Libertà e Patria. Gli Ideali che abbiamo condiviso e testimoniato con Lelio Speranza

Sabato 7 gennaio, nel Duomo di Savona, la società civile, il mondo sportivo, tantissima gente, provenienti dalla Provincia di Savona e da altre parti d’Italia, stretti intorno alla famiglia, agli amici e ai collaboratori, per porgere l’estremo saluto al Cav. Di Gran Croce Lelio Speranza, Vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà (FIVL) e per decenni Presidente del Coni savonese, figura emblematica a livello nazionale nell’impegno civile e sportivo.

In questo triste momento non è facile trovare le parole per ricordare un amico – lo scorso ottobre avevamo festeggiato i 90 anni – con cui ho condiviso un lungo periodo di comunanza intellettuale e di impegno pubblico, per testimoniare insieme gli Ideali di Libertà e Patria, all’insegna del motto, attribuito a Marco Tullio Cicerone, Ubi libertas, ibi patria, Dove c’è libertà, là è la mia patria.
Lo faccio anche a nome di tanti amici, pure loro compagni di viaggio di Lelio, partecipi con lui di innumerevoli e memorabili iniziative svolte negli anni con le associazioni. Alcuni di essi fanno oggi parte del “Centro XXV Aprile”, che ho l’onore di presiedere, la cui fondazione avvenne sotto gli auspici di Speranza, che ne ha rivestito la carica di presidente onorario. Il “Centro XXV Aprile”, in seno alla F.I.V.L., si propone di tenere viva la memoria storica e civile dei valori della Resistenza e della Liberazione, in particolare dell’Ideale di Libertà, anche attraverso la Cultura e l’Arte quali libere espressioni dello Spirito, rivolgendosi con un linguaggio attuale alle persone comuni e, in particolare, ai giovani che, ormai, sono lontani da quegli avvenimenti.
Mi sento di farlo, riconoscente, perché Lui, ancora vivente, mi concesse la libertà di scrivere il volume “La Fiamma che arde nel cuore”. Un testo che avrebbe potuto rappresentare la sua biografia ma che, proprio Lui, Uomo lontano dai clamori e dall’autoreferenzialità, volle si trasformasse in un’opera che cerca di tracciare in forma originale una cornice di avvenimenti, e relativi protagonisti, che contribuirono a segnare la storia più recente di Savona e Provincia, ma non solo. Lelio Speranza, fungendo da cicerone attraverso le pagine più rilevanti del testo, fu autore di vari commenti e fonte preziosa di particolari spesso inediti. Un libro che spero possa ancora rappresentare lo spirito con cui Speranza partecipò a tanti manifestazioni patriottiche e sportive, portando la sua parola appassionata.
Ci sono state molte cose per cui ho sentito Lelio un Uomo a me affine, una persona con cui mi sono sempre inteso al volo.
Devo l’amor di Patria a mio nonno Gio Batta, classe 1898, Carabiniere durante la Grande Guerra e fino al 1920, all’epoca di moti socialisti e anarchici. Il 25 luglio 1943, alla notizia della caduta di Mussolini, la fede antifascista lo fece salire su una scala per svellere il fascio littorio dal fronte de “La Casa della Madre e del Bambino” di Savona, di cui era custode. Dopo l’8 settembre, denunciato all’autorità della R.S.I., evitò la deportazione in Germania, soltanto per via di quattro figli piccoli. Trasfuse per primo in me, bambino, gli ideali dell’Arma, di Patria e di Libertà.
Non potrò mai rinnegare motivazioni che appartengono a una stagione della mia vita, né lontana, né archiviata, tanto che ancora, al punto cruciale dei cinquant’anni, sentendo di dover andare oltre, non senza difficoltà, cerco di seguire il suo esempio. Per vicissitudini di servizio militare, anche se talvolta ai non avveduti pare strano, ho l’orgoglio e il titolo legittimo di rivestire i duplici panni di Alpino e Carabiniere e talora nelle cerimonie alterno la bustina con la fiamma e il cappello con la penna. Proprio militando nelle Associazioni d’Arma savonesi ebbi la fortuna e l’onore di conoscere direttamente l’Uomo, in una stagione della vita che per me segnava la maturità, per lui la saggezza. Lo avevo già rasentato negli anni ottanta, quando, studente universitario, mi addentrai negli ambienti del sociale, in cui molti sostenevano che, se solo ne avesse avuto voglia, avrebbe potuto benissimo essere eletto in Parlamento.
Le cronache cittadine scrivevano spesso di Lui, che pertanto appariva ai miei occhi un autorevole “personaggio”, arrivato e inarrivabile. Destino volle che lo incrociassi casualmente una domenica mattina d’inverno di una ventina di anni fa. Non c’è da stupirsi. Sono casi che possono capitare. La vita è piena di incontri casuali, circostanze fortuite, persone perdute e ritrovate, fatti marginali o suggestioni che possono mutare il corso degli avvenimenti. Passeggiavo per Corso Italia, con Balduino Astengo, l’allora Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC); discutevamo di una manifestazione di cui io stavo curando i preparativi. Astengo lo scorse e si avvicinò al vecchio amico, con il quale condivideva memorie della Resistenza e di suo zio Cristoforo, noto avvocato savonese, fucilato dai fascisti il 27 dicembre 1943 presso il Forte della Madonna degli Angeli. Bastarono pochi accenni ai nostri propositi per incuriosirlo e coinvolgerlo, cosa che, non nascondo, mi procurò lì per lì qualche dubbio e preoccupazione. Mi stavo sbagliando perché, nonostante fosse di quasi quarant’anni più anziano, e molto più esperto di me, il Comandante non stravolse, anzi assecondò i miei intenti, valorizzandoli, fornendomi concreto aiuto e preziosi consigli, come Lui sapeva ben fare, quando credeva in qualcosa o in qualcuno. Presero così forma e furono realizzati alcuni significativi impegni dell’ANC di Savona, di cui nel frattempo divenni il più giovane Presidente.
In tale veste, fu per me un privilegio indimenticabile consegnare a Lelio, visibilmente commosso, l’attestato di socio benemerito del Sodalizio, durante un raduno interprovinciale, nel 2005 ad Albissola. Quasi sempre presso il suo studio nella sede del CONI, durante lunghe conversazioni, tra immancabili divagazioni sulle sue vicende passate, furono ideate altre importanti iniziative. In questo modo potei sviluppare la mia personale conoscenza di Lelio, del suo carattere, delle sue idee e della sua storia. Rivisitando la Sua vita, vidi in Lui uno di quegli Italiani, forti di temperamento, duri di carattere, semplici nei costumi e nelle tradizioni, che cercano forza, onore e fratellanza nell’amicizia e nei vincoli di unione.
Uomini, la cui memoria è d’esempio alle nostre più fortunate generazioni, che possono godere, anche grazie a loro, dell’impareggiabile dono della Pace e della Libertà. Tutto ciò si è tradotto nello slancio con cui, guidando molti altri con carisma, per oltre settant’anni si sono perpetuati i tre piani sintomatici del carattere dinamico ed evolutivo della vita di Speranza: uno nella dimensione privata (l’Uomo) e due in quella pubblica (il Patriota e lo Sportivo). La sua storia racchiude il fascino di un’ispirazione vera, spontanea e incontaminata. Sorprendente appare l’ampiezza dei suoi interessi e del suo operato. Perché Speranza non è mai stato, pienamente definibile; in lui c’era più di quanto non lasciasse trasparire. Non solo l’impegno civile e sportivo, ma anche il sociale, in senso lato, la cultura, la politica e la religione.
Si ha difficoltà a districarsi nella ragnatela che Lui ha intessuto, nella parabola di una vita intensa, intelligentemente vissuta. Ecco come in me nacque l’idea del libro a lui dedicato: la “Fiamma che arde nel Cuore”. Lelio ha mantenuto alta la medesima “Fiamma” da sportivo e da patriota. Così, la “Fiamma Olimpica“, allo stesso modo di quella del fregio del copricapo dei Carabinieri, è vivida luce che rischiara gli oscuri meandri del sotterfugio e delle scorciatoie immorali. Negli anni il mio rapporto con Lui si rafforzò ulteriormente. La consegna da parte Sua della medaglia d’argento della Federazione Italiana Volontari della Libertà, in memoria del gesto compiuto da mio nonno, fu l’atto che sancì il mio ingresso nella famiglia della FIVL, di cui Speranza è stato storico animatore. Un’Associazione che completamente rispecchia le mie passioni, per la testimonianza dei valori propugnati dalla Resistenza, tanto nelle commemorazioni patriottiche quanto nell’attualità di iniziative artistiche e culturali espressione della Libertà creativa dell’individuo. Un impegno non semplice ma entusiasmante, che con la nascita del “Centro XXV Aprile” –FIVL ha superato i limiti della Provincia di Savona, ampliandosi al Basso Piemonte e al Genovesato, grazie a opportunità e legami umani nel tempo creatisi. Un disegno sempre da Lui puntualmente condiviso e approvato, con l’attenzione che poteva avere un Uomo attento sempre ai problemi del prossimo, sempre pronto a dare il Suo aiuto, il Suo consiglio, la parola giusta, il Suo rimprovero ove necessario ma anche, nobile: Il Suo perdono a chi lo ha meritato. Dietro il difetto di rischiare lo smarrimento nel labirinto della Sua vita complessa, si cela, infatti, un vantaggio irripetibile, non solo per quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di condividere con lui un cammino: attraverso Speranza, e le sue vicende, ci è permesso rivivere il punto centrale della storia savonese contemporanea. In tal senso, fedeli ad un Amico sincero, diventa oggi una responsabilità concretizzare il suo insegnamento nel quadro di un cambiamento generazionale e delle complesse evoluzioni della società.
Ma proseguiremo in nome del binomio Libertà e Patria, gli Ideali che abbiamo condiviso e testimoniato con Lelio Speranza.

Antonio Rossello Presidente Centro XXV Aprile – FIVL 7 gennaio 17

Fonte

Di seguito potrete trovare un articolo sulle esequie di Lelio Speranza con rassegna fotografica tratto da Trucioli – Blog della Liguria e Basso Piemonte
Link all articolo

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