti di chiunque.
Mattei era conscio di queste caratteristiche della nostra gente, che aveva imparato a conoscere nella sua Matelica, poi a Milano come imprenditore, e poi ancora (e forse fu la esperienza più importante…) come comandante della Resistenza cattolica.
Questa affermazione potrà sembrare strana, ma al convegno lo ha ricordato alla conclusione Roberto Volpetti, segretario della Federazione Italiana Volontari della Libertà. Volpetti, friulano, ha ricordato il fortissimo legame di Mattei con i partigiani: il 25 aprile 1962 egli era a Udine con oltre 20.000 partigiani della FIVL e in quella occasione fece proprio un memorabile intervento, in cui espresse il meglio di sé. Ricordò le radici della nostra storia, rinnovando le grandi pagine della storia antica e ricordò i grandi condizionamenti della storia recente, con un paese prostrato dalla carenza di risorse naturali, di lavoro, di unità politica e poi dalla dittatura. Gli italiani con la Resistenza vollero cambiare pagina, ed era quindi suonata l’ora del riscatto, che Mattei intravvedeva proprio nella grande possibilità offerta dalle risorse messe a disposizione dall’ENI in Italia e soprattutto all’estero. E poi una grande fiducia nella Provvidenza che, come egli sosteneva, “assiste sempre tutti ed assiste il nostro Paese che fiorisce e si rinnova”.
Mattei quindi considerava quindi la Resistenza come l’inizio del grande riscatto del proprio Paese, quell’Italia da lui tanto amata e percorsa in lungo ed in largo per attivare sempre nuove iniziative.
Un convegno importante quindi perché rivolto a mettere nella giusta luce il ruolo di questo grande protagonista della nostra storia, e bene ha fatto quindi l’Associazione Geopolitica Enrico Mattei, presieduta da Aroldo Curzi Mattei, ad organizzarlo, in una cornice significativa come quella di Matelica, ma soprattutto alla presenza di tanti giovani.

Ufficio Stampa Federazione Italiana Volontari della Libertà.


IL CNL (Comitato di liberazione nazionale) a Fosdinovo si era costituito già nell'estate del 1944, proprio nel periodo in cui un reparto di SS del tenente Alberth Fischer aveva preso possesso del locale Castello Malaspina. Fra i suoi componenti spiccava il nome del giovane viceparroco, don Florindo Bonomi (nella foto), originario di Fivizzano, che pure durante le sue prediche non nascondeva il suo orientamento antifascista. All'inizio di agosto, con l'accusa di essere in combutta con i partigiani, don Florindo venne fermato dalle Brigate Nere di Carrara: interrogato per giorni, venne poi rilasciato dietro richiesta pressante del vescovo Sismondo, con la promessa che non si sarebbe allontanato dalla sede vescovile di Pontremoli. In realtà, il giovane vicecurato della parrocchia di San Remigio non smise mai di operare a favore della Resistenza. In quel periodo, fra l'altro, i nazisti si erano scatenati in una sanguinosa caccia all'uomo culminata nelle stragi di San Terenzo Monti, Vinca e Marciaso, costata la vita a centinaia di civili e la distruzione di quelle borgate. Agli inizi di settembre don Bonomi fu prelevato dalle SS nella canonica di Fosdinovo e detenuto nel loro comando per lungo tempo; fu torturato e infine, trasportato su un mezzo militare lungo la carrozzabile nei pressi di Gragnola (Fivizzano), scaraventato in strada e ucciso con una scarica di mitra. Aveva 26 anni. Per ricordare la memoria di questo giovane sacerdote, al quale sono intitolate le locali scuole medie, l'amministrazione di Fosdinovo sabato alle 15,30 inaugurerà un altare marmoreo all'interno del cimitero. Sul marmo, donato dal Laboratorio Mazzucchelli di Carrara, è scritto: «A don Florindo (1918-1944), prete nella Resistenza, membro fondatore del Cln di Fosdinovo». Roberto Oligeri


n questi giorni in cui si rende onore alle Forze Armate e si festeggia il Giorno dell’Unità Nazionale, la Federazione Italiana Volontari della Libertà ha ricordato i tanti uomini e donne delle formazioni partigiane autonome che hanno dimostrato con il proprio sacrificio personale di aver amato la Patria: varie delegazioni si sono recate nei tanti luoghi dove sono sepolti coloro che hanno combattuto per la difesa della libertà del nostro Paese. Sono così stati ricordati uomini e donne straordinari cui è toccato vivere momenti tragici della nostra storia ma che hanno saputo affrontare con coraggio situazioni drammatiche.
“Abbiamo reso omaggio – afferma il presidente della Federazione Francesco Tessarolo - alle tombe dei nostri uomini: alle tante medaglie d’oro, ai comandanti delle varie formazioni e che poi nel dopoguerra guidarono la FIVL come Raffaele Cadorna, Enrico Mattei, Mario Argenton, Aurelio Ferrando, Paolo Emilio Taviani e poi ancora i presidenti degli ultimi anni, Ermes Gatti e Guido De Carli. Non abbiamo dimenticato le grandi figure di sacerdoti che ci hanno accompagnato come don Barbareschi che ci ha lasciato di recente. Un pensiero ai tanti che sono rimasti privi di una tomba su cui poter portare un fiore. Non voglio dimenticare il partigiano Aldo Sacchetti, protagonista della liberazione di Cuneo e scomparso proprio in questi giorni.”
“Rendere onore alle Forze Armate – conclude Tessarolo – e ricordare coloro che hanno perso la vita per la Patria costituisce il doveroso gesto che dobbiamo compiere, anche se ci rendiamo conto che ciò non basta. Per questo auspichiamo che questo gesto di onore e di rispetto venga compiuto davanti a tutti i nostri ragazzi in quanto è a loro che dobbiamo rivolgere il nostro appello a non dimenticare e a onorare queste persone: in loro dobbiamo riporre la speranza e trasmettere un messaggio di pace per conservare la memoria di quanto è stato. Occorre sempre ribadire che se siamo qui con le nostre libertà lo dobbiamo anche a quegli straordinari giovani che hanno perso la vita per difendere la Patria.

Voghera, 2 novembre 2018
Ufficio Stampa Federazione Italiana Volontari della Libertà.


È morto a Carrara il partigiano cuneese Aldo Sacchetti, 97 anni, Medaglia d’Argento al valor militare, grande protagonista della Resistenza e della liberazione di Cuneo dai nazi-fascisti.
Originario di Roma, l’8 settembre del 1943 si unì alla banda “Italia Libera” di Duccio Galimberti e nel 1944, in valle Pesio con il capitano Piero Cosa, assunse il comando della brigata, poi della III Divisione Alpi, divenendo anche capo collegiale del “Servizio X” (servizi segreti) con l’avvocato Dino Giacosa. La mattina del 27 aprile 1945, da giovane luogotenente, alla testa della sua colonna attraversò sotto il fuoco nemico il ponte sul torrente Gesso e guidò i propri uomini in piazza Torino, liberando la prefettura e la caserma “Mussolini” dai fascisti. “Per questo avrebbe meritato la cittadinanza onoraria di Cuneo” ricorda lo storico cuneese Sergio Costagli, che ebbe modo di conoscere e instaurare una profonda amicizia con il partigiano.
Sacchetti fu membro della prima giunta della Federazione Italiana Volontari della Libertà.


Una cerimonia semplice presso il municipio di Bastia Mondovì per la sottoscrizione del protocollo d’intesa fra lo stesso Comune in provincia di Cuneo e l’Associazione Volontari della Libertà del Piemonte e la Federazione Italiana Volontari della Libertà. Si tratta di una forma esemplare di collaborazione fra pubblico e privato per la valorizzazione dei beni culturali.

Lasciamo parlare i protagonisti, innanzitutto Paolo Crosetti, sindaco del piccolo comune piemontese che ha creduto fin da subito alla proposta di collaborazione fra la sua amministrazione e le due storiche associazioni della Resistenza autonoma.

“La storia della comunità di Bastia – esordisce Crosetti - è strettamente legata a quella delle formazioni autonome: qui dalla primavera del 1944 fino all’aprile del 1945 operarono le formazioni che facevano capo a Enrico Martini Mauri, il mitico comandante della Prima Divisione Alpina, e che nel dopoguerra decise di realizzare qui il Sacrario destinato a ricordare il sacrificio degli oltre mille giovani caduti nella lotta di Liberazione.”

“Il ricordo di questa presenza partigiana è continuato fra la nostra gente anche in anni più vicini – continua Crosetti – infatti nel 2006 un esponente storico della resistenza autonoma, Giuseppe Anacar, decise di donare al nostro comune il suo cospicuo archivio-biblioteca, e tale precisa volontà venne assecondata dal sindaco di allora, Giuseppe Ferrua che non solo decise di accettare la donazione, ma anche si adoperò per realizzare una degna sede di tale prezioso materiale, realizzando la nuova biblioteca.”

“I sindaci che si sono succeduti a Giuseppe Ferrua – continua ancora Crosetti – hanno sostenuto e valorizzato questi due importanti beni culturali, il Sacrario e la Biblioteca, ma oggi diamo un importante cambio di passo, che ritengo sarà determinante per valorizzare in particolare l’archivio, mai ancora studiato e che indubbiamente contiene documenti fondamentali per comprendere non solo i difficili lunghi mesi della Resistenza, ma anche i complicati anni del dopoguerra, quando i contrasti non mancavano e che furono determinanti per l’avvio della nuova democrazia.”

Commosso il ricordo del presidente della Associazione Volontari della Libertà, Mario Anacar: “Con soddisfazione vedo oggi realizzarsi la volontà e il sogno di mio fratello Giuseppe, che per anni ha raccolto la documentazione delle formazioni autonome del Piemonte e poi anche quella dell’intera Federazione. Ringrazio il Comune di Bastia e la Federazione che in questi mesi si sono adoperati per far convergere le rispettive volontà volte a valorizzare il Sacrario e la Biblioteca/archivio.”

Gli fa eco la storica segretaria dei Volontari della Libertà piemontesi, Maria Beccaria: “Per noi è un momento di grande soddisfazione: crediamo che possiamo trovare un forte impulso per i tanti amici che hanno vedono nella esperienza delle formazioni autonome un grande esempio cui guardare con attenzione anche oggi.”

Infine Carlo Scotti, che ha sottoscritto il protocollo d’intesa a nome della Federazione Italiana Volontari della Libertà, di cui ricopre la carica di vice presidente: “Vogliamo dare un forte impulso – esordisce Scotti – alla ricerca sulle radici che costituiscono la storia della Federazione. La documentazione conservata nell’archivio di Bastia costituisce un importante completamento del nostro archivio che è conservato a Voghera e che proprio dallo scorso anno abbiamo iniziato a riordinare.”

“L’intenzione – conclude Scotti – è quella di completare il riordino e la inventariazione di entrambi gli archivi e se sarà necessario procedere alla digitalizzazione al fine di consentire a studiosi e ricercatori di fare le opportune ricerche su documentazione mai prima analizzata e studiata. Ci stiamo avvalendo di una Commissione di indirizzo di cui fanno parte uno storico affermato come il professor Paolo Pezzino e di una validissima esperta archivista come la dottoressa Natalia Stocchi. La firma di questo protocollo d’intesa è un ulteriore passo per procedere in questa direzione.”


Nell'Ottantesimo anniversario dello scioglimento delle Brigate Internazionali che combatterono in Spagna per la Repubblica contro i franchisti - sostenuti dall'Italia fascista e dalla Germania nazista - si terrà a Lucca sabato 10 novembre alle ore 17,30 un incontro presso la sala “Corsi” del Centro culturale Agorà. Promotori dell’evento l’Associazione Toscana Volontari della Libertà, l’associazione Historica Lucense e Tralerighe libri.
L’evento affronterà il ruolo della donna durante il conflitto ricordando le immani violenze compiute nei loro confronti da entrambi gli schieramenti. I lavori saranno introdotti dalla relazione di Simonetta Simonetti dal titolo “Donne in guerra”, seguito poi dall’intervento di Bruno Giannoni autore del libro "Le stelle su Madrid", presentato da Marco Vignolo Gargini. Letture di alcune pagine dal libro saranno a cura dell'attrice Sandra Tedeschi. Coordinerà Andrea Giannasi.
Solamente durante la guerra civile spagnola, combattuta tra il 1936 e il 1939, gli uomini e le donne da ogni paese del mondo seppero fare fronte comune al fascismo. Le Brigate Internazionali non erano solamente unità di combattimento, ma veri laboratori politici, sociali, culturali. In questo contesto storico Bruno Giannoni ambienta il libro “Le stelle su Madrid”, un vero e proprio percorso durante il quale il protagonista “sceglie” di essere un cittadino del mondo, pronto a lottare contro le ingiustizie e le sopraffazioni, scoprendo che la guerra civile spagnola fu guerra combattuta da moltissime donne.
Con altri andrà in Spagna perché lì, il 17 luglio 1936, iniziò realmente il Secondo conflitto mondiale. Ernest, l’ingles, combatte i Falangisti di Franco sostenuti dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, e lo fa mettendo in campo tutto se stesso, insieme a Maria.
Insieme ad anarchici, comunisti, socialisti, trotskisti, uomini e donne sognano un mondo migliore, più giusto innamorandosi della libertà. Saranno alla fine le stelle e le barricate di Madrid i testimoni della storia di Ernest, l'ingles e di Maria, uniti come molti altri da una guerra civile che fece migliaia di morti in entrambi i campi e che fu solo il primo grande terribile palcoscenico della tragedia che in pochi anni sconvolse l’Europa intera.


Non è giusto raffigurare la vita di Teresio Olivelli con lo schema usato per santi come Paolo e Francesco. Quindi una fase iniziale dell'esistenza che potremmo definire poco luminosa (l'adesione convinta al fascismo ai tempi del collegio universitario Ghisleri a Pavia nella seconda metà degli anni Menta) e una seconda segnata dalla conversione all'antifascismo e dalla morte in un lager nazista. Non è la chiave giusta per capire la statura e l'attualità dell'autore della bellissima preghiera dei ribelli per amore che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre 1943, beatificato a Vigevano lo scorso 3 febbraio, come spiega Anselmo Palini nell'ultima, completa biografia del beato pubblicata da Ave. Olivelli è sì beatificato per il gesto che lo ha condannato: venne picchiato a morte in odium fidei a soli 29 anni nel lager nazista di Hersbruck nel gennaio 1945 per aver difeso un compagno. Aveva già deciso di offrire la sua vita per il prossimo anche negli altri campi italiani e tedeschi dove era stato detenuto. Ma fu fin dall'infanzia credente autentico e trascinatore, militante della Fuci e dell'Azione cattolica eppure al tempo stesso nonostante i problemi che poteva creargli l'adesione all'associazionismo cattolico convinto sostenitore del regime che vedeva come mezzo per arrivare a una società compiutamente cristiana. Nella biografia, uscita a distanza di mesi dalla beatificazione, Palini ricorda che Olivelli non si ribellò ad esempio alle leggi razziali e all'antisemitismo perché ritenne che alla fine il buon senso avrebbe prevalso nella prassi e si arruolò volontario per la campagna di Russia. Al tempo stesso l'autore cita chi fece scelte diverse, ovvero i martiri della non violenza e dell'obiezione alla guerra per la propria fede (alcuni beatificati) uccisi negli stessi anni per essersi rifiutati di indossare una divisa o giurare fedeltà al nazifascismo come l'altoatesino Josef MayrNusser o il gruppo tedesco della Rosa Bianca. E ricorda gli altri cattolici italiani antifascisti che contribuirono alla resistenza e alla nascita delle brigate partigiane cattoliche delle Fiamme verdi tra Brescia e Milano. spesso pagando con la vita: i più noti sono don Mazzolari, il beato Focherini e gli scout delle Aquile randagie di don Giovanni Barbareschi, ma la lista è lunga e ancora da completare. Ma non si può giudicare quel tempo e i suoi protagonisti con gli occhi di chi è nato e cresciuto con la democrazia. Per Palini la fede ingenua di Olivelli nel fascismo è tipica di molti della sua generazione, indottrinati fin dall'infanzia dalla propaganda e sviati da cattivi maestri. Ai quali occorrerà la discesa negli inferi della guerra di Russia per capire gli errori e la vera natura del fascismo. Dopo l'arresto del Duce e l'armistizio tanti giovani cattolici come Olivelli, per la prima volta lasciati liberi di scegliere, optano per la Resistenza o, quantomeno, per la renitenza alla leva repubblichina e si battono per la libertà e la democrazia. Ribelli veramente per amore, insomma. Gli ultimi due anni di vita del giovane, che diventa una delle figure più nobili dell'antifascismo, sono trascorsi in clandestinità con le Fiamme verdi, delle quali diventa esponente di spicco, tra Brescia, la montagna e Milano fino alla cattura e alla detenzione. E nel libro sono descritte come compimento di un cammino spirituale ed esistenziale che lo porta a praticare la carità cristiana anche in condizioni estreme e disumane fino alla morte, lasciandoci una testimonianza di amore per l'uomo, la libertà e la giustizia più che mai attuale.


Sono stati festeggiati a Milano tra il 27 e il 28 aprile i 70 anni dalla fondazione della FIVL la Federazione italiana volontari della libertà, che nel 1948 riunì i partigiani cattolici e autonomi. Un evento importante, festeggiato in due luoghi di forte valenza simbolica con il patrocinio del Ministero della Difesa, del Comune di Milano e con il patronato della Regione Lombardia e che ha visto riunite le 28 associazioni che compongono la federazione.
L’apertura ufficiale delle celebrazioni si è tenuta presso la sala dedicata alla memoria di don Aldo Geranzani nel prestigioso Collegio San Carlo. Luogo simbolo per la storia della Fivl, perché è proprio qui che nel 1948 venne firmato l’atto di fondazione della Federazione. Sempre qui nacque l’OSCAR (Organizzazione Soccorsi Cattolici Antifascisti Ricercati), la rete organizzata dal gruppo scout “Aquile randagie” per far fuggire in Svizzera ebrei, renitenti alla leva della RSI e chi in generale fosse ricercato da tedeschi o fascisti, e il giornale clandestino “Il Ribelle”, attraverso il quale venivano diffuse idee antifasciste.
A fare gli onori di casa, il presidente della FIVL Francesco Tessarolo, affiancato dal vicepresidente dell’Istituto Toniolo di Treviso, Marco Zabotti. Presenti le delegazioni delle 28 associazioni e, in rappresentanza delle istituzioni nella prima giornata, il sottosegretario alla Difesa, Generale Domenico Rossi.
Il rettore dell’Istituto, don Alberto Torriani, ha aperto i lavori parlando dell’importanza delle Memoria, soprattutto quella memoria che, per una sorta di pudore, è stata sussurrata per molto tempo, rischiando di andare dispersa. La memoria di chi scelse una resistenza non armata, di chi scelse di salvare vite, ma anche di chi le armi le prese, ma senza aderire necessariamente a un’idea di partito, mosso semplicemente dalla propria coscienza, per il bene dei propri cari e della propria nazione.
Una memoria che oggi, più che mai, ha bisogno di essere riscoperta: «Perché è preoccupante quello che sta avvenendo - ha affermato nel suo intervento l’On. Domenico Rossi - Le cose che sono successe tanti anni fa, la guerra, la dittatura, i morti, sono stati frutto dell’indifferenza. E oggi quell’indifferenza sta tornando. Bisogna lavorare sui giovani, bisogna trasmettere a loro quello che i nostri padri e i nostri nonni hanno trasmesso a noi. Questo – ha proseguito – è nuovamente il tempo delle scelte, dell’impegno sociale. Vorrei fare una provocazione: vorrei che le federazioni principali che rappresentano la Resistenza, un giorno, davanti a una platea di giovani, provassero a spiegare qual è oggi la differenza di chi rappresenta la Resistenza di una volta. La provocazione sta nel fatto che io credo che non ci riuscirete. Mi auguro, invece, che possa uscire una voce unica, perché se c’è una cosa di cui la gioventù italiana oggi ha bisogno è di guardare alla Resistenza come a un unico luogo dove è nata la Repubblica italiana».
A rispondere alla “provocazione” dell’On. Rossi è intervenuto Mario Artali, presidente della FIAP, l’altra associazione di ex partigiani (fondata nel 1949 da Ferruccio Parri) che, insieme all’ANPI, completa il quadro delle realtà italiane partigiane. «Sono d’accordo con le parole dell’On. Rossi – ha detto Artali – ma sarebbe ipocrita e antistorico, oggi, guardare alla Resistenza come a un blocco unico e incolore. Certamente c’è bisogno di unità d’intenti, soprattutto contro l’indifferenza e contro il nuovo, preoccupante dilagare delle spinte neofasciste e xenofobe sia in Italia che nel resto d’Europa, ma questa unità si può raggiungere nella piena consapevolezza che la Resistenza è stata un arcobaleno. Negare oggi quelle che sono state le diverse anime della lotta al nazifascismo sarebbe un falso storico. Quindi ben venga la collaborazione, basta con le divisioni, ma ciascuno sia consapevole delle proprie peculiarità».
Tante le testimonianze che si sono succedute sul palco dell’Aula don Aldo Geranzani. Tra queste, la lettura della lettera della nipote di Enrico Mattei, che fu uno dei fondatori della FIVL.
La prima giornata di celebrazioni si è poi conclusa alle 20.30 con il concerto del Corpo Bandistico “Verde Azzurra Città di Galliate”, una realtà che è diretta emanazione della cooperativa “Verde Azzurra” che festeggia a sua volta i 70 anni dalla fondazione. «La musica – ha ricordato il presidente Tessarolo – è sempre stata una delle più alte espressioni dell’uomo. Anche la Resistenza ha avuto i suoi canti e le sue melodie. Tanti gruppi di resistenti hanno poi raccolto il repertorio dei semplici canti popolari che venivano cantati nelle lunghe e fredde serate sui monti. A questi ragazzi di oltre settant’anni fa vogliamo dedicare questo concerto».
La seconda giornata delle celebrazioni della FIVL si è aperta alle 9 presso la Cappella del Sacro Cuore dell’Università Cattolica, dove è stata celebrata una Santa Messa in ricordo dei caduti. «Signore, facci liberi»; nella chiesa gremita hanno risuonato le parole toccanti di quella che è conosciuta come “Preghiera del ribelle”, di Teresio Olivelli, fondatore del giornale clandestino (“Esce come quando può” si leggeva sulla testata) “Il Ribelle” insieme a Carlo Bianchi, Claudio Sartori e Giovanni Barbareschi, al quale collaborarono Laura Bianchini, Alberto Caracciolo, Romeo Crippa e molti altri.
«Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare» parole che ancora oggi trasmettono il senso di sacrificio che mosse i volontari della Libertà. «[…] Veglia tu sulle nostre famiglie. Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni noi ti preghiamo». Uomini di diversa estrazione sociale, provenienti da luoghi diversi, ma ugualmente mossi da un viscerale e istintivo amore per la libertà.
Terminata la Santa Messa, ha avuto inizio il convegno presso la Cripta dell’Aula Magna dell’Università Cattolica, altro luogo simbolico per aver contribuito a formare negli anni la classe dirigente che guidò la ricostruzione economica e sociale del Paese nell’immediato dopoguerra.
Relatori in questa occasione, il Prof. Alfredo Canavero, ordinario di Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano, il Prof. Massimo de Leonardis, ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni internazionali, Storia dei Trattati e Politica Internazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l’Ambasciatore Sergio Romano, storico e diplomatico.
Temi affrontati la partecipazione dei cattolici alla Resistenza e la consistenza delle formazioni autonome durante la Lotta di Liberazione.
Per le istituzioni erano presenti e sono intervenuti in apertura dei lavori il consigliere Fabio Pizzul, delegato dal Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, e l’Assessore Marco Granelli, in rappresentanza del Comune di Milano.
È intervenuto anche Roberto Cenati, presidente dell’ANPI di Milano e provincia in rappresentanza dell’ANPI nazionale che, nel suo intervento, ha parlato della necessità di superare quelle divisioni che ormai non hanno più ragion d’essere, soprattutto in un momento storico come questo, che ha bisogno di guardare alla Resistenza come alla “parte giusta” e di riconoscersi nei suoi valori fondamentali, a prescindere dalle diverse associazioni e dai diversi colori che ovviamente hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare il panorama resistenziale.
Una due giorni, quella svolta a Milano, che segna un importante spartiacque per la FIVL, che sotto la guida di Francesco Tessarolo cerca nuovi interlocutori, che non intende chiudersi in sé stessa in una sterile rievocazione dei tempi passati, ma che vuole tornare a parlare una lingua comprensibile a tutti, soprattutto ai giovani, partendo proprio dal messaggio di uomini come Teresio Olivelli e i tanti patrioti che lottarono per una società migliore.


A nome della Federazione Italiana Volontari della Libertà e mio personale, voglio esprimere tutto il nostro cordoglio per la scomparsa di Giovanni Bianchi. Ho potuto conoscerlo personalmente solo al Convegno di Milano dello scorso ottobre e mi hanno particolarmente colpito le sue parole introduttive, che insistevano sulla Resistenza come fatto morale e civile, prima che politico o militare per questo vi appartennero militari esperti e giovani che non avevano mai visto un’arma, intellettuali ed operai, rampolli di buona famiglia e gente comune, uomini e donne; tutti intransigenti verso se stessi prima che verso gli altri, “limpidi e diritti, liberi ed intensi” come recita la “Preghiera del Ribelle”, tanto cara a Giovanni. Anche per questo, la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma proprio guardando al suo esempio, le nostre Associazioni troveranno la forza per continuare a far crescere un’Italia libera, pacifica e democratica. Francesco Tessarolo


Mai più fascismi: firma l’appello nazionale

Tra i firmatari le realtà partigiane FIVL, ANPI e FIAP

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane.

Attenzione: qui ed ora c'è una minaccia per la democrazia.

Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell'odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant'anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell'est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un'altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l'abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell'attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L'esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l'unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Nel nostro Paese già un'altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l'avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell'umanità. L'Italia, l'Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

3 gennaio 2018

Tra i firmatari: ACLI, ANED, ANPI, Articolo 21, FIAP, FIVL, Libertà e Giustizia.

Firma l’appello:

https://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale


Cari amici,
con dolore e commozione salutiamo Guido De Carli, partigiano e Presidente Emerito della nostra Federazione.
Il nostro più forte abbraccio ai figli, Anna e Paolo, ai famigliari tutti e agli amici dell’Associazione Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo di Dio, di cui a lungo Guido è stato presidente.
I funerali si svolgeranno mercoledì 14 febbraio, alle ore 11.00, nella Chiesa di Pollino, frazione di Premeno.
Vogliamo ricordare Guido, emozionato e sorridente, mentre riceve la Medaglia della Liberazione dalle mani del Ministro Pinotti nel 70.mo della Liberazione, e con le parole del nostro Presidente, Francesco Tessarolo.

In ricordo di Guido De Carli, Presidente emerito della Federazione Italiana Volontari della Libertà

A nome della Federazione Italiana Volontari della Libertà e mio personale, voglio esprimere profondo cordoglio per la scomparsa del nostro Presidente emerito, Guido De Carli.
Ho potuto conoscerlo personalmente solo qualche anno fa e mi hanno subito colpito la sua passione e generosità, unite a una costanza e a un impegno inarrestabili, gli stessi tratti che accomunavano i protagonisti della Resistenza, tutti intransigenti verso se stessi prima che verso gli altri, “limpidi e diritti, liberi ed intensi” come recita la “Preghiera del Ribelle” del beato Teresio Olivelli.
Anche per questo la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma il suo esempio e i suoi insegnamenti, uniti a quelli dei Presidenti che lo hanno preceduto alla guida della F.I.V.L., costituiscono le forti radici della nostra Federazione e ci spronano a guardare con fiducia al futuro pur nei tempi difficili in cui viviamo, per continuare a far crescere un’Italia libera, pacifica e democratica.


È scomparso lunedì 12 febbraio all’età di 94 anni, Guido De Carli, partigiano e Presidente emerito della Federazione Italiana Volontari della Libertà e già presidente del Raggruppamento Alfredo Di Dio di Busto Arsizio, fazzoletto azzurro sempre in prima linea nel promuovere i valori della Resistenza.
Guido De Carli, nato a Cornaredo nel 1923, trasferito presto a Cuggiono, è uno dei ragazzi di Don Albeni, splendida figura di sacerdote educatore alla libertà, coadiutore dell’oratorio che ha indirizzato allevato una schiera di resistenti: Angelo e Pinetto Spezia, Bruno Bossi, Gianangelo Mauri , Giovani Marcora.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si costituiscono tra Cuggiono e Inveruno e zona i primi gruppi partigiani: tra questi esponenti anche Guido, che sarà un importante figura all’interno delle neonate formazioni, che appena organizzate diventeranno la Gasparotto (e la Ticino per stare solo in zona). Formazioni al piano, di supporto logistico e organizzativo alla Resistenza: salgono i giovani a Pian Cavallo (per indicazione di Nino Chiovini, residente a Cuggiono ma proveniente da là) e poi in Val d’Ossola e Val Toce: frequenti continui scambi anche con Busto, dove Luciano Vignati tiene le redini ed il collegamento di tutta la Resistenza.
E Guido funge da staffetta–coordinatore, in quanto essendo minuto e un po’ cagionevole viene ricoverato nella casa di cura a Miazzina ma deve effettuare analisi e verifiche all’ospedale di Busto Arsizio. Ottiene così un lasciapassare di potersi muovere liberamente dalla Val Grande a Busto. Il suo soprannome partigiano è Ranin (ranetta), ragazzo esile.
L’imprimatur della Resistenza lo porterà ad impegnarsi per tutta la vita a favore degli ideali e dei valori di libertà e di pace. Nel settembre 1963 Albertino Marcora e Luciano Vignati fondano il Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio, per dare seguito all’esperienza nata come movimento militare nel dicembre 1944. E qualche anno dopo la modifica dello statuto del 1987, Guido succede a Cesare Bettini alla presidenza del Raggruppamento. Presidenza che terrà ininterrottamente fino al febbraio 2017. La sede si stabilisce in Via Espinasse dove si raccolgono via via tutte le testimonianze, i libri, i cimeli, le documentazioni della guerra partigiana.
Ma il suo impegno è anche impegno civile: assessore a Cuggiono, poi membro della direzione provinciale scudocrociata, economo all’Ospedale; negli anni ’60 è assessore a Turbigo, dove si è sposato con Agnese Lazzaroni, nella Giunta del sindaco Paratico; nel 1967 è segretario generale dell’ospedale di Bollate: nel 1992 è nell’ufficio di segreteria del presidente della Regione Lombardia Giuseppe Guzzetti.
Alla morte di Marcora nel 1983 saranno i partigiani della Gasparotto a portare il feretro: Guido è in prima fila, e sarà in prima fila per decenni come testimone attivo a tutte le manifestazioni organizzate dal Comune di Inveruno e dal Centro Studi Marcora: i vari premi europei, le ricorrenze degli anniversari, la presentazione di libri, le inaugurazione: lui e i suoi fazzoletti azzurri sempre numerosi e orgogliosi col loro medagliere onusto di riconoscimenti.
Ma il suo impegno era soprattutto rivolto ai giovani, che incontrava nei ricorrenti appuntamenti, sia alle Medie che alle Superiori della zona per ricordare e sottolineare l’importanza del rispetto e della trasmissione dei valori della Resistenza alle nuove generazioni.
Per le ricorrenze natalizie riempiva sempre il salone della sede di Via Espinasse. Dopo la S. Messa in ricordo dei partigiani caduti eseguiva la puntuale commemorazione dei deceduti nell’anno.
Il rapporto coi sindaci e le comunità locali, oltre a quelle di Busto, dell’Alto milanese e della valle Olona, cosi come quelle della Val Grande, della Val d’Ossola, Val Toce, Val Strona, Val Cannobina era una sua costante preoccupazione, per evitare di dimenticare o non presenziare alle varie celebrazioni, da quelle della Repubblica dell’Ossola alla Giornata del Ricordo dell’eccidio di Finero e della morte di Alfredo Di Dio o alle varie adunanze partigiane soprattutto al Boden di Ornavasso.
In occasione del 70° della Liberazione, nel novembre 2015 aveva organizzato una grande cerimonia in Comune a Busto per l’assegnazione delle medaglie ai partigiani e degli attestati a ciascun sindaco dei comuni dell’Alto Milanese, Valle Olona per “il contributo dato alla Resistenza e alla lotta per la Libertà e la Democrazia sul suo territorio”.
Col prefetto Giorgio Zanzi ed il sindaco Gigi Farioli aveva consegnato ancor fermo (per l’occasione aveva abbandonato il bastone che ormai aveva incominciato ad usare) le medaglie e gli attestati. Ma prima ancora, nell’aprile aveva ricevuto a sua volta a Roma dal ministro Pinotti la medaglia d’onore come partigiano e come presidente della FIVL, Federazione Italiana Volontari della Libertà ,presidenza che ha tenuto con capacità e competenza per oltre dieci anni, dal 2008. Cosi lo ricorda il nuovo presidente Tessarolo, succedutogli all’inizio del 2017: “Mi ha colpito la sua passione e la sua generosità, unite ad una costanza ed ad un impegno inarrestabili, gli stessi tratti che accomunavano i protagonisti della Resistenza, tutti intransigenti verso se stessi prima che verso gli altri, limpidi e diritti, liberi e intensi come recita la preghiera del Ribelle bel beato Teresio Olivelli”.
Da presidente del Raggruppamento aveva organizzato con un impegno continuo grazie anche all’aiuto del senatore Giampietro Rossi, il trasferimento della sede da Via Espinasse alla Casa del 900,Villa Tovaglieri, ma soprattutto la donazione al Comune di Busto di tutto il patrimonio digitalizzato del Museo Partigiano, ora disponibile su internet, assieme a quello dell’altro museo del Raggruppamento, quello di Ornavasso (val Toce), due pietre miliari per la conservazione della storia della Resistenza .
In accordo con Mario Colombo aveva informato di tutte le iniziative, soprattutto quelle del 70°, gli amici della missione statunitense Chrysler Mangosteen, in particolare il tenente Icardi, il capitano Corvo e sottotenente Daddario e tutta l’OSS (Organisation Strategic Service) con una pergamena di ringraziamento (autunno 2016) che diceva “I’m glad to transmit you a Thanking Parchment in memory of the help received in the Liberation of Italy-cooperating with our Resistenza”.
Negli ultimi tempi non riusciva più a tornare a Busto e dall’alto della casa sulla punta di una collinetta del comune di Premeno che spaziava su tutto il lago Maggiore ci incoraggiava comunque; voleva essere informato di tutte le iniziative e non si stancava di dare suggerimenti, con la voce sempre più incerta.
In giugno 2017 una rappresentanza del Raggruppamento, composta dal presidente e vice presidenti (Mainini, Vignati, Tosi, Mariani) gli aveva recapitato in una semplice cerimonia un attestato di ringraziamento “in riconoscimento del contributo offerto alla lotta partigiana di cui ha condiviso i rischi e gli impegni diventando esempio di autentica educazione alla libertà e alla democrazia. E per la sua lunga appassionata, competente testimonianza dei valori della Resistenza alla guida per tanti anni fecondi del Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio e della FIVL-Federazione Italiana Volontari della Libertà”.

Con lui se ne va un pezzo di storia, della nostra storia comune.


Tra i firmatari le realtà partigiane FIVL, ANPI e FIAP

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane. Attenzione: qui ed ora c'è una minaccia per la democrazia. Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell'odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant'anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali. Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell'est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni. Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un'altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale. Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l'abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi. Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell'attuazione della Costituzione. Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo. Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali. Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione. Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L'esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l'unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni. Nel nostro Paese già un'altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l'avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell'umanità. L'Italia, l'Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

Tra i firmatari: ACLI, ANED, ANPI, Articolo 21, FIAP, FIVL, Libertà e Giustizia.
Firma l’appello


27 aprile 2018

La realtà che riunisce dal 1948 le formazioni partigiane autonome e cattoliche che combatterono per la libertà e la democrazia, celebrerà il Settantesimo dalla fondazione in una due giorni di incontri e commemorazioni, che si terrà a Milano il 27 e 28 aprile 2018.
L’evento si aprirà venerdì 27 aprile alle ore 14,30 in Piazza dei Mercanti con l’omaggio ai Caduti della Libertà, nel luogo simbolo della lotta di Liberazione della Città di Milano, Medaglia d’Oro della Resistenza.
Alle ore 16 presso il Collegio San Carlo si terrà l’apertura ufficiale delle celebrazioni con i saluti del Rettore del Collegio San Carlo, Don Alberto Torriani, e del Presidente della FIVL, Francesco Tessarolo.
A seguire sono previsti gli interventi delle Associazioni federate e la proiezione dei documentari “Bisagno” di Marco Gandolfo e “Scelte di Libertà” di Pai Dusi.
Alle 20,30 si terrà un concerto a cura del Corpo Bandistico “Verde Azzurra Città di Galliate”.
Sabato 28 aprile le celebrazioni si spostano all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Alle 9 S. Messa in ricordo dei Caduti per la Libertà.
Alle 10 presso la Cripta dell’Aula Magna si aprirà un convegno. Dopo i saluti delle autorità verrà proiettato il documentario “Scelte di Libertà. I valori della Resistenza nel 70° Anniversario della Federazione Italiana Volontari della Libertà”.
Alle 10,45 relazione del Prof. Massimo de Leonardis (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) sul tema “Gli alleati e le Formazioni Autonome della Resistenza italiana”; a seguire relazione del Prof. Alberto Canavero (Università degli Studi di Milano) dal titolo “I cattolici e la Resistenza”.
Alle 12,15 intervento di Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera.


L’1 luglio si è tenuta sul Monte Penice, presso il monumento votivo della Federazione Italiana Volontari della libertà, l’annuale cerimonia in memoria dei partigiani autonomi e cattolici che hanno combattuto per la democrazia. Durante la cerimonia il Presidente della FIVL Francesco Tessarolo ha letto ai delegati, provenienti da tutta Italia delle associazioni federate, il seguente discorso:
«Signori Sindaci, autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni combattentistiche e partigiane, cittadine e cittadini che anche quest’anno avete voluto essere qui per onorare i sette aviatori americani ed inglesi caduti nel febbraio 1945, mentre eseguivano lanci di materiale ed armi ai partigiani.
Vi confesso che provo non poca inadeguatezza a parlare davanti a questa chiesetta, che è stata fatta erigere nell'immediato dopoguerra dal comandante Enrico Mattei, con la collaborazione dei partigiani del RAP di Voghera, e davanti ai nomi illustri dei presidenti che mi hanno preceduto alla guida della Federazione Italiana Volontari della Libertà.
A differenza di loro, non ho partecipato alla Resistenza, ma tengo molto stretto il ricordo di mio nonno, che nel 1931 venne licenziato per non aver voluto la tessera del partito fascista, pur avendo sette figli da mantenere, e di mio padre partigiano.

Vorrei iniziare con le parole di Pietro Calamandrei, insigne giurista e padre costituente:
“Le commemorazioni – egli scrive - non sono soltanto rievocazione del passato, sono soprattutto esame di coscienza, confessione dei nostri doveri, riconferma dei nostri impegni (...) per trarre da quello che ci dicono i nostri morti nuove forze per riprendere, con più risolutezza, il cammino verso l’avvenire”.

Queste limpide parole invitano tutti a ripensare gli ultimi, terribili venti mesi del secondo conflitto mondiale, partire dall'estate del 1943, quando, dopo tre anni di guerra segnati drammaticamente da impreparazione ed improvvisazione, i discorsi sull'immancabile vittoria delle forze dell'Asse e sull'infallibilità di Mussolini non convincevano più; le disfatte militari, i bombardamenti ed il cibo insufficiente avevano presto fatto dimenticare la precedente infatuazione collettiva e dimostravano tragicamente l'assoluta superficialità della militarizzazione di massa voluta da Mussolini.
In poche settimane, sempre più sgomenti e disorientati, gli italiani assistono all'avanzata degli Alleati dalla Sicilia, all'armistizio dell'8 settembre 1943, alla fuga del re e del suo governo, mentre le truppe tedesche procedono rapidamente all'occupazione del territorio italiano, alla rapina di tutte le risorse ed all'internamento in Germania dei militari italiani; sin pochi giorni, centinaia di migliaia gli ufficiali ed i soldati italiani, lasciati senza ordini, vengono catturati dai tedeschi e trasferiti nei campi di concentramento del Reich; essi non vennero considerati prigionieri di guerra, ma internati militari, per essere meglio sfruttati come schiavi nell'economia di guerra, contro ogni convenzione internazionale.
A più riprese, fu loro offerta la possibilità di arruolarsi con i tedeschi o con la Repubblica di Salò, ma oltre seicentomila internati rifiutarono ripetutamente ogni collaborazione, scegliendo la via del lager invece che quella del ritorno a casa: decine di migliaia di essi, morirono per gli stenti, le malattie, le violenze. Della drammatica vicenda di quei seicentomila uomini, che scelsero con tanta fermezza e pagando a caro prezzo da che parte stare, a lungo si è taciuto o si è parlato troppo poco.

“Non abbiamo vissuto come bruti.” scrive uno di loro “Non ci siamo rinchiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre famiglie e dei nostri figli, il cupo dolore per l’infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, uomini con un passato e un avvenire”.

Intanto, dall’autunno del 1943, con la Repubblica di Salò, i fascisti più fanatici ed esaltati ritornano sulla scena carichi di rancore e di volontà di rivalsa. Ma ancora una volta, la realtà non corrisponde alle loro aspettative ed ai tanti proclami ed i tentativi del generale Graziani di ricostruire l'esercito per combattere a fianco dei tedeschi, e non sotto il loro comando, hanno scarso successo, mentre è evidente la profonda dipendenza della Rsi dalle truppe tedesche, dai loro interessi ed obiettivi.

In questo terribile contesto, nelle case, nei treni, a scuola, nelle piazze, ma soprattutto nel profondo della propria coscienza, ciascun italiano si trovò davanti a scelte nette e radicali, che assolutamente non avevano precedenti e alle quali nessuno era preparato. Diversamente dal Regno del Sud dove, pur nei limiti delle pesanti condizioni di resa imposte dagli Alleati, riprendevano vita i partiti antifascisti e le prime forme di confronto politico e di partecipazione democratica, nell'Italia centrale e settentrionale, a partire dal primo bando Graziani del 9 novembre 1943, furono per primi i giovani a dover decidere da che parte stare, in termini perentori e con scadenze precise, che non ammettevano deroghe o mezze misure.
Fu così che dei giovani meno che ventenni, nati e cresciuti durante il fascismo, frastornati dalla sua propaganda, dalle sue certezze assolute e dall'assenza pressoché totale di riscontri o alternative, seppero guardare nella propria coscienza e decidere di abbattere la schiavitù, la dittatura, per instaurare la libertà e la democrazia. Nella confusione e nello sfacelo generale, essi si aggiunsero agli intellettuali che erano stati costretti a lasciare l’Italia agli inizi del Ventennio o erano finiti al confino, ai reduci della guerra di Spagna, più politicizzati, ai militari che erano sfuggiti alla deportazione ed avevano conosciuto nei deserti africani o nelle steppe russe il disprezzo e l’alterigia dei tedeschi nei loro confronti.
Fu così che intellettuali e contadini, giovani ed anziani, militari esperti e renitenti che non avevano mai imbracciato un'arma, non credenti e cattolici praticanti, uomini e donne seppero capire come ciascuno di noi sia legato da valori di fondo che ci muovono al di sopra della nostra quotidianità e del nostro piccolo mondo, ci sollevano al di sopra dei nostri interessi, ci insegnano che vuol dire essere cittadini. Pur provenendo da molteplici storie personali ed operando in circostanze particolarmente tragiche, queste persone tanto diverse seppero andare oltre l'indignazione temporanea e la comoda attesa per rinsaldare i vincoli, tanto preziosi quanto fragili, del bene comune, mettendo al centro la difesa della dignità umana e la solidarietà ed opponendosi, anche al prezzo della vita, al progetto propugnato dai nazisti e dai fanatici fascisti della Repubblica Sociale Italiana, un progetto basato sull'oppressione e sulla schiavitù, sull'odio razziale e sul conformismo forzato, illiberale e xenofobo.
Nei primi mesi del dopoguerra, complessi e concitati, quando i partiti politici occuparono la scena nazionale, questa dimensione etica ed ideale venne posta in secondo piano, come ebbe a sottolineare lo stesso Enrico Mattei:
“A trattare della questione partigiana, sono anche indotto per aver notato come le numerose celebrazioni fatte nella seconda metà dello scorso anno e poi, con sempre minore frequenza, in questi primi mesi del 1946, vennero quasi esclusivamente organizzate ed effettuate da altri partiti politici che, come è ovvio, furono indotti a valorizzare ed a mettere in particolare risalto l'apporto delle unità partigiane che a tali partiti facevano capo e che da essi dipendevano. Ciò ha forse ingenerato, nell'animo di coloro che ascoltarono tali rievocazioni e che ne lessero i resoconti sui giornali, la convinzione che la lotta di liberazione sia stata un po' il monopolio di uno o due partiti politici. Noi troppo poco parlammo, fino ad oggi, dei nostri partigiani e troppo poco ne scrivemmo, quasi fosse la materia a farci difetto”.

A distanza di oltre settant’anni dalle parole di Mattei, credo sia giunto il tempo di tornare ad evidenziare proprio questa dimensione etica ed ideale, la dimensione che contraddistinse particolarmente le formazioni autonome, apartitiche o cattoliche, le formazioni che poi confluirono nella FIVL.; la dimensione che la Medaglia d’Oro Primo Visentin, Masaccio, che operò tra Vicenza e Treviso, così esprimeva: “Di politica parliamo dopo, adesso dobbiamo combattere i nazifascisti e conquistare la libertà e la democrazia”; anche Nino Bressan, altra figura di spicco della Resistenza cattolica vicentina, scriveva:
“Quando si dice che la nostra Costituzione è nata dalla Resistenza, si sappia che non è retorica, ma una grande verità. Sì, perché nelle soste della lotta si parlava ai contadini e agli operai del diritto alla terra ed al lavoro, ai ragazzi del diritto allo studio, alle donne del diritto di voto, a tutti si parlava di sanità, di libertà, di giustizia sociale. Anche per questo avemmo il massimo appoggio da parte di tutta la popolazione”.
L’idea che ci sia un bene comune che deve prevalere, al quale tutti dobbiamo contribuire, responsabilmente e consapevolmente, ha guidato allora le formazioni partigiane, ha ispirato poi i lavori dell’Assemblea Costituente e deve continuare ad essere tenuta in grande evidenza anche oggi: in momenti nei quali appare difficile, se non impossibile, andare oltre all'individualismo esasperato ed al tornaconto immediato assunti come unico criterio di riferimento, in una fase delicata e complessa della storia dell'Italia repubblicana, segnata dalla delegittimazione continua dell'avversario politico, dalla crescente frammentazione e da visioni sempre più ristrette, segnate solo da protesta e scontento, ritornare sul monte Penice e rievocare le vicende tragiche che hanno permesso la nascita della Repubblica italiana, significa uscire delle paludi pericolose dell’indifferenza, del fatalismo e della rassegnazione, significa capire lo stretto intreccio che sempre intercorre tra le scelte collettive e quelle individuali, per trovare, o ritrovare, il coraggio di amare la verità, di credere ai propri ideali e alle proprie speranze, il coraggio di riaffermare, tutelare, rinsaldare sempre quella dimensione etica ed ideale, quel futuro comune e condiviso che fu la causa cui tanti italiani e soldati stranieri dedicarono il loro impegno e la loro vita.
Viva l’Italia, viva la Resistenza, viva la FIVL.»


In occasione del 72° della Liberazione , con la tradizionale fiaccolata al SACRARIO PARTIGIANO DI CERTOSA DI PESIO, martedì 25 aprile ore 21.00, l'ASSOCIAZIONE PARTIGIANA IGNAZIO VIAN DI CUNEO apporrà , provvisoriamente in attesa del nulla-osta definitivo, la LAPIDE-TARGA RICORDO del suo PRESIDENTE, don ALDO BENEVELLI, prete partigiano, responsabile zona Q circondario di Cuneo SERVIZIO X Formazioni "R" Rinnovamento. L'Associazione Partigiana Ignazio Vian porterà la propria riflessione sull'anniversario della Liberazione attraverso il Presidente del proprio CENTRO CULTURALE intitolato l'8 marzo scorso a don ALDO BENEVELLI. L'intervento farà anche ricordo con una breve biografia dEL PRETE PARTIGIANO e della medaglia d'oro , IGNAZIO VIAN, in occasione del CENTENARIO DELLA NASCITA. Saranno presenti Partigiani che hanno combattuto per la Libertà e la Democrazia in Valle Pesio, i soci, gli amici dell'Associazione Partigiana Ignazio Vian e i parenti della MEDAGLIA D'ORO cui é intitolata l'Associazione. Mercoledì 26 aprile alle ore 9 l'ASSOCIAZIONE PARTIGIANA IGNAZIO VIAN incontrerà gli studenti della SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO di Chiusa di Pesio per ricordare quanti hanno speso i loro anni migliori e spesso hanno pagato con la vita per liberare l'Italia dalla dittatura e dall'invasore e restituirla a Democrazia. Ci si soffermerà in particolare sulla figura del Presidente dell'Associazione partigiana don ALDO BENEVELLI e sulla Medaglia d'oro IGNAZIO VIAN. A tutti gli studenti sarà consegnata dal Centro Culturale "don Aldo Benevelli" una copia del libro "ORA E SEMPRE RESISTENZA" sulla storia del Novecento e, in particolare, della guera di Liberazione.


Il Papa ha autorizzato il decreto sul martirio. Alpino nella campagna di Russia, iscritto ad Ac e Fuci, l’autore della preghiera dei «ribelli per amore» è morto - a calci - a Hersbruck


La Chiesa ha deciso: sarà beato Teresio Olivelli. La sua morte nel lager di Hersbruck è avvenuta in odium fidei. Dunque è un martire cristiano. Ieri, venerdì 16 giugno 2017, papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi: il Pontefice ha autorizzato a promulgare il decreto riguardante il martirio del laico ucciso il 17 gennaio 1945.
La beatificazione avverrà nella diocesi di Vigevano, promotrice della causa iniziata trent’anni fa dal vescovo monsignor Mario Rossi.

Scrive il suo attuale successore, monsignor Maurizio Gervasoni: «La diocesi di Vigevano accoglie la bella notizia e se ne rallegra unitamente alle Chiese sorelle di Como e di Pavia, ai tanti devoti del futuro Beato sparsi in tutta Italia, all’Azione Cattolica, agli Alpini, al collegio Ghislieri di Pavia, al mondo universitario e alle associazioni che si rifanno ai valori della resistenza».

È vissuto soltanto 29 anni, Teresio Olivelli, dal 1916 al 1945. Nato a Bellagio sul lago di Como, un’esistenza passata tra Mortara, Pavia, Vigevano, Torino, Milano, alpino nella crudele campagna di Russia, iscritto all’Azione cattolica e alla Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), giovanissimo rettore del prestigioso collegio Ghislieri, fascista critico e quindi resistente dopo l’8 settembre, infine internato in un lager nazista: storia e geografia di uno che fu sempre, prima di tutto e soprattutto, cristiano integrale.

Il Ponente della causa di beatificazione è il cardinale penitenziere maggiore Mauro Piacenza. Nei giorni scorsi la commissione di cardinali e vescovi si è pronunciata favorevolmente, all’unanimità.

«Il martirio di Olivelli – scrive il postulatore della causa monsignor Paolo Rizzi – non è un accadimento improvviso, ma è l’epilogo di un intenso cammino di fede e di un costante esercizio delle virtù cristiane. Il prossimo Beato ha affrontato il martirio mosso dalla sua fede, preparandosi adeguatamente a sacrificare la vita per testimoniare la propria fedeltà a Cristo e l’amore ai fratelli, sofferenti come lui nel campo di concentramento, a cui diede assistenza spirituale e materiale, incurante delle punizioni, fino a morire per i maltrattamenti subiti a causa della sua inesausta carità».

Lo ammazzano a calci. Non sopportano più, gli aguzzini nazisti, che quel ragazzo italiano si chini come buon samaritano sui compagni di sventura, li conforti, li consoli, li sfami, li aiuti a pregare, a sopravvivere e a morire. L’odio chiama odio, nel lager non c’è posto per l’amore. Nessuna pietà per quel prigioniero scandaloso che distribuisce speranza e resistenza. Hanno già fatto fuori così, ad Auschwitz, il frate polacco Massimiliano Kolbe. Soprattutto, venti secoli prima, è stato messo in croce Gesù di Nazaret.

In tempi minacciosi e tremendi come i nostri, la beatificazione di Teresio Olivelli ci rammenta lo scandalo cristiano dell’amore e della pace portato alla conseguenza estrema: usque ad sanguinem, fino alla morte. È un promemoria. Solo l’amore vince e cambia il mondo. Occorre una ribellione d’amore contro l’odio. Porgere l’altra guancia. Non rendere male per male. Perdonare settanta volte sette. Così ha scritto Teresio nella sua stupenda preghiera «Signore, facci liberi», la preghiera dei «ribelli per amore»: «Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi, oppressi da un giogo oneroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te, fonte di libere vite, dà la forza della ribellione».

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FAEDIS (UDINE) - Una ferita che si rimargina dopo 72 anni: è quella dell'eccidio di malga Porzus - al confine orientale del Paese - dove tra il 7 e il 18 febbraio del 1945 i Gruppi di azione patriottica (Gap) di Mario Toffanin (1912-1999), detto "Giacca", organici al IX Corpus di Tito, arrestarono e trucidarono senza processo 17 partigiani della Brigata Osoppo, i cosiddetti "fazzoletti verdi", guidati da Francesco De Gregori (Bolla), zio del cantautore, e dei quali faceva parte anche Guido Pasolini (Ermes), fratello del poeta e regista Pier Paolo.

A chiudere quella ferita è stata una cerimonia alla quale ha partecipato, in maniera ufficiale per la prima volta, una delegazione dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), guidata dal presidente regionale, Dino Spanghero. A sottolineare la portata storica dell'evento c'erano il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, e il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop.

"La Resistenza al confine orientale è stata ancora più dura - ha ricordato Spanghero - poiché all'aspetto della liberazione dal nazifascismo si erano aggiunti i temi legati all'italianità di queste terre". Lo stesso Giorgio Napolitano, quando era Presidente della Repubblica, parlò di Porzus come di "una zona d'ombra del movimento di liberazione".

Parole richiamate oggi da Rossi che ha sottolineato che, "senza nascondere una realtà storica che esiste, tutta la Resistenza racchiude in sé i valori fondamentali della nostra Costituzione, gli stessi valori che sono di riferimento al Paese". "Valori - ha aggiunto Iacop - che sono oggi ancora attuali e dei quali la cerimonia di Porzus rappresenta un momento di sintesi". "Una giornata storica", ha detto Serracchiani per "un gesto che assume - ha sottolineato - un significato di pace e di riconciliazione".

Erano stati don Redento Bello (Candido), padre spirituale dei partigiani "osovani", e Giovanni Padoan (Vanni), già comandante della divisione Garibaldi-Natisone, nel 2001-2003, ad aprire la strada della riappacificazione o, per lo meno, della condivisione dell'immane tragedia che condizionò non poco la vita politica di queste terre fino a qualche decennio fa. Ma il loro abbraccio e la loro "preghiera comune" a Porzus non venne raccolta dai dirigenti dei due sodalizi - l'Associazione Partigiani Osoppo e l'Associazione nazionale partigiani d'Italia - che rimasero abbastanza freddi e sulle rispettive posizioni quanto alle responsabilità dell'eccidio. Oggi la presenza dell'Anpi ha messo la parola "fine" a una delle pagine più buie e tristi della Guerra di liberazione nazionale.

"La democrazia non è un dono, ma una conquista", ha detto il sindaco di Faedis, Claudio Zani, nella cerimonia durante la quale Rossi ha consegnato medaglie della Resistenza a quattro partigiani: Fioravate Bucco, di Forni di Sopra; Alessandro Dorigo, di Roveredo di Varmo (alla memoria); Bruno Moretti e Guido Ravenna, di Treviso.

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Il TGR del TG Friuli Venezia Giulia ha aperto l’edizione del 5 febbraio 2017, dando risalto all’evento di Canebola, alle toccanti parole di Paola Del Din e a tutta la significativa Cerimonia di Porzus, impeccabilmente organizzata dall'Associazione Partigiani Osoppo. Guarda il TGR a questo link
http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5c36b479-5420-4fa1-a929-b59ecfea72be.html#p=0


In occasione della cerimonia di commemorazione del 72° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo Friuli, la Federazione italiana Volontari della Libertà (FIVL) ha partecipato con una folta delegazione alla cerimonia che si è svolta a Faedis e Canebola (in provincia di Udine).
Durante l’evento sono intervenuti il sottosegretario alla Difesa on. Domenico Rossi, la presidente della Regione Debora Serracchiani, il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini oltre a numerosissimi sindaci della Regione. Numerose anche le autorità civili e militari presenti, fra i quali il Prefetto ed il Questore di Udine, il comandante Regionale dei Carabinieri, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, parlamentari, consiglieri regionali e numerosi cittadini.
Molto apprezzato l’intervento della Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, osovana e presidente emerito della FIVL la quale si è richiamata ai valori che spinsero lei e altri giovani di allora a partecipare alla lotta di liberazione.
Il saluto della Federazione è stato portato dal Presidente Francesco Tessarolo, il quale ha ricordato che “a distanza di oltre settant'anni dai tragici fatti di Porzûs e dagli altri innumerevoli episodi di violenza e barbarie che caratterizzarono gli ultimi venti mesi del secondo conflitto mondiale, non siano tanto le vicende militari o le contrapposizioni politiche tra le varie anime della Resistenza italiana da porre in evidenza, quanto gli aspetti morali ed ideali che accompagnarono tutta la lotta di liberazione e portarono alla nascita della Repubblica italiana.
Nel corso della cerimonia è stato dato ampio rilievo alla recente decisione della Regione Friuli Venezia Giulia di affidare le Malghe di Porzus, dichiarate monumento storico culturale di interesse nazionale, in gestione alla Associazione Partigiani Osoppo la quale avrà il compito di provvedere alla valorizzazione storica e culturale del compendio situato in comune di Faedis. Altrettanto rilievo ha assunto la presenza ufficiale, per la prima volta dopo 72 anni, di una delegazione dell’ANPI provinciale che, alcune settimane fa era stata ufficialmente invitata dalla Associazione Partigiani Osoppo.
La FIVL condivide la soddisfazione dell’APO per il clima composto e condiviso che ha caratterizzato la celebrazione e che ha trovato conferma nelle parole del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia, il quale, riferendosi alla presenza della delegazione provinciale dell’ANPI stessa, ha affermato che abbiamo assistito a “un ‘disgelo’ positivo, perché non si risolve in una sorta di ‘abbraccio’ formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per ‘chiudere’ o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti.
Come scrive Smuraglia, vicende drammatiche come quella di Porzus hanno prodotto “un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio”. Mentre “non bisogna calare ‘veli pietosi’ sulle vicende, anche le più complesse” conclude il presidente dell’ANPI con una osservazione che l’APO e la FIVL sottoscrivono in pieno “non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica”.

Voghera, 8 febbraio 2017 FEDERAZIONE ITALIANA VOLONTARI DELLA LIBERTA’


LA STORIA HA UN FUTURO (La Prealpina di Domenica 29 Gennaio 2017) 22 Gennaio 2017, Casa del Novecento (Villa Ottolini Tovaglieri), Busto Arsizio Nella nuova sede del Raggruppamento Alfredo di Dio, viene presentato il nuovo archivio digitale www.museopartigiano.it


Le esequie di Don Aldo si terranno MERCOLEDI’ 22 FEBBRAIO ALLE ORE 14.00 IN MUNICIPIO A CUNEO, DOVE SI TERRA’ LA COMMEMORAZIONE CIVILE, AL TERMINE DELLA QUALE IL CORTEO FUNEBRE RAGGIUNGERA’ IL DUOMO PER LA MESSA, OFFICIATA DAL VESCOVO DI CUNEO E FOSSANO, MONS. PIERO DELBOSCO. La camera ardente sarà aperta da domani alle ore 15.00 nel Salone D’Onore del Municipio. Di seguito trascrivo il ricordo di Don Aldo del Presidente Francesco Tessarolo.

Questo è il il ricordo di Don Aldo del Presidente Francesco Tessarolo:
Solo recentemente ho avuto la fortuna di conoscere don Aldo Benevelli, nell'ambito della Federazione Italiana Volontari della Libertà, e non ho mai osato chiedergli che cosa spinse dei giovani, cresciuti come lui durante il fascismo e frastornati dall’incessante propaganda di regime, a fare una scelta di campo così netta ed impegnativa dopo l'8 settembre 1943. Ho presente, però, le parole che, proprio in quei giorni, il vicentino Mario Dal Pra scriveva sul “Giornale di Vicenza”:

Quello che altri chiamò fin qui ordine era l'uniformità di una maschera che tutti ci ricopriva e tutti ci umiliava in un volto solo, senza palpiti e senza passioni. Si trattava di un ordine apparente e di un disordine sostanziale. Oggi ognuno si trova impegnato di fronte alla propria coscienza, di fronte al proprio dovere: non si sente più servo ma libero e quindi obbligato nell'interiorità. Avremo a schifo i compromessi, deploreremo le mezze misure, avremo così cari i nostri ideali che non tollereremo più di vivere fuori della loro luce”.

Sono convinto che da una consapevolezza e un'intransigenza simili, anche per don Aldo Benevelli, derivarono allora l'impegno quotidiano ad assumere le proprie responsabilità, combattendo attivamente e coerentemente per i propri ideali, la necessità di rompere ogni accettazione passiva di una realtà sempre più drammatica e la totale avversione alla facile indifferenza e al comodo attendismo individualistico. Dopo la Liberazione, sia nel suo modo di vivere la vocazione sacerdotale che nelle molteplici iniziative avviate, egli ha sempre saputo mantenere e diffondere la stessa tenacia di allora, la stessa inflessibilità morale, lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno quotidiani: è questo il testimone che egli lascia nelle mani di tutti noi.
Francesco Tessarolo

Per approfondire la vita di Don Aldo Benevelli potete scaricare la sua biografia.


Lo scorso 7 marzo, si è tenuto un importante incontro tra il sen. Luciano Guerzoni, Vice Presidente Vicario Nazionale dell’ANPI, Italo Pattarini della FIAP, un rappresentante della ANRP ed il Presidente della FIVL Francesco Tessarolo, in rappresentanza delle maggiori associazioni partigiane, e l’on. Flavia Piccoli Nardelli, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Nel corso della proficua riunione, si è esaminato lo stato di realizzazione del progetto di digitalizzazione delle oltre 700.000 schede relative alle domande di riconoscimento della qualifica di partigiani o patrioti, rimaste in giacenza per anni presso i presidi militari periferici e solo recentemente versate dal Ministero della Difesa all’Archivio Centrale dello Stato di Roma. In merito al progetto, l’on. Nardelli ha affermato che è stato individuato nel dott. Gino Famiglietti il responsabile operativo del programma di attuazione: il direttore della Direzione Generale Archivi, nell’ambito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, definirà a breve l’articolazione operativa del progetto, curando anche il reperimento dei fondi necessari. Su opportuna proposta del sen. Guerzoni, la Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati si è fatta carico di indire una specifica conferenza stampa, che possa illustrare le finalità e le modalità di realizzazione del progetto, utile anche il suggerimento del prof. Tessarolo, volto a collocare in prossimità del prossimo 25 aprile la data di convocazione della conferenza stampa, in modo da caricarla di ulteriore significato e risalto.

Nella seconda parte dell’incontro, l’on. Nardelli ha illustrato ai presenti la problematica degli “archivi privati di interesse nazionale”, sui quali si sta soffermando l’attenzione della Commissione da lei presieduta; in tale ambito, ha suggerito, potrebbe rientrare anche la valorizzazione degli archivi delle nostre associazioni, da realizzarsi attraverso un’indagine conoscitiva, la diffusione di “buone pratiche” ed interventi specifici di riordino e tutela, d’intesa anche con le Sovrintendenze alle Belle Arti e con gli Istituti Storici per la Resistenza. In tale ambito, l’onorevole trentina si è detta particolarmente favorevole ad un’auspicabile funzione di raccordo e di sinergia tra le associazioni partigiane e la Commissione stessa, per “mettere a sistema” le diverse esigenze ed evitare dispersione e spontaneismi. L’on. Nardelli, a tal proposito, ha auspicato infine un possibile incontro tra Commissione ed associazioni partigiane; la proposta è stata favorevolmente accolta da tutti i presenti.


A Roma, presso la storica sede della Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra, si è tenuta lo scorso 8 marzo la Conferenza dei Presidenti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, convocata dal presidente dell’ANMIG, prof. Claudio Betti. Erano presenti i rappresentanti di 17 associazioni sulle 21 facenti parte della Confederazione.

In apertura di riunione, il prof. Betti ha sottolineato l’importanza di rafforzare l’identità della Confederazione, affermando che “dobbiamo andare oltre la questione dei finanziamenti ed essere presenti e forti anche in vicende politiche difficili: siamo discendenti o eredi di una storia che deve ancora insegnare molto alle giovani generazioni”. Concordi tutti i presenti su tale impostazione, si è deciso di prorogare il rinnovo delle cariche della Confederazione, previsto all’O.d.G., per dar vita ad un gruppo di lavoro, che raccolga riflessioni ed elabori proposte per arrivare ad uno Statuto della Confederazione. Nell’ampio dibattito successivo, è emerso come, 43 anni fa, la Confederazione sia sorta dotandosi solo di un Regolamento e non di uno Statuto, a fronte delle differenti sensibilità ed approcci delle singole Associazioni, tutt’ora esistenti e riconoscibili; nel suo intervento, invece, il presidente della FIVL, prof . Tessarolo, ha insistito sulla doverosità di arrivare ad uno Statuto condiviso, che esprima la comunanza di valori, principi e storia tra le varie Associazioni, particolarmente emblematica in tempi, come quelli attuali, segnati da frammentarietà ed individualismi esasperati.

A conclusione dell’incontro, è stata quindi approvata la costituzione del gruppo di lavoro, ristretto a 5 componenti qualificati; in una prossima Conferenza dei Presidenti, da convocare a breve, esso porterà valutazioni e proposte in merito allo Statuto.


Vasto cordoglio ha suscitato la scomparsa, a 90 anni, del savonese Lelio Speranza, per lunghi anni dirigente dell’AGIP, stretto collaboratore del Presidente Enrico Mattei e noto dirigente nel mondo sportivo, avendo ricoperto per molti decenni il ruolo di Presidente del CONI di Savona.
Ma Lelio Speranza era conosciuto ed apprezzato soprattutto quale esponente della Resistenza: era infatti Presidente dell’Associazione Partigiani Autonomi della Liguria e vice presidente Nazionale della FIVL. E’ stato anche presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Savona di cui era tutt’ora consigliere. Giovane studente, partecipò fin dall’autunno 1943 alla lotta armata contro tedeschi e fascisti nella città di Savona. Insieme ad altri giovani, già il 9 settembre entrò nella caserma cittadina del Prolungamento a mare e, da quel momento, iniziò il suo impegno nella Resistenza, con le prime azioni di sabotaggio e di cattura di armi e munizioni.
La sua attività si sviluppò fra la Liguria ed il Piemonte, dove ebbe uno speciale rapporto con il comandante delle Divisioni Alpine Autonome, Enrico Martini Mauri, medaglia d’oro al V.M. che gli consegnò in custodia la bandiera di combattimento della Divisione “Fumagalli”. Quei mesi tremendi lo videro in più occasioni protagonista di azioni importanti: arrestato dai tedeschi, fu sottoposto a estenuanti interrogatori, riuscì ad evadere, partecipando infine nell’aprile del 1945 alla liberazione della Città di Savona. Malgrado la sua giovane età, venne decorato della Croce di Guerra al V.M.
Dopo la guerra Lelio Speranza seppe mantenere i rapporti e le amicizie che si erano create nel corso della Resistenza: nel 1948 fu tra i fondatori della Federazione Italiana Volontari della Libertà (F.I.V.L.), a fianco di Raffaele Cadorna, Paolo Emilio Taviani, Enrico Martini Mauri, Enrico Mattei. Negli anni che seguirono fu chiamato a responsabilità sempre maggiori, diventando Vice Presidente vicario della Federazione, carica che ha ricoperto fino ad oggi.
Dice di lui il Presidente F.I.V.L. Francesco Tessarolo: «Lelio è stato il protagonista indiscusso del cambio generazionale avvenuto nella Federazione, qualche mese fa: con la sua capacità di vedere il futuro ci ha incoraggiato ad assumere la responsabilità che lui e i suoi coetanei non potevano più sostenere. È stato particolarmente commovente – continua Tessarolo – alla riunione della Giunta Federale dello scorso dicembre. Lelio non stava bene, e quindi non ha potuto presenziare alla riunione a Milano, ma ha fatto in modo di potersi collegare via interent: ci ha salutati tutti, uno per uno, contento perché aveva visto che la FIVL aveva imboccato la strada giusta del rinnovamento e della condivisione».
Particolarmente commosso il ricordo di Gianfranco Cagnasso, da oltre 60 anni amico e collaboratore di Lelio Speranza: «Intendo portare avanti la sua eredità etico-politica, perché Speranza e il suo nobile impegno meritano di essere proseguiti. La F.I.V.L. deve continuare a vivere e operare nel solco del suo insegnamento.»
I funerali solenni si terranno sabato 7 dicembre alle 10 nel duomo di Savona. Lo ricorderà il Prof. Pier Franco Quaglieni, Presidente della sezione di Alassio della F.I.V.L. e direttore del Centro “Mario Pannunzio”. La bara sarà ricoperta dalla bandiera di combattimento della Divisione partigiana “Fumagalli” e da quella del CONI.

Savona, 5 gennaio 2017


Martedì 8 novembre, si è tenuta un'importante riunione all'Archivio Centrale dello Stato a Roma, alla quale hanno partecipato i vertici nazionali dell'A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), della F.I.A.P. (Federazione Italiana Associazioni Partigiane), dell'A.N.P.C. (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani), dell'Associazione Nazionale Combattenti Liberazione e Forze Armate, dell'Associazione Nazionale Reduci Prigionia, Internamento e Guerra di Liberazione, oltre al presidente nazionale della Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane ed a cinque parlamentari di diversi gruppi; per la F.I.V.L. erano presenti Francesco Tessarolo e Paolo Rossetti.

Scopo dell'incontro era valutare la consistenza, le caratteristiche e la qualità di un enorme fondo archivistico, composto da circa 4.500 faldoni e 700.000 fascicoli riguardanti le domande di riconoscimento della qualifica di partigiani o patrioti, previste dalle varie normative di legge, introdotte a più riprese negli anni successivi al conflitto. Tali importanti documenti sono stati in giacenza per anni presso presidi militari periferici e sono stati recentemente versati dal Ministero della Difesa all’Archivio Centrale. Nel corso della visita, organizzata non senza difficoltà dal senatore Luciano Guerzoni, vice presidente vicario dell'A.N.P.I., e guidata dal dott. Carlo Fiorentino, sono emersi numerosi elementi di grande interesse:
- tutta la documentazione parte dalla domanda di riconoscimento e dalla successiva istruttoria, fino all'attribuzione della qualifica; da precisare che la domanda, utile per motivi pensionistici o di carriera, era su base volontaria e personale, pertanto essa non risulta presentata da tutti i partigiani combattenti; importante puntualizzare anche che, mentre non figurano richieste da parte degli Internati Militari Italiani, la domanda è stata presentata anche da civili rastrellati e da parenti delle vittime delle stragi nazifasciste; si spiega in tal modo l'enorme consistenza del fondo
- gli uffici che dovevano accogliere le domande di riconoscimento ed attuare i relativi procedimenti, che hanno funzionato fino al 1994, erano organizzati in dieci Commissioni Regionali, corrispondenti alle regioni del Centro ed al Nord d'Italia;
- il fondo è organizzato per schede, ordinate alfabeticamente; ognuna di esse riassume sinteticamente i dati del richiedente e l'esito dell'istruttoria; purtroppo la situazione delle singole aree regionali è molto difforme, per qualità ed organizzazione della documentazione: si va dal Triveneto, con 108 schedari, ciascuno con circa 200 schede che rimandano a singoli fascicoli personali, alla Lombardia, con un numero corrispondente di schede, che tuttavia non trovano riscontro nei numerosi fascicoli personali, pur presenti, che richiederebbero quindi un nuovo e complesso lavoro di catalogazione; - oltre alle schede, il fondo raccoglie anche dei fascicoli con le relazioni delle formazioni partigiane, redatte alla fine del conflitto; nel caso del Triveneto, queste sono almeno una decina; - il ricco materiale disponibile non è ancora completamente catalogato; il lungo lavoro è appena iniziato.

Al termine dell'incontro, tutti i presenti hanno concordato sull'opportunità di arrivare, in tempi brevi, a disporre di una banca dati digitalizzata almeno delle schede, in modo da dar vita ad un auspicabile Archivio Nazionale della Resistenza. Il senatore Guerzoni, d'intesa con gli altri parlamentari presenti, si è impegnato a verificare con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali le possibilità di attuazione del progetto. Una prossima riunione dei rappresentanti delle varie associazioni presenti, da organizzare al più presto, permetterà di fare il punto della situazione e di definire ulteriormente il progetto.


Conferenza Stampa - Gruppo Pd Camera Oggi, martedì 6 dicembre, ore 11.30 - Sala Stampa di Montecitorio con Andrea De Maria e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, partigiane e del comune di Marzabotto.

In occasione della discussione alla Camera della mozione che impegna il governo ad adoperarsi perché sia assicurata l'esecuzione anche in Germania delle sentenze di condanna dei criminali tedeschi, emesse dai tribunali italiani per le stragi del 1943-45, e assunte iniziative volte alla ricostruzione di una memoria storica condivisa e alla riparazione morale per le vittime, si terrà una conferenza stampa con il deputato Dem Andrea De Maria, primo firmatario della mozione e componente della segreteria nazionale del Pd, e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche, partigiane e del comune di Marzabotto.
All'incontro, che si svolgerà domani martedì 6 dicembre alle ore 11,30 nella Sala Stampa di Montecitorio, parteciperanno: per l'Anpi, il senatore e vice presidente vicario nazionale Luciano Gurzoni, l'on. Claudio Maderloni del Comitato Nazionale, il senatore Gianfranco Pagliarulo del Comitato Nazionale e direttore di Patria indipendente, Sergio Sinchetto del Comitato Romano e Natalia Marino; per la Confederazione e l'Anmig, il presidente Claudio Betti; per l'Anrp, il presidente Enzo Orlanducci e il vicepresidente Lauro Rossi; per l'Anpc, il segretario Maurizio Gentilini; per l'Anvcg, il segretario Roberto Serio e il vicepresidente Aurelio Frulli; per la Fivl, il presidente Francesco Tessarolo e il consigliere Paolo Rossetti; per la Fiap, Bianca Lami Cimiotta e Italo Pattarini; per l'Associazione Vittime Divisione "Acqui" (Cefalonia), il vicepresidente Claudio Toninel; per il comune di Marzabotto, il sindaco Romano Franchi, Walter Cardi e Gian Luca Luccarini.
Al termine della conferenza stampa, alle ore 12, i partecipanti saranno ricevuti dalla vicepresidente della Camera, Maria Sereni. La discussione della mozione è prevista a partire dalle ore 10, il voto sarà poi nel pomeriggio.

È possibile scaricare la mozione


Nella notte di lunedì 31 ottobre 2016, è mancata Tina Anselmi, figura di spicco della Repubblica, prima donna a ricoprire la carica di ministro e presidente della commissione d'inchiesta sulla loggia massonica P2. Il suo impegno politico e la sua coscienza civile hanno però origine nelle vicende legate alla Resistenza, alle formazioni autonome ed al Monte Grappa.
Nel 1944, Tina, al centro nella foto, è una giovane studentessa dell'Istituto Magistrale “Sacro Cuore” di Bassano del Grappa, diretto da don Ferdinando dal Maso; quest'ultimo, era anche insegnante di francese e curato al duomo della città: le sue omelie domenicali e le sue esplicite prese di posizione contro il regime erano sempre molto seguite.
Dopo l'8 settembre, Lino, studente di medicina, teneva i contatti con altri amici antifascisti, con i quali scambiava notizie e giornali clandestini; nell'estate 1944 era andato in Grappa con i partigiani, a combattere contro i nazisti ed i fascisti in nome della libertà e della democrazia.
Nei giorni del terribile rastrellamento del Grappa, iniziato il 21 settembre 1944, le soverchianti forze nazifasciste ebbero rapidamente la meglio sulle sparute, disorganizzate e male armate formazioni partigiane. Lino Camonico, che aveva cercato di evitare il rastrellamento fuggendo verso il Bellunese, venne presto fatto prigioniero e fu condotto ad Arten, una frazione di Fonzaso, per essere sottoposto ad un “processo”. “Non appena insediato - raccontano le cronache -, il tribunale di guerra ordinò al parroco del paese, don Luigi Spadaretto, di riunire in piazza tutta la popolazione. Uno degli arrestati fu immediatamente impiccato al cancello di casa Zampieri. La lunga fila degli uomini arrestati sul Grappa fu costretta a sfilare davanti al cadavere, a “titolo di esempio ed ammonimento”. Successivamente il tribunale si trasferì nei locali dell'osteria di Marcellina Cesiotto, dove ebbero luogo gli interrogatori, che si svolsero tutti con orrende sevizie. Il “processo” si concluse con la condanna a morte di sei persone. Don Spadaretto riferì che gli venne impedito di somministrare i conforti religiosi ai condannati”. Era il 25 settembre e Lino Camonico era tra loro.
Il giorno successivo, il 26 settembre 1944, quattordici giovani furono fucilati nel cortile a sud della caserma Reatto ed altri trentuno furono impiccati a Bassano del Grappa e lasciati appesi agli alberi di Viale Venezia, Via Brigata Basilicata e Via XX settembre, oggi Viale dei Martiri.
La mattina dopo, tutti gli alunni delle scuole bassanesi furono obbligati a vedere il barbaro epilogo del rastrellamento, che avrebbe dovuto servire da monito a tutta la popolazione e stroncare per sempre ogni forma di Resistenza. Quella mattina, Francesca, la sorella di Lino Camonico, aveva già confidato a Tina Anselmi della terribile sorte del fratello Lino: tornate in classe, ci fu un'aspra discussione, fino ad accapigliarsi, con una loro compagna, appartenente ad una famiglia bene di Bassano, che aveva ripetuto le frasi “Se la sono cercata” e “La loro fine è stata una cosa giusta”. Come più volte ebbe a raccontare, da quella terribile vicenda Tina Anselmi imparò che bisognava andare oltre l'indignazione temporanea o la comoda attesa: “Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci”. Con il nome di battaglia di «Gabriella», diventò staffetta della brigata Cesare Battisti, che operava nella zona di Castelfranco Veneto con un'impronta autonoma e tendenzialmente cattolica; la comandava Gino Sartor, che aveva dato vita alle prime formazioni di pianura e, nel dopoguerra, divenne deputato e più volte sindaco di Castelfranco. Quanto a Tina Anselmi, passò in seguito al Comando Regionale Veneto del Corpo Volontari della Libertà e, nel dicembre del 1944, s’iscrisse alla Democrazia Cristiana, partecipando attivamente alla vita del partito. È l’inizio della sua lunga carriera politica.

La Federazione Italiana Volontari della Libertà (F.I.V.L.), costituita in Ente Morale con D.P.R. del 16 aprile 1948 n. 430, che raccoglie, a livello nazionale, un ampio numero di Associazioni Partigiane autonome di varia ispirazione culturale e politica operanti durante la Guerra di Liberazione 1943-1945 ed ancor oggi attive sul territorio nazionale:

CONSIDERATA
la prossima indizione di un referendum costituzionale confermativo della Riforma istituzionale approvata dal Parlamento in via definitiva il 12 aprile 2016, che sarà convocato ai sensi dell’art. 138 della Costituzione Italiana;

RICORDATA
la propria natura federale, rappresentativa di organismi plurali, che ha tra i propri compiti irrinunciabili la preservazione e la promozione della memoria dei Caduti per la Libertà, oltre alla promozione della memoria e della ricerca storica intorno ai fatti, agli eventi e ai protagonisti della guerra di liberazione 1943-1945, nonché di promuovere la diffusione e la tutela i valori della Resistenza italiana ed europea, esperienza per sua intima natura plurale, democratica e contraddistinta dall’autonomia e dalla responsabilità dei singoli e dei gruppi aderenti alla comune lotta per la Libertà del popolo italiano;

VALUTATA
la specificità delle questioni sottoposte al vaglio del corpo elettorale;

RITENUTO
che l’espressione di una posizione ufficiale in merito non appartenga alle proprie finalità statutarie di associazione combattentistica e partigiana, che non ha tra i propri compiti istituzionali la determinazione di fatti elettorali;

DICHIARA
che non si esprimerà con una posizione ufficiale a favore o contro una delle due proposizioni sottoposte al vaglio degli elettori, né promuoverà presso i suoi iscritti o presso la società civile e politica italiana l’adesione all’una o all’altra opzione. Conseguentemente, inibisce l’utilizzo del proprio nome, simbolo e sigla in manifestazioni, eventi e pubblicazioni organizzate singolarmente o in concorso con altre organizzazioni, a sostegno di una delle due posizioni sottoposte al voto.

RACCOMANDA
a tutti i cittadini e le cittadine italiane di esercitare il diritto costituzionale del voto, esprimendosi in piena coscienza secondo il diritto individuale alla libertà di giudizio ed onorando in tal modo l’eredità democratica che i Partigiani e le Partigiane hanno donato agli italiani con il sacrificio delle loro giovani vite.


Milano, 17 settembre 2016


Con il volume “La fiamma che arde nel cuore”, pubblicato dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà.

Savona. Nella sala delle conferenze del Collegio San Giuseppe, a Torino, si è la cerimonia delle premiazioni del Concorso pluridisciplinare “Mario Pannunzio” – 2015.

Il Concorso, rivolto a personalità italiane della cultura, del giornalismo e dell’arte che si siano distinte per il loro spirito libero, è giunto alla XXXVII edizione ed è organizzato Centro “Pannunzio”, un’associazione fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, che, secondo la tradizione del “Mondo” di Mario Pannunzio, propugna una visione non élitaria della cultura.

Fra i finalisti un savonese, l’ingegner Antonio Rossello, con il volume “La fiamma che arde nel cuore”, pubblicato dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà ( http://trucioli.it/2014/12/16/savona-la-fiamma-che-arde-nel-cuore/ ), nella Sezione E – opere di poesia, narrativa, saggistica e giornalismo dedicate alla Grande guerra (1914-1918), alla II Guerra Mondiale (1939-1945) ed alla Resistenza. Anche nel 2013 Rossello si era classificato al Concorso “Pannunzio” con il romanzo “Ombre e colori” edito da Divinafollia (http://www.ibs.it/code/9788898486052/rossello-antonio/ombre-colori.html ).
La giuria è stata presieduta dal Prof. Pier Franco Quaglieni, storico contemporaneista.


Rassegna “Dal Mare alle Langhe” e presentazione del libro di Gianluca Valpondi.

La mattina di domenica 8 ottobre, dopo il ritrovo presso il Divinbacco.it di Bubbio, con la presentazione dei partecipanti e del programma della giornata, hanno avuto inizio gli “stati generali” della FIVL delle Albissole e Bubbio nell’ambito della rassegna “Dal mare alle Langhe”.
Subito la delegazione degli ospiti, una trentina di persone, si è recata in visita all’Oratorio della Confraternita dei Battuti in Bubbio con l’illustrazione della storia dell’edificio e dei suoi possibili utilizzi da parte del dott. Federico Marzinot, giornalista e scrittore, e con la possibilità di ammirare anche le opere ivi esposte.
Ha poi avuto luogo, nei locali della biblioteca Novello, il resoconto delle passate edizioni della rassegna “Dal mare alle Langhe” tra Bubbio, Albissola, Savona e Altare, nella sinergia tra artisti, scrittori, giornalisti, associazioni e pubblici amministratori alla ricerca di un’identità radicata nel territorio e aperta all’universalità dei valori.
Antonio Rossello ed Elisa Gallo, presidenti FIVL rispettivamente delle Albissole e di Bubbio, hanno provveduto alla presentazione ufficiale del logo e della carta d’intenti della prossima edizione di “Dal mare alle Langhe”, all’insegna dell’ideale della libertà e della dignità della persona umana contro ogni forma di “pensiero unico” omologante. E’ stato illustrato altresì il wokflow dell’iniziativa. Sono seguiti alcuni interventi e domande. Le tesi esposte hanno ricevuto al termine l’acclamazione dell’assemblea.
Dopo il pranzo conviviale all’agriturismo MondoArancio, tra l’altro allietato dalle toccanti parole della scrittrice prof.ssa Maria Scarfì Cirone (vicepresidente della Casa delle Arti di Albisola), che presenterà il suo trentesimo libro “Il Garofano di Sabbia” il 28 novembre 2015 alle 16.00 presso la Sala Rossa del Savona, si sono ripresi i lavori sempre presso la biblioteca Novello, con i riconoscimenti attribuiti ufficialmente dalla presidenza nazionale FIVL: attestato di benemerenza a Elisa Gallo; fazzoletto azzurro e distintivo del 70°: all’artista Ettore Gambaretto (presidente della Casa delle Arti di Albisola) e allo scrittore Gianluca Valpondi, che, dopo l’introduzione di Rossello e con la moderazione di Marzinot, ha illustrato, partendo idealmente dalla figura del servo di Dio e martire della carità nonché eroe della Resistenza italiana Teresio Olivelli, i contenuti del suo libro “Libera teocrazia. Verso la civiltà dell’amore”, aprendo poi ad un animato dibattito. La giornata si è conclusa con la visita al museo a cielo aperto di Denice, accompagnati dal maestro Gambaretto e accolti dal sindaco Nicola Cosma Papa, che ha consegnato ai convenuti i cataloghi dell’originale esposizione di ceramica contemporanea, invitando anche alla mostra di presepi e alla rassegna di poesia dialettale che sempre a Denice ha luogo nei giorni prossimi al Natale.

Logo, carta d’intenti e workflow di “Dal mare alle Langhe” sono scaricabili.


Già in tanti si sono scagliati contro l'idea di Francesco Attolini (Fra-telli d'Italia) di abolire i festeggiamenti del 25 aprile, in ricordo della Resistenza e della Liberazione.
Al coro di no alla sua provocatoria idea non potevano certo mancare quanti hanno partecipato a quella lotta intensa contro il nazifascismo, una lotta che ha portato all'Italia democratica del dopoguerra. A scrivere a Prealpina rimarcando la propria posizione sono la Federazione Italiana volontari della Libertà e il Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio, entrambi presiedu-ti dal bustese Guido De Carli.

Potrete trovare l'articolo nell'allegato


Le comunità piemontesi della Langa astigiana, Comune di Bubbio e dintorni, incontrano la cultura e le arti dell’area savonese e albisolese.

Racchiusi in un’elisse dell'inconfondibile azzurro, che costituisce la livrea della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl), da sinistra, s’intravedono la coccarda tricolore, quindi il sole e il mare della Riviera, nell’abbraccio con le colline e i vigneti delle Langhe. Questo è il motivo grafico creato per la rassegna “Dal Mare alle Langhe”. La denominazione dell’iniziativa è riportata in epigrafe sul disegno. Sullo scudo grigio usato come sfondo, nella parte superiore campeggia l’acronimo del Sodalizio, mentre in esergo l’indicazione dell’anno che accompagnerà le varie edizioni successive. Le Sezioni promotrici della Fivl - “Albissole” e “Aeroporto Excelsior – Bubbio” - sono anch’esse citate in alto e in basso. Ispirandosi alla filosofia alla base del progetto, lo scudo protegge e conserva due essenze: i colori della bandiera italiana, cui le donne e gli uomini che credono nell’Ideale della Libertà si affidano con la prospettiva di tramandare incessantemente, di generazione in generazione, i valori della Patria, in quanto Nazione, e la solennità della sua storia; gli elementi naturali dei due territori, un chiaro richiamo al senso antropologico dell’orgoglio d’appartenenza e di popolo. Caratteristiche che ne fanno un’icona non solo estremamente declinabile, ma anche fortemente memorabile. Tutto si fonde nella creatività, quella di un gesto realizzativo, sintetizzata dallo sviluppo temporale e spaziale del simbolo nella sua unitarietà, nell’intenzione di rappresentare due valori spesso antitetici: quello della modernità e quello della tradizione. Il logo, al tempo stesso, simboleggia pertanto la Carta di Intenti che dichiara le finalità, gli obiettivi e le azioni da perseguire. La Volontà di un’Associazione custode di un glorioso passato, che affonda le proprie radici nella Lotta di Liberazione, di rimanere all’avanguardia, attraverso la reinterpretazione, in chiave moderna, attraverso un processo di stilizzazione paradigmatica, di una realtà che corrisponda ai nuovi bisogni. Questo accade perché il mondo va sempre più spesso incontro a processi di perdita delle libertà a causa dell’omologazione culturale. L’individuo nella società moderna è dunque spersonalizzato e sente così il bisogno riappropriarsi delle proprie radici. Con la mediazione fra tradizione e innovazione, si viene a creare una nuova cultura che comprende sia la memoria sia il mutamento. Questi i propositi da cui è nata “Dal Mare alle Langhe”, con eventi, spesso collegati a periodi dell’anno, che favoriscono l’incontro collettivo per affermare i valori dello spirito, la natura e il territorio. E’ una serie di manifestazioni, con il patrocinio di Enti e Amministrazioni competenti per territorio, e il supporto di altre Associazioni, al fine di far conoscere alle comunità piemontesi della Langa astigiana, Comune di Bubbio e dintorni, la cultura e le arti dell’area savonese e albisolese. I due territori limitrofi sono contrassegnati da storici legami, culminati, nel periodo della Resistenza, con la vicenda del campo d’aviazione “Excelsior” di Vesime, costruito grazie al grande apporto di gente proveniente dalla Riviera. Le passate edizioni dell’iniziativa si sono svolte, con ampia partecipazione di artisti e successo di pubblico, nelle annate 2013 e 2014.
Sezioni della Fivl delle “Albissole” e “Aeroporto Excelsior – Bubbio”


14/09/2015

Albisola. Albisola ha ricordato il sacrificio degli Ufficiali, dei Sottufficiali e dei Soldati della Divisione Acqui, in occasione del 72° anniversario dell’eccidio, avvenuto nel settembre 1943, a Cefalonia e Corfù. Il 14 settembre 1943, il comandante Gen. Gandin, a seguito di un referendum avvenuto fra le truppe, notificò la volontà da parte della Divisione Acqui di non arrendersi ai Tedeschi. Furono giornate eroiche in cui, con il sacrificio di una delle più gloriose unità delle nostre Forze Armate, fu scritta una delle pagine più sanguinose della Resistenza.

Potrete trovare l' articolo completo nell'allegato.


Quella di Aldo Gastaldi, nome di battaglia “Bisagno”, è una storia luminosa, tragica ed edificante insieme.
A Genova è considerato, come dice la targa della via cittadina a lui dedicata, «primo partigiano d’Italia», ma nel resto del Paese è poco conosciuto. Troppo poco. È vero, Giorgio Bocca lo cita di sfuggita nella sua Storia dell’Italia partigiana del 1966, giusto per mettere in luce che era uno dei primi leader partigiani, ma “borghese” e non comunista. Giampaolo Pansa ne parla invece in diversi suoi libri, soprattutto in Bella ciao, soffermandosi soprattutto sulla sua morte repentina e sospetta dopo la Liberazione. «Un ragazzo dell’oratorio con lo Sten», lo definisce. Luciano Garibaldi lo mette fra I giusti del 25 aprile, come dice il titolo di un suo libro.


Nel link sottostante potete scaricare il modulo necessario per richiedere la Medaglia della Liberazione, destinata ai partigiani e alle partigiane italiani, segno di gratitudine delle Istituzioni repubblicane ai patrioti e ribelli che settant'anni fa hanno combattuto per liberare l'Italia dalla dittatura nazifascista.

Da inoltrare al più presto all’indirizzo: info@fivl.eu oppure al fax: 02.93661806


ROMA - Mercoledì 22 aprile, nella splendida cornice del Salone di Alta Rappresentanza del Ministero della Difesa di Palazzo Barberini, si è celebrata la prima cerimonia nazionale di conferimento della Medaglia della Liberazione ai partigiani e alle partigiane italiani, segno di gratitudine delle Istituzioni repubblicane ai patrioti e ribelli che settant'anni fa hanno combattuto per liberare l'Italia dalla dittatura nazifascista.
Tra i sessanta insigniti dell'altro riconoscimento, un fiero e sorridente presidente Guido De Carli, classe 1923, accompagnato da una delegazione della Giunta federale e dalla figlia Anna. Gli altri insigniti con la medaglia della Liberazione sono stati: Agape Nulli, nata a Iseo il 16 marzo 1926 (rappresentata alla cerimonia dal delegato provinciale delle FFVV Roberto Tagliani) Guerino Berneri, nato a Corteno (BS) il 13 giugno 1927 Cerri Sergio, nato a Rovasenda VC il 18-06-26 Tizzoni Giuseppe, nato a Voghera il 18/07/1933 Lelio Speranza, nato a Savona il 18/10/1926 ing. Giovanni Battista Comacchio (Rino) nato il 25 febbraio 1922 MARCHETTI FRANCESCO DALLE TEZZE GIROLAMO Aldo Tognana nato il 12/03/1920 Treviso FRANCO BRAVI nato il 24 novembre del 1926 Partigiano combattente della Brigata Garibaldi Lunense.
Nel consegnare la medaglia, il Ministro ha espresso la gratitudine di tutte le Istituzioni repubblicane, e non solo del Governo: un grazie a questi uomini e donne di ieri, guide e modelli per le giovani generazioni. La Pinotti ha detto loro: «Non stancatevi di parlate con i giovani; raccontate loro cosa è stato, fateli appassionare alla storia della Resistenza, la più bella espressione della storia italiana; parlate della paura e della forza, dell'incoscienza e del coraggio generoso per cui oggi siamo qui, a settant'anni di distanza, a dirvi solennemente: grazie!» Nell'emozionante attesa, fatta di strette di mano, abbracci, qualche lacrima di commozione e tanta, tanta fierezza, tutte le Associazioni partigiane nazionali hanno ribadito la necessità di una narrazione corale e attenta ai valori condivisi e inalienabili della Resistenza e della Costituzione: da difendere senza strumentalizzazioni, tanto oggi che si celebrano gli eroi, quanto domani, e ogni giorno: perché quella Storia ci riguarda e ci fa riconoscere come italiani.


Domenica 19 aprile sono apparse sul quotidiano "Avvenire" le due interviste raccolte dal giornalista Angelo Picariello: la prima è dell’onorevole Luciano Violate, mentre la seconda è dello storico Francesco Perfetti.

Per leggere le interviste scarica gli allegati


Carissimi amici,

è ormai consuetudine e tradizione incontrare gli associati della Divisione Di Dio nell'imminenza delle festività natalizie presso il Museo della Resistenza di Ornavasso.

Quest'anno avremo un motivo in più per ritrovarci insieme a scambiare gli auguri: la Vostra recente nomina a Dama e Cavaliere della Repubblica è per tutti noi motivo di orgoglio e stima, che intendiamo ricordare insieme a tutti gli amici della Valtoce.

Vi aspettiamo quindi sabato 20 dicembre alle ore 14.30, presso il Museo della Resistenza di Ornavasso.

Un cordiale saluto, e un arrivederci a presto!


Venerdì 12 dicembre 2014 si è tenuta presso la sede del Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio (Busto Arsizio, Varese) la cerimonia per la consegna della medaglia di Cavaliere della Repubblica al partigiano cav. Sergio Cerri.


Savona, Esce il nuovo libro di Antonio Rossello “La fiamma che arde nel cuore….”


Un anno dopo il precedente romanzo “Ombre e colori” (Ediz. DivinaFollia, Caravaggio BG), classificatosi finalista al Premio Mario Pannunzio 2013 - XXXVII Edizione, esce l’ultimo libro di Antonio Rossello che ha per titolo “La fiamma che arde nel cuore….”, edito dalla FIVL per i tipi della Coop Tipograf di Savona.

Nell’ambito del progetto intitolato “La letteratura italiana e la Resistenza”, l’autore è stato incaricato dalla FIVL-Associazione Partigiani Autonomi Liguria, di cui è il Presidente della Sezione delle Albissole, di scrivere questo volume divulgativo, mediante la raccolta di notizie riguardanti alcuni fra gli innumerevoli avvenimenti e personaggi che hanno segnato un contesto particolare, come è stata la nostra comunità dagli anni intorno al secondo conflitto mondiale per arrivare ai nostri giorni.
Lelio Speranza, che funge da cicerone attraverso le pagine più rilevanti del testo, è autore di vari commenti e fonte preziosa di particolari spesso inediti. Quest’opera cerca di tracciare in forma originale una cornice di avvenimenti, e relativi protagonisti, che hanno contribuito a segnare la storia più recente di Savona e Provincia.
Il punto di vista che si vuole offrire è contemporaneamente storico, sociale, culturale e sportivo. I ricordi e le esperienze ci rendono ciò che siamo. Spesso le nostre esperienze, ossia gli innumerevoli fili che tessono e cuciono la nostra storia, possono essere testimonianze e ricordi attraverso forti nodi oppure possono slegarsi e sciogliersi, per lasciare libere le risorse di ognuno di noi. Ritagliare uno spazio creativo e dare forma alle emozioni può far sì che ogni esperienza, come un filo, possa attraversare la nostra vita per essere trasformato. Nelle fasi di stesura, durate alcuni anni, l’autore, Lelio Speranza e, a vario titolo, esponenti locali del sodalizio promotore hanno realizzato un lavoro collegiale, con l’idea di porre in essere obiettivi che sottendessero un orizzonte non solo immediato ma di lungo periodo.

Antonio Rossello, è nato a Savona nel 1964 e vive ad Albisola Superiore (SV). Si è laureato in Ingegneria meccanica. Dopo il Corso Allievi Ufficiali di Complemento presso la Scuola Militare Alpina di Aosta, ha prestato servizio militare, nell'Arma dei Carabinieri come Ufficiale. In congedo con il grado di Tenente. Lavora alle dipendenze di una grande azienda elettromeccanica genovese, per cui è’ stato in trasferta in vari Paesi europei, del Medio Oriente, dell’Africa del Nord e dell’Asia.
Ha retto diversi importanti incarichi civili e associativi. E’ insignito dell’Onorificenza di Cavaliere della Repubblica (O.M.R.I.), dell’Attestato di Benemerenza dell’U.N.U.C.I e della Benemerenza Rossa A.V.I.S. E’ stato coinvolto, come coautore, nell’Antologia “Alpini e Carabinieri al servizio dell’Italia” pubblicata da ANC ed ANA nel settembre 2002. Nel 2012, ha supportato la stesura, a cura di Luigi Pesenti, di “1911-2011, Centenario della costituzione della Sezione di Savona”, opera storico-celebrativa che illustra nel dettaglio la storia dell'Associazione Nazionale Carabinieri di Savona. Nel 2012 ha ancora ricevuto la consegna della medaglia d’argento della FIVL. E’ Web Editor dei siti ufficiali di alcuni artisti e autori locali e Rappresentante per le "Albissole" della FIVL. Nel 2013, ha pubblicato il romanzo “Ombre e colori” (Ediz. DivinaFollia, Caravaggio (BG) - ISBN: 9788898486052, che si è classificato come finalista al Premio Mario Pannunzio 2013 - XXXVII Edizione. Collabora assiduamente con propri pezzi a vari siti, in particolare con: “Trucioli - Blog della Liguria e Basso Piemonte” e ” L'ECO – il giornale di Savona e provincia”, anche nella versione cartacea.


Lelio Speranza vice presidente nazionale della Fivl, ci fa meditare sul nostro Destino. Dall'ammirazione delle bellezze e dell' ordine della Natura, discendenti dalla Creazione, dalla constatazione di un Assoluto oltri confini dello spazio e del tempo, egli ritiene l' Uomo capace di attuare tutte le sue potenzialità, di ordinarsi liberamente, e creativamente, e disciplinarsi verso il bene, il quale induce una mutazione più alta verso la pienezza dell'essere.


Lo scontro avvenne il 17 settembre 1944 ed è uno dei più importanti della Resistenza a Verona.

Domenica 21 settembre, dalle 9.30, è stato celebrato il 70° anniversario di un tragico scontro, tra i più importanti della Resistenza veronese, in cui morirono cinque giovani: l'ebrea Rita Rosani, medaglia d'oro al valore militare, Dino Degani medaglia d'argento, e tre partigiani, ricordati solo con il loro nome di battaglia (Selva, Gallo e Orso)


Nella Resistenza, ormai, non c'è più tempo di discussioni perchè si avvicinava il momento della liberazione del Paese dai tedeschi incalzati dagli eserciti alleati. Diversi tentativi furono provati da varie parti - politiche, militari, ecclesiastiche - per trattare la resa con i tedeschi e i fascisti.
Si voleva evitare l'insurrezione popolare e la vittoria politica e militare delle brigate partigiane, con il pericolo sempre paventato delle forze moderate e degli alleati dell' affermazione di un potere delle forze di sinistra sostenuto da un largo consenso popolare. Ma su questo punto, di grande rilievo politico , i comandi militari della Resistenza e le direzioni dei partiti antifascisti erano decisi a portare a compimento la lotta per la riconquista della libertà e dell'indipendenza nazionale, condotta da un vasto schieramento in cui avevano combattuto uomini e donne, sopratutto giovani, di diverso orientamento ideale e politico e, per la prima volta in Italia, di ogni classe sociale, dai borghesi agli operai e ai contadini. Sul finire dell'aprile 1945 le insurrezioni popolari e le brigate partigiane (comuniste, azioniste, democristiane, autonome) liberavano le principali città del Nord prima dell' arrivo delle truppe alleate.

L'Italia era di nuovo unita; la lotta partigiana aveva dato un contributo essenziale alla riunificazione del Paese dopo la disfatta del '43.


Il presidente fondatore del Centro Pannunzio, presidente della Fivl (Federazione volontari della liberazione) di Alessio e Laigueglia e presidente del premio letterario "Albigaunum" si è recato a Firenze per ritirare il riconoscimento, assegnatogli con la seguente motivazione "Docente, storico, giornalista che, attraverso la cattedra, i giornali e la promozione della cultura, ha impartito una grande lezione di libertà e coerenza civile".
Il riconiscimento ottenuto da Quaglieni rappresenta modivo di orgoglio per tutto il Centro Pannunzio, come ha spiegato il portavoce Stefano Morelli "é un premo all' uomo di cultura Quaglieni che pur restando uno storico rigoroso, è sempre aperto a nuove esperienze culturali, come dimostrano il Premio letterario ingauno e le tante iniziative da lui promosse o a cui ha partecipato nel corso degli anni. È anche un riconiscimento al Centro Pannunzio per la realizzazione di una cultura a 360 gradi in cui si mescolano umanesimo e scienza in una visione aperta".


Marcello Bellacicco, 55 anni, savonese, terzo da sinistra Generale della divisione degli Alpini, è stato ospite a Ellera su iniziativa di Giovanna Rolandi, assessore comunale alla Cultura di Abisola Superiore e Antonio Rossello, presidente Fivl delle Abissole. Bellacicco, già al comando del contingente multinazionale in Afghanistan, della brigata Taurinese e Julia, oggi è vice dei Corpi alleati di redazione rapida Nato in Inghilterra. Il Generale ha potuto ammirare i pannelli della "Galleria all' aperto della ceramica d' arte".


Erano molti alla commemorazione partigiana "Ivanca" Cleria Corradini, fucilata dai nazifascisti il 24 agosto 1944. Organizzata dall' Alpi di Vado, alla cerimoniazione del 70° anniversario dall' uccisione della partigiana, erano presenti tutte le sezioni Anpi della provincia, autorità cittadine e sindaci dei comuni vicini. È intervenuto Giorgio Preteni (partigiano Fernando), presidente della sezione Anpi e Sergio Leti (partigiano Gin) figlio di Cleira Corradini, mentre Fulvia Veirana, segretario Cgil di Savona ha tenuto l'orazione ufficiale.


Su iniziativa dell’A.V.L. di Treviso è stata organizzata una cerimonia presso il Sacrario di Nervesa della Battaglia (TV) per commemorare i 100 anni della 1^ guerra mondiale, i 70 della seconda e i 20 mesi della Resistenza.

Sono state invitate le autorità civili e militari, le Associazioni d’Arma e combattentistiche, tutti i 98 comuni della Marca Trevigiana. La cerimonia con la S. Messa di un delegato del Vescovo di Treviso è stata accompagnata da un coro che ha cantato inni nazionali e dalla banda di Nervesa che ha suonato il Silenzio e altri brani.
E’ seguita la deposizione di una corona di alloro, poi i saluti del Sindaco di Nervesa e del dr. Menzato per il Presidente F.I.V.L. e del dr. Tirelli per la Osoppo.

Erano presenti i labari delle medaglie d’oro e le bandiere dei comuni che facevano da cornice sul grande scalone.
Il commento di tutti i presenti è stato unanime : una cerimonia ben organizzata, commovente, di grande valore patriottico.


E' stato pubblicato sul web il sito ufficiale dell'Associazione "Fiamme Verdi" di Brescia: è consultabile all'indirizzo www.fiammeverdibrescia.it .

L’Associazione “Fiamme Verdi” di Brescia, attiva con oltre 30 sezioni sul territorio di Brescia e provincia, è stata fondata nel 1945, all’indomani dello scioglimento delle Divisioni partigiane “Fiamme Verdi” operanti a Brescia e provincia durante la Guerra di Liberazione (1943-1945). Fin dal 1948 aderisce alla Federazione Italiana Volontari della Libertà (F.I.V.L.). Ha sede a Brescia in Via Volturno, 46. Per informazioni: segreteria@fiammeverdibrescia.it


L’associazione “Fiamme Verdi” di Brescia ha partecipato alla Route Nazionale dell’Agesci 2014 con tre laboratori sulla Resistenza, dal titolo "Fedeli e Ribelli".

In collaborazione con la Comunità Capi di Agesci Brescia le FF.VV. hanno presentato le storie di coraggio della Resistenza bresciana ai ragazzi e alle ragazze dai 16 ai 21 anni che si sono raccolti a San Rossore, Pisa, l'8 e il 9 agosto 2014.

Circa duecento Rover e Scolte hanno partecipato al laboratorio, dedicato al “coraggio di essere cittadini", guidato da Alberto Manzoni (Agesci), Roberto Tagliani e Pietro Ghetti (FF.VV.). Un'esperienza che ha toccato il cuore, e che ha spinto i ragazzi a riflettere sul bisogno di impegno sociale nella comunità italiana.


Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è giunto alle 9.30 al Vittoriano per la cerimonia del 25 aprile. Ad accogliere il Capo dello Stato c'erano il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti. Napolitano ha deposto una corona d'alloro sull'Altare della Patria. Napolitano: "Onore ai marò, ingiustamente detenuti" - Durante le celebrazioni per il 25 aprile, Napolitano ha ricordato anche la vicenda dei marò, Massimiliano Latorre, e Salvatore Girone. Il Capo dello Stato ha sottolineato come i due fucilieri si trovino tuttora lontano "dalla Patria e dalla loro famiglia: onore ai marò, ingiustamente detenuti", ha quindi aggiunto.

Napolitano: "Valori della Resistenza sono incancellabili" - Napolitano ha sottolineato come i valori della Resistenza siano "incancellabili, al di là di ogni retorica. La Resistenza, l'impegno per riconquistare all'Italia libertà e indipendenza fu un grande moto civile ed ideale, ma soprattutto fu un popolo in armi, una mobilitazione coraggiosa di cittadini giovani e giovanissimi che si ribellavano allo straniero".

Napolitano: "Per la resistenza fondamentale apporto delle donne" - Il presidente della Repubblica ha quindi ricordato l'impegno "degli italiani che uscivano dalle dure vicende della guerra fascista e riprendevano le armi per liberare l'Italia". "E non mancò l'apporto delle donne - ha quindi sottolineato -. Furono uniti dallo stesso fondamentale obiettivo di futuro di pace per il quale serviva la mobilitazione armata. Non c'era spazio per una mobilitazione inerme alla pace. La scelta combattente risultò decisiva per restituire dignità all'Italia".

Napolitano: "Forze Armate devono essere razionalizzate" - Parlando del futuro delle Forze Armate, Napolitano ha spiegato come vadano razionalizzate e riformate per "soddisfare esigenze di rigore", ma sul capitolo delle spese per la Difesa non bisogna "indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo" e alimentare "vecchie e nuove pulsioni antimilitariste". Lo ha detto il presidente Napolitano in occasione del 25 aprile.


Palazzo del Quirinale, 25/04/2014 Anche quest'anno, l'incontro con le rappresentanze delle associazioni partigiane, combattentistiche e d'Arma, e insieme della Confederazione italiana tra le associazioni combattentistiche e partigiane, costituisce la cornice più degna e significativa per la celebrazione del 25 aprile, festa della Liberazione. Per una celebrazione che veda uniti, nella persona del Capo dello Stato le massime istituzioni della Repubblica, e in tutti voi quel mondo associativo che racchiude in sé l'universo dei valori storici del patriottismo, della lealtà verso la nazione e della combattiva difesa dei suoi interessi, della sua dignità, della sua sicurezza.

Nel celebrare, nel 2010 e 2011, il Centocinquantenario dell'Unità d'Italia, abbiamo potuto verificare, con profonda soddisfazione, come sia rimasta viva e operante quella riscoperta del senso della patria che, dopo la rovina del nazionalismo fascista, fu un frutto prezioso della Resistenza, in un rinnovato legame con la tradizione del Risorgimento. Un senso della patria che venne riscoperto in uno col valore della libertà, divenendo sostrato essenziale della costruzione - a partire dal 25 aprile 1945 - della nuova Italia democratica, repubblicana, costituzionale.

I valori e i meriti della Resistenza, del movimento partigiano, dei militari schieratisi nelle file della lotta di Liberazione e delle risorte forze Armate italiane, restano incancellabili, al di fuori di ogni retorica mitizzazione e nel rifiuto di ogni faziosa denigrazione : e a voi, alle vostre associazioni, tocca portare avanti una meritoria opera di trasmissione di quei valori e di quella complessa e drammatica esperienza in un rapporto che va sempre ristabilito con le generazioni più giovani.

La Resistenza, l'impegno per riconquistare all'Italia libertà e indipendenza, fu nel suo insieme un grande moto civile e ideale, cui parteciparono in vario modo le popolazioni delle regioni occupate dalle forze della Germania nazista. Ma fu innanzitutto - non sembri superfluo sottolinearlo - popolo in armi, mobilitazione coraggiosa di cittadini, giovani e giovanissimi, che si ribellavano all'oppressione straniera, di italiani che uscivano dalle dure vicende della guerra fascista e riprendevano le armi per la causa della liberazione dell'Italia e dell'Europa dal totalitarismo e dal dominio tedesco. E non mancò l'apporto delle donne che nel '44 si costituirono nelle regioni del Nord in "Gruppi di difesa delle donne".

Lo stesso fondamentale obbiettivo di un futuro di pace esigeva una mobilitazione armata, che si avvalesse delle nostre migliori tradizioni militari. Non c'era spazio per un'aspirazione inerme alla pace ; l'alternativa era tra un'equivoca passività e una scelta combattente. Fu quest'ultima che risultò decisiva per restituire dignità nazionale all'Italia. Esitazioni e ambiguità furono spazzate via con la dichiarazione di guerra alla Germania, il 13 ottobre 1943, da parte del nuovo governo italiano ; e il conseguente riconoscimento del pur anomalo status di paese cobelligerante, di fatto partecipe dell'alleanza antifascista, consentì all'Italia di prendere il suo posto nel futuro dell'Europa e dell'intero mondo democratico.

Il 6 giugno prossimo avrò l'onore di rappresentare l'Italia - su invito del Presidente della Repubblica francese - alle solenni celebrazioni in Normandia del settantesimo anniversario del grandioso e decisivo sbarco alleato. E vi parteciperò in nome di un popolo che aveva rotto nel 1943 con il fascismo e con l'asservimento alla Germania hitleriana, e in nome delle nostre nuove forze armate nazionali che allora già combattevano in Italia insieme con le forze anglo-americane. Due giorni prima dello sbarco in Normandia, il 4 giugno del 1944, le forze alleate entrarono in Roma come liberatrici anche grazie all'eroico contributo della Resistenza romana.

Sono, questi, dei decisivi momenti che vanno sempre ricordati insieme a tanti altri che segnarono il cruciale periodo tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Momenti di umiliazione dapprima e quindi di riscossa ; momenti di lotta vittoriosa e di terribile sacrificio. Il sacrificio, sopra ogni altro, di quanti pagarono il prezzo di feroci e vili ritorsioni : saluto i molti nostri ospiti che rappresentano oggi qui tante tappe di quel duro e doloroso cammino. Saluto in primo luogo - perché meritano una riparazione per l'aver lasciato, tutti noi, troppo a lungo in ombra quella dolorosissima esperienza - i famigliari dei 103 ufficiali del decimo Reggimento "Regina", che nell'isola greca di Kos nell'ottobre del 1943 furono sommariamente processati e barbaramente trucidati per non essersi piegati alle pretese germaniche di sopraffazione e alle minacce di brutale ritorsione. La grande maggioranza di essi aveva meno di 30 anni. Al loro consapevole e coraggioso comportamento deve andare oggi il nostro omaggio, additandolo come esempio di fedeltà a valori essenziali di coerenza, fierezza e amor di patria. E insieme auspico che le spoglie dei trentasette ufficiali che ancora giacciono in luogo ignoto dell'isola possano presto trovare una degna e onorevole sepoltura, confortata dalla riconoscenza e dalla pietà di noi tutti.

Saluto nello stesso spirito tutti i Sindaci e rappresentanti delle città-martiri delle orrende indiscriminate reazioni di rabbia sanguinaria da parte delle forze di occupazione contro gli italiani che davano prova di fierezza e di amore per la libertà. Parlo delle stragi naziste, dalle più note a tutte le altre, di cui voi, cari invitati, portate testimonianza. D'altronde ho io stesso ripercorso nelle scorse settimane alcuni di quei luoghi e rivissuto alcune di quelle vicende di violenza e di distruzione: da Cassino e Montecassino alle Fosse Ardeatine, vero e proprio sacrario delle vittime di un bestiale antisemitismo.

In questo giorno il mio pensiero va anche alle prove dolorose che seppero affrontare con grande coraggio e spirito di fedeltà alla Nazione i numerosissimi militari italiani che vennero internati in Germania e che non cedettero ad alcuna lusinga, ma scrissero le loro pagine nella storia della Resistenza.

Ma è giusto, a proposito di stragi e massacri nazisti, citare le alte espressioni di omaggio, in chiave non solo di riflessione autocritica ma di nobile manifestazione di un senso di colpa collettivo che sono venute anni fa e ancora di recente da rappresentanti di grande autorità istituzionale e morale della Repubblica federale tedesca : da ultimo, la visita ispirata e commovente a Sant'Anna di Stazzema e l'incontro con la gente del Presidente Gauck, l'abbraccio con cui noi Capi di Stato di due paesi che poi hanno dato molto alla costruzione di un'Europa unita, ci riconoscemmo in valori comuni di libertà e solidarietà.

Purtroppo l'Europa e le sue istituzioni hanno dovuto negli ultimi anni affrontare una crisi finanziaria, economica e sociale da cui ancora faticano a uscire, e una conseguente crisi di fiducia che mette a rischio il lungimirante processo di integrazione avviato all'indomani della seconda guerra mondiale. E invece di un ulteriore sviluppo del processo d'integrazione, anche in senso politico, abbiamo più che mai bisogno per parlare da Europei con una voce sola, per far pesare nei nuovi equilibri globali quelle tradizioni e quelle potenzialità che possiamo ormai esprimere solo unendo i nostri sforzi.

Unendo le nostre forze anche nel campo della difesa e della sicurezza, dinanzi ai molteplici focolai di tensione e di conflitto che si sono venuti accendendo non lontano dai confini dell'Unione Europea. L'Italia e l'Europa sono chiamate a concorrere al superamento di qualsiasi contrapposizione - specialmente, oggi, nell'area del partenariato orientale coltivato dalle istituzioni dell'Unione - ricorrendo a tutte le risorse della diplomazia, attraverso negoziati da condurre con realismo e moderazione. Ma certo non possiamo sottovalutare la necessità di essere in grado di dare un concreto apporto, dove sia necessario - come già lo è stato in varii teatri di crisi - sul piano militare.

Nessuna delle missioni europee e internazionali che sono risultate efficaci - dal Kossovo al Libano - per produrre effetti di stabilizzazione e di salvaguardia della pace, sarebbe stata possibile senza il supporto delle Forze Armate dei nostri paesi.

Dobbiamo dunque procedere nella piena, consapevole valorizzazione delle Forze Armate che continuano a fare onore all'Italia. E desidero non far mancare una parola per come fanno onore all'Italia i nostri due Marò a lungo ingiustamente trattenuti lontano dalle loro famiglie e dalla loro Patria. Dobbiamo procedere in un serio impegno di rinnovamento e di riforma dello strumento militare, razionalizzando le nostre strutture e i nostri mezzi, come si è iniziato a fare con la legge in corso di attuazione, e sollecitando il massimo avanzamento di processi di integrazione al livello europeo. Potremo così soddisfare esigenze di rigore e di crescente produttività nella spesa per la Difesa, senza indulgere a decisioni sommarie che possono riflettere incomprensioni di fondo e perfino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni demagogiche antimilitariste.

In questo impegno, e nella riflessione che lo sostiene, attingiamo certamente alla lezione e all'esempio della Resistenza, dando anche questo senso profondamente attuale all'odierna celebrazione del 25 aprile.


Sabato 12 aprile alle ore 17, nella Sala convegni dell’Hotel dei Fiori ad Bandiera Italiana 01Alassio, le Medaglie d’Oro al Valor Militare Maggiore degli Alpini, Enrico Martini Mauri – Comandante delle Divisioni Alpine Autonome – e il Capitano di Artiglieria Franco Balbis, che studiò al “Don Bosco” di Alassio, fucilato 70 anni fa dai fascisti al Poligono del Martinetto a Torino, verranno ricordate dallo storico Pier Franco Quaglieni, presidente della Sezione F.I.V.L. di Alassio e Laigueglia.

Interverrà il Gen. B. Francesco Patrone, Comandante del Comando Militare Esercito “Liguria”. Coordinerà l’incontro il Dr. Lelio Speranza, vice presidente nazionale della F.I.V.L. Porterà un saluto il Sindaco di Alassio, Enzo Canepa. Sarà presente il nipote del Comandante Mauri Enrico Martini Mauri. Organizzano l’evento l’Associazione Ligure Volontari della Libertà e la sezione di Alassio e Laigueglia della F.I.V.L. Verrà esposta la bandiera di combattimento del Comandante Mauri, donata personalmente dal Maggiore Martini Mauri a Lelio Speranza negli Anni 50.

Il Presidente della Sezione alassina della F.I.V.L. Quaglieni dichiara: «Vogliamo rendere omaggio a due patrioti che diedero un forte contributo alla Guerra di Liberazione. Tra l’altro gli uomini del Comandante Mauri furono tra i liberatori di Savona, mentre il capitano Balbis ebbe la sua formazione scolastica al “Don Bosco” di Alassio e fino al momento della fucilazione, avvenuta 70 anni, mantenne coerentemente fede all’insegnamento cristiano appreso nell’istituto alassino».

L’attrice Beatrice Astegiano leggerà le due motivazioni delle Medaglie d’oro, passi del libro “Partigiani penne nere” di Mauri, il testamento spirituale di Balbis e un documento del 1944, di fonte garibaldina, sulla figura di Mauri.

«La manifestazione si pone l’intento di far conoscere figure finora meno note della Guerra di Liberazione che contribuirono, insieme a tutte le altre forze, alla Liberazione dell’Italia nel 1945. Dalla Segreteria del Consiglio Supremo di Difesa presieduto dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano sono giunte parole di “apprezzamento per la meritoria iniziativa tesa a rendere omaggio alle figure dei due valorosi ufficiali, affinché soprattutto le giovani generazioni sappiano far tesoro degli alti ideali che hanno animato e sorretto quanti hanno contribuito con il proprio operato alla liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista”.


In evidenza

L’età non mi ha consentito di vivere il tempo della Resistenza e di conoscere direttamente i fatti e i personaggi, come Vico che oggi ricordiamo. Non ho avuto l’occasione di partecipare direttamente alle vicende resistenziali, ma l’inizio dei momenti tragici che sarebbero seguiti ebbe a cadere addosso alla mia famiglia quel 9 di settembre 1943. Quando una delle cannonate sparate sulla stazione ferroviaria di Massa, dove sostava un convoglio tedesco, cadde in Via San Remigio di Sotto nel punto in cui si trovava a quel giorno e in quel momento la mia sfortunata sorella undicenne. Fu la prima vittima civile di quelle giornate nella città di Massa. Esse furono anche l’inizio del riscatto, morale e politico degli Italiani, e insieme dolorose e indimenticabili per me e per la mia famiglia.
Il nome del comandante Vico che oggi ricordiamo mi riporta adesso a quei giorni e alle Poste, sede di lavoro di Vico al cui interno lui iniziò la sua attività di partigiano. Perché la sede delle Poste mi ricorda anche che fu lì dove si produsse l’episodio del soldato italiano brutalmente disarmato da un militare della Wermacht, per cui nacque il moto di reazione che indusse Alberto Bondielli ad accendere il fuoco della Resistenza a Massa e che si estese in tutta la provincia.
Noi della seconda generazione, quei fatti li abbiano sentiti raccontare dalla viva voce di chi li visse e abbiamo partecipare alle loro emozioni. Mentre coloro ai quali noi li ripetiamo hanno bisogno di qualcosa in più delle nostre parole, perché sono necessari esempi vissuti, offerti dai narratori e da quanti celebrano le vicende partigiane.
Occorre dimostrare coi fatti che le sofferenze di quel periodo non sono rimaste vane. Che esse hanno contagiato la nostra vita e ci hanno insegnato a dover rispondere con comportamenti di onestà e di fraterna intesa e solidarietà, come quella che vissero i Resistenti e che costò loro sacrifici e sangue.
In questi giorni abbiamo ricordato il centenario della fine della guerra del 15 – 18 e della sua vittoriosa conclusione. L’Italia quella guerra la vinse, guidata da un governo democratico. Una democrazia certamente incompleta: nella quale mancava il suffragio universale e dove quasi metà degli elettori era semianalfabeta o analfabeta del tutto E tuttavia la guerra fu vinta. L’Italia unita allora in solo Stato divenne anche una sola nazione.
L’Italia sotto il Fascismo, privata delle libertà politiche e imprigionata in un regime autoritario e isolazionista, fu portata a decidere e a condurre un'altra guerra, quella degli anni quaranta. Una guerra che divenne mondiale per il numero degli Stati, degli uomini e delle popolazioni coinvolte. E quella guerra fascista l’Italia la perse. I costi e le conseguenze non sono ancora completamente scontati.
Mettiamo anche questa tra le ragioni del nostro antifascismo, quando contrastiamo provocazioni, gesti e rivendicazioni di ancora troppi nostalgici; spesso del tutto inconsapevoli di quello che furono il fascismo e i suoi lasciti negativi.

Giancarlo Rivieri

Si è svolta sabato 24 novembre a Pordenone la cerimonia per ricordare la figura di Franco Martelli, nome di battaglia “Ferrini” patriota della Brigata Osoppo, fucilato dai tedeschi nel novembre del 1944 e insignito della medaglia d’oro al valor militare.
Nato a Catania nel 1911 Franco Martelli era ufficiale dell’Arma di Cavalleria. Nel 1941 partecipò alle operazioni belliche in Slovenia, come capitano del Reggimento "Cavalleggeri di Saluzzo". Nei giorni seguenti all'armistizio Franco Martelli, rientrato il Friuli, si dedicò all'organizzazione della Brigata Osoppo nella zona di Pordenone assumendo, per oltre un anno, il ruolo di Capo di stato maggiore della formazione "Ippolito Nievo", una formazione mista osovana e garibaldina. Nel novembre del 1944, catturato dai nazifascisti, resistette per giorni alle più atroci torture, finché il 27 novembre fu fucilato nel cortile della Caserma Umberto I° a Pordenone.
Prima di morire Franco Martelli ebbe modo di scrivere al tenente Michele Galati, di Belcastro (Catanzaro), per raccomandargli i suoi quattro figli in tenera età. Galati li adottò ed oggi i discendenti dell'eroe della Resistenza portano il cognome Martelli Galati.
La città di Pordenone fin dall’immediato dopoguerra ha voluto tributare al maggiore Franco Martelli un doveroso omaggio, ricordando così la sua straordinaria figura di patriota: non solo intitolandogli uno dei principali viali di accesso alla città, ma anche ponendo una lapide al cimitero presso il quale è sepolto. Infine da alcuni anni le Associazioni partigiane hanno voluto realizzare un monumento nel cortile interno della Caserma Umberto I° (che nel dopoguerra cambiò nome diventando Caserma movm Franco Martelli) sul luogo ove venne fucilato.
Anche quest’anno la cerimonia dedicata al suo ricordo è stata organizzata dalla Associazione Partigiani Osoppo, dall’Associazione Arma di Cavalleria e dal Comune di Udine. Dopo la Santa Messa presso la Chiesa di San Francesco in via Cappuccini, è seguito l’omaggio alla tomba del maggiore Martelli, con la posa della corona e alcuni interventi di commemorazione della medaglia d’oro da parte delle Associazioni e delle Autorità.
E’ seguita la cerimonia presso il cortile della ex Caserma ove è stato realizzato il monumento che ricorda il luogo della fucilazione. Dopo la deposizione della corona vi sono gli interventi dell’Autorità Comunale,del presidente dell’Anpi di Pordenone Loris Parpinel e dell’esponente dell’Apo Riccardo Tomè. E’ intervenuta la signora Ludovica Martelli Galati, nipote di Franco Martelli e la medaglia d’oro Paola Del Din, presidente emerito della Fivl.

Nel febbraio del 1918 a Montecatini, dopo la fuga precipitosa dei genitori nei giorni di Caporetto, nasceva Giovanni Battista Berghinz, medaglia d’oro al valor militare, partigiano nelle fila della Brigata Osoppo, torturato e ucciso nella Risiera di San Sabba.
L’Associazione Partigiani Osoppo nella caserma di via San Rocco in Udine che gli ne è dedicata ricorderà assieme ai militari del III Guastatori l’eroe in una significativa cerimonia che si terrà giovedì 6 dicembre alle ore 15,30.
Giovanni Battista Berghinz, figlio di una delle più illustri famiglie udinesi, dopo gli studi classici brillanti ed aver incominciato la frequenza universitaria, all’approssimarsi della seconda guerra mondiale si iscrive alla scuola allievi ufficiali di artiglieria, ma ben presto come molti giovani d’allora affascinati dal volo, non potendo diventare pilota studia da osservatore aereo. Dall’alto degli aeroplani guida le batterie degli artiglieri e, una volta entrata l’Italia in guerra, svolge la sua missione in vari fronti dai Balcani alla Libia sino in Francia. Ed è proprio nel sud della Francia che lo coglie l’8 settembre 1943. I tedeschi circondano il campo di volo e costringono i giovani ad aderire alla Repubblica di Salò. Berghinz dopo essersi rifiutato riesce a fuggire dal luogo in cui è prigioniero e con un viaggio avventuroso riesce a ritornare a Udine.
Riprende gli studi e si laurea in giurisprudenza, ma nei primi mesi del 1944 è di nuovo impegnato nelle attività clandestine della resistenza osovana in Udine, addetto alla sorveglianza delle truppe di occupazione ed al rifornimento dei fazzoletti verdi che combattono in montagna.
Per un periodo riesce ad evitare il peggio, ma una o più spie lo segnalano alla polizia germanica che tenta di coglierlo nel sonno. Riesce a fuggire attraverso i tetti, ma dalla casa del fascio lo vedono e viene catturato. Portato nella sede della SD in via Cairoli è più volte sottoposto a dolorose torture ma non apre bocca, non tradisce gli amici. Trasferito alle Carceri del Coroneo a Trieste subisce orribili violenze da Odilo Globocnick in persona, il capo della polizia del Litorale Adriatico. Moribondo viene prelevato da una “macchina nera” e portato alla Risiera, di nuovo torturato e poi non si è saputo più nulla, scomparso nel forno crematorio.
L’Osoppo lo ricorda con gratitudine e per questo dopo una breve preghiera del parroco di San Rocco ci saranno alcune brevi commemorazioni da parte delle autorità civili e militari presenti e del Presidente dell’APO Roberto Volpetti. La relazione ufficiale sarà tenuta da Roberto Tirelli autore di un libretto biografico su Berghinz –nome di battaglia Barni edito in questa occasione dall’Osoppo. Saranno presenti alla cerimonia la nipote di Giovanni Battista, la signora Alessandra Bernabò Munno e il cugino Alessandro Berghinz.

Non è giusto raffigurare la vita di Teresio Olivelli con lo schema usato per santi come Paolo e Francesco. Quindi una fase iniziale dell'esistenza che potremmo definire poco luminosa (l'adesione convinta al fascismo ai tempi del collegio universitario Ghisleri a Pavia nella seconda metà degli anni Menta) e una seconda segnata dalla conversione all'antifascismo e dalla morte in un lager nazista. Non è la chiave giusta per capire la statura e l'attualità dell'autore della bellissima preghiera dei ribelli per amore che scelsero la Resistenza dopo l'8 settembre 1943, beatificato a Vigevano lo scorso 3 febbraio, come spiega Anselmo Palini nell'ultima, completa biografia del beato pubblicata da Ave. Olivelli è sì beatificato per il gesto che lo ha condannato: venne picchiato a morte in odium fidei a soli 29 anni nel lager nazista di Hersbruck nel gennaio 1945 per aver difeso un compagno. Aveva già deciso di offrire la sua vita per il prossimo anche negli altri campi italiani e tedeschi dove era stato detenuto. Ma fu fin dall'infanzia credente autentico e trascinatore, militante della Fuci e dell'Azione cattolica eppure al tempo stesso nonostante i problemi che poteva creargli l'adesione all'associazionismo cattolico convinto sostenitore del regime che vedeva come mezzo per arrivare a una società compiutamente cristiana. Nella biografia, uscita a distanza di mesi dalla beatificazione, Palini ricorda che Olivelli non si ribellò ad esempio alle leggi razziali e all'antisemitismo perché ritenne che alla fine il buon senso avrebbe prevalso nella prassi e si arruolò volontario per la campagna di Russia. Al tempo stesso l'autore cita chi fece scelte diverse, ovvero i martiri della non violenza e dell'obiezione alla guerra per la propria fede (alcuni beatificati) uccisi negli stessi anni per essersi rifiutati di indossare una divisa o giurare fedeltà al nazifascismo come l'altoatesino Josef MayrNusser o il gruppo tedesco della Rosa Bianca. E ricorda gli altri cattolici italiani antifascisti che contribuirono alla resistenza e alla nascita delle brigate partigiane cattoliche delle Fiamme verdi tra Brescia e Milano. spesso pagando con la vita: i più noti sono don Mazzolari, il beato Focherini e gli scout delle Aquile randagie di don Giovanni Barbareschi, ma la lista è lunga e ancora da completare. Ma non si può giudicare quel tempo e i suoi protagonisti con gli occhi di chi è nato e cresciuto con la democrazia. Per Palini la fede ingenua di Olivelli nel fascismo è tipica di molti della sua generazione, indottrinati fin dall'infanzia dalla propaganda e sviati da cattivi maestri. Ai quali occorrerà la discesa negli inferi della guerra di Russia per capire gli errori e la vera natura del fascismo. Dopo l'arresto del Duce e l'armistizio tanti giovani cattolici come Olivelli, per la prima volta lasciati liberi di scegliere, optano per la Resistenza o, quantomeno, per la renitenza alla leva repubblichina e si battono per la libertà e la democrazia. Ribelli veramente per amore, insomma. Gli ultimi due anni di vita del giovane, che diventa una delle figure più nobili dell'antifascismo, sono trascorsi in clandestinità con le Fiamme verdi, delle quali diventa esponente di spicco, tra Brescia, la montagna e Milano fino alla cattura e alla detenzione. E nel libro sono descritte come compimento di un cammino spirituale ed esistenziale che lo porta a praticare la carità cristiana anche in condizioni estreme e disumane fino alla morte, lasciandoci una testimonianza di amore per l'uomo, la libertà e la giustizia più che mai attuale.

Gian Paolo Danesin è stato eletto presidente della Associazione Volontari della Libertà di Venezia, l’Associazione che raccoglie coloro che condividono gli ideali delle formazioni partigiane di ispirazione patriottica.
Gian Paolo Danesin, conosciuto anche come “Marco”, (il nome di copertura utilizzato nel periodo della clandestinità), veneziano, classe 1926, ha partecipato alla Resistenza nella Quinta Brigata Osoppo Friuli, che ha operato nella Pedemontana pordenonese, in particolare sul Piancavallo e in Val Cellina. Nel dopoguerra ha avviato una importante azienda nel settore della consulenza del lavoro, oggi condotta dal figlio.
“Quando mi hanno proposto di diventare presidente – esordisce “Marco” Danesin – la mia mente è tornata, non senza commozione, a quei giorni del maggio 1944, all’inizio di quella avventura che ha segnato tutta la mia vita. Quando ho deciso di andare nella Brigata Osoppo, sono partito in treno da Venezia e sono arrivato in stazione a Pinzano e da lì a piedi fino a Pielungo, in Val d’Arzino, dove si trovava il comando della Brigata. Alcuni giorni dopo il mio arrivo, il 27 maggio, compivo diciotto anni: per festeggiare l’avvenimento i miei compagni erano riusciti a recuperare una damigianetta di vino. Avevamo però un solo bicchiere e così ci toccò bere a turno.”
“Non ho mai dimenticato quei giorni – prosegue Danesin – e non mi sono mai pentito dei sacrifici che abbiamo patito e di ciò che abbiamo fatto anzi mi sento ancora lo spirito di quelle giornate. Certo ho detto agli amici che mi hanno proposto come presidente, che non potrò fare grandi cose, ma sono qui a dare il mio sostegno e il mio contributo.”
Vice presidente della Associazione è stato eletto Ferdinando Ranzato, architetto molto conosciuto a Venezia in quanto ha ricoperto in passato varie ed importanti cariche pubbliche.
“La mia famiglia - dice Ferdinando Ranzato – ha vissuto, come moltissime altre, drammaticamente gli anni della Guerra e della Resistenza: mio padre infatti fu internato nei campi di concentramento e per noi figli fu naturale aderire alla Associazione che radunava gli ex internati e ai Volontari della Libertà.”
“In questi ultimi mesi – prosegue Ranzato – abbiamo radunato parecchie persone che condividono gli ideali di libertà espressi dalla Federazione Italiana Volontari della Libertà alla quale la AVL Veneziana aderisce. Sembrava che questa pagina di storia veneziana fosse ormai conclusa, invece possiamo ripartire con entusiasmo.”
“Nelle prossime settimane – conclude il vice presidente Ranzato – faremo un programma di attività per prossimi mesi e che contiamo di poter realizzare con il sostegno della FIVL.”

Nell'Ottantesimo anniversario dello scioglimento delle Brigate Internazionali che combatterono in Spagna per la Repubblica contro i franchisti - sostenuti dall'Italia fascista e dalla Germania nazista - si terrà a Lucca sabato 10 novembre alle ore 17,30 un incontro presso la sala “Corsi” del Centro culturale Agorà. Promotori dell’evento l’Associazione Toscana Volontari della Libertà, l’associazione Historica Lucense e Tralerighe libri.
L’evento affronterà il ruolo della donna durante il conflitto ricordando le immani violenze compiute nei loro confronti da entrambi gli schieramenti. I lavori saranno introdotti dalla relazione di Simonetta Simonetti dal titolo “Donne in guerra”, seguito poi dall’intervento di Bruno Giannoni autore del libro "Le stelle su Madrid", presentato da Marco Vignolo Gargini. Letture di alcune pagine dal libro saranno a cura dell'attrice Sandra Tedeschi. Coordinerà Andrea Giannasi.
Solamente durante la guerra civile spagnola, combattuta tra il 1936 e il 1939, gli uomini e le donne da ogni paese del mondo seppero fare fronte comune al fascismo. Le Brigate Internazionali non erano solamente unità di combattimento, ma veri laboratori politici, sociali, culturali. In questo contesto storico Bruno Giannoni ambienta il libro “Le stelle su Madrid”, un vero e proprio percorso durante il quale il protagonista “sceglie” di essere un cittadino del mondo, pronto a lottare contro le ingiustizie e le sopraffazioni, scoprendo che la guerra civile spagnola fu guerra combattuta da moltissime donne.
Con altri andrà in Spagna perché lì, il 17 luglio 1936, iniziò realmente il Secondo conflitto mondiale. Ernest, l’ingles, combatte i Falangisti di Franco sostenuti dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, e lo fa mettendo in campo tutto se stesso, insieme a Maria.
Insieme ad anarchici, comunisti, socialisti, trotskisti, uomini e donne sognano un mondo migliore, più giusto innamorandosi della libertà. Saranno alla fine le stelle e le barricate di Madrid i testimoni della storia di Ernest, l'ingles e di Maria, uniti come molti altri da una guerra civile che fece migliaia di morti in entrambi i campi e che fu solo il primo grande terribile palcoscenico della tragedia che in pochi anni sconvolse l’Europa intera.

Una cerimonia semplice presso il municipio di Bastia Mondovì per la sottoscrizione del protocollo d’intesa fra lo stesso Comune in provincia di Cuneo e l’Associazione Volontari della Libertà del Piemonte e la Federazione Italiana Volontari della Libertà. Si tratta di una forma esemplare di collaborazione fra pubblico e privato per la valorizzazione dei beni culturali.

Lasciamo parlare i protagonisti, innanzitutto Paolo Crosetti, sindaco del piccolo comune piemontese che ha creduto fin da subito alla proposta di collaborazione fra la sua amministrazione e le due storiche associazioni della Resistenza autonoma.

“La storia della comunità di Bastia – esordisce Crosetti - è strettamente legata a quella delle formazioni autonome: qui dalla primavera del 1944 fino all’aprile del 1945 operarono le formazioni che facevano capo a Enrico Martini Mauri, il mitico comandante della Prima Divisione Alpina, e che nel dopoguerra decise di realizzare qui il Sacrario destinato a ricordare il sacrificio degli oltre mille giovani caduti nella lotta di Liberazione.”

“Il ricordo di questa presenza partigiana è continuato fra la nostra gente anche in anni più vicini – continua Crosetti – infatti nel 2006 un esponente storico della resistenza autonoma, Giuseppe Anacar, decise di donare al nostro comune il suo cospicuo archivio-biblioteca, e tale precisa volontà venne assecondata dal sindaco di allora, Giuseppe Ferrua che non solo decise di accettare la donazione, ma anche si adoperò per realizzare una degna sede di tale prezioso materiale, realizzando la nuova biblioteca.”

“I sindaci che si sono succeduti a Giuseppe Ferrua – continua ancora Crosetti – hanno sostenuto e valorizzato questi due importanti beni culturali, il Sacrario e la Biblioteca, ma oggi diamo un importante cambio di passo, che ritengo sarà determinante per valorizzare in particolare l’archivio, mai ancora studiato e che indubbiamente contiene documenti fondamentali per comprendere non solo i difficili lunghi mesi della Resistenza, ma anche i complicati anni del dopoguerra, quando i contrasti non mancavano e che furono determinanti per l’avvio della nuova democrazia.”

Commosso il ricordo del presidente della Associazione Volontari della Libertà, Mario Anacar: “Con soddisfazione vedo oggi realizzarsi la volontà e il sogno di mio fratello Giuseppe, che per anni ha raccolto la documentazione delle formazioni autonome del Piemonte e poi anche quella dell’intera Federazione. Ringrazio il Comune di Bastia e la Federazione che in questi mesi si sono adoperati per far convergere le rispettive volontà volte a valorizzare il Sacrario e la Biblioteca/archivio.”

Gli fa eco la storica segretaria dei Volontari della Libertà piemontesi, Maria Beccaria: “Per noi è un momento di grande soddisfazione: crediamo che possiamo trovare un forte impulso per i tanti amici che hanno vedono nella esperienza delle formazioni autonome un grande esempio cui guardare con attenzione anche oggi.”

Infine Carlo Scotti, che ha sottoscritto il protocollo d’intesa a nome della Federazione Italiana Volontari della Libertà, di cui ricopre la carica di vice presidente: “Vogliamo dare un forte impulso – esordisce Scotti – alla ricerca sulle radici che costituiscono la storia della Federazione. La documentazione conservata nell’archivio di Bastia costituisce un importante completamento del nostro archivio che è conservato a Voghera e che proprio dallo scorso anno abbiamo iniziato a riordinare.”

“L’intenzione – conclude Scotti – è quella di completare il riordino e la inventariazione di entrambi gli archivi e se sarà necessario procedere alla digitalizzazione al fine di consentire a studiosi e ricercatori di fare le opportune ricerche su documentazione mai prima analizzata e studiata. Ci stiamo avvalendo di una Commissione di indirizzo di cui fanno parte uno storico affermato come il professor Paolo Pezzino e di una validissima esperta archivista come la dottoressa Natalia Stocchi. La firma di questo protocollo d’intesa è un ulteriore passo per procedere in questa direzione.”

In questi giorni in cui si rende onore alle Forze Armate e si festeggia il Giorno dell’Unità Nazionale, l’APO ha ricordato i tanti uomini e donne delle Brigate Osoppo che hanno dimostrato con il proprio sacrificio personale di aver amato la Patria: varie delegazioni si sono recate nei tanti luoghi dove sono sepolti coloro che hanno combattuto per la difesa dei propri “Fogolars” come dice il motto osovano.
Sono così stati ricordati uomini e donne straordinari cui è toccato vivere momenti tragici della nostra storia ma che hanno saputo affrontare con coraggio situazioni drammatiche.
“Abbiamo reso omaggio – afferma il presidente dell’APO Roberto Volpetti - alle tombe dei nostri uomini: alle tante medaglie d’oro fra i quali ricordiamo Renato Del Din, Giovanni Battista Berghinz, Aldo Zamorani e Giuseppe De Monte, ai comandanti osovani come Candido Grassi, Manlio Cencig e Marino Silvestri, altri come Giorgio Zardi, Pietro Pascoli, Federico Tacoli e Cesare Marzona che per lunghi anni sono stati presidenti dell’APO. Non abbiamo dimenticato le grandi figure di sacerdoti che ci hanno accompagnato come don Emilio de Roia, don Redento Bello e don Ascanio de Luca. Un ringraziamento al Comune di Udine che provvede a ricordare Gastone Valente, osovano ucciso alle malghe di Porzus, e cittadino benemerito della nostra città.”
“Un fiore - continua Volpetti - è stato portato ai monumenti funebri ove sono sepolti assieme partigiani della Osoppo: quelli di Udine, di Attimis, di Gemona del Friuli e al sacello che sul muro del Cimitero udinese ricorda i fucilati del febbraio 1945.”
“Rendere onore alle Forze Armate – conclude Volpetti – e ricordare coloro che hanno perso la vita per la Patria costituisce il doveroso gesto che dobbiamo compiere, anche se ci rendiamo conto che ciò non basta. Per questo auspichiamo che questo gesto di onore e di rispetto venga compiuto davanti a tutti i nostri ragazzi in quanto è a loro che dobbiamo rivolgere il nostro appello a non dimenticare e a onorare queste persone: in loro dobbiamo riporre la speranza e trasmettere un messaggio di pace per conservare la memoria di quanto è stato. Occorre sempre ribadire che se siamo qui con le nostre libertà lo dobbiamo anche a quegli straordinari giovani che hanno perso la vita per difendere la Patria.”

Associazione Partigiani Osoppo – Friuli