Il messaggio del Presidente FIVL per il 25 Aprile 2026

Care amiche e cari amici,

siamo quasi alla vigilia del 25 Aprile, 81° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

In questa Festa Nazionale che ricorda quanti, con il sacrificio di sé, conquistarono per noi libertà e dignità dopo vent’anni di dittatura e cinque anni di guerra, siamo chiamati a riflettere su alcune tappe decisive del Novecento, di cui quest’anno ricorrono particolari anniversari.

Ottant’anni fa nasceva, dalle macerie della guerra e grazie all’impegno di molti Resistenti, una patria nuova: la Repubblica italiana, scelta attraverso un referendum da un popolo finalmente sovrano, che elesse contestualmente l’Assemblea Costituente con il compito di scrivere la Costituzione, carta fondamentale del nuovo patto tra liberi cittadini. In quell’occasione, per la prima volta nel quadro di una consultazione nazionale, le donne poterono votare ed essere votate: un passo determinante per rialzare la dignità dell’Italia e per avviare la costruzione di quella parità che ancora oggi attende piena realizzazione.

Ma non ci sono solo ricordi lieti. Quest’anno ricorre il centenario delle “leggi fascistissime”, con cui tra il 1925 e il 1926 il fascismo spense le opposizioni, colpì la libertà di stampa e di associazione, rafforzò il potere del capo del governo e svuotò di valore le autonomie locali, trasformando l’Italia liberale in uno stato totalitario. Ricorrono inoltre i novant’anni dalla fine della guerra d’aggressione contro l’Etiopia e dall’inizio della guerra di Spagna: due eventi decisivi per comprendere come il fascismo italiano, oltre ad essere una dittatura interna, fu anche violenza esterna, culto della forza, militarismo e sopraffazione.

Accanto al grato ricordo dei nostri partigiani e partigiane, non possiamo non essere preoccupati per le oscure nubi che si addensano sul futuro del mondo: guerre terribili incendiano svariati scenari internazionali e lacerano le coscienze delle nostre comunità. Segnali inquietanti lasciano intravedere che anche ciò che ritenevamo acquisito può facilmente indebolirsi e venir meno. Mai come oggi suonano profetiche le parole di papa Pio XII nel radiomessaggio del 24 agosto 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra».

Il desiderio di pace è insito nella natura umana. La convinzione che la guerra fosse un nemico altrettanto insidioso quanto il fascismo e il nazismo muoveva i Volontari della Libertà durante i venti mesi di lotta partigiana. L’entusiasmo che li motivava, spingendoli al sacrificio e al rischio, nasceva dal desiderio di mettere al più presto fine alla guerra e costruire la pace, perseguire la pace, vivere la pace. Ma la pace non è solo la fine del conflitto: possiede anche una dimensione interiore, che ha sede nella coscienza individuale e che è il presupposto necessario perché si concretizzi l’altra pace, quella tra popoli e nazioni in lotta. La pace dello spirito è quella che cambia la prospettiva delle relazioni, che permette di ritornare “umani”, che spinge – come ha spinto i partigiani e le partigiane – a ribellarsi “per amore” contro le ingiustizie ma anche a dare tutte le proprie energie per migliorare le cose.

Facciamo in modo che questo 25 Aprile ci contagi con l’entusiasmo e lo spirito di sacrificio che ottantuno anni fa spinse quelle donne e quegli uomini a ribellarsi per rifondare su nuovi presupposti il mondo marcio e corrotto dalla violenza, dalla dittatura e dalla guerra: presupposti che si chiamavano e si chiamano ancora libertà, democrazia, partecipazione, responsabilità, opportunità per tutti, pace, rispetto e riconoscimento dell’altro. Non limitiamoci a enunciarli, quei pilastri: rimettiamoli in piedi, giorno dopo giorno, provando a essere testimoni autentici di quell’eredità impegnativa e meravigliosa, privilegiando l’essere e mettendo da parte l’apparire, vivendo davvero quei valori, non fermandoci a esibirli come un distintivo appuntato al bavero di una giacca.

Facciamo tesoro delle parole di Lionello Levi Sandri, comandante partigiano che, nel 1984, da Presidente della Fondazione Corpo Volontari della Libertà pronunciò a Bassano del Grappa queste parole: «Sono convinto che, malgrado tutti i fatti negativi che ho ricordato, malgrado le delusioni subite e gli errori commessi, la Resistenza e gli ideali che l’hanno ispirata possono ancora incidere ed essere vivi e operanti nella nostra società. Ma possono esserlo solo se, nel regime di libertà da noi realizzato, saremo capaci di alimentare ancora la nostra rivolta morale, se saremo decisi a non accettare le ingiustizie e le prepotenze e a non essere di fronte ad esse sordi ed inerti, se rimarremo ribelli – democraticamente ribelli – ad ogni forma di ingiustizia, di sopraffazione, di iniquità comunque essa si manifesti».

Che questo 25 Aprile ci faccia riscoprire l’orgoglio di essere democraticamente ribelli.

Buona Festa della Liberazione!

Roberto Tagliani, Presidente FIVL

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