In ricordo di Giovanni Garelli, partigiano di Mondovì

Nella mattinata di sabato 25 gennaio è mancato in Cuneo Giovanni Garelli, Grande Ufficiale e Grande Invalido di Guerra, Presidente della nostra Associazione federata “Ignazio Vian”. Perdiamo con lui uno degli ultimi partigiani della “Provincia Granda”. Alla moglie Anita, ai figli Ornella, Giampiero, Barbara e a tutta la sua grande famiglia, il presidente Francesco Tessarolo e tutta la Federazione Italiana Volontari della Libertà si stringono nel ricordo e nella preghiera, cingendo in un caldo abbraccio le Amiche e gli Amici della “Ignazio Vian”, custodi e testimoni delle Formazioni dei “fazzoletti gialli”.

Nato a Mondovì nel 1924, Giovanni Garelli dopo gli studi tecnici prende servizio in Ferrovia; arruolato come caporale del Genio, viene ferito ad una gamba e si ammala di tubercolosi, da cui guarisce grazie alla penicillina che gli fanno arrivare alcuni conterranei emigrati in Brasile.

Al termine della lunga degenza in ospedale militare, ritorna al lavoro in Ferrovia; dai primi di agosto del 1944 risulta effettivo nella Brigata Valle Ellero della 3° Divisione Alpi ed opera, con nome di battaglia “Stantuffo”, nel Servizio X, la rete informativa delle formazioni autonome “R” Rinnovamento creata e diretta da Dino Giacosa e Aldo Sacchetti, di cui Aldo Benevelli, allora ancora chierico, è responsabile del gruppo cuneese e dell’organizzazione della squadra cittadina.

Dopo la Liberazione Giovanni Garelli raggiunge in Brasile i conterranei che gli hanno salvato la vita, trova lavoro in fabbrica e si sposa con Anita Conta, figlia di emigrati originari di Mondovì. Rientra definitamente a Cuneo con la famiglia negli Anni Settanta e avvia un’attività in proprio. Grande Ufficiale e Grande Invalido di Guerra, Giovanni Garelli ha prodigato costante impegno anche nell’ ANMIG, di cui è stato Presidente della sezione provinciale di Cuneo. Insignito del titolo di Cavaliere del lavoro, gli è stata conferita anche la Medaglia assegnata nel 2015 dal Ministero della Difesa in occasione del 70.mo Anniversario della Liberazione.

I funerali si terranno lunedì 27 gennaio alle ore 15.30 presso la Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, Via Mons. Peano 3, Cuneo.

Giovanni Garelli nel ricordo della Sua famiglia.

Giovanni Garelli nasce a Mondovì il 16 maggio 1924. Frequenta l’Istituto dei geometri (sua compagna di scuola è Lidia Beccaria Rolfi, partigiana deportata dai nazisti a Ravensbruck, la cui memoria è stata sfregiata vilmente in queste ore). Maggiorenne diventa ferroviere e la seconda guerra mondiale invade la sua vita. Viene colpito a una gamba, contrae la tubercolosi e resta a lungo in un ospedale militare.

Sceglie da che parte stare. Lotta contro il nazifascismo con la rabbia degna che gli permetterà di sopravvivere alle barbarie, e alle ferite. I segni resteranno per sempre sul e nel corpo, nei ricordi. Ma è grazie alla penicillina mandata per lui da conoscenti lontani ma conterranei, che non solo si salva, ma inizia un’altra vita. Quando la guerra finisce Giovanni decide di andare a ringraziare chi l’ha salvato, e si imbarca per il Brasile, direzione San Paolo. Sarà solo la prima delle tante volte che attraverserà quei mari. A San Paolo incontra Anita, figlia di migranti italiani, di Mondovì, in Brasile. La sposa dopo poche settimane nel 1955.  Lui 31enne lei 20enne. Un amore improvviso e necessario, un’unione salda ogni giorno, per 65 anni. Decidono di rientrare a Mondovì, dove nasce Ornella la primogenita un anno dopo. Poi ancora Brasile, dove nasce Gianpiero nel 1959.

Quando tornano definitivamente in Italia inizia un periodo di grande passione lavorativa, e non solo. Nel 1976 nasce Barbara e nel 1977 inizia l’avventura quarantennale (e famigliare) dell’ufficio di pratiche automobilistiche, che ancora oggi ha il suo nome. Insignito dell’onorificenza di Cavaliere del lavoro.

Nonno di 7 nipoti, bisnonno di 3.

Giovanni è un uomo di passioni forti e gentili, come lui: le relazioni con le persone, la casa di Peveragno, il canto, l’attualità, il senso di giustizia. La vita. Negli ultimi 15 anni La Presidenza all’ANMIG, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra di cui è stato fino ad oggi Presidente onorario, in cui si è impegnato strenuamente (affiancato dal sempre presente amico Aldo Galli) e la cui sezione aveva ravvivato, credendo fortemente – lui grande invalido di guerra – alla necessità di riconoscimento dei sacrifici e delle sofferenze vissute da tutti, durante il conflitto mondiale. Ancora in questi ultimi giorni il pensiero fisso e angosciato era il ricordo del dolore per tutti quei ragazzi, le donne i bambini, che riaffioravano alla memoria.

La memoria per lui era un dovere, forse per questo ne ha sempre avuta una lucida, minuziosa, ordinata, salda. Raccontava storie e raccontava la Storia.

Un uomo grande, di un’ironia acuta e sottile, che con mia nonna ha saputo costruire un patrimonio di affetti immenso, che ci lascia in eredità. Senza mai alzare la voce. Autorevole, mai autoritario.

Perdiamo la nostra radice più salda, la roccia più ferma, l’anello della nostra catena più forte.

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